Skip to content


La padania? Qualunque cosa sia è piena di razzisti

http://www.youtube.com/watch?v=rmR4wo1OYZo

Quello che vedete sopra è l’esame di dialetto che giovanni e giacomo fanno al terrone aldo-dracula.

Prima di iniziare a leggere vi chiedo di accettare il dono prezioso di Mario Badino, che più a nord non si può, il quale scrive a Bossi chiarendo una volta per tutte che lui non è padano. Trovate la sua splendida lettera QUI. Spero sia solo uno degli esempi di rivolta morale che la gente di buon senso del nord vorrà compiere per opporsi a questo delirio.

>>>^^^<<<

La faccenda dell’esame di dialetto, che può essere più o meno una esagerazione delle proposte leghiste, nasconde un aspetto puramente economico della faccenda. Non concordo assolutamente sul fatto che questo sarebbe un modo per deviare l’attenzione dalla spesa che potrebbe essere dedicata al sud. Primo perchè quella spesa è compresa nei fondi Fas ancora non attribuiti (al di la’ del fatto che la sicilia è sotto di più di due miliardi di spesa) e secondo perchè dire questa cosa evidentemente rivela un forte pregiudizio che non è dissimile a quello che la Lega continua a nutrire per i meridionali.

Lo stato non ha dato al sud una barca di soldi. Non più di quanti ne abbia dati al nord. Il nord non lavora più del sud. Il sud non è più ladro del nord. La mafia non è un fatto regionale. I soldi della mafia e della camorra sono stati ottenuti ovunque e riciclati in ogni tipo di impresa, comprese quelle cosiddette sane del nord. Il sud non produce più monnezza, ne ha tanta di più da seppellire perchè il nord ci manda i suoi rifiuti tossici da fare sparire. Chi ruba ai cittadini risiede ovunque. Tangentopoli non è stata certo una faccenda calabrese. Come dire: il presidente del consiglio si è fatto ripianificare i debiti dell’allora fininvest evitando la galera grazie ai soldi dei contribuenti, si è depenalizzato il falso in bilancio e si è fatto approvare il lodo-alfano. Berlusconi non è certo siciliano. A meno che non si voglia dire che c’e’ un gene meridionale in tutti quelli che sperperano il denaro pubblico.

Con mia grande sorpresa devo concordare con il presidente della regione lombardo che potrà essere tutto quello che volete ma di certo stupido non è. Se spinge per un parlamento del sud e insiste nell’attirare attenzione sulla questione certo sarà per attirare linfa e ungere comitati di interesse locali (il governo nazionale attualmente unge i comitati di interesse a nord) ma dice la verità quando parla del totale abbandono in cui versa il meridione. L’esempio che lui fa sull’investimento delle ferrovie è perfettamente aderente alla realtà.

Provate a prendere un treno per venire in sicilia. L’eurostar si ferma a reggio calabria. In sicilia entrano solo carri bestiame che somigliano ai convogli trasporto verso i lager nazisti. I siciliani non usano il treno nell’isola. Per spostarsi si usa il pulmann o la propria auto e la viabilità interna non è esattamente il meglio del meglio (pericolose mulattiere in cemento depotenziato, lo stesso attraverso il quale si sono forse arricchiti vari imprenditori edili del nord). Le ferrovie hanno incassato contributi per realizzare stazioni che sono state abbandonate in brevissimo tempo. Però il governo vuole fare il ponte e assegna l’appalto a Impregilo avente sede legale a sesto san giovanni (milano) con la collaborazione dei nuclei d’affari locali.

La proposta leghista in ogni caso c’entra poco con la lotta contro i comitati d’affari meridionali, gli appalti e la speculazione di varia natura, cose a loro invece assai simpatiche perchè è grazie ai loro voti che il centro destra è al governo. Parla invece di volersi liberare di persone che sono costrette a spostarsi per eccesso di onestà, per fare un lavoro decente, per non restare ancorate a un contesto che renderebbe vano ogni sforzo di emancipazione indipendente. Parla di albi regionali per dare la precedenza a tutti gli iscritti a quell’albo prima di accedere ad altre fonti. Un albo regionale nel quale secondo loro si può accedere superando un test di ingresso.

