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Di bambini e indignazione teleguidata

Mettiamoci un punto. Di bambini in pericolo ce ne sono tanti. I bambini rom schedati anni fa non hanno commosso parlamentari di destra che ora si sperticano in interventi e commozione per restaurare il principio che la mamma è sempre la mamma. I bambini immigrati che arrivano con i barconi, qualcuno vivo e qualcuno un po’ meno, è materia umana di cui non interessa niente a nessuno. I bambini palestinesi trucidati in nome di Israele colonizzatore sono solo vittime collaterali. I bambini sono persone che non vanno difese un tanto a botta, come per Green Hill dove è partita la commozione per la liberazione del cagnetto e poi la folla ha detto “che carino”! ed è andata a fare quello che per altri animali manco si sognerebbe.

Letto giornali, fatto l’analisi della comunicazione, visto programmi e registrazioni video e quello che bisogna sedare ora è la voglia di linciaggio da una parte e l’altra in questo mediatico bisogno di sovraesposizione di persone che devono risolversi in privato una questione che di sicuro noi non possiamo rimettere a posto.

Immaginate la folla commossa dopo aver visto un video così che parte all’arrembaggio e alla scoperta della casa famiglia per “liberare” quel bambino o per aggredire, linciare, suo padre. Immaginate la folla dopo aver conosciuto più dettagli della faccenda, pornografia emotiva e sentimentale utile ad addomesticare il mondo mentre ti tolgono il lavoro e la vita e tutti i tuoi diritti, a saziare i pruriti morbosi di chi non vive senza sapere che il bambino dentro il pozzo di Vermicino potrà morire, ora, subito, adesso. Immaginate l’ostilità e le frustrazioni personali buttate addosso a gente che non conosciamo. Così sulla madre, la zia, il nonno e chiunque sia coinvolto in questa vicenda.

Di ruolo dei media stiamo parlando, quando il servizio pubblico diventa un’altra cosa. E’ tifoseria di parte con pretesa bipartisan per fare parlare la persona responsabile dell’accaduto. Processi sommari con il colpevole lì in esclusiva che deve difendersi dalle accuse e deve affrontare showgirl dall’inesistente curriculum che gli dicono come deve vivere o morire.

E il dialogo tra la nipote del duce, diretta al salvataggio del bimbo come la sua collega santanchè era diretta, telecamere appresso, al salvataggio delle donne con il burqa, e la madre, lei che chiedeva “cos’ha detto”? E l’altra “che vuole stare con la mamma”, e giù il pianto, con condimento di impressioni personali sul suo stato di salute “mi è sembrato provato”. Come se il bambino non avesse avuto già sufficienti traumi da dover subire anche la presenza di chi invece che riferire in privato cose che attengono al suo ruolo istituzionale ne fa motivo di spettacolarizzazione.

E su Rai 1 l’interrogatorio mira al pentimento dell’imputato. Si penta in pubblico, signore, e poi si ricomincia tutto da capo. Si penta e dica di aver sbagliato e la televisione lo assolve e con essa tutto l’audience che lava la sua colpa. Come un moderno confessionale che chiede di svendere un po’ di privacy, la faccia, la dignità, per darti licenza di sopravvivenza.

Presentatrici dalla dubbia commozione che magistralmente dilazionano i colpi di scena e tragicità a parte… ecco… ora c’è la pubblicità. E abbiamo anche il questore che dice che i poliziotti non c’entravano. Era il papà e lo psichiatra a tenere il bimbo mentre nonno e zia ostacolavano l’esecuzione del decreto. Ed ecco lo psichiatra che racconta perchè per lui esiste una sindrome che nei manuali di medicina proprio non c’è e poi si aggiunge altro orrore all’orrore. Il bambino aveva un nascondiglio sotto il letto con recinto in fil di ferro. Viveva nella paura di essere catturato. Vedeva il padre come un “lurido verme” e “bastardo” e “brutto stronzo” come lo ha chiamato mentre veniva trascinato via. Tutto dato in pasto al pubblico… e ora ancora pubblicità.

