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Bambini sottratti: minori trattati come criminali?

Scrivono: “parte del servizio messo in onda ieri sera da Chi l’ha visto relativo ad un bambino portato via da una scuola di Cittadella (Padova) con la forza dalla polizia in esecuzione di un provvedimento del giudice dei minorenni di Venezia“. Qui il video in qui si vede un ispettore di polizia che dice alla zia “lei non è nessuno”.

I fatti, così come sono riportati dalla stampa:

due genitori separati, si contendono l’affido, il bambino vede il padre in incontri protetti alcune volte al mese. La madre, accusata di aver ostacolato la relazione tra padre e figlio, avrebbe perduto la potestà anni fa. Sarebbe dovuta avvenire l’esecuzione di affido al padre qualche tempo prima. Il padre, con il quale il bambino mostra di non voler stare, avanza richiesta di perizia di Pas e la perizia viene accreditata dal giudice. Sulla base di questo si stabilisce che il bambino debba essere sottratto alla madre e portato in casa famiglia affinchè possa accettare di avere una relazione con il genitore rifiutato. La zia del bambino testimonia (qui, l’intervista alla madre) che il nipote andava bene a scuola, che non aveva alcun sintomo di malattie, che stava benissimo, era amato e protetto in casa della madre e che la sentenza sarebbe ingiusta. Per il bambino, secondo la comunicazione della questura, era stato disposto il “prelievo” in esecuzione del decreto in due altre occasioni e in entrambi i casi il bambino si era rifiutato di andare con le persone che tentavano di portarlo via. E’ stato così disposto di “prelevarlo” in una situazione “neutra”, lontano dal contesto familiare, affinché nessuno potesse opporsi a quella “disposizione”. Il padre dichiara di aver “salvato” il bambino [QUI la sua intervista testuale]. Il garante della privacy ha detto che le immagini non vanno diffuse. E’ partita una inchiesta interna per verificare l’operato della polizia. Chiara Saraceno dice che il prelievo per mezzo della polizia è giustificato solo nel caso in cui il bambino è in imminente e grave pericolo e altrimenti è una violenza. Il questore di Padova sostiene che si sia trattato di una spettacolarizzazione ad opera dei familiari della madre. Quello che è successo lo vedete comunque nel video e per il resto potete leggere gli articoli che riportano testimonianze e fatti qui, qui, qui, qui, qui, qui, qui, qui, qui, qui. Invece Qui trovate una petizione rivolta alla ministra Cancellieri.

La Pas in gergo sarebbe la sindrome di alienazione genitoriale. Alcuni dei  suoi sostenitori le attribuiscono la valenza di una malattia (altri quella di abuso psicologico, altri di maltrattamento su minori). Di fatto non è riconosciuta in ambito scientifico come tale ed è stata recentemente rifiutata dalla commissione scientifica che decide quali malattie possono essere contenute nel Dsm5°, ovvero il Manuale diagnostico delle malattie mentali. Più precisamente era stata già rifiutata come sindrome ed è stata ripresentata al vaglio della commissione come “disturbo” ottenendo un ulteriore rifiuto.

Quello che sappiamo della Pas (pregandovi di seguire le nostre linee guida e di rispettare la nostra netiquette se volete parlarne) è che comunque verrebbe diagnosticata da professionisti, psicologi, psichiatri, periti dei tribunali, quando un bambino si rifiuta di vedere un genitore in regime di separazione. I sintomi indicati per l’individuazione di questa presunta malattia, si possono sintetizzare nel rifiuto, nel rifiuto per futili motivi, nel rifiuto orientato dal genitore più presente, nel fatto che il genitore più presente alimenti in quel bambino un odio verso l’altro genitore inducendolo a rifiutarlo.

Chi si oppone a questa teoria dice che i sintomi indicati in realtà sono dei comportamenti da analizzare in modo differente e che se pure può esserci l’eventualità di relazioni talmente deteriorate al punto da indurre in un bambino sentimenti di odio o di ostilità nei confronti del genitore non affidatario le cause di quel rifiuto vanno indagate a fondo e in primo luogo è necessario offrire innanzitutto una possibilità di ascolto a quel bambino.

Il rischio che si corre, indicato da molti, è che il rifiuto sia motivato da presunti abusi, psicologici, fisici, di altro genere, e che dunque la Pas possa diventare il modo attraverso il quale imporre una presenza che di per se’ potrebbe essere deleteria per il bambino.

La diagnosi di questa presunta malattia, cosa discutibile, avviene comunque sempre in ambito di discussione controversa sull’affido e durante i procedimenti di separazione giudiziale. Sono le situazioni in cui due genitori, per vari motivi, non riescono a mettersi d’accordo sui termini della separazione e su quelli dell’affido e in quel clima i bambini vengono coinvolti in una guerra tra ex coniugi fatta a suon di perizie, controperizie, tutti metodi per dimostrare che ciascun genitore è meno affidabile dell’altro, con il peso delle istituzioni che restano sulla testa di ciascuno e che decidono, in virtù dei poteri ad essi conferiti, chi è buono, chi è cattivo e di che vita o morte deve vivere o morire un bambino.

Dopo la diagnosi, per ogni malattia che si rispetti, dovrebbe esserci una cura e una cura in questo caso è prevista ma non è prescritta dal medico ma da un giudice. La cura si chiama “terapia della minaccia“. Si tratta del fatto che si esige che il bambino (cosiddetto) alienato alla relazione con il genitore rifiutato accetti quel genitore e che l’altro genitore, più spesso la madre, favorisca la transizione dal rifiuto all’accettazione.

In concreto dovrebbero esserci, da ciò che leggiamo, varie fasi. Al primo stadio si tenta una mediazione, al secondo un po’ meno e allo stadio “acuto” si presume che quel bambino non potrà mai accettare il genitore rifiutato se resta in un contesto che è ostile a questa eventualità. Dunque il bambino viene sottratto al genitore con affido prevalente, viene messo in casa famiglia, dove dovrebbe avvenire un percorso di deprogrammazione e riprogrammazione affinchè lui sia guidato a ristabilire una relazione con il genitore rifiutato. In qualche caso, cosa che succede più spesso all’estero, il bambino viene prelevato  con la forza dalla madre e viene consegnato al padre.

Professionalità di vario genere, avvocati, procuratori, scienziati, si oppongono a queste modalità. In alcuni Stati (Usa) sebbene la Pas sia stata stata utilizzata in tribunale per diverso tempo (ora non più), vengono alla luce storie di bambini, ora cresciuti, che raccontano di aver subito un vero e proprio trauma perché sarebbero stati sottratti alla propria vita, all’affetto dei familiari con cui vivevano per essere portati in freddi istituti o per essere affidati a genitori talvolta violenti con i quali non volevano avere nulla a che fare.

Diversamente i sostenitori di questa teoria ritengono che molte situazioni siano degenerate per indisponibilità del genitore affidatario a favorire una relazione serena tra il figlio e l’altro genitore. L’uno dà la colpa all’altr@.

L’effetto di tutto ciò è che nella incapacità o impossibilità di concordare una soluzione serena per il bambino è lo Stato che la fa da padrone legittimato nelle sue modalità di intervento autoritarie che sono le stesse in molti casi.

Sono autoritarie le modalità di intervento dello Stato quando si tratta di sfrattare una donna incinta che sta male e alla quale viene inflitto un Tso e la somministrazione di farmaci che possono procurare un danno permanente al bambino. Lo sono quando si va nei campi rom o nelle case degli immigrati usando i bambini o sottraendoli alle cure dei familiari per poter meglio applicare repressione contro gli immigrati. Lo sono quando vengono tolti bambini alle famiglie perché in stato di povertà e indigenza.

E in generale consentire l’intervento di adulti, legittimati dalla psichiatria autoritaria, da sempre grande alleata nella repressione degli individui di ogni genere, le forze dell’ordine, così come è già successo in altri casi, con “modi brutali, da stato autoritario e fascista“, per prelevare un bambino con questa violenza è veramente inaccettabile.

Il giudice ha il dovere di mettere fine alle diatribe tra genitori senza infliggere una simile punizione e un simile trauma ad un bambino che vuole solo andare a scuola. Le relazioni si recuperano in altro modo che non con la psichiatria ed è necessario adoperarsi per fare in modo che cose di questo genere non avvengano mai più. E’ necessario che su questo riflettano i genitori che si sentono lesi nel diritto a non proseguire il rapporto con il proprio figlio e i genitori che pensando di proteggerli si trovano alla fine stritolati in un meccanismo istituzionale disumano ed espongono i bambini a tutto questo.

Se l’interesse primario è quello del minore quello che si vede nel video è che l’interesse del minore è stato violato. Ed è questo che proviamo, noi, a dire da tanto tempo, nel modo giusto o sbagliato, senza pregiudizi e preconcetti, intendendo che non è possibile accreditare un simile sistema che vive di autoritarismo e di autoritarismo fa morire tutti, bambini inclusi.

I bambini vanno protetti. Sempre. In qualunque circostanza. E questo, a prescindere da chi pensa di avere ragione o a prescindere da chi ha torto, deve essere un principio valido per tutti/e.

Leggi anche:

Bambini: vittime di guerra (tra adulti!)

Posted in Affido Condiviso, Omicidi sociali, Pas, R-esistenze, Vedere.