Questo non è solo razzista, è miope. Parliamo di lavoro e non di mantenimento in vita delle tradizioni locali. Non parliamo di teatro e cultura e sagre ma di scuola. La scuola dovrebbe prepararti a lavorare nel mondo e non in un buco di culo di paese della brianza. 

Penso sempre al valore delle professioni e al fatto che la competenza deve essere un parametro per chiunque. I criteri attraverso i quali si stabilisce che quella competenza è degna di merito però non possono essere creati ad arte per escludere la gente. Ne’ si può dire che a sud i titoli vengono rilasciati – come affermato dalla lega – in modo "meno rigoroso". Come se la Cepu l’avesse inventata un meridionale e non la più grande azienda di scuole private per corrispondenza del settentrione.

Facciamo un esempio: come se le aziende che assumono tecnici per la redazione dei contenuti dei siti web chiedessero loro di dimostrare che sanno amministrare un sito a partire dalle stesse tecniche che venivano usate vent’anni fa. Tutto ciò solo perchè quelle tecniche sono la memoria dei cittadini del mondo informatico.(parliamo di un governo che vuole mettere i confini a internet quindi l’esempio non è fuori luogo. mentalmente questi sono proprio fermi a svariati secoli fa. quando faranno l’internet siciliana allora mi divertirò)

Come se per curare un malato di una qualunque malattia mi ostino a pretendere che si usino i sistemi che venivano usati due secoli fa in nome del mantenimento delle tradizioni.

La lingua si evolve e sono certa che neppure chi vive a nord conosce i dialetti locali. Persino loro andrebbero rialfabetizzati.

Nel post precedente, stimolata da un articolo che è stato postato a commento, riflettevo sul valore delle radici. Per me un valore ce l’hanno come può avere un valore il poter comunicare ancora con mia nonna attraverso una lingua che è l’unica che lei conosce. Così come ha valore il fatto di riflettere sulla caratteristica escludente che ha avuto l’imposizione di una lingua nazionale (l’italiano) a persone che parlavano mille altri dialetti. Rivoluzionaria e inclusiva l’opera dantesca scritta in vulgo, encomiabile qualunque iniziativa che sul piano culturale si riprometta di valorizzare la propria memoria. Sapere da dove veniamo è sempre una cosa positiva. Senza radici noi finiamo per essere alberi di natale che sopravvivono nelle case di chi festeggia solo per una festività.

La proposta leghista però non è inclusiva. E’ discriminatoria, è reazionaria, ha lo stesso spirito odioso dell’accademia della crusca che ancora segna in rosso gli errori grammaticali di chi non "comunica" come manzoni e boccia tutti i nuovi termini come fossero opera del diavolo.

Le radici ti fanno forte perchè tu possa andare in giro per il mondo con il tuo mondo appresso. Ma le radici non possono essere decise politicamente, ne’ inventate (che cavolo è la padania?!?!). Non possono essere frutto di una strategia politica, decisa a tavolino, per creare ghetti che limitano la libertà di circolazione di chi ci vive dentro e di chi ne resta fuori.

Che differenza ci sarebbe allora tra questa fantomatica padania e cuba?

Il mondo va avanti. Storicamente è dimostrato che le spinte autoritarie traducono in nazionalismi (o municipalismi) le istanze che vengono dalle difficoltà economiche. E’ sempre colpa di qualcun altro.

Le gabbie dei ricchi e le discariche per tutti gli altri. 

In questa raccolta differenziata che definisce orrendamente la diversa destinazione degli esseri umani ci sta dentro lo schiacciamento delle diverse qualità di queste persone. L’incommensurabile ricchezza alla quale rinunciamo. La grandissima opportunità di guardare oltre e di pensare in altre lingue e altre culture.Tutto in nome della semplificazione della mente striminzita di chi non sa pensare se non in lumbard o in veneto.

La vita di una nazione non può essere dettata dal rifiuto. Rifiuto di tutto. E non può essere dettata dalla paura. La paura indotta da persone così misere, come quel presidente maroni che fa spallucce quando gli si dice che le ronde sono odio allo stato puro e che l’8 agosto approva il regolamento di attuazione e chi s’e’ visto s’e’ visto.