Dopodiché senti l’intervista della dottoressa Matone che ti spiega che nelle cause per l’affido c’è tanto altro da sapere. E mentre c’è chi parla di Pas male o bene, in un senso e nell’altro, c’è Adiantum, rete di associazioni di padri separati, che dicono che “è controproducente insistere sul riconoscimento della PAS” e che “Il bene tutelato è il diritto dei figli a conservare rapporti con entrambi i genitori, violare tale diritto deve configurarsi come maltrattamento in famiglia (art.572 cp)” e tutto ciò dopo aver detto che i modi attraverso i quali è stato prelevato il bambino sono “brutali, da stato autoritario e fascista“. Come dire che mentre c’è chi insiste nelle battaglie di parte poi in realtà ogni speculazione è superata dalle stesse parzialità che cercano altre soluzioni. Perché tra tutte le cose che ci sono da dire in questa circostanza, analisi dei media a parte, avendo cercato di capire un po’ meglio, oltre gli slogan, come funzionano le separazioni e gli affidi, è che, Pas o non Pas, e per quel che mi riguarda concordo con Nestola quando dice che si deve parlare di abuso e maltrattamento e non di malattia, bisogna intendersi sul fatto che i figli devono stare con entrambi i genitori e che chi impedisce che ciò accada commette un abuso perchè priva un bambino di una risorsa fondamentale, di un punto di riferimento, di un genitore. E su questo c’è poco da dire. Il genitore non può essere “assente“.

La mia battaglia semmai dovrebbe essere quella di rendere l’altro genitore più partecipe. Di responsabilizzarlo. Di dargli un ruolo e non un ruolo qualunque. Il mio intento dovrebbe essere quello di fare in modo che “le marce delle mamme” e i “flash mob delle mamme” così come “le marce dei papà” e “le manifestazioni dei papà” finiscano perchè non dovrebbe essercene più bisogno.

Ma siamo serie: davvero noi che lottiamo affinchè i ruoli di cura siano condivisi siamo ancora qui a supportare questa richiesta di genitorialità unica? Davvero andiamo avanti a supportare questi stereotipi e tutta la retorica sulle mamme come uniche depositarie del bene e uniche in grado di svolgere il ruolo di cura? Davvero crediamo che le mamme siano sempre e solo il meglio e che i padri siano sempre e solo il peggio?

Lo dice bene chi racconta come da separato e con qualche conflitto sull’affido teme che la figlia risenta di tutto ciò e allora bisogna raccontarla l’altra faccia della medaglia, ovvero quella di donne affidatarie che negano una telefonata, di quelle che non si fanno trovare agli appuntamenti per le visite, di quelle che arrivano di fretta e strattonano i bambini per portarli a casa in virtù di un ritardo di un quarto d’ora sull’appuntamento di consegna di questo pacco postale che continua ad essere un bambino privato della possibilità di scegliere davvero.

Da anni qui studiamo questa situazione e da anni ci opponiamo alla Pas come dispositivo autoritario perché riteniamo serva un altro strumento, ma questo mi ha dato modo di vedere che c’è un problema enorme e che questo problema è celato dietro banalizzazioni, inutili demonizzazioni e semplificazioni e chilometri di sciocchezze e pregiudizi e tante insinuazioni su persone che, ditela come volete, dopo averli allattati e cambiati e cresciuti vogliono stare con i propri figli e per raggiungere questo obiettivo si servono di ogni strumento disponibile finendo per essere ingoiati dall’inferno fatto da una burocrazia impietosa che calpesta i diritti dei bambini, degli adulti e di chiunque.

So di situazioni in cui il giudice ha già tolto la potestà ad entrambi i genitori perchè troppo conflittuali e quel bambino sta in casa con la madre sotto sorveglianza dei servizi sociali e se per caso il padre avanza lamentela perchè lei non gli fa vedere il figlio allora il giudice prende e fa portare quel bambino in una casa famiglia. E dunque per evitare che intervenga la forza pubblica quel genitore non fa niente, non vede più il bambino e se ne va e rinuncia. E in tutto quello che si può dire in generale c’è un grande errore di prospettiva: gli adulti contano più dei minori. E rimpallarsi la palla da un adulto all’altro determina poi la violazione dei diritti del minore che rimane vittima di tutto questo.

Volete davvero salvare i bambini? Allora facciamolo sul serio. Facciamolo non per eleggere come migliore un genitore o l’altro, uscendo fuori dalla dinamica della tifoseria e togliendo ogni opportunità ad autoritarismi di ogni genere di metterci il becco e le mani. Facciamolo spegnendo la televisione, studiando un po’ di carte e ascoltando altre persone che ne sanno di più quando non sappiamo esattamente di che parliamo. Possibilmente non le parti in causa ma persone che stanno fuori dalle diatribe e che possono meglio analizzare quel problema.