32 Responses

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  1. dadtux says

    Segnalo a chiarimento di alcune questioni emerse nei commenti precedenti un documento firmato da 25 professionisti che hanno operato come consulenti in casi bambini manipolati:
    http://alienazionegenitoriale.wordpress.com/2012/10/20/gli-specialisti-lalienazione-genitoriale-e-un-disturbo-relazionale/

    Segnalo inoltre una intervista alla prof.ssa Cavedon antecendente di un mese ai fatti di Padova che pure chiarisce molto bene la posizione degli addetti ai lavori sull’annosa querelle PAS-sì PAS-no:
    http://www.lacasadinilla.it/colloquia/settembre_2012.htm

  2. un papà says

    Eleonora, sì.

    Sono sicuro che per quel papà è stato un tormento decidere se usare o meno il provvedimento di esecuzione forzata in quel modo, ma anche che alla fine ha fatto la scelta giusta per il futuro di suo figlio.

  3. fasse says

    no Diana, ti giuro che non voglio sovrascrivere nulla.
    non ti conosco nemmeno. è che qui siamo invase da commenti di persone che non fanno altro che diffamarsi tra loro e quando si parla di questi temi, in particolar modo, è tutto un fiorire di teorie che vengono traslate e addebitate alle persone di cui si sta parlando.
    http://femminismo-a-sud.noblogs.org/netiquette/

    di quello che leggiamo sulla pas puoi vedere qui http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2012/09/15/linee-guida-per-parlare-di-pas/
    ed è per questo che abbiamo stabilito anche delle linee guida perchè è un discorso talmente complesso che va svuotato da ogni elemento che impedisce di ragionare in maniera lucida.
    preveniamo calunnie.
    tutto qui.

  4. Eleonora says

    @ un papà.

    Quindi credi che sia meglio strappare un bambino dalla sua quotidianità in quel modo perchè la madre non garantiva al padre di vedere il figlio?
    Io non dico che la madre facesse bene e non mi permetterei mai di prendere le parti di qualcuno in questa situazione perché è davvero delicata.
    Ciò che penso è che dovrebbe cambiare la legge per l’affidamento perché oltre a penalizzare i padri, penalizza anche le madri.

  5. diana says

    a questo punto, Fasse, credo che tu tenda a sovra-interpretare i miei commenti, forse per un mio tono sbagliato o per un tuo pregiudizio.

    Io non criminalizzo Gardner, ma riferisco dei fatti. Certamente, essendomi occupata a lungo di memorie represse, di falsi abusi e di abusi in generale, il suo nome non mi era nuovo. Ho scritto che la sua biografia è “interessante”, com’è interessante quelal dei coniugi Freyd. O di molti dei membri del direttivo FMSF (tra cui pedofili conclamati). Ma non sono un’appassionata di teorie del complotto, o di crociate.

    Ho già detto che sottoscrivo chi sostiene la necessità di ragionare e non di pancia, di documentarsi e di astenersi dal promanare editti, anatemi o altro.

    Ma non è quello che credo di stare facendo. Se però ogni volta che introduco un elemento o esprimo una mia personale riflessione vengo redarguita, mi chiedo se il diritto alla libera espressione della propria esperienza valga solo per Gasparrini o altri/e più “organici” al vostro progetto.

    Ho lasciato una mia testimonianza, questa volta diretta e in prima persona, sul come e perché mi occupo di infanzie, e come e perché ho maturato certe posizioni., ma in un altro post, di giorni fa. Quello sulla “narrazione della violenza”. L’ho fatto anche per chiarire che non vengo qui a disturbare o a fare la bastian contraria (come però faccio spesso, eh, su altri blog e siti femminili/femministi) , ma per esserci veramente.

    Ramen. (www.venganza.org, per chi volesse documentarsi sulla mia religione)

  6. fasse says

    @Diana

    La biografia di Gardner qui non è in discussione. Le fonti che noi abbiamo trovato ci dicono delle cose e altrove c’è scritto altro. Ma la Pas non può essere banalizzata demonizzando colui che l’ha resa nota. E le cause statunitensi hanno un’altra portata e un’altra narrazione inclusa quella del network dei Corageus Kids che sono ragazzi affidati a genitori con i quali non volevano stare che si sono uniti in network per chiedere risarcimento allo Stato in questi anni.

    A parte questo bisogna guardarci dentro al problema come fa FikaSicula, perché i genitori con cui si ha a che fare non li puoi liquidare con una accusa semplicistica o con una calunnia. Sono persone che vogliono stare con i propri figli e che hanno ottenuto l’affido del figlio. Il signore di Padova l’aveva ottenuto prima di usare la Pas e la madre, così leggo, si era rifiutata di aderire all’esecuzione della sentenza. Il bambino pare non volesse stare con il padre e la conclusione l’abbiamo vista tutti.

    Sono due genitori che si contendono un figlio e qui si vuole pensare che il motivo sia perché gli vogliono bene entrambi e così certamente sarà nella maggioranza dei casi. Il punto è che nel proprio voler bene se si dimentica che il diritto è quello del minore di essere rispettato e ascoltato prevale solo il diritto dell’adulto che interviene con l’uso della forza.

