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Ma quanto è brutta la ministra Fornero

E non in senso fisico, ovviamente. Però ci piaceva questo titolo, dato che a tenerla a battesimo fu un articolo tutto da dimenticare dal titolo “la ministra più bella del mondo”. Invece è brutta, brutta come i suoi collaboratori. Brutta come il governo che lei rappresenta e che legittima con lacrime e bon ton. Brutta perchè fa parte di una brutta strategia atta a far passare come cose belle delle cose bruttissime.

A dirvelo non sono io ma è quel bel giornale di squadriglia antiberlusconiana, ve lo ricordate? Quello che sponsorizzava le marcette degli indignati e che si batteva la mano sul petto a favore delle donne?

Convinta che per capire cosa intende fare il governo bisogna decostruire gli articoli dei quotidiani che meglio vorrebbero ben rappresentarlo ecco l’ultima sorpresa targata Repubblica.

Fino a ieri stava in homepage, poi eclissato, forse perchè si sono accorti che la stronzata era così grossa da risultare impopolare. Un titolone diceva che il contratto unico nazionale era un buon mezzo contro la precarietà. Balle.

Le frasi chiave della faccenda stanno tutte lì:

– “uscire dal dualismo del mercato del lavoro”;

– troppe tipologie contrattuali e non si può tornare indietro (lo stabilisce repubblica che in modo indecoroso recita il copione governativo “non un ritorno al passato, oramai improponibile nella competizione globale” – ma davvero? e chi l’ha deciso?). Quindi si precarizza tutto e addio all’articolo 18.

Ci mettono gli uni contro gli altri. Ci dicono che da un lato ci sono gli ipergarantiti e dall’altra ci siamo noi, precari e precarie. Allora che fare? Dato che il mercato liberista richiederebbe più flessibilità e dato che questo governo è arrivato tra noi per approfittare della cosiddetta crisi per impiantare liberismo selvaggio anche per la gestione del nostro cesso, ecco che ci arrivano proposte che usano un linguaggio moderno e termini sui quali sputano ogni giorno. Ammortizzatori sociali? Quale ammortizzatore sociale migliore che la fine della precarietà? Invece no. Parlano di cose vaghe e non si capisce quali.

Allora La Repubblica ci rassicura e sostiene che le proposte di contratto unico e cancellazione dell’articolo 18, che è quello che garantisce che nessuno con un contratto a tempo indeterminato possa essere licenziato se non per giusta causa, arrivino da sinistra. La stessa sinistra di Ichino e tutti i suoi colleghi del Pd che negli anni hanno reso contratti sempre più precari e le nostre vite sempre più un inferno.

A parte dire che quella parte lì non è sinistra ma è una componente moderata e liberista del Pd che di sinistro ha molto e di sinistra proprio nulla, trovo molto funesto e poco lungimirante immaginare di prendere per il culo precari e precarie giocando alla separazione tra stabilizzati e non (così come tra donne e uomini, italiani e migranti e via di questo passo…), sicchè d’un solo colpo con un contratto fasullo ci si possa liberare quando si vuole degli uni e degli altri.

Ma è quello che chiede Confindustria che in questo governo è ben rappresentata ed è quello che chiede questo governo che se ne frega di noi.

Perciò oggi diventa ancora più grave qualunque azione svolta da persone, le donne dei movimenti moderati soprattutto, ad avallare l’operato di questo governo, perché il tema del lavoro e della precarietà è una cosa sulla quale nessun@ indietreggerà e prenderci in giro non serve a niente.

Di questo bisognerà parlare nei prossimi giorni, mesi, durante il prossimo anno ed è per questo che il tema della precarietà è talmente grave e importante che bisogna parlarne, tanto, e uscire fuori dalle proprie solitudini e raccontarsi e lottare, insieme, perché così, ogni volta che qualche pseudomovimento di indignati/e, ora per la presenza in piazza di gente troppo incazzata, ora per la presenza in parlamento di donne che non sono suore, noi potremo dire di cosa vogliamo occuparci davvero.

Di noi, di voi, delle nostre vite, della nostra fatica, di quello che ci hanno tolto e che dobbiamo riprenderci. Continuiamo ad occupare piazze, strade, luoghi, reali e virtuali, e occupiamo il web di mille storie che ci rappresentino davvero e che svelino le cazzate raccontate da quotidiani rappresentativi di qualunque area di potere.