Spegniamo la televisione, smettiamo di tifare per gli uni o per le altre e facciamo pace innanzitutto con la nostra intelligenza per partorire un ragionamento che sia utile. Se vogliamo occuparcene. O altrimenti possiamo farne a meno. In fondo… non ce l’ha mica prescritto il medico.

—>>>Linee guida per parlare di Pas

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Posted in Affido Condiviso, Comunicazione, Critica femminista, Pas, Pensatoio.


11 Responses

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  1. Jo says

    @ Massimo Rosini: hai mai letto nulla di Anthony de Mello?
    Era un gesuita (pensa, leggo pure roba scritta da cattolici, che schifo di persona che sono) e psicoterapeuta. I suoi libri a un certo punto erano pure editi dalle edizioni Paoline, ora non so se lo siano ancora perchè pare che a Ratzy non siano piaciuti. Comunque mi hai fatto venire in mente una storiella che lui da bravo psicoterapeuta racconta nei suoi libri, lascio interamente a te il volerne trarre un insegnamento, altrimenti fai finta di non averla letta. La storiella si intitolava “Jhonny”:
    “Il piccolo Johnny, che si dice essere ritardato mentale, va nella sua scuola speciale. Riceve un pezzo di creta e si mette a modellarlo.
    L’insegnante gli si avvicina e gli dice: “Ciao, Johnny”. E Johnny: “Ciao”.
    L’insegnante chiede: “Cos’è quel pezzo che hai in mano?”.
    E Johnny risponde: “ E’ un pezzo di sterco di mucca”.
    L’insegnante chiede ancora: “E cosa stai modellando?”.
    Il ragazzino risponde: “Sto facendo un insegnante”.
    L’insegnante pensa: “Il piccolo Jonny è regredito”.
    Quindi chiama il preside e gli dice: “Johnny è regredito”.
    Così il preside si avvicina a Johnny e gli dice: “Ciao, figliolo”. E Johnny: “Ciao”.
    Il preside chiede: “Cos’hai in mano?”.
    E lui: “Un pezzo di sterco di mucca”.
    “E cosa stai modellando?”.
    E il ragazzo: “ Un preside”.
    Il preside ritiene che sia un caso da far esaminare allo psicologo della scuola. “Mandate a chiamare lo psicologo!”.
    Lo psicologo è un tipo in gamba. Si avvicina e dice: “Ciao”.
    E Johnny risponde: “Ciao”.
    Lo psicologo dice: “Io lo so cos’hai in mano”. “Cosa?”.
    “Un pezzo di sterco di mucca”.
    Johnny dice: “Giusto”.
    “E so anche cosa stai modellando”.
    “Cosa?”.
    “Uno psicologo”.
    “Sbagliato. Non ho abbastanza sterco di mucca!”.”

  2. Massimo Rosini says

    Jo lo dicono gli Ordini degli psicologi, gli psicopedagogisti, i neuropsichaitri infantili di tutto il mondo occidentale altro che io o Nestola!

  3. cybergrrlz says

    La coercizione è una modalità pessima. “Da stato autoritario e fascista” dicono da Adiantum da ciò che leggo. Perciò non è solo la nostra opinione. Costringere un bambino in quel modo è autoritario. La psichiatria che stabilisce in un delirio di onnopotenza cosa sia giusto e cosa no è autoritario e oltretutto leggo che lo stesso neuropsichiatra aveva diagnosticato un’altra volta quella che non si può neppure chiamare malattia e le conclusioni non sono state le stesse solo perchè la madre aveva rassicurato il bambino e lo aveva accompagnato http://mattinopadova.gelocal.it/cronaca/2012/10/14/news/anche-il-mio-bambino-mi-e-stato-portato-via-cosi-1.5859258. La madre tra l’altro parla di sedativi che non gli ha fatto usare perché il bambino ha un problema al cuore.
    Bisogna agire prima e occorre che i genitori concordino senza arrivare a questo. Se occorre la mediazione o qualunque sistema affinché i bambini non siano privati di un diritto lo decideranno le persone che sanno più di noi. Però l’altro diritto che non può essere violato e quello all’ascolto e a non dover subire un trauma del genere.