    Della Pas per come è fatta resta il rischio, certo, che possa essere usata per mettere a tacere un bambino che rifiuta un genitore maltrattante ed è per questo che si chiedeva di ragionare sul fatto che il rifiuto non può essere definito un sintomo finchè non si capisce quale sia il modo per distinguere un rifiuto per maltrattamenti da un rifiuto per influenza di un genitore che mette un figlio contro l’altro.

    Ma non bisogna generalizzare né usare questo argomento per criminalizzare tutti i padri, e sono tanti, che sono estromessi dall’affido e che vogliono solo stare con i propri figli.

  7. diana says

    se il bambino lo dice,cioè denuncia l’abuso psicologico, grazie alla PAS, il rischio è che il figlio le venga portato via a forza, anche se era vero…come può comprovare che è vero

    è proprio quello che succcessse in uno dei primi casi di cui Gardner (“inventore” della Pas) fu perito di parte. Una bambina di 4 anni torna a casa dalll’incontro col padre e descrive l’abuso sessuale alal madre. la madre lo denuncia. Processo: il padre chiama in causa la Pas. Gli credono. E ottiene l’affido esclusivo.
    Sulla Pas qui ne sapete più di me, ma la biografia del suo creatore è interessante. Tra l’altro è intrecciata a quella dei coniugi Freyd e della loro FMSF (False Memory Syndrome Foundation), associazione a dir poco controversa, che conosco abbastanza bene per aver conosciuto la figlia dei Freyd (anche se solo virtualmente), già vittima degli abusi del padre. Gardner non ha mai avuto una cattedra, e la Pas non è mai stata sottoposta a “peer review” né è mai stata accettata da nessuno studioso di diritti o di saute mentale. Oggi i suoi fautori chiedono che venga inserita nel DSM, ma ancora nonn lo è. Come può valere in aula? Me lo chiedo, senza polemiche, per curiosità. La “cura” di Gardner prevede allontanamento immediato dalal famiglia affidataria e “deprogrammazione” in ambiente neutro, prima dell’affido esclusivo all’altro genitore. Eppure, questo trattamento non viene applicato neppure ai “figli di Scientology” o di qualsiasi altra setta.

    Se per contrastare gli abusi di madri irresponsabili che usano i figli come scudi umani, i padri ricorrono a metodologie e procedure altrettanto disumane, mi chiedo su chi possano contare i loro figli. Non certo sui giudici, a quanto pare.

    Forse è il prezzo da pagare per una società in cui “la legge della giungla” (ogni adulto è responsabile e deve cavarsela da solo) viene rigettata come barbara e bestiale, ma poi l’alternativa (ordine, autorità, supervisione di terzi e quarti, che decidono, controllori, biopsichiatri, Tso e via dicendo) non viene accettata come inevitabile. Ancora sembra che non esistano soluzioni intermedie o meno disumane.

  8. anna says

    Chi per primo doveva rispettare il bambino?
    La polizia? Il giudice? Lo psichiatra?
    Ora è un dovere preciso dei genitori? Pensavano che l’avrebbe fatto qualcun’altro per loro? Delegare le proprie responsabilità affettive alla giustizia..magari credendo di essere responsabili.
    Per me è violenza anche l’aver girato quel video, aver urlato in quel modo isterico quelle frasi spaventando ulteriormente il bimbo e poi averlo diffuso su scala nazionale, rendendolo storia pubblica.
    e’ violenza anche aver negato al figlio di vedere il padre e tutti i suoi parenti per anni, aver deciso per lui.
    Questo padre aveva avuto sentenze positive anche prima di usare la Pas ma dall’altra ‘parte ha trovato un muro di gomma, inaccessibile.
    La dove non arriva l’intelligenza, arriva la forza.
    Con buona pace dei figli.

  9. un papà says

    harpo, non è vero che “qualunque cosa dica il bambino può essere imputata alla PAS”. Questo potranno farlo consulenti di parte, ma i tribunali nominano esperti indipendenti per ascoltare i bambini, e si basano sulle loro osservazioni. L’esperto potrà osservare che il bambino rifiuta un genitore per motivi validi mentre l’altro genitore cerca di dissuaderlo dal rifiuto. Oppure potrà osservare la situazione opposta. Potrà trovarsi di fronte ad un genitore che minaccia “se relazioni la situazione opposta ti denuncio perché la PAS non esiste”. Oppure ad un genitore collaborativo.