Non si può dare inizio alla campagna di denigrazione nei confronti dei meridionali per poi fermarsi a dire "toh, sono già tra noi ed educano i nostri figli". Figli come quello di bossi, bocciato tre volte alle scuole superiori, gente ignorante che cresce con la testa infarcita di pregiudizi.

E’ così che è cominciata la esclusione degli ebrei dalle scuole. Sono tra noi ed educano i nostri figli. Odio e paura. Opportunismo e convenienza. Business. Le persone non contano.

Togliere a certe categorie di persone i ruoli che interferiscono con i piani del governo sta nei piani che questo governo attua.

Niente libera informazione, niente insegnanti che gettino nelle scuole il germe antirazzista. Quante altre categorie professionali saranno trattate allo stesso modo? Possono permettersi le fabbriche del nord di rinunciare agli schiavi del sud? Faranno sanatorie selettive anche per noi? Solo operai? Badanti? Pare di si.

Il precariato colto che migra dal sud e che ha formato e forma intere generazioni di figli del nord è stata una necessità. Il nord non produce così tanti insegnanti semplicemente perchè al nord ci si laurea di meno. A sud si studia e a nord si va a lavorare appena dopo le superiori. 

Il nord ha avuto bisogno degli insegnanti del sud e dopo anni di precariato non può certamente buttarli via dalle graduatorie perchè deve fare passare avanti nuove generazioni locali di non aventi diritto.

Questo è razzismo ed è anche furto della vita di tante persone che quel posto se lo sono guadagnato. Troppo tardi per cambiare le carte in tavola. Troppo tardi per fare proposte che non sembrino leggi razziali.

Proprio no, dunque, questo non è un espediente per fare altro. Questo è un fatto concreto e preciso come lo era la prima proposta della lega a proposito di ronde e poi di imposizione del reato di clandestinità.

E mentre noi stiamo qui ancora a chiederci: ma nooo, non possono davvero arrivare a questo punto, non ci crediamo, è tutto un trucco – loro sono già andati avanti e hanno concluso.

Non so se è chiaro: le leggi razziali di mussolini non sono mica state imposte con la forza. Sono state votate dal parlamento e fino a quel momento c’era tutto un coro di persone poco lungimiranti che sostenevano che non era vero niente. Che tutto andava a meraviglia.

Ecco: io ho più paura di chi non riesce a vedere la realtà che di chi quella realtà la sta gestendo. Per me hanno eguali responabilità ed entrambi dovranno rispondere dei loro errori di valutazione e orrori alle generazioni che verranno dopo di noi.

Ps: se continua così i prossimi post li scrivo tutti in siciliano stretto. Se volete leggermi procuratevi un dizionario.

Leggi anche:

Dopo gli stranieri via anche i meridionali. Il nord razzista in azione.
Sicilia: l’eterna colonia per gli affari del nord
Il grande piano
Il partito del sud
Veneto: a scuola no ai presidi meridionali
I padani scorreggiano, ruttano in pubblico e hanno l’alito cattivo

Noi non siamo razzisti

Siamo meridionali [Terza parte] – le persone senza storia e i corpi delle donne
Siamo meridionali [Seconda parte] – i pirocchi arrinisciuti (i pidocchi arricchiti)
Siamo meridionali


 

Posted in Anticlero/Antifa, Omicidi sociali, Pensatoio.


12 Responses

Stay in touch with the conversation, subscribe to the RSS feed for comments on this post.

  1. fikasicula says

    mario mi pare perfetto. hai scritto un ottimo articolo e lo ricopio per intero qui. grazie mille per queste informazioni preziose.

  2. Mario says

    Off topic solo parziale: ho scritto poche righe
    http://mariobadino.noblogs.org/…-si-pu-ragionare
    sul tentativo di cancellazione delle graduatorie per sostituirle con gli Albi regionali. Da un lato ci sono le pretese della Lega (tradizioni locali, studio del dialetto), dall’altro l’imposizione di un modello sociale ed economico con il quale la Lega va d’accordo, ma che va oltre il fenomeno leghista. Ad esempio nella scuola, i tagli continui agli investimenti e soprattutto l’estrema precarizzazione degli insegnanti che si vogliono sotto ricatto: introdurre il colloquio di lavoro per i lavoratori della conoscenza è veramente il trionfo di una mentalità manageriale, cui la Lega fornisce un braccio ideale, capace di costruire immaginari razzisti.