  4. Jo says

    Sì Fikasicula, hai spiegato benissimo ma continuo a non essere d’accordo. Io penso che se metti al mondo un figlio o una figlia in qualche modo te ne devi occupare, esistono genitori assenti anche per lavoro e ai figli vogliono bene lo stesso senza palesarsi così da un giorno all’altro tipo padroni del tuo mondo, esistono famiglie monogenitoriali, esistono famiglie arcobaleno dove tutta questa cosa dell’uomo e della donna che dici va a farsi benedire, esistono famiglie non in senso stretto ma in senso strettissimo dove i figli si salvano da genitori fin troppo presenti frequentando persone esterne. I genitori sono un punto di riferimento per molti ma non per tutti, per buona parte delle persone adulte che conosco sono, ahimè, un’odiata fonte di reddito da cui vorrebbero affrancarsi prima possibile. Io mi trovo molto d’accordo con Feminoska, questo altare della genitorialità (la bigenitorialità peggio che mai) va smantellato dalle fondamenta, questa esclusiva sui figli, il conoscere il bene dei figli, questo imporgli le cose in quanto genitori e schiacciarli con la scusa che si è fondamentali. Penso anche che il discorso di Feminoska sull’allargamento della famiglia sia auspicabile e positivo, fondamentalmente più persone adulte concorrono alla felicità dei bambini meglio è: ci si spartisce maggiormente il lavoro di cura garantendo aiuto e supporto nei casi in cui vi sia una presenza coercitiva, violenta e prevaricatrice, dei genitori naturali, come spesso accade.
    @ Massimo Rosini: chettedevodì. Al massimo, se quel genitore che si è chiesto perchè non ha trovato risposta può sempre appostarsi davanti alla scuola con la carabina e sparare un sedativo come si fa con gli animali in fuga. Poi se proprio ti servono sistemi di coercizione guarda che hai l’imbarazzo della scelta: la psichiatria ti piace già, poi c’è la scuola che vedo ti è servita assai per la tua formazione, il carcere, l’arruolamento in un esercito, i lavori forzati, cose così. Sprigiona la tua fantasia, scommetto che ne sei capace.

  5. feminoska says

    Non so se i genitori debbano essere due, e anche sulla bigenitorialità ho molte riserve, considerato che per il bene di/delle bambin* troverei molto più formante e accogliente una comunità estesa rispetto alla famiglia nucleare, che tolga a padre e madre biologici oltre che troppe responsabilità anche tante fisime da divinità mancate. Per quanto riguarda i padri (biologici), fintantoché non cambia il ruolo e la percezione di sé che si portano dentro, sarà difficile che i/le bambin* abbiano molta voglia di stare con loro. Lo dico pensando al mio di padre, che è sempre stato decisamente assente, classica figura maschile dedita al lavoro in via esclusiva, e che ha sempre avuto la tendenza, quando si trovava in difficoltà, a ricadere nell’autorità del ‘pater’ come unica modalità di relazione con me in quanto figlia. E non è stato un padre violento (perlomeno fisicamente), ma incapace di entrare in una relazione di ascolto, attenzione o affettiva con me, se non in maniera maldestra e sporadica e sempre venata di autoritarismo. Autoritarismo che in mia madre percorreva vie più subdole, più apparentemente affettive, ma mi sento comunque di affermare che quando un genitore è troppo presente nella vita di un figli* lo è anche perchè l’altro è spesso volontariamente assente, e solo in certi momenti si rende conto che le assenze hanno un prezzo. Insomma quello che intendo dire è che madri e padri dovrebbero iniziare a riflettere su sè stessi e su come uscire da certi ruoli oramai fissi e deleteri, altrimenti i/le figli* potranno essere costrette ad una presenza… ma un rapporto è altro, e si costruisce insieme, non si impone! Se non la si smette di concepire i/le figli* come proprietà esclusiva si farà in generale poca strada. Cercare la propria affermazione e il proprio ruolo nella vita imponendosi ai figli* vuol dire schiacciarli con il peso della propria incapacità di stare al mondo. Ma questo attiene anche al mettersi in discussione nel proprio ambiguo ruolo di oppressi da un versante/oppressori dall’altro, rimettere in discussione sè stessi e la società in cui siamo costretti a vivere, i valori che consideriamo assoluti… la miope e presuntuosa supposizione di poter avere delle certezze riguardo a quale possa essere il bene di un altro individuo (quando, se ci si rimette davvero in discussione, si comincia ad avere dubbi persino di sapere quale sia il proprio).