Potete occupare anche Femminismo a Sud, che va avanti su questo tema assieme ad uno dei suoi progetti paralleli, Malafemmina.

Raccontatevi. Raccontateci.

Urliamo e lottiamo.

La rabbia è vita.

Nessuna alleanza con donne che legittimano questo governo e i provvedimenti economici che faranno ancora di più a pezzi le nostre vite precarie.

—>>>Storie di precarietà: femminismoasud[chiocciola]inventati.org

Buon anno r-esistente a tutt*! 

E boicotta le imprese di chi ti boicotta le nostre vite.

Leggi anche:

Nodi che vengono al pettine: antifascismo e coscienza di classe

Le femministe professioniste e il colonialismo delle rivendicazioni

Dal caimano ai coccodrilli (Se la Fornero piange mio nonno non ride)

La professionista

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Anche i ricchi piangono (e a noi che ce ne fotte!)

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Shock economy e instaurazione di un regime neoliberista

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#occupy-ano: liberazione e fenomenologia della presa per!

La caduta dell’imperatore e la misoginia

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Posted in Omicidi sociali, Pensatoio, Precarietà, R-esistenze.


3 Responses

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  1. Nicoletta says

    Lavoro come Informatica in una Università pubblica statale; sono laureata, e, a 41 anni, prendo esattamente come 10 anni fa nel privato, cioè 1.100 euro al mese (ehi, ma allora all’epoca ero ricca!).
    Quando sento i discorsi, ripetuti a pappagallo, sui “privilegi” dei dipendenti pubblici, ho parecchio materiale, ormai, con cui controbattere.
    Ma soprattutto, ricordo che ferie e malattia retribuite NON SONO UN PRIVILEGIO MA UN DIRITTO. Ce lo stanno facendo dimenticare.
    Se a qualcuno è stato tolto (e lo è stato, progressivamente, a molti), si deve lottare perché venga ridato, e non sperare che venga tolto a chi ce l’ha ancora, in un’autolesionistica reazione di vendetta fra malestanti (http://www.youtube.com/watch?v=wNrNK7wOMU8).
    Per quello, ci sono già gli imprescindibili intellettuali del centrosinistra(to), a cominciare da Ichino, che lo sostengono: non a caso, sempre dei sacrifici ALTRUI, parlano.

    Segnalo un paio di contributi in tema:

    “E la chiamano equità”
    http://www.valeriobruschini.info/?p=489

    “Beati i ricchi di denari perché di essi è il regno della Terra!”
    http://www.valeriobruschini.info/?p=510

    Ciao a tutt*

  2. vittoriofaraoni says

    Certo, creare un nemico posticcio per i precari, i cosiddetti “garantiti”, rappresentando costoro come una sorta di casta che gode di assurdi privilegi, è l’ignobile idea comunicativa alla base della campagna di comunicazione in atto sulla questione. Su quello che è il fine ultimo reale di tale operazione io ho idee un po’ differenti. Ragioniamoa con i numeri. Al momento l’articolo 18 copre una minoranza dei lavoratori, se si pensa tutti gli atipici e a tutti coloro che lavorano in aziende al di sotto dei 15 addetti. Del resto, anche le aziende che abbiano più di 15 assunti hanno ampia facoltà di licenziamento, grazie al concetto di “trasferimento di ramo d’azienda” introdotto dalla legge 30. La verità è che la contrazione o l’abolizione dell’articolo 18 andrebbe a smantellare, progressivamente, le rappresentanze sindacali nelle grandi aziende, nel tempo. Il che, per quanto siano ripugnanti gli attuali sindacati concertativi, è gravissimo sul piano dei principi (e spiega, del resto, perchè anche Cisl e Uil si oppongano, visto che vedrebbero ridurre asintoticamente a zero il proprio potere….)

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  1. Agora' di cloro » Il femminicidio come strumento dello schiavismo capitalista linked to this post on gennaio 6, 2012

    […] sulle donne. Le donne sono la parte piu’ “debole” della società: rappresentate da individue come la Fornero, senza spazi di espressione adeguati nè cariche pubbliche potenti di significazione alternativa, […]