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Nodi che vengono al pettine: antifascismo e differenza di classe!

Dopo ciò che è accaduto ieri, un post di Loredana Lipperini che parlava anche di noi, un post di Marina Terragni, colei che ha scritto della Fornero che è “la ministra più bella del mondo”, che evoca il fantasma del terrorismo come conseguenza di un nostro post antifascista (cosa sarebbe il mondo delle donne senza questa pacatezza…), dopo una lunga discussione, che ancora continua, in cui la Terragni sostiene maternalisticamente il suo punto di vista e Paola Tavella, una delle firmatarie per il diritto di manifestazione a Casapound, ha decretato la fine del movimento delle donne (Snoq? sarà finito il suo di movimento perchè il nostro è vivo e vegeto…), dopo giorni e giorni di attacco frontale contro di noi, insultate in ogni modo possibile perché la giornalista Alessandra di Pietro, citata dal nostro post, in una rassegna stampa che raccoglie articoli che hanno parlato di Casapound come fosse un gruppo di eccentrici rockettari, paventava scenari tetri e addirittura una aggressione della quale saremmo stat* mandanti, dopo il linciaggio diretto a noi che ne è seguito, ancora una volta Loredana Lipperini cerca di rifare il punto ponendo due questioni fondamentali: le differenze che sono emerse, varie e fortissime, all’indomani della fine del collante antiberlusconiano nella rete di donne che pretendeva di riunire tutte sotto il marchio delle SeNonOraQuando, e la paura del dialogo a fronte di queste differenze.

Ovvero: ciò che non può essere fagocitato si criminalizza, vecchio strumento di vecchie scuole che la sanno lunga su come marginalizzare il dissenso. Sul gruppo facebook delle Se Non Ora Quando si può leggere quanto femminismo a sud sia considerata con pregiudizio, saremmo tutte giovani, loro sarebbero tutte vecchie e con grande esperienza, ed è dall’alto di quella esperienza che non sanno rispondere al perché qualcuna abbia firmato un appello pro/casapound o perchè qualcuna abbia scritto di casapound senza dare il giusto peso a ciò che rappresentano. Ad ogni modo vi rimando al post della Lipperini dove al solito la discussione è ricca di elementi utili di riflessione su come si pratica antifascismo e sulla differenza di classe. Si. Perchè il punto nodale della vicenda è che noi per nulla giovani e comunque non solo donne, anzi, uomini e donne, siamo precari/e e loro invece no. E l’altro punto è che noi siamo antifascist* militanti e loro si dicono antifasciste ma da salotto che tra un thé e l’altro firmano appelli in favore di casapound. Come dice Loredana Lipperini questa discussione segna una rottura. Definitiva. Vi ringraziamo per le tante mail di solidarietà, per la vicinanza, per il calore e perché ci rendiamo conto sempre che Femminismo a Sud va difeso non perché ci siamo qui noi a scrivere delle cose su questo blog ma perché è un patrimonio di tutt* e tale rimarrà. Difendiamolo insieme perché vogliono distruggerlo. Buona lettura!

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Da leggere tutto il suo post e da partecipare alla discussione. Riporto un pezzo:

Quanto è accaduto a Torino e Firenze ha accelerato il processo, riportando clamorosamente in primo piano proprio la questione dei diritti, la questione del razzismo, la questione dell’antifascismo soprattutto, fin qui sopita, edulcorata, resa fenomeno di costume. Esattamente come la questione femminile, negli ultimi mesi, è diventata, che lo vogliamo o no,  fenomeno di costume.
Festosamente rosa, festosamente non corrosiva, irrilevante, salottiera.
Non è questo che sognavo, e con me molte altre donne. Certo, gli obiettivi comuni ci sono, e tali restano. Ma in questo momento non so come sia possibile pensare di perseguirli insieme laddove al dialogo e all’approfondimento si oppone la criminalizzazione, se a un’analisi sull’antifascismo si risponde con “merde” e “mentecatte” e “nuove barbare” o paventando, come sa chi ha seguito la discussione di ieri, il solito gruppo anarco-qualcosa che scatta come un sol uomo inseguendo bersagli improbabilissimi.
Quel che ci fa paura,  quel che non ci fa dialogare, è quello che non vogliamo vedere e capire. Liquidare il discorso sulla cosmesi del neofascismo come foriero di terrorismo significa averne paura. Sviare il discorso sui tagli alle pensioni parlando del femminile politico significa averne paura.
Io mi chiedo, vi chiedo: siamo capaci davvero, finita l’utilizzazione politica del movimento in esclusiva chiave anti-berlusconiana, di andare avanti per la stessa strada? Siamo capaci di non farci, ancora una volta, branco e di colpire nel mucchio, ciecamente,  perchè l’amichetta simpatica, la collega sempre sorridente, ci ha invitato a farlo? Siamo capaci di percepire i problemi reali delle donne invece di raccontarci, sui giornali, nei libri, sulle bacheche Facebook, che le donne sono migliori?
Siamo capaci di autocritica?
Io non lo so. Sono, in questo momento, amareggiata e pessimista come non mai. Non è tempo di fuggire: è tempo di essere oneste, fra noi, dentro di noi.

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Posted in Anticlero/Antifa, Pensatoio, Precarietà, R-esistenze.