    In questo caso la madre era stata privata della potestà genitoriale anni prima. Nell’analogo caso in Australia (anche lì bambine prelevate con la forza pubblica) la madre aveva sottratto le figlie senza alcun motivo, con l’intento di privarle del papà. In entrambi i casi potevano obbedire alle sentenze, ma non lo hanno fatto, e così facendo hanno fatto del male ai figli. Lo stereotipo della “povera madre” è ben radicato, per anni la magistratura ha tollerato, e così purtroppo alla fine non è rimasto che il ricorso alla forza pubblica

  10. harpo says

    ma come può fare una povera madre che davvero ha davanti un figlio che non vuole vedere il padre per veri abusi o per mancanza di affetto paterno? se il bambino lo dice,cioè denuncia l’abuso psicologico, grazie alla PAS, il rischio è che il figlio le venga portato via a forza, anche se era vero…come può comprovare che è vero? qualunque cosa dica il bambino può essere imputata alla PAS. Quindi come garantire l’ascolto del bambino se esiste il riconoscimento in tribunale di questa sindrome? a me sembra troppo comoda per i genitori maltrattanti non affidatari…basta che minaccino di usarla che il genitore affidatorio debba starsi zitto e supplicare il figlio di NON denunciare gli abusi subiti o la mancanza di volontà di vedere l’altro genitore da solo….ma credeteci, ci sono casi genuini di genitori non affidatari realmente anaffettivi e dove il figlio – senza intervento dell’affidatario – davvero non è interessato a vederli…come garantire questo diritto del bambino?

  11. fasse says

    @unpapà

    ma non capisco lo stesso. se un legale non crede che la Pas esiste, giusto perchè arrivato quest’ultimo anno e non in quelli precedenti, non credo sia responsabile di un cambiamento o di una predisposizione ad una maggiore indisponibilità. mi pare che anche prima con il legale più conciliante non ci fossero stati grandi cambiamenti. di fatto leggo che la mamma aveva perso la potestà tempo prima e che la guerra in corso esisteva da anni. dunque questa mi pare solo la conclusione di una guerra che si protraeva nel tempo. dopodiché senza appunto giudicare nulla continuo a chiedere come si possa dire sereno un bambino trattato in quel modo.
    non mi interessa sapere chi è responsabile di questa cosa. chiunque sia le persone adulte – tutte – si fermano, fanno qualcosa, non insistono pur di non vedere un bambino trattato così. e avere torto o ragione in questa storia non cambia la conclusione che è tragica. quel bambino ha subito un trauma e tutti sono lì a scaricarsi la colpa l’un l’altro e io chiedo solo come sta il bambino? come si fa ad essere certi che stia bene?
    che si fermino, tutti quanti, per favore, e che si guardi quel bambino perchè a chiunque si pensa di voler attribuire la responsabilità di quello che è successo la cosa non cambia. ed è di quello che io sto parlando.

  12. un papà says

    fasse, permettimi di svelare un retroscena.
    Quella madre è stata assistita da un consulente di parte molto bravo, che ha cercato di farle capire che era meglio per tutti che il bambino avesse entrambi i genitori. Però, circa un anno fa, la signora ha assunto un avvocato negazionista della PAS, e così è rimasta senza il consulente bravo. Oggi quella ex-madre era su canale5 a urlare che la PAS sarebbe uno strumento per dare i bambini ai padri pedofili, e che siccome non è nel DSM non è diagnosticabile etc etc.

    Finché esistevano margini per un’altra soluzione la magistratura non ha fatto nulla, ma quando si è trovata davanti il negazionismo abnorme ha valutato che il male minore per il bambino era l’allontanamento.

  13. diana says

    x cassandra e tutti

    Condivido le perplessità sulla sostanza e l’applicazione del TSO. Tra l’altro, è di pochi giorni la morte di un uomo ricoverato in TSO e lasciato agonizzante su una barella. Forse il mio commento è stato inappropriato come il paragone. Che però, alla fine, forse, non era così inappropriato.

    Il Tso però è un

  14. fasse says

    @unpapà

    io come ho detto non entro nel merito della questione e non giudico ma a prescindere da tutto vorrei capire come si può pensare che una sentenza possa essere applicata in questo modo. e vorrei sapere come un bambino che nel video gridava “lasciami bastardo” e “brutto stronzo” rivolto a chi lo trascinava per i piedi fino al punto che si sente “aiutami zia, non respiro” possa essere sereno adesso con una persona che immagino reputi responsabile di quel trauma. di fatto è un bambino rinchiuso e mi ricorda una situazione manicomiale in cui chi custodiva i “malati” diceva che stavano benissimo. allora serve una verifica e non per incredulità e diffidenza ma perchè di uno Stato che trascina un bambino per i piedi e gli fa una violenza simile mi permetto di dubitare.

