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Bambini: vittime di guerra (tra adulti)!

Non mi passa. Ho fatto un post che contestualizza, condivide le informazioni che ho, e razionalizza ma la questione continua a rimbalzare dalla pancia al cervello e al cuore e dal cervello alla pancia e ancora al cuore e allora devo elaborare questa cosa e farlo in pubblico.

Non la so questa storia. Non posso saperla. Non ci sto dentro. Non ho vissuto i drammi, le circostanze, le situazioni e non mi permetto di dare un giudizio sulle persone coinvolte, sulla sentenza, su chi l’ha chiesta e prodotta. Quello che penso sulla Pas sta QUI e altrove ma vorrei ragionare su questo fatto nell’unico modo che conosco per vincere l’amarezza e la rabbia e tentare di produrre un sapere utile per tutti/e.

Come hanno trattato questa cosa i media? Dopo la puntata di Chi l’ha visto (che io non ho visto, scusate il gioco di parole) i quotidiani hanno fatto a botte per mettere in circolo un video che attirava indignazione a iosa. Un video in cui si sente il nome di un bambino la cui privacy, dice il garante nazionale, doveva essere protetta. Titoli come “le lacrime della madre” si sono succeduti in varie pagine, dove l’investimento a tema era sempre quello della sponsorizzazione del ruolo materno come unico e imprescindibile. Su quella interpretazione molto nazional/popolare/populista e un po’ catto/fascista si sono fiondati a pesce le varie tv nazionali con programmi trash e presentatrici dal dubbio senso della commozione che dopo le immagini ad effetto danno il via al linciaggio da parte del pubblico in studio e da casa. Più tardi sono arrivate le contronotizie rassicuranti da parte del padre e stranamente si muove in un contesto ostile. La sua versione è accolta male e a reagire male è l’Italia nazional/popolare/populista un po’ mammona eccetera eccetera e anche il resto dell’Italia un po’ più critica che addebita una responsabilità di questa sovraesposizione a tutti quanti. Genitori che non sono stati in grado di accordarsi prima, familiari in conflitto, periti, professionisti, psichiatri, poliziotti, tanti egoismi messi in fila.

In rete si è succeduta la dinamica delle tifoserie ProPas/AntiPas con qualche insulto a chi non s’è indignat@ abbastanza o a chi s’è indignat@ troppo. Tra le reazioni però ci sono state tante valutazioni ponderate. Tanta intelligenza si è prodotta per andare oltre la commozione e il pugno nello stomaco e dunque mi sono sentita davvero meno sola. E oltretutto, come dicevo in un commento, gente come me, noi, è abituata a vedere centinaia di scene di prelievo da parte della polizia, anche legittimate da psichiatri in caso di Tso e familiari presenti che pensavano di fare bene. E in tutte queste storie non ci sono “mostri”. C’è solo tanto disagio e poi si vedono le istituzioni, che dovrebbero essere le figure adulte in fase di crisi di altre persone, e si tratta di istituzioni che in realtà adulte e responsabili non sono. Ed è la cosa che salta agli occhi in modo evidente, unico giudizio che sento di dover dare, è che questa rete di adulti che stava attorno a questo bambino, istituzioni incluse, mi sembra molto poco adulta e molto autoreferenziale.

Ciascuno a guardare esclusivamente il proprio punto di vista, proprio, di una idea, e nel frattempo questo bambino veniva trascinato via tra urla non rasserenanti (ché un bambino lo rassicuri per dargli fiato invece che urlare così) e l’ostinazione di chi condisce di violenza estrema un “metodo di correzione”. Perché di “correggere” un comportamento si tratta e se per “correggere” qualcosa si arriva a questo scusate ma non c’è differenza tra questo particolare evento e un Tso o comunque una procedura da psichiatria autoritaria e da manicomio. Basaglia si rivolterebbe nella tomba, non c’è dubbio.

Ma il punto è, dopo aver visto questo video anche per intero, perché in rete sta girando pure quello, dopo aver visto passaggi di programmi tv e tg e interventi vari, che ho l’enorme sensazione di non riuscire a comunicare che quanto nel tempo tentavo, tentavamo di dire, quando dicevamo che si tratta di uno strumento autoritario che non può che produrre un risultato di questo tipo, era proprio questo.

Come spesso accade, lo ripeto, non si tratta di mostri. Ma si tratta di banalità del male, di voci che si rincorrono, ciascuna con la propria fragilità a immaginare di avere ragione e della realizzazione di una serie di opportunità che consentono alla fine che avvenga tutto ciò. Se ci si fermasse a parlare. Se semplicemente si capisse, tutti quanti, che i dispositivi di cui ti servi per ottenere quello che ritieni giusto non sono mai neutri. E la Pas – è questo il punto, maledizione – non è uno strumento neutro. Ha una radice fortemente autoritaria e porta con se’ questo carico di autoritarismo e la sua applicazione non può che portare a questo.

