Serena, in mailing list, ci aggiorna sugli effetti della eroica mossa della giunta pisana. Le puttane sulla luna e i clienti alla cassa [Fate anche il Meretricio Test]. Un magnaccia istituzionalizzato che chiede di rifocillare le casse comunali per far fronte alle spesucce estive salvo poi non fornire alcuno dei servizi richiesti.
Le perversioni della Giunta Pisana: “per meretriciare vai alla cassa”!
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– Giugno 6, 2012
#ddl 957, 2454, 2800: i senatori dell’Idv si schierano con la Pas
Una donna su quattro che si separa è a rischio povertà dice l’Istat. Che le donne che si separano sono più povere e quelle che non lo sono tornano in famiglia lo sapevamo. Perché sono state obbligate a lasciare il lavoro per adempiere al ruolo di cura, perché se fai un figlio il mercato del lavoro ti risputa fuori, perché il welfare ti obbliga a restartene a casa e ti condanna ad essere economicamente dipendente dagli uomini, prima e dopo una separazione.
La maggior parte di queste donne vivevano già in affitto, perché di proprietà immobiliari ce ne sono sempre meno, e, sempre secondo l’Istat, questo dato dice quanto sia asimmetrico il rapporto tra uomini e donne che si separano.
Ma il punto non è certo quello di fare a gara tra chi è più povero salvo ribadire che la linea di comunicazione scelta dai padri separati (quando raccontano dei padri poveri in fila alle mense della Caritas e le case realizzate a spese dei Comuni per dargli alloggio) per invocare l’esigenza di una legge differente fosse alquanto strumentale. Il problema, grave, consiste per entrambi. La disperazione non ha genere. Una soluzione va trovata per tutti. Il punto – dunque – è capire cosa si può fare per ovviare a tutto questo.
Le idee e la riforma della ministra Fornero certo non aiutano. Il mercato del lavoro è chiuso alle donne e lo Stato assegna agli uomini l’obbligo di mantenere le donne anche dopo una separazione sulla base del tenore di vita che si aveva durante un matrimonio. Ma quel tenore di vita è inevitabilmente compromesso e dunque si finisce per infierire sulle povertà mettendo donne e uomini gli uni contro gli altri mentre lo Stato in realtà fruisce allegramente del lavoro di cura gratuito che nel frattempo le donne continuano a fornire.
Salvo la questione del mantenimento dei figli, che se affidati ad entrambi in tempi analoghi val bene possa essere diretto, quel mantenimento per le ex mogli diventa una rinuncia, un fallimento, una resa, diventa il modo attraverso il quale lo Stato si scarica la coscienza e delega agli uomini un risarcimento alle donne per il lavoro compiuto che oggi in realtà può essere stato svolto in egual misura anche dagli uomini.
Se vivo con qualcuno e abbiamo un figlio non mi pare capiti oggi che lui se ne resti con le mani in mano e conciliare i tempi è preoccupazione di tutti i membri di una famiglia e dunque alla fine di tutto si sa che spesso tante donne restano a casa solo perchè non trovano un lavoro e non perchè davvero volevano dedicarsi ai lavori di cura e questo danno alla loro autonomia non può essere poi risarcito da chi deve sopravvivere in qualche modo al danno economico che una separazione comporta.
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– Giugno 6, 2012
Il mio sangue è rosso come il tuo
[Foto segnalata da Monica (grazie!) presa in prestito da qui]
Il mio sangue è rosso come il tuo. Perché restare stretti tra stereotipi che impediscono di liberare ciò che siamo o che vogliamo essere. Pensare che alle pulizie pensano le donne e che tutti gli uomini siano nati per sbracarsi, bere birra e farsi seghe davanti calendari porno.
Posted in Critica femminista, Narrazioni: Assaggi, Pensatoio.
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– Giugno 5, 2012