  3. fikasicula says

    bella questa cosa del teatro 🙂
    certo g(ilda) che il voto viene dopo ma volevo sottolineare un’altra questione.
    ci sono identità sommerse in italia che migrano per necessità. il fatto che tu e una meridionale parliate la stessa lingua non significa ce vi capite. questo voglio dire.

    persino tra femministe, tra noi compagne, si è immaginato che le lotte delle donne del sud dovevano essere uguali, spinte dalle stesse necessità di quelle delle donne del nord.

    ci sono tante persone dappertutto che hanno perduto la propria identità e che la ritrovano nei loro viaggi della speranza, in treni merci per bestiame, quando tornano nella loro terra d’origine per un po’.

    io sui treni parlo con tanta gente e dovresti vederli questi individui che se li becchi a milano parlano un italiano con una inflessione meridionale, poi via via si liberano e man mano che il treno corre e ci si avvicina a sud cambiano sguardo, riemergono frasi, modi di dire, sorridono, si sentono parte di qualcosa. nella milano metropoli piena di cemento non si sentono parte di niente.

    se un leghista va da loro e gli dice sei dei nostri è come se offrisse loro una seconda casa. sono tanti quelli che dicono di si e cedono alla lusinga.

    non so spiegarmi forse ma ho l’impressione che si facciano tanti sforzi per integrare gli stranieri di altre nazioni mentre si sia sottovalutata l’enorme differenza tra gente che viene da vari posti d’italia.

    dimmi: quante sono i momenti in cui si discute di migranti? quanti quelli in cui si discute di questione meridionale?

    non è la stessa cosa perchè chi è meridionale ha la cittadinanza e non vive i problemi della clandestinità ma la tuttavia si sente comunque espropriato del diritto a decidere di restare nella propria terra, tra i propri affetti. questo è un problema.

    ci fossero altrettante persone del nord migrate per necessità nel meridione i secessionisti leghisti del nord avrebbero già creato una repubblica autonoma federata con l’austria.
    i meridionali invece hanno chinato la testa e si sono fatti assimilare, imitano l’accento dei luoghi in cui vanno, si rifanno l’acconciatura, si adeguano al freddo, al gelo, a tutto perchè è chiaro: sono loro gli esseri inferiori.

    questa gente vota e se non consideri l’integrazione tra cultura con quelli che ti sono vicini come speri di poter avviare processi di integrazione con chi viene da più lontano?

    questo voglio dire.

  4. g(ilda) says

    il mio fratello fa l’attore, lui e il suo gruppo hanno creato un teatro comunitario, sul modello di quelli che esistono in Argentina, nel paese dove ha sede il teatro. se volete saperne di più il progetto lo trovate qui (poi ditemi se vi garba):

    http://www.teatronucleo.org/…/ita/pageframe.html

    mi pare uno dei molti modi possibili, tra i tanti, , per conservare memoria di quello che si è stati, ritrovare un’identità condivisa, ricostruire vita comune, e non essere così preda dei ciarlatani razzisti che le identità se le inventano per arroccarvisi dentro e combattere tutto ciò che è diverso. questo per dire che di modi per ricostruire cultura e condivisione ce ne sono e se ne possono inventare. comunque il fatto che si creino sempre più iniziative fuori, per le strade, come quelle che racconta Marcolfo, mi sembra una cosa importante. è quello che sta succedendo anche a firenze e mi piace.
    il voto mi pare sia una cosa secondaria, che semmai viene dopo.

