Ancora un anno di vittime di violenza maschile, di donne massacrate da uomini violenti, di diritti violati in nome di una supposta superiorità degli uomini sulle donne.
Un anno di vittime della precarietà in cui donne senza garanzie si ritroveranno in uno scantinato buio a rischiare la vita per pochi euro all’ora.
Un anno in cui le donne in piazza dovranno urlare più forte e marciare e andare avanti senza farsi intimidire da nessuno. Un anno in cui passo passo, mano nella mano, saremo sorelle per sfidare la sorte e il destino che ci viene imposto, e rifiuteremmo di allungare le gonne, di lasciarci intrappolare dentro una cintura di castità, di ipotecare l’utero e il presente al cospetto di “autorità” che non riconosciamo in quanto tali.
Un anno di opposizione critica che non ci vedrà indietreggiare mai, noi, ferme a sostenere striscioni reali e virtuali, con le nostre vite in mano, i nostri sorrisi, la nostra intelligenza e le mille abilità per reinventarci e sostenerci, per non essere mai sole, ché andremo in piazza danzando, saltellando, calci in alto, gomiti appuntiti, bocche mai cucite, occhi ben aperti, avremo amore e lotta, per amarci meglio, per amare chi vogliamo.
L’anno in cui continueremo a chiamare le cose con il proprio nome. In cui il fascismo si chiamerà fascismo, il razzismo non potrà essere che razzismo, lo specismo non sarà che quel che è, il sessismo lo descriveremo come quella forma di autoritarismo che è.
