E non in senso fisico, ovviamente. Però ci piaceva questo titolo, dato che a tenerla a battesimo fu un articolo tutto da dimenticare dal titolo “la ministra più bella del mondo”. Invece è brutta, brutta come i suoi collaboratori. Brutta come il governo che lei rappresenta e che legittima con lacrime e bon ton. Brutta perchè fa parte di una brutta strategia atta a far passare come cose belle delle cose bruttissime.
A dirvelo non sono io ma è quel bel giornale di squadriglia antiberlusconiana, ve lo ricordate? Quello che sponsorizzava le marcette degli indignati e che si batteva la mano sul petto a favore delle donne?
Convinta che per capire cosa intende fare il governo bisogna decostruire gli articoli dei quotidiani che meglio vorrebbero ben rappresentarlo ecco l’ultima sorpresa targata Repubblica.
Fino a ieri stava in homepage, poi eclissato, forse perchè si sono accorti che la stronzata era così grossa da risultare impