Skip to content


#ddl 957, 2454, 2800: i senatori dell’Idv si schierano con la Pas

Una donna su quattro che si separa è a rischio povertà dice l’Istat. Che le donne che si separano sono più povere e quelle che non lo sono tornano in famiglia lo sapevamo. Perché sono state obbligate a lasciare il lavoro per adempiere al ruolo di cura, perché se fai un figlio il mercato del lavoro ti risputa fuori, perché il welfare ti obbliga a restartene a casa e ti condanna ad essere economicamente dipendente dagli uomini, prima e dopo una separazione.

La maggior parte di queste donne vivevano già in affitto, perché di proprietà immobiliari ce ne sono sempre meno, e, sempre secondo l’Istat, questo dato dice quanto sia asimmetrico il rapporto tra uomini e donne che si separano.

Ma il punto non è certo quello di fare a gara tra chi è più povero salvo ribadire che la linea di comunicazione scelta dai padri separati (quando raccontano dei padri poveri in fila alle mense della Caritas e le case realizzate a spese dei Comuni per dargli alloggio) per invocare l’esigenza di una legge differente fosse alquanto strumentale. Il problema, grave, consiste per entrambi. La disperazione non ha genere. Una soluzione va trovata per tutti. Il punto – dunque – è capire cosa si può fare per ovviare a tutto questo.

Le idee e la riforma della ministra Fornero certo non aiutano. Il mercato del lavoro è chiuso alle donne e lo Stato assegna agli uomini l’obbligo di mantenere le donne anche dopo una separazione sulla base del tenore di vita che si aveva durante un matrimonio. Ma quel tenore di vita è inevitabilmente compromesso e dunque si finisce per infierire sulle povertà mettendo donne e uomini gli uni contro gli altri mentre lo Stato in realtà fruisce allegramente  del lavoro di cura gratuito che nel frattempo le donne continuano a fornire.

Salvo la questione del mantenimento dei figli, che se affidati ad entrambi in tempi analoghi val bene possa essere diretto, quel mantenimento per le ex mogli diventa una rinuncia, un fallimento, una resa, diventa il modo attraverso il quale lo Stato si scarica la coscienza e delega agli uomini un risarcimento alle donne per il lavoro compiuto che oggi in realtà può essere stato svolto in egual misura anche dagli uomini.

Se vivo con qualcuno e abbiamo un figlio non mi pare capiti oggi che lui se ne resti con le mani in mano e conciliare i tempi è preoccupazione di tutti i membri di una famiglia e dunque alla fine di tutto si sa che spesso tante donne restano a casa solo perchè non trovano un lavoro e non perchè davvero volevano dedicarsi ai lavori di cura e questo danno alla loro autonomia non può essere poi risarcito da chi deve sopravvivere in qualche modo al danno economico che una separazione comporta.

Ci sono alcuni ddl in esame a partire da ieri, di nuovo, in Senato.

Il 957, il 2454, il 2800.

le firme di questi ddl sono varie. Dalla Lega al Pdl per finire con il ddl 2800 a firma di tutti i senatori Idv (BUGNANO, BELISARIO, GIAMBRONE, CAFORIO, CARLINO, DE TONI, LANNUTTI, LI GOTTI, MASCITELLI e PEDICA).

Tutti i ddl, a parte il 2454, parlano di sindrome di alienazione genitoriale. Il 2454 parla di condizionamento che determina l’esclusione dall’affido ma non la chiama “sindrome”.

In generale il quadro che propongono è quello di cui vi abbiamo sempre detto [1] [2].

Tentano di operare un miglioramento sociale, la condivisione della cura, della genitorialità, e a partire da una spinta assai conservatrice, finiscono per imporre restrizioni che diventano lesive della vita di donne e bambini.

Le donne non potranno spostarsi per questioni di lavoro dalla città di residenza dell’ex marito. La vita delle donne sarà vincolata al diritto del padre di stare con i figli. Del padre e dei familiari del padre ai quali si estende il diritto di visita.

Regola di buon senso vuole che i figli restino a contatto con i familiari e certamente con il padre ma in questi tempi così complessi e precari togliere alle donne, già impoverite dalla separazione, il diritto di lavorare dove reperiranno una fonte di reddito è un modo per imporre alle donne di continuare ad essere dipendenti.

In una situazione di fiducia e di libertà di scelta mi parrebbe assolutamente plausibile immaginare di non privare i figli della possibilità di restare a contatto con i padri, facendo in modo da non sradicarli dal contesto in cui sono cresciuti, e dunque se mi capita un lavoro altrove potrò trasferirmi, vedere mio figlio nei week end, e non è una scelta drammatica giacché questo è già il destino di numerosi genitori costretti a spostarsi.