Ci sono nazioni antiautoritarie con sistemi giuridici antiautoritari dove diversamente una decisione del giudice possa essere applicata in un modo più sano ed equilibrato? E’ chiaro che la Pas sia uno strumento pensato proprio per aggirare anche in qualche caso altri autoritarismi, laddove ci sono sistemi di impedimento per il corretto svolgimento delle relazioni genitoriali, ma per ciò stesso di uno strumento fortemente autoritario si tratta. E l’obiettivo dovrebbe essere smantellare gli autoritarismi e non legittimarli e offrirne altri.

E se c’è chi non si ferma a ragionare e a pensare che questo non può e non deve essere un male necessario il mostro dove sta? Il mostro siamo tutti noi. Inclusa me che evidentemente non ho fatto abbastanza per fare capire ciò che volevo dire. Alla fine il mostro sono io che mi assumo come cittadina, persona, la responsabilità di quello che ho visto.

Non so come spiegarlo diversamente ma a me il futuro dei bambini preoccupa e sono sicura, ne sono certa, che preoccupa anche chi non la pensa come me. Perciò bisogna parlarsi e perciò bisogna smetterla da qualsiasi parte di fare guerre perché alla fine, come vedete, le vittime delle guerre non siamo noi, non sono gli adulti, sono i bambini.

Posted in Affido Condiviso, Omicidi sociali, Pas, Pensatoio.


9 Responses

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  1. Igor Giussani says

    Ovviamente spostare il discorso sui genitori è fuorviante, non importa in questo caso se siano i migliori o peggiori del mondo, non abbiamo elementi; a una comunità democratica (almeno a quel che ne resta) dovrebbe interessare il comportamento della polizia, che mi sembra perfettamente in linea con i casi Diaz, Aldrovandi, maltrattamento studenti. E sono d’accordo sul fatto che si tratti di banalità del male, dove i poliziotti sono al più pedine consenzienti: la donna che dice “sono un ispettore di polizia lei non è nessuno” non mi sembrava un’epigone di Callaghan, semplicemente qualcuno che cercava disperatamente di darsi un tono di autorevolezza di fronte allo sgomento di coloro che dovrebbero essere oggetto di protezione della polizia… se non c’è questo clima di fiducia l’autorevolezza non te la danno certo l’uniforme, il distintivo o la pistola. Se siamo giunti fino a questo punto dobbiamo ringraziare le politiche ‘della sicurezza’, quelle strombazzate in tutti questi anni, dove si diceva che la libertà è una bella cosa ma che andava sacrificata in nome della ‘sicurezza’. Questi deliri non solo hanno introdotto alla presunzione di colpevolezza (verso quei settori della società con meno possibilità di difesa legale) ma hanno anche spianato la strada all’idea che il diritto è una inutile palla al piede e che lo sforzo di comprendere i fenomeni criminosi alla radice e il dialogo non sono altro che inutili sociologismi. E non escludo che questa visione tutta incentrata sull’apparenza di legalità abbia favorito indirettamente i crimini commessi nel chiuso delle mura domestiche.

  2. LK says

    @ Jo: condivido pienamente ogni parola.

    Per il resto, ottimo articolo, grazie a fikasicula, sto vivendo un problema simile in cui però mia figlia vuole stare con me e rifiuta la mamma.
    Il provvedimento del giudice al momento obbliga a che stia quasi sempre con lei, è un dramma, non so più come fare, ogni volta è uno strazio, c’è mancato pochissimo che succedesse una cosa del genere anche a lei, ho dovuto, altrimenti la polizia l’avrebbe portata dalla mamma con la forza, darla alla mamma facendole pensare che sarei rimasto lì e invece poi le ho detto un ciao da lontano e son dovuto scappare via con un macigno nel cuore, quando ci penso non immaginate come mi sento. Ora ogni volta che deve andare con la mamma fa uno sguardo che mi spezza il cuore e devo rassicurarla per mezz’ore intere promettendole di tornare presto a prenderla. Ha poco più di due anni. Ho il terrore che qualcuno prima o poi proponga alla madre, che finora non ha avuto alcuno scrupolo e cerca solo di escludermi dall’affido, questa storia della pas. I servizi sociali sembrano non avere capito nulla o forse sono in malafede o profondamente incompetenti, non mi capacito.