8 Responses

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  1. Paolo84 says

    x antonella
    mi permetto un piccolo OT da cinefilo, Cristina Comencini (la quale comunque non mi pare abbia partecipato allo sdoganamento di casapound nè all’ingiusto linciaggio nei vostri confronti) come ogni artista andrebbe giudicata principalmente per le sue opere (io di suo ricordo La bestia nel cuore, non era male)

  2. antonella says

    Questo mi sembra uno spunto di riflessione sul quale vale la pena insistere:il riemergere, finalmente, della differenza di classe. Mi pare evidente che la divergenza tra me e Marina Terragni, Elsa Fornero, le donne e dive di snoq, diventa baratro incolmabile in ragione della nostra differente posizione nella scala sociale. Che cosa posso avere in comune io, precaria storica in perenne lotta contro una società che mi sta privando di diritti fondamentali, con chi non ha la più pallida idea di cosa significhi sbattersi per sopravvivere con 500 euri al mese? O meglio, con chi 500 euri li spende per un paio di scarpe da sera o per un bel bracciale, mentre io ci devo sopravvivere un mese? Queste donne, che si spostano agevolmente da una posizione ideologica all’altra assecondando le loro esigenze, che sono ben altre rispetto alle mie e che assomigliano più che altro a velleità di fama e a capricci, cosa può saperne della discriminazione, della rabbia, delle mille difficoltà che condivido con le mie amiche migranti, ma di certo non con loro? Allora, quello a cui fortunatamente stiamo assistendo è il riemergere della differenza di classe. E dico fortunatamente perchè così, forse, si ricomincerà a fare un po’ di lotta di classe, chè negli utlimi 30/35 anni, giocando abilmente su una parvenza di distribuzione di briciole di ricchezza, la lotta di classe l’hanno fatta solo i padroni contro i lavoratori e le lavoratrici, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutt*. Io in realtà non guardo a questa spaccatura con pessismo, tutt’altro. Dobbiamo solo avere il coraggio di chiamare le cose con il loro nome perchè noi sappiamo di cosa stiamo parlando, visto che lo viviamo ogni santo giorno e ogni santo giorno è una lotta. Una Cristina Comencini o una Marina Terragni non ha proprio idea di cosa significhi essere costretta a vivere nella periferia degradata, condividendo casa perchè non puoi permetterti di pagare un affitto e avere paura di rientrare sola la sera, guardarti alle spalle quando senti dei passi dietro ai tuoi (che poi magari sono di un’altra sfigata come te). Io lo so che sapore ha quella paura, perchè quella paura è la mia.

  3. Barbara says

    Concordo con Gino: l’opera di smascheramento andava fatto, sopratutto considerando il fatto che gli italiani hanno la memoria corta e il salto della quaglia facile.
    Questi attacchi da parte di sedicenti ‘femministe antifasciste’ non fanno che dimostrare che lo sdoganamento non solo è riuscito, ma è anche rivendicato da chi l’ha operato, perchè il criminale pazzoide è l’antifascista che critica la giustificazione dei neofascisti (che sono violenti da anni, solo che stavolta uno di loro ha agito troppo platealmente per poter essere coperti), non il neofascismo, nè chi l’ha pubblicizzato nel paese.

  4. Gino Narni (@dogen_kigen) says

    A mio parere soltanto adesso emerge con chiarezza quanto il disegno di alcuni settori della sinistra (Sansonetti e il gruppo del suo giornale Gli Altri, Paola Concia ecc.) di sdoganare Casapound fosse un atto di cosciente irresponsabilità politica, una vera e propria provocazione per tutto il movimento, da quello femminista a quello antirazzista. Avete fatto benissimo a pubblicare il post con i nomi degli “sdoganatori”, perchè quell’operazione politica andava finalmente smascherata. Altro che lista di proscrizione! Non scherziamo, invece che urlare agli estremisti e fare sfoggio di vittimismo, i responsabili dello sdoganamento di casapound dovrebbero o tacere o riflettere sulla pochezza e l’idiozia del loro piano e magari fare marcia indietro anche alla luce di quanto è emerso drammaticamente in questi giorni. Anche se non c’era bisogno di Firenze per capire quanto fosse sbagliata, pericolosa e offensiva quella strategia.
    Un saluto, un abbraccio e continuate così!

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  1. Anche noi stiamo con Femminismo a Sud! « linked to this post on 27 Dicembre, 2011

    […] Ma, del resto, come hanno scritto le compagne, anche l’antifascismo è una questione di classe (leggi). Semplicemente di […]

  2. Le ombre della violenza « Letteratura erotica Il blog di Crisa linked to this post on 25 Dicembre, 2011

    […] post “Chi ha sdoganato Casapound?” ben affronta il problema, argomentandolo attraverso diversi articoli. Al post di Fas sono seguite una serie di polemiche, sterili e superficiali, da parte di alcuni […]

  3. Io sto con Femminismo a Sud « Meno e Pausa linked to this post on 23 Dicembre, 2011

    […] ampia che intenderanno approfondire. Per quella rassegna stampa ora Femminismo a Sud è sotto attacco in modo […]

  4. Io sto con Femminismo a Sud « Malafemmina linked to this post on 23 Dicembre, 2011

    […] sulla mia bacheca facebook a difendere qualcosa che appartiene a tutti/e e che per tutti/e lotta da un attacco feroce che arriva da un bel po’ di gente unita dallo stesso bisogno di offrirsi l’un l’altra supporto corporativo a suon di articoli […]