Ma l’obbligo diventa lesivo di quei diritti e se l’obbligo si inserisce in dinamiche rispetto alle quali è necessario l’allontanamento di madre e figli per sfuggire a situazioni di violenza, laddove quell’allontanamento può essere compromesso perfino dall’imposto diritto di visita dei nonni paterni, allora donne e bambini sono esposti a gravi pericoli e si toglie loro ogni possibilità di salvarsi la vita.

C’è poi la faccenda della decadenza dell’assegnazione dell’immobile nel caso di nuova convivenza more uxorio ed è chiaro che questo obbligo sancisce un diritto di proprietà da parte dell’ex marito sulla ex moglie, ben oltre la separazione, di modo che lei non possa mai rifarsi una vita e non possa “tradirlo”.

Sappiamo bene che esistono uomini che continuano a perseguitare le ex mogli, fino a ucciderle, perché non accettano la separazione, e usano i figli per braccarle e impedire loro ogni possibilità di una nuova esistenza. Persecuzioni che continuano per anni e che si servono di leggi e cause per gli affidi per continuare a ostacolare i percorsi di donne e figli resi ostaggio dal rancore dell’ex marito. La stessa persecuzione, in altri modi, possono certo operarla anche le donne e infatti il ragionamento implicito è che il diritto a restare lontani dalle persone altamente lesive per la propria salute psico/fisica deve essere garantito a tutti/e.

Ma in ogni caso non è davvero plausibile immaginare che le donne non abbiano un’altra vita e che debbano nascondere le loro relazioni per il rischio di essere sbattute fuori di casa. Il criterio di assegnazione di una casa dovrebbe essere stabilito secondo regole di buon senso, favorendo i bambini, senza correre il rischio di lasciare nessun genitore in mezzo alla strada, proponendo una vendita dell’immobile se è impossibile un accordo o una divisione dell’appartamento. Tutto ciò è possibile farlo se il conflitto non è acceso perché altrimenti è chiaro che un accordo non si troverà ed è anche chiaro che qualora la casa sarà assegnata, quando c’è, alla donna, questa diventerà per lei una prigione. L’alternativa è rinunciare alla sua vita o a suo figlio.

C’è la questione della violenza assistita. Non esiste alcuna legge in Italia al riguardo. L’Onu chiede al Governo Italiano che provveda e in fretta a colmare questo vuoto legislativo. Se i figli non vogliono vedere i genitori perché sono vittime di violenza assistita, per aver assistito a violenze perpetrate da un genitore sull’altro, non possono essere obbligati a stare con loro.

E questa sindrome fasulla, che viene presentata come malattia, ma che in realtà non è riconosciuta in quanto tale, che viene già periziata e diagnosticata nei tribunali italiani addirittura senza visite, colloqui, giusto a distanza, e parlo della Pas, è uno strumento che non permette a donne e bambini di difendersi dalla violenza.

Quell’articolo 9, riproposto tale e quale anche dal ddl dell’Italia dei Valori n. 2800 che pure diceva di essere contrario per mezzo di qualche suo rappresentante evidentemente ininfluente sulla questione, dove si pretende il riconoscimento da parte del Parlamento Italiano di una malattia che non è riconosciuta da scienziati, psichiatri e medici di mezzo mondo, non può essere approvato.

Non ci può essere una discussione serena su questi ddl se non si parte dal presupposto che bisogna riconoscere che le violenze in famiglia esistono e che donne e bambini devono potersi difendere e salvare la vita e quella sindrome, agita in quel modo, diventa invece lo strumento per negare la possibilità di difesa a chi le violenze le subisce.

La manipolazione da parte dei genitori separati sulla pelle dei bambini può essere vista come una forma di maltrattamento e va verificata in altro modo che non siano perizie in cui si obbligano i bambini, attraverso la terapia della minaccia, a scegliere tra la loro madre e una casa famiglia. Non si può ricattare un bambino dicendogli che se non sta con il padre che rifiuta perderà sua madre. Non si può dirgli che qualunque denuncia fatta sia una menzogna perché sarebbe frutto del condizionamento operato dalla madre. Non si può dire che le donne inventano tutto quando denunciano una violenza. Questo pregiudizio di genere a monte della questione inficia qualunque possibilità di ragionamento sereno su tutto quanto.