  5. Mario says

    Apprezzo molto quanto detto da marcolfo sulle opportunità di fare controcultura e di diffondere la reciproca conoscenza, è una questione essenziale. Però è vero ciò che si dice qui sopra, amaramente: «i meridionali votano. i kebabbari no. questo è il punto». O meglio è uno dei punti: perché mi sembra che il disgusto, motivato, per la politica istituzionale, ci debba portare a trovare altre maniere di comunicazione, altri modi, qualcosa «che diventi un brand altrettanto forte» rispetto al razzismo e all’egoismo della Lega, senza per questo dimenticare il voto. Forse non sarebbe male recuperare, anche attraverso il voto, un poco del potere contrattuale che i cittadini hanno perso negli ultimi anni. Non so se quello che sto dicendo è molto chiaro, ma ci sto ancora riflettendo… Ieri, sul manifesto, Valentino Parlato scriveva che la Lega, qualunque cosa se ne pensi, è oggi in Italia l’unico partito vero, radicato sul territorio. Bisogna cercare di fare capire a chi la vota che alla Lega, anche del territorio, non gliene frega niente? Che forse a Vicenza l’hanno capito, visto che le camicie verdi si sono affrettate ad accettare il Dal Molin. Che strano, per un pacifista come Bossi, che vuole riporatre a casa i soldati italiani dall’Afghanistan! Ah, già, ma il ragionamento è un altro: i soldati non ci dovrebbero stare, noi ce li lasciamo lo stesso, dateci qualcosa in cambio! L’etica lombardo-veneta, presumo.

  6. Adetrax says

    La proposta della Lega è una cavolata al cubo, comunque non si è menzionata la conoscenza del dialetto ma solo una generica conoscenza della regione ove si vuole insegnare.

    Credo che dopo tutti gli sforzi per privilegiare la conoscenza dell’italiano rispetto ai dialetti che variano ogni 50 km. non ha alcun senso tirarli in causa in questo modo.

    “Figli come quello di bossi, bocciato tre volte alle scuole superiori, gente ignorante che cresce con la testa infarcita di pregiudizi”.

    La moglie di Bossi non è siciliana e cofondatrice della Lega nord ?

  7. fikasicula says

    anonimo meridionale:
    e che dire della parmalat? 😐

    ovviamente era di barcellona pozzo di gotto, ovviamente.

  8. fikasicula says

    marcolfo
    ho sentito di queste iniziative e le abbiamo fatte anche noi.
    c’e’ la campagna paura anche no! di autistici che è favolosa, li a milano c’e’ chi ha fatto un intero hackmeeting basato sulla campagna contro la paura.
    ma tutto questo poi si traduce in voti?
    cioè: finchè c’e’ da giocare in piazza ci siamo. ma se qualcuno va dai milanesi anziani e gli va a dire che è colpa dei kebabbari che non percepiscono più pensione secondo te che faranno?

    non è più problema di prendersi le piazze, sfidando i divieti, e coinvolgendo la gente. il problema è che tu fai una iniziativa culturale seria, fondamentale, ma altri massacrano il tuo lavoro con ore di televisione razzista.

    è una battaglia impari.

    ho il dubbio che bisogna fare qualcos’altro. qualcosa di imprevedibile e differente, che appassioni, che diventi un brand altrettanto forte.

    una iniziativa che parta dal circolo di periferia e che arrivi in molti altri posti. che sappia dare alla gente altre parole d’ordine. che parta da una dimensione propositiva, ironica, trasgressiva ma che solleciti memoria, storia.

    quanti sono gli immigrati del sud lì a milano? se a loro parli di paura che ne sai se ti capiscono dato che sono anche più precari e dunque tendono a consolidare una posizione e sono più ricattabili?

    ma se gli parli di memoria, di loro, di quello che sono stati e che tra le mura delle loro case sono ancora, se gli dai occasione di portare in piazza le loro tradizioni, il loro modo di sperimentare socialità e condivisione allora risvegli un’arma potente. un germe che agisce da contraltare, una contraddizione interna. solo la gente che perde la propria identità diventa terreno adatto per identità indotte e false. la lega trova terreno fertile nella gente senza memoria, in quella ignorante, negli stessi cittadini del nord che vivono persi nelle metropoli fatte di cemento. la padania è un sostitutivo della qualità della vita e della memoria che non c’e’ più.

    riesco a farti capire quello che voglio dire?

    il kebabbaro è ok, va incluso e bisogna insegnare assolutamente a non averne paura ma non dovresti farla tu questa cosa. dovrebbe farlo il comitato siculo del borgo tal dei tali che in mezzo alla cassata e i cannoli ci mette anche il kebab.

    i meridionali votano. i kebabbari no. questo è il punto.

    includere i meridionali significa includere tutto il resto.

