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La lotta è domani. Ed è già domani!

Bisogna fare chiarezza. Il femminismo è terreno di lotta a tutto tondo. Non si può, per noi, realizzare a compartimenti stagni. Noi siamo questo, donne e uomini, a ragionare tutti i giorni di come vorremmo il nostro futuro, a rimetterci in discussione, a esporci, sovraesporci, raccontare criticamente tutto ciò che intendiamo affrontare. Se temessimo giudizi non avremmo scelto di fare quello che facciamo. Però… però…

Per molt* di noi, diciamo tutt*, la militanza femminista è una scelta naturale, quasi obbligata. Viviamo di una resistenza quotidiana mentre scansiamo le botte di uomini violenti e le molestie di datori di lavoro un po’ di merda, mentre tentiamo di raccattare grammi di autostima nel bel mezzo di contesti in cui tutti ci dicono che dobbiamo vergognarci per la nostra precarietà. Siamo nessuno, noi, siamo zero, eppure siamo tutto, siamo tanto, siamo centinaia e migliaia di volti che combattono e lo fanno con convinzione e senza indietreggiare di un solo passo, a testa alta, assumendosi sempre la responsabilità delle proprie scelte e motivandole e mai insultando nessuno o definendo presunte superiorità nei confronti di chicchessia.

Ma ci sono cose dalle quali non possiamo prescindere. Non abbiamo bisogno di fare studi sociologici per capire che il fascismo è merda qualunque sia la forma attraverso il quale si mostra. Ci è bastato leggerci la storia, leggerla per bene. Ci basta rileggere Hannah Arendt o Gramsci. Ci basta leggere tanto di quel materiale nel quale è possibile riconoscere tutti gli elementi di ciò che vediamo adesso.

Chi fa comunicazione si rende veicolo di idee e sdogana personaggi. Non si possono confutare tesi in modo intelligente offrendo un palcoscenico alla merda. Con la merda non ci parlo e non confuto il fetore. Con la merda si tira lo sciacquone. Perché a noi le logiche bipartisan non sono mai piaciute e non sentiamo l’urgenza di riunirci e fare lobby tutt* unit* contro un ipotetico nemico quando questo è un pretesto, come nel caso del precedente premier, e ci allontana dai veri problemi di cui dovremmo occuparci.

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Antifascismo: la necessità di fare chiarezza!

Solidarietà ci arriva anche dal GLF, Gruppo di lavoro femminista di Roma. Ecco cosa scrivono:

Antifascismo: la necessità di fare chiarezza.

Tutto comincia con la teoria degli opposti estremismi.
Quando la conflittualità sociale, che veniva dagli anni ’60, diventò lotta di classe, negli anni ’70, le forze così dette “democratiche”, che comprendevano un vasto schieramento, dal PCI alla DC, dai partiti così detti moderati a quelli liberali, propagandarono il concetto di opposti estremismi.

Si tentava,in questo modo, di far perdere i connotati politici alle lotte, sottraendole alle idee che le sottendevano, per farle rientrare nel concetto di violenza pura e semplice.
Si voleva far dimenticare che la società è divisa in classi, che ci sono oppressi e oppressori, che lo Stato così detto “democratico” esercita violenza tutti i giorni, in maniera diretta ed esplicita ed in maniera indiretta e subdola, attraverso le istituzioni, che la configurazione fascista è una delle tante usate proprio da questo sistema a seconda delle necessità, e si volevano ottenere due risultati importanti : confondere l’aggredito con l’aggressore, mettere sullo stesso piano chi la violenza la subisce e chi la esercita e porre le istituzioni e le forze così dette “moderate” come neutrali e al di sopra delle parti.

Questa operazione che trascinava con sè anche la stessa Resistenza, fu attuata attivamente e consapevolmente dalle forze socialdemocratiche.

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Media mainstream e la criminalizzazione del pensiero antifascista

La mattina si è aperta con un’intervista a Radio Black Out, la cui redazione ci consegna la sua solidarietà per il grave attacco che stiamo subendo. [clicca QUI per ascoltare l’intervista]

Riceviamo anche la solidarietà del Csoa Gabrio di Torino che, ricordiamo, segue a quella di tante altre realtà di movimento e del mondo della cultura italiana che ci hanno fatto e ci fanno sentire che non siamo sol* in questa battaglia.

Ecco il post dei compagni e delle compagne del Gabrio:

“Le compagne ed i compagni del CSOA Gabrio esprimono solidarietà a Femminismo a Sud, blog femminista e antifascista che ha avuto il coraggio e la coerenza di evidenziare come alcune e alcuni ‘intellettuali’, di sinistra e non, abbiano avviato nel tempo un processo di sdoganamento e di cosmesi di Casapound, realtà neofascista italiana. (link: http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2011/12/16/chi-ha-sdoganato-casapound/). Parlare di Casapound senza far emergere il loro fascismo strisciante e subdolo, trascurando ciò che comporta e ha comportato in passato il fascismo, significa edulcorare una realtà violenta, che coltiva il culto della violenza e della sopraffazione verso il diverso ed il più debole.

A riportare le masse indifferenti alla realtà del fascismo di Casapound ci ha pensato il camerata Casseri il 13 dicembre, assassinando Samb e Diop a Firenze. Tale però è il livello di afFascinazione attuale, che nemmeno quelle morti sono bastate a far ragionare con onestà intellettuale chi ha contribuito ad un immaginario di Casapound costruito e fasullo, una Casapound fascista ma di ‘fascisti buoni’. E’ bastato che Femminismo a Sud mettesse questi ‘intellettuali’ di fronte alle proprie responsabilità, senza giudizi o conclusioni di sorta, ma rilevando il pericolo insito nel normalizzare contenuti inequivocabilmente fascisti, perché venisse attaccata ripetutamente e brutalmente.

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