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Napoli, Donne e Media: report e materiali condivisi!

Dicevo di ieri a Napoli (ecco un souvenir) con l’Associazione Pulitzer, che si occupa di Media e indaga il sessismo che i media veicolano, si interroga, promuove iniziative in tutta l’Italia e fa un gran lavoro di tessitura di una rete di soggetti che coniugano la passione per il giornalismo, a qualunque livello, inclusi i citizen journalist e le/gli indipendenti, inclusi i nuovi media, i blog, all’attenzione per i linguaggi, per la maniera in cui viene adoperata la comunicazione, con l’idea che comunicare sia un mestiere di grande responsabilità giacché chi lo svolge si assume l’onere di “formare”, raccontare, pezzi di storia in modo giusto o sbagliato, e di pezzi di storia raccontati in modo assolutamente sbagliato, quando si parla di donne, ce ne sono tanti, e di questo parlava Loredana Lipperini con la sua tenace attenzione verso le contraddizioni espresse in ogni media e i suoi riferimenti ai codici etici e poi Francesca Dovetto con la sua indagine sulla lingua e sulle parole e Monica Capo che ci ha raccontato dell’Associazione e di mille altre cose fondamentali dedicate ad una maniera di fare informazione quasi utopica, poetica, commovente, e poi c’ero io che ho restituito un piccolo pezzetto di indagine fatta con/per/tra/in Femminismo a Sud, con l’aiuto dei dati raccolti da Bollettino di Guerra, per concludere un dibattito ricco di osservazioni e spunti e mille pensieri orientati al “che fare” in futuro.

Dal “che fare” di una splendida donna, madre, che giostra la sua vita tra fatiche e stereotipi, all’uomo che dichiarava il proprio disagio rispetto alle tante verità emerse, alle proposte, tante, all’idea della toponomastica di genere dietro la quale in realtà c’è un’indagine che restituisce memoria a donne dimenticate o forse mai conosciute, all’attività di rete di tante donne, ciascuna con le proprie differenze, al rimarcare l’impossibilità di superare le differenze quando queste sono di classe e di tipo identitario (con le fasciste e le razziste proprio non si può…), alla esigenza, sollecitata, di un osservatorio che si occupi di violenza sulle donne, alla osservazione circa numerose assenze dentro le redazioni dei giornali con un’attenzione di genere, al rifiuto (da parte mia) verso qualunque quota rosa, ricordando la nostra proposta #OccupyMedia e poi la Guida per i/le giornaliste/i sul linguaggio e le immagini da usare per gli articoli sulla violenza sulle donne e infine la consapevolezza del fatto che i media mainstream hanno esaurito il proprio compito, essendo diventati fondamentalmente dei venditori di morbosità (come per Brindisi e Melissa), essendo attenti solo all’audience, vampirizzando contenuti intelligenti e importanti in giro per i blog che costituiscono una delle nuove forme, autogestite, assieme alle esperienze di citizen journalism, di informazione dal basso, e che rappresentano il luogo di espressione non mediato da interessi (noi non dobbiamo nulla a nessuno/a) che assume autoconsapevolezza e mette in rete soggetti a partire, per esempio, dal Feminist Blog Camp.

Molto bello aver incontrato donne e uomini interessati/e a tutto questo. Per chi mi ha chiesto copia delle diapositive eccole pubblicate in forma video (su) e come file immagini (QUI).

Grazie ancora all’Associazione Pulitzer per la splendida opportunità e andiamo avanti, ché c’è tanto da fare….

Ps: La prossima cosa che farò è una indagine sulla maniera in cui i media trattano gli uomini, ritraendo stereotipi e ruoli imposti, perché quello che ci riguarda è solo una delle tante facce di una stessa medaglia.

Leggi anche:

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Posted in Comunicazione, Critica femminista, Iniziative, Pensatoio, R-esistenze.


3 Responses

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  1. Paolo84 says

    comunque nelle serie tv (specie straniere) trovo personaggi femminili e maschili più credibili, complessi, ben delineati

  2. Paolo84 says

    sì però un cronista deve raccontarli i fatti, senza giustificazionismi, però deve raccontare se l’assassino (qualunque sia il suo sesso) era drogato o ossessivamente geloso
    Scusate ma le donne forti non sono uno stereotipo esistono ed è giusto raccontarle così come è giusto raccontare la fragilità, donne e uomini possono essere ugualmente forti e fragili, quanto all’essere pro o contro la guerra, la pazienza, l’amorevolezza ecc..anche queste sono doti che possono riguardare sia le donne sia gli uomini. Siamo moralmente e intellettualmente pari nel bene e nel male. il titolo sulla “possessione diabolica” è ridicolo, sono d’accordo.

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  1. Kataweb.it - Blog - Lipperatura di Loredana Lipperini » Blog Archive » LE PAROLE PER DIRLO linked to this post on maggio 28, 2012

    […] comune idee e analisi sulla narrazione della violenza e delle donne, per esempio. Dallo studio di Femminismo a Sud (e finalmente ho incontrato di persona Enza Panebianco!) emerge con chiarezza estrema che quella […]