  6. Massimo Rosini says

    Si Jo, glielo si impone. S
    e un genitore è idoneo se non è colpevole di trascuratezze abusi o violenze e simili si! Se ti avessero detto per i primi giorni scuola se prferivi stare a casa o andare a scuola che avresti scelto ? Certo, ogni bambino normale preferisce giocare. Però non è il suo bene: quindi volente o nolente lo si manda a scuola. Allora quando un bambino rifiuta un genitore ci si deve chiedere perchè: se ha selle serie ragioni benissimo, se non ne ha (e Leonardo non ne ha ) quasi certamente è stato manipolato ossia vittima di un abuso psicologico da parte dell’altro genitore; con tutto ciò che ne consegue.

  7. fikasicula says

    Forse lo diciamo entrambi. 🙂
    Non parlo di quello che vogliono i bambini ma di doveri e assenze degli adulti che non sono più giustificabili. Non è giustificabile l’assenza di un genitore, chiunque ess@ sia a fronte dei doveri di cura che ha. Non è giustificabile che per cultura si giustifichi l’assenza di un genitore. Non è giustificabile che si diventi complici di chi fa in modo che il genitore sia assente. Il genitore ha da essere presente, il ruolo di cura deve essere condiviso ed è la soluzione a mille difficoltà, al welfare che divide i compiti in ruoli di cura per le donne e di mantenimento per gli uomini, al fatto che ci si accomoda sul ruolo delle madri per stare tranquilli senza muovere un dito sulla questione del lavoro, al fatto che non è possibile che su questo non ci si muova e non ci cambi totalmente direzione.
    Non è per nulla retorica della famigghia perché un divorzio è la libertà di andare avanti oltre il concetto tradizionale di famiglia. Si parla di figli che non smettono di esserlo dopo un divorzio. I genitori sono punto di riferimento. Lo sono ancora per noi adulti e per tante persone precarie che se non avessero i genitori non saprebbero dove sbattere la testa e vuoi togliere ‘sta risorsa ai bambini?
    Si dice sempre che le donne sono l’ammortizzatore sociale unico, l’ammortizzatore dell’ammortizzatore (che sarebbe la famiglia) per ogni evenienza. Non sarebbe meglio che ad ammortizzare fossero in modo esplicito pure gli uomini? Se la responsabilità di quei figli ricade su entrambi i genitori invece che su uno solo non è un progresso? Per me lo è.
    Altro che passato. Il passato è la mamma come unico luogo. La mamma e la famiglia della mamma in modalità patriarcale dove il nonno sostituisce il padre. Ognuno certo che si sceglie la famiglia che vuole. E infatti per i bambini i genitori sono un diritto e non un dovere. Dovere è per gli adulti svolgere il ruolo di genitori perché se li metti al mondo poi ne sei responsabile. Spero di aver spiegato.

  8. Jo says

    Ma “bisogna intendersi sul fatto che i figli devono stare con entrambi i genitori” chi lo dice, tu o Nestola? Altrimenti che succede se un figlio o una figlia non volessero stare con entrambi i genitori? Fateci capire, glieli si impone perchè un genitore non deve essere assente?
    Tutta ‘sta retorica sulla famigghia e la bigenitorialità proprio non me l’aspettavo. Il genitore come “risorsa fondamentale”, “punto di riferimento”, ma sinceramente anche no. Ognuno si sceglie la famiglia che vuole, se la vuole.

  9. Valeria says

    Grazie di questa analisi. Come compagna di un padre separato sono mio malgrado all’interno di queste dinamiche di gestione di un minore. La situazione non è facile, mio marito piuttosto che mettersi per traverso preferisce tante volte lasciar perdere ma certo noi vediamo e capiamo che a perderci è solo il figlio che non trova un ambiente favorevole ad un suo rapporto completo con il padre. Purtroppo sembra che questo argomento, l’affido dei minori, sia l’unico in cui c’è un palese pregiudizio nei confronti delle donne e certe donne vi si attaccano con tutte loro stesse perchè, insomma, è facile identificarsi in questo ruolo santo della mammitudine e diventare martiri, eroine e paladine.
    Comunque, tornando al tuo articolo, l’unica maniera in cui abbiamo affrontato bene questa brutta notizia è stato non guardando mai la televisione (che fra l’altro ci viene abbastanza facile…) e limitando al minimo la lettura di commenti anche su internet (a parte Femminismo a Sud).

Continuing the Discussion

  1. La Pas non c’è ma i problemi di genitori e affidi restano tutti – Al di là del Buco linked to this post on marzo 21, 2013

    […] consenso grazie all’indignazione teleguidata ho scritto, in altri tempi, più o meno qui e qui. Su come possa sentirsi impotente un genitore di fronte alla potente macchina dello Stato […]