I cadaveri delle donne morte ammazzate dagli ex mariti e i figli lanciati dai balconi da padri che attraverso essi si vendicano delle ex mogli urlano chiaramente che quel problema esiste e bisogna tenerne conto, in nome del buon senso, per il bene di quei figli che si dice di voler tutelare, per il bene delle donne e di quegli uomini, le prime destinate a morire ammazzate e i secondi suicidi.

E’ necessario discutere di questo con serenità ed è necessario che ciascuno dei parlamentari, firmatari di questi ddl o presenti in parlamento, si pronunci per dire come intenderà contribuire affinché tali proposte possano essere migliorate o fermate fino a che la società civile non raggiungerà un accordo che eviti una imposizione autoritaria di una minoranza su una maggioranza di persone che in parlamento non sono rappresentate.

La ricaduta sociale di una legge fatta in questo modo sarà enorme. Il danno che se ne ricaverà sarà terribile. Noi lo sappiamo perché ne abbiamo verificato le conseguenze a partire dagli Stati in cui leggi del genere sono state approvate. Stati Uniti, Canada, Argentina, Spagna, Francia…

A noi va ottimamente bene che i padri si occupino dei figli e con i motivi di opposizione che poniamo non abbiamo minimamente voglia di fornire alle madri un alibi per consolidare il proprio potere, effimero, che le tiene in trappola senza che si diano la possibilità di lottare per ottenere una indipendenza economica.

La maternità non è, lo ripetiamo, un obiettivo di realizzazione, non è una assicurazione economica, e chi ha dei figli ma anche le tante donne precarie di questi tempi bui questo lo sanno.

D’altro canto il modello di paternità che i ddl impongono, ripristinando la potestà genitoriale, esigendo un regresso del diritto di famiglia, è anacronistico, contraddittorio. Un passo avanti e mille indietro.

Non può essere quello il terreno di discussione. Ma per una discussione serena, come già detto, noi ci siamo, pronte ad individuare modalità diverse e altre strategie per affermare il diritto di entrambi i genitori a vivere meglio e bene le proprie relazioni con i figli.

 

Leggi anche:

Il ddl 957 viola i diritti di donne e bambini: il Senato rispetti le raccomandazioni Onu

Ddl 957: affido condiviso e Pas in discussione al Senato

 

LINK

Il testo delle Raccomandazioni CEDAW all’Italia

http://www.retepariopportunita.it/Rete_Pari_Opportunita/UserFiles/Consiglio_Europa/CONCLUSIONI%202011_CEDAW.pdf

Il Rapporto Ombra presentato all’ONU dalla Piattaforma “Lavori in corsa: 30 anni CEDAW” (pp.108-110)

http://www.retepariopportunita.it/Rete_Pari_Opportunita/UserFiles/ONU/RapportoOmbra_versioneitaliana.pdf

Il disegno di legge 957 in discussione al Senato

Il testo

http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/00326101.pdf

I documenti acquisiti

http://www.senato.it/leg/16/BGT/Schede/Ddliter/documenti/32138_documenti.htm

L’iter legislativo

http://www.senato.it/leg/16/BGT/Schede/Ddliter/comm/32138_comm.htm

 

Posted in Misoginie, Pas, Pensatoio, Precarietà.


3 Responses

Stay in touch with the conversation, subscribe to the RSS feed for comments on this post.

  1. Paolo84 says

    ma io torno a dire: durante il matrimonio tutta questa voglia di stare coi figli (che è encomiabile) dov’era? Chiedessero le associazioni dei padri separati, congedi di paternità maggiori però non lo fanno, come mai?
    Quanto alle false denunce, sono cose gravissime e chi le fa è un calunniatore o calunniatrice, ma dire a priori che ogni denuncia fatta da una donna è falsa è sbagliato, bisogna che gli inquirenti verifichino anche se può essere difficile.
    Sono d’accordo che l’essere genitori non dovrebbe essere visto l’unico modo in cui ci si realizza (come non può esserlo la carriera), ma deve o dovrebbe essere una scelta, una decisione della persona

  2. Anonima says

    io leggo con le lacrime agli occhi
    come faccio a sentirmi così sola, eppure siamo migliaia, milioni

Continuing the Discussion

  1. Le false accuse di antifemministi/fascisti che fingono di occuparsi di padri separati « Il Malpaese linked to this post on luglio 7, 2012

    […] dispone, i genitori, i familiari, il buon senso, la solidarietà reciproca quando c’è. Rilevare la povertà di padri e madri, così come racconta l’ultima indagine Istat in rapporto alla povertà di entrambi, è un dato […]