  15. un papà says

    Se mi consentire di andare controcorrente, il papà del bambino dice che già 3 anni fa la madre aveva perso la potestà genitoriale, ma era sempre riuscita ad evitare l’allontanamento, tanto che lui non vedeva più il figlio. La zia del bambino su Canale 5 riguardo all’intervento ha ammesso che: “se il modo non fosse stato quello, il bambino era ancora con noi”.
    Quindi la magistratura ha agito nell’unico modo possibile per salvare un bambino da chi voleva impadronirsene privandolo del papà e violando ogni sentenza. Grazie a questo intervento, pare che il bambino abbia già potuto pranzare e cenare con il suo papà. Una situazione che durava da 5 anni sembra avviata a risolversi. L’alternativa era non fare nulla, accettare che chiunque potesse appropriarsi di un bambino plagiandolo, con il rischio di tornare alla legge della giungla

  16. fasse says

    Cassandra lo stavo scrivendo io. Ma credo che FikaSicula questo lo sappia meglio di me/noi.

  17. Cassandra Gemini says

    Nel TSO “parliamo di adulti pericolosi per sé e per gli altri”. In quale universo parallelo?

  18. fikasicula says

    “il bambino sul cui “corpo” sono passati TUTTI QUANTI”

    esatto. questo è il punto. e condivido anch’io quello che dice la Saraceno.

  19. diana says

    Grazie, FS
    Ho ascoltato la Saraceno, che sottoscrivo. Non dà giudizi su padre, madre o decisioni del tribunale, ma parla di “pacco senza diritto di parola” riferendosi al bambino. E di brutalità che poteva essere giustificata solo da un effettivo pericolo immediato per l’incolumità fisica del bambino.

    La dichiarazione del Questore dà qualche informazione in più sulla situazione pregressa e il ruolo svolto in questi anni anche dalla famiglia della madre del bambino.

    A conti fatti:
    Il mio giudizio sul blitz non cambia.
    Per tutto il resto, quello che succede dentro una famiglia lo sa solo chi ci vive, anzi, chi lo vive. In questo caso il bambino sul cui “corpo” sono passati TUTTI QUANTI.

  20. fikasicula says

    Ma si, il mio paragone è improprio e infatti io sono ancora qui a tentare di razionalizzare dopo che ho visto il video per intero, perché sta circolando in rete pure quello, e ne ricavo pugni su pugni e la enorme sensazione di non riuscire a comunicare che quanto nel tempo tentavo, tentavamo di dire, quando dicevamo che si tratta di uno strumento autoritario che non può che produrre un risultato come questo, era proprio questo.
    E qui, come spesso accade, non si tratta di mostri. Ma si tratta di banalità del male, di voci che si rincorrono, ciascuna con la propria fragilità a immaginare di avere ragione e della realizzazione di una serie di opportunità che consentono alla fine che avvenga tutto ciò. Se ci si fermasse a parlare. Se semplicemente si capisse, tutti quanti, che i dispositivi di cui ti servi per ottenere quello che ritieni giusto non sono mai neutri. La Pas non è uno strumento neutro. Ha una radice fortemente autoritaria e porta con se’ questo carico di autoritarismo e la sua applicazione secondo me non può che portare a questo. Ci sono nazioni antiautoritarie con sistemi giuridici antiautoritari dove diversamente una decisione del giudice possa essere applicata in un modo più sano ed equilibrato? E’ chiaro che la Pas sia uno strumento pensato proprio per aggirare anche in qualche caso altri autoritarismi ma per ciò stesso di uno strumento fortemente autoritario si tratta. E l’obiettivo dovrebbe essere smantellare gli autoritarismi e non legittimarli e offrirne altri.
    E se c’è chi non si ferma a ragionare e a pensare che questo non può e non deve essere un male necessario il mostro dove sta? Il mostro siamo tutti noi. Inclusa me che evidentemente non ho fatto abbastanza per fare capire quello che volevo dire.

    E non parlavo di moderazione di toni ma di giudizi sulle azioni delle persone. Persone che potrebbero risentirsi di questo e in generale non permettiamo che si parli male di qualcuno. Ma hai spiegato il contesto e comunque chiunque qui venga a dire cose differenti è assolutamente ben accett@. Stiamo parlando di quello che viene scritto sui giornali, della costruzione mediatica di una vicenda e non delle persone.

  21. diana says

    D’accordo. Hai ragione anche tu, su trash tv, indignazione a gettone e impegno a capire.
    Con una eccezione: a volte, invece, i mostri ci sono.

    Nonostante la forte partecipazione emotiva, mi era sembrato di aver moderato tono e contenuti. L’intervista al padre è ascoltabile in rete, e le impressioni che ne ho ricavato sono “anche” razionali. Paragona il suo intervento al salvataggio di un americano nelle mani dei vietcong. Paragone improprio, a mio giudizio, come il tuo sul TSO (dove parliamo di adulti pericolosi per sé e per gli altri).