  9. anonimo meridionale says

    il maggior buco nero di questo Paese è sempre stata la FIAT che come noto è azienda di Barletta 😉
    a questa si può aggiungere il gioiello
    calabrese: l’Olivetti .

    insomma non occorre per forza essere gramsciani per accorgersi che i succhiasangue erano e sono due: i notabili meridionali che feudalizzano lo Stato in alleanza e la grande imprenditoria stracciona settentrionale (di cui anche Silvietto nostro è esponente seppur originale) .

    tra questa tenaglia, l’unica soluzione è che i lavoratori e le lavoratrici di qualunque parte d’ Italia e di qualunque etnia (autoctona o nuova) facciano alleanza tra loro.

    faccio infine presente che ultimamente è interrotto anche il tratto ferroviario Potenza-Napoli e bisogna prendere un bus sostitutivo .

  10. marcolfo says

    a milano io con un piccolo gruppo di compagni abbiamo lavorato sul tema della paura organizzando aperitivi autogestiti una domenica al mese in una piazza periferica. In queste domeniche si poteva barattare, cantare, fare giochi per bambini e altro. Non dico che sia stata una rivoluzione, ma e’ stato molto bello veder rompersi un muro. All’ inizio dalla diffidenza si e’ passato al coinvolgimento, con donne magrebine che salivano in casa per portare i loro abiti da barattare, il kebabbaro turco che offriva birra (caldissima) e anziani milanesi doc che si facevano coinvolgere da tutto cio’. Sembra strano ma in una citta’ in cui sembra non si possa fare nulla tra divieti fascisti e’ piu’ facile di quel che sembra prendersi una piazza senza permessi. L’idea e’ quella di rompere la barriera di paura che da’ tanto potere ai fascisti. In sottofondo, tra la cenere qualcosa si muova. C’e’ un gruppetto che organizza cineforum all’aperto illegali, c’e’ quello che contro il divieto di ballo in strada si da’ apputnamento per ballare collettivamente nelle piazze. Queste piccole azioni sono significative per tornare a lavorare in strada

  11. fikasicula says

    marcolfo, la lega fa questo fin dal 1994. eccerto che lavora sull’immaginario. sposa l’autarchia attorno la quale crea senso di appartenenza, unità di gruppo, logica da branco.

    sono fascistoni che vanno superati con una elaborazione decisamente attenta alla comunicazione.

    le abbiamo provate tutte ma il brand è quello e non si può fare altro che sovvertire la loro comunicazione in modo antitetico.

    loro sono padani e io sono meridionale.
    stabiliremo poi cosa vuol dire essere padani e cosa vuol dire essere meridionali in un tempo in cui le persone vivono ovunque e non puoi certo trovare un milanese vero a milano senza faticare.

    vogliono parlare di patrie? parliamo di patrie…

    vogliono parlare di dialetti? parliamo di dialetti.

    ad un irrigidimento ne risponde un altro. cosicchè una terza forza un giorno stanca di tutto questo emergerà per dire che sono cazzate da una parte e dall’altra perchè non ha senso.

    se un nucleo del sud parte da destra si faranno massacrare loro, in senso culturale intendo. se non ci sarà nulla del genere forse sarebbe bene pensarci anche in senso simbolico. ma fare anche di più. creare un sito su internet che per gioco sceglie di avere barriere e ti chiede di decidere in che zona vuoi stare. se stai di qua non puoi stare di la e via così…

    giochi di ruolo, di schieramento, di capovolgimento.

    no?

  12. marcolfo says

    la lega lavora sull’immaginario per creare un’identita’, che di fatto non e’ mai esistita, quella padana. Fa’ un po’ quello che fecero i serbi e i croati nella ex yugoslavia. La boutade del dialetto e’ impraticabile, perche’ la realta’ attuale delle metropoli del nord e’ ben diversa, fasullo come voler dimostrare che le citta’ del nord non siano multietcniche. Questo la lega lo sa’, e’ all’immaginario che punta. La lega si e’ dimostrata in questi anni il movimento che meglio ha saputo lavorare per creare ua militanza e uno strato culturale favorevole alle sue politiche(lasciamo perdere che tipo), tanto che al nord e’ votatissima anche da migranti regolari e italiani del sud. Alle prossime lezioni fara’ il pieno di voti. Bisogna contrastarla lavorando su un nuovo immaginario