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I bambini e la violenza di Stato (riflessioni di un genitore separato)

Marco ci manda queste riflessioni che condividiamo. Buona lettura!

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di Marco Reggio

Questi pensieri sono pensieri “a caldo”. Saranno un po’ approssimativi, ma sinceramente non voglio aspettare, dopo aver visto il video di un bambino rapito dalla polizia a scuola. Ecco: prima imprecisione, forse. “Rapito”. Ma come altro definire la scena?

Sono un genitore separato. Non mi intendo particolarmente di PAS, anche se mi è chiaro che c’è qualcosa che non quadra – quantomeno – in questa presunta “sindrome”. Non conosco neppure bene la storia di questa famiglia, non so bene come siano distribuiti i torti e le ragioni, se ce ne sono. Ma il fatto è che quando ho visto quelle immagini mi è venuto da piangere e urlare. Non sono neanche riuscito a vederlo per intero, il video, nonostante si dica spesso che ormai siamo assuefatti alle immagini di guerra, di violenza, di sangue. Di sicuro, ho pensato ai vari Aldrovandi, Cucchi, Bianzino, è inevitabile; di sicuro mi sono immedesimato nel bambino e ho pensato a mia figlia. Credo però di aver pensato più che altro alla madre. Non so se esiste una “solidarietà” maschile, o fra padri, nè se sia desiderabile, ma di certo io mi sono immedesimato nella madre, forse perchè penso che potenzialmente potrei essere nella sua condizione (per mia fortuna, solo potenzialmente) per il solo fatto di essere un genitore separato.

Il fatto è che davvero non importa se io sono madre o padre: ogni genitore separato dovrebbe indignarsi per questa violenza di stato, senza pensare al proprio genere. Se proprio vogliamo dirlo, è anche una violenza di stampo patriarcale: caso emblematico per mostrare che la violenza patriarcale colpisce tutti i generi, per non parlare dei bambini (perchè questa è anche una violenza di una società adultocentrica, è chiaro).

Io sono separato e mia figlia è contesa fra i due genitori. Per carità, non in questo modo, neanche lontanamente. Ma sono preso dal panico se penso che lo stato e la psichiatria possono entrare in una maniera così arrogante nei _nostri_ conflitti. E con “nostr” non intendo “dei due adulti”, ma anche dei figli (insomma, non voglio certo dire: “sono affari nostri – magari affari da regolare sulla pelle dei figli – non entrateci”). Oggi, su un giornale, un noto presentatore commentava i fatti difendendo la PAS e giustificando l’operato della polizia. So che talvolta fa queste affermazioni a nome dei padri, e contro le madri. Stavolta quello che ho letto era pronunciato a nome dei genitori separati in genere. Leggo:

Domanda dell’intervistatore: “A prescindere da chi le ha diffuse (le immagini) e dai diritti dei genitori, non crede che portare via un bambino di peso sia eccessivo?”

Risposta: “Ho capito! Ma cosa deve fare un genitore? O va fuori di testa e passa alla violenza fisica, che è sempre esecrabile, o non sa che fare”. (Fonte: Il Fatto Quotidiano, 12/10/2012)

Ecco, a parte che se passare alla violenza fisica è esecrabile, vorrei che mi spiegasse come considera il prelievo forzato di un bambino che si dimena da parte di quattro individui, a parte questo non so neanche cosa dire di fronte a una dichiarazione come questa, se non che non ci deve neanche provare a parlare, in un certo senso, a nome dei genitori separati. Anche se non è esplicito, costui, sta facendo il giochetto subdolo di chi parla a nome di altri senza averli consultati. Davvero, non si permetta.

Ma ho letto anche che un ispettore di polizia dichiara “ogni allontanamento è un coinvolgimento emotivo anche per noi, ma non possiamo portarci dentro l’angoscia”. Ecco, voi proprio non ci provate a fare le vittime, per favore.

Poi, ho pensato ad un altro elemento, cioè ai compagni di classe del bambino. Non c’è solo il bambino “conteso”, la madre, il padre, la zia; c’erano anche loro. Che cosa penseranno? Che fantasie potranno farsi vedendo i genitori litigare? E se fra loro c’è qualcuno con i genitori separati? Cosa penserà? Che paure gli scatteranno? I bambini non dovrebbero temere una separazione più del dovuto. Quantomeno, non dovrebbero pensare che possano succedere cose del genere.

Seguendo questi pensieri – anzi, queste angosce – non potevo alla fine non arrivare a mia figlia. E’ in atto un conflitto sul suo affidamento. Certo, non è un conflitto sanguinoso, non investe aule di tribunali, periti nè autorità di altro tipo. Ma il conflitto esiste, e anche se faccio il possibile per proteggerla lei sa che un conflitto c’è. Cosa accadrebbe se un giorno dovesse vedere quel video?

Leggi anche:

Prima i bambini (non è il momento di parlare di adulti)

Bambini sottratti: minori trattati come criminali

Bambini: vittime di guerra (tra adulti)

Posted in Affido Condiviso, Disertori, Pas, Pensatoio.


3 Responses

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  1. simulAcro says

    cito:
    “sono preso dal panico se penso che lo stato e la psichiatria possono entrare in una maniera così arrogante nei _nostri_ conflitti”

    stato e psichiatria entrano in maniera pesantissima non solo nei nostri conflitti, ma in ogni aspetto della nostra vita, compresi i corpi e le relazioni

    ogni volta che fatti come questo vengono ad avere una forte diffusione mediatica, ci si stupisce e ci si indigna… ma di fatti come questo, e pure di molto peggio, ne accadono a migliaia ogni giorno…

    proviamo anche a pensare cosa si sarebbe detto e fatto se nessuno avesse ripreso il rapimento e/o se il video non fosse stato diffuso… immagino facilmente un numero enormemente minore di titoli giornalistici e di dibattiti tv, e li immagino di ben altro tono… come immagino dichiarazioni ben diverse da parte delle cosiddette forze dell’ordine e dei suoi rappresentantiistituzionali a tutti i livelli…

    tornando al punto iniziale, secondo me, quello che non andrebbe mai dimenticato o perso di vista e su cui ci si dovrebbe sempre battere senza tregua (e non solo quando succede qualcosa di eclatante), è il “nocciolo” che sta alla base di questo come di (quasi) tutti i problemi, ovvero il capitalismo con tutti i suoi dispositivi di dominio e potere (stati, economia ecc.), di controllo (forze di “polizia” e “sicurezza”, di coercizione (psichiatria, galere ecc.)

    quando la smetteremo di permettere a decidere sulle nostre vite siano gli stati, l’economia, le varie “istituzioni” e via dicendo? quando ce ne libereremo del tutto e finalmente inizieremo a autorganizzarci e autodeterminare noi, i nostri corpi e le nostre vite?

    quel giorno molte cose miglioreranno, per tutti, ovunque nel mondo

    un abbraccio fraterno
    A

  2. vincenzo farrone says

    più gente come te, marco. necessita. Skrondo.

Continuing the Discussion

  1. La Pas non c’è ma i problemi di genitori e affidi restano tutti – Al di là del Buco linked to this post on 21 Marzo, 2013

    […] macchina dello Stato quando si muove per “ripristinare” l’ordine potete leggere qui. Sulla faccenda di Cittadella c’è questo e questo. Commento a quello di cui si parla invece […]