  22. fikasicula says

    @Diana

    io ti chiederei di non dare un giudizio sul padre di cui non sappiamo nulla, come d’altronde sulla madre. Io mi sono limitata a raccontare il contesto e a riferire cosa dicono i media. Mi astengo da un giudizio salvo dire che questa rete di adulti che sta attorno a questo bambino, istituzioni incluse, mi sembra molto poco adulta e molto autoreferenziale. E in questo momento anche la gara tra tifoserie Pas/antiPas mi sembra fuori luogo.
    Io non sono una delle presentatrici della tv trash pomeridiana che finge commozione e che dà il via al linciaggio a comando. Di scene di prelievo da parte della polizia ne ho viste a centinaia, anche legittimate da psichiatri in caso di Tso e familiari presenti che pensavano di fare bene. Ma a parte digerire il pugno nello stomaco poi mi fermo a razionalizzare. Non ci sono “mostri” in queste storie. Ci vedo solo tanto disagio e poi vedo che le istituzioni, che dovrebbero essere le adulte in fasi di crisi di altre persone, in realtà adulte e responsabili non sono.
    E le altre cose che penso me le tengo per me perché è troppo semplice sciorinare il proprio giudizio indignato senza capirci nulla e senza capire cosa fare dopo (sto parlando a terze persone e non a te Diana) .

    Riporto comunque l’audio intervista del padre http://video.repubblica.it/cronaca/il-padre-mio-figlio-e-stato-salvato-ora-sta-bene/107531/105911

    e un’ansa con le dichiarazioni del questore di Padova.
    http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2012/10/10/Bimbo-affidato-padre-polizia-preleva-scuola_7611389.html

    qui c’è anche il parere della Saraceno http://video.repubblica.it/cronaca/saraceno-violenza-inaccettabile-e-ingiustificabile/107516?video&ref=HREA-1

  23. diana says

    (provo a ripostare, perché il commento non sembra arrivato)

    mi associo a fasse, integralmente.
    Questo genitore (il padre) che – nell’audio che ho ascoltato – “razionalizza” la brutalità che ha appena inflitto al figlio, e senza battere ciglio, si qualifica da solo. Non escludo che la paura che il figlio ha di lui (rimasta inascoltata, anche se documentata e accertabile) sia ragionevole e giustificata. Se poi il padre aveva davvero come obiettivo ricostruire un rapporto col figlio (ma ne dubito) e non punire la ex-moglie, be’, adesso può veramente scordarselo.

    La Pas – come l’adhd – è uno strumento esplosivo nelle mani di adulti (padri, madri, giudici e via dicendo) irresponsabili. Oltretutto non esiste alcun consenso – come ricorda anche fasse – sulla sua consistenza scientifica. Farne l’elemento decisivo di un processo, che al tempo stesso vieta diritto di parola al principale interessato – il bambino – è aberrante.

    Seguo i blog sulla bigenitorialità e le battaglie di tanti padri ingiustamente allontanati dai figli. E so bene di cosa sono capaci le donne (moglie e madri) in sede di separazione, quando – favorite dai tribunali – usano i figli come scudi umani. Ma questo padre non è migliore di loro.

    Resta il fatto che di informazioni su questo caso ce ne sono poche. Non conosciamo il lungo iter processuale (6 anni) , la situazione di partenza, le eventuali responsabilità della madre (e della sua famiglia) e i suoi successivi sviluppi. Il giudizio non può che riguardare quello che abbiamo visto, e sfido chiunque a dire che possa essere stata – come sostiene il padre (!) – un’azione militare (da commando) per salvare un prigioniero detenuto illegalmente.

  24. Valeria says

    Alessandro dice:

    “l’unica cosa che mi sento di dire, in un contesto pubblico, e’ che chi ha diffuso il video, dove si riconosce il bambino e lo si sente chiamare per nome, non ha agito in favore della tutela del minore. Qui non e’ uomo contro donna o donna contro uomo. Qui e’ il baraccone mediatico insensibile nei confronti di un diritto fondamentale del minore: quello di non essere esposto alla gogna”

    io sono d’accordo con lui.
    oltretutto, da madre, mi viene da dire che tante urla e questo modo concitato non sono rasserenanti per un bambino che va rassicurato.