  3. fasse says

    Da Fb:
    http://www.facebook.com/photo.php?fbid=392276857510245&set=a.239920599412539.56718.201992303205369&type=1

    “La vicenda di un bambino trascinato via da scuola da tre adulti, polizia e psichiatra inclusi, in esecuzione di un decreto di affido e contro la sua volontà ha fatto il giro dell’Italia.
    La ragione per cui è stato portato via è quella che chiamano Sindrome di Alienazione Parentale (Pas). Una presunta malattia che è stata rifiutata dalla comunità scientifica internazionale e che non è contenuta nel Dsm (manuale diagnostico delle malattie mentali).
    Dell’inclusione di questa presunta malattia presso i tribunali italiani parla il ddl 957 sull’affido condiviso, attualmente in discussione al Senato (http://www.senato.it/leg/16/BGT/Schede/Ddliter/testi/32138_testi.htm), che oltre a ragionare sulla eventualità di stabilire aggiustamenti e nuove norme che regolino la condivisione dell’affido dei minori in caso di separazione dei coniugi all’art. 9 propone che si tenga conto di questa “sindrome” come motivo di esclusione dall’affido.
    Qui trovate scritto di cosa si tratta: http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2012/10/11/bambini-sottratti-minori-trattati-come-criminali/
    Qui trovate alcune considerazioni su come i media hanno trattato la vicenda e su come sono redistribuibili le responsabilità dell’accaduto.
    http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2012/10/11/bambini-vittime-di-guerra-tra-adulti/

  4. Gegen says

    “Ci sono nazioni antiautoritarie con sistemi giuridici antiautoritari dove diversamente una decisione del giudice possa essere applicata in un modo più sano ed equilibrato?”

    Una nazione e un sistema giuridico sono per definizione autoritari. 🙂

  5. Valeria says

    Anche io sto avendo delle difficoltà a capire quello che è successo e che cosa pensarne. Sarà perchè mi trovo a vivere una situazione familiare con alcune analogie e quindi mi viene da schierarmi da una parte. Oggi ho letto delle atrocità di commenti (non qui o sul gruppo fb, sui giornali online) e davvero non me la sentivo di commentare a mia volta. Ci devo riflettere ancora un po’.

  6. Jo says

    Nell’ultimo anno ho frequentato molto bambine e bambini di dieci anni e devo dire che è un’età stupenda, in cui hai idee chiarissime che poi ti si riannuvolano durante l’ingresso alle medie e nel periodo prepuberale e puberale, per questioni biologiche e di crescita.
    Eppure a 10 anni i bambini e le bambine oggi hanno una notevole formazione culturale (che mia madre anziana si sogna ad esempio), sono dei geni della tecnologia rispetto a noi e sanno tutto di marketing. Hanno un’idea precisissima di che scarpe, zainetto o cellualare comprare, sono bombaradati dal consumismo e hanno acquisito benissimo la capacità di scegliere tra i diversi prodotti.
    Hanno le loro preferenze praticamente su tutto, non fanno altro che chiederti qual’è il tuo colore preferito o a che squadra tifi, per confrontarli con le loro scelte. Buona parte del tempo la passano a confrontarsi sulle varie opzioni e su ciò che gli piace e ognuno di loro deve necessariamente esprimere il suo parere su un gioco, un’attività, un cibo e così via. Non esiste che non li ascolti. Si alleano e diventano amici/che con bambini e adulti che hanno le loro stesse identiche affinità e compiono le loro stesse scelte.
    Sanno che programmi tv guardare in base ai loro gusti, spesso escono fuori dal branco coscienti di quello che fanno, subiscono bullismo e si difendono.
    Quello che mi pare strano è che un giudice o un genitore tutte queste cose che so io non le sappia. Che si tappi la bocca al bambino. Che si taccia sulla personalità dei bambini, che li si renda degli esseri incapaci di proferire parola e compiere delle scelte.
    Che li si psichiatrizzi a tutti i costi perchè non la pensano come noi vorremmo.

  7. luziferszorn says

    Capisco il tuo malessere ma il “mostro” esiste è sta dentro di noi. Non esiste come entità assoluta; in altre parole non esiste il “male assoluto”, ma il male esiste. La violenza che i due genitori hanno riversato sul bambino negli anni l’ha sicuramente già segnato a vita. Questo credo sia il colpo di grazia. E non occorre conoscere i particolari per capire che il ragazzo, crescendo, avrà una vita tormentata, potenzialmente distruttiva o autodistruttiva. Una catena che andrebbe spezzata. Cosa possibile solo attraverso una presa di coscienza individuale, specie in noi che, o ne siamo già usciti, o non ne siamo mai entrati in maniera così devastante. Perché comunque un po’ d’orrore l’abbiamo visto tutti quanti. E credo che guardare in faccia a questi nostri piccoli o grandi orrori faccia di noi cittadini migliori. Tu che dici?

  8. Francesca Tuscano says

    poco da commentare se non che sono totalmente d’accordo

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