  25. fasse says

    @dadtux

    se muoversi prima significa comunque sottrarre un bambino con la forza al genitore che ce l’ha in affido io penso che sia sbagliato.
    io non so come siano andati i fatti ma in tutto ciò c’è qualcosa di profondamente sbagliato.
    un bambino non può essere forzato se non vuole stare con un genitore. il rifiuto deve essere capito e ascoltato. e se mentre il bambino si ascolta tutto quello che dice gli si ritorce contro perchè tutto quanto viene ricondotto alla Pas allora la Pas è una teoria che non va bene. qualcuno si deve preoccupare di capire come si fa a distinguere un rifiuto motivato da quello che non lo è. diversamente è questa la ragione per cui la comunità scientifica ha rigettato la pas e non la applica. l’unico posto in cui si applica è il tribunale e una malattia non si può diagnosticare in tribunale. se il padre ritiene che il bambino sia sottoposto ad abusi può fare denuncia per maltrattamenti. ove questi maltrattamenti sono dimostrati allora ottieni una sentenza di condanna della madre. diversamente la Pas è una scorciatoia in cui non c’è accusa né difesa ma solo una diagnosi periziata di fronte alla quale qualunque cosa viene detta dal bambino o dalla madre viene sempre interpretata come sintomo della malattia.
    l’affido condiviso è una cosa verso la quale ci si dirige anche smantellando una cultura che stabilisce che le madri siano affidatarie e i padri no. la cultura si aggiusta e si costruisce attraverso altri metodi. dopodichè qui nessuno si permette di giudicare o di mettersi nei panni di un genitore che vive questi problemi ma la cosa che ci siamo sempre chieste, ed è facile arrivare ad una risposta, è: questo bambino portato via in questo modo, davvero recupererà il rapporto con il padre? ora che il bambino non sta nè con un genitore né con un altro ma sta in un posto estraneo, chi ha vinto? chi ha perso? davvero la “terapia della minaccia” può essere una soluzione? può essere mai dimenticato un trauma del genere? io credo di no.

  26. alessandro says

    l’unica cosa che mi sento di dire, in un contesto pubblico, e’ che chi ha diffuso il video, dove si riconosce il bambino e lo si sente chiamare per nome, non ha agito in favore della tutela del minore. Qui non e’ uomo contro donna o donna contro uomo. Qui e’ il baraccone mediatico insensibile nei confronti di un diritto fondamentale del minore: quello di non essere esposto alla gogna

  27. Fede says

    Vergogna vergogna vergogna.
    Che razza di persone siamo diventate?

  28. dadtux says

    E a sostegno della mia risposta molto sintetica, ho trovato anche l’autorevole parere della Lega Italiana Divorzio Breve:
    “Dichiarazione di Diego Sabatinelli ed Alessandro Gerardi, rispettivamente segretario e tesoriere della Lega Italiana per il Divorzio Breve:

    “Non possiamo entrare nel merito della decisione che ha spinto la Corte d’Appello della sezione minori di Venezia a prendere quel provvedimento, ma è profondamente sbagliato arrivare fino al punto in cui si è protratta la vicenda che ha visto agenti in borghese letteralmente trascinare via un minore in quel modo. A genitori incapaci di provvedere ai propri figli, sia in costanza di matrimonio che dopo una separazione o un divorzio, deve essere impedito di protrarre la violenza psicologica sui figli il più presto possibile. Le immagini che abbiamo visto sono frutto dell’inerzia degli organi deputati al controllo ed alla vigilanza sul comportamento di certi genitori a cui deve essere tolta senza indugio la potestà genitoriale. Si parla di vicenda che va avanti da ben sei anni, gli anni della fanciullezza di questo bimbo: genitori, servizi sociali e magistratura, ognuno per la parte di rispettiva competenza, si facciano il proprio esame di coscienza e si assumano le proprie responsabilità”
    http://www.divorziobreve.org/node/1668

  29. dadtux says

    Tanto per continuare la discussione iniziata nel post sulle linee guida: posto che le modalità scelte per cercare di rimediare alla stato di disagio psicologico del minore accertato dalla CTU sono traumatiche, quali dovevano essere le modalità giuste?

    Mi faccio la domanda, e mi do anche una risposta. A mio parere bastava che l’apparato giudizial_assistenziale si muovesse in tempi ragionevoli (tre mesi) e non in sei anni come è avvenuto.

Continuing the Discussion

  1. La Pas non c’è ma i problemi di genitori e affidi restano tutti – Al di là del Buco linked to this post on 21 Marzo, 2013

    […] l’ordine potete leggere qui. Sulla faccenda di Cittadella c’è questo. Commento a quello di cui si parla invece oggi, la sentenza che capovolge il risultato, […]

  2. Il bambino di Cittadella simbolo dell’Italia intera | Informare per Resistere linked to this post on 13 Ottobre, 2012

    […] La PAS è una falsa sindrome, elaborata da uno psicologo incompetente, pedofilo e suicida. Una “malattia” dichiarata ormai scientificamente falsa in ogni parte del mondo occidentale, tranne che in Italia. Un “disturbo della personalità” che viene affibbiato ad un ragazzino di dieci anni perchè rifiuta di sottomettersi ad un padre con cui non va d’accordo. La PAS è la patologizzazione dell’individuo giovane che dice di no ed ha solo la valenza dell’atto autoritario. Perchè dire di no è vietato in Italia e lo si è visto quando poliziotti imbaccuccati nelle loro divise imbottite e muniti dei loro miserabili manganelli si accanivano contro manifestanti di 14-15 anni per le strade d’Italia. […]

  3. Bambini sottratti: minori trattati come criminali? | Informare per Resistere linked to this post on 12 Ottobre, 2012

    […] Bambini sottratti: minori trattati come criminali? – da Femminismo a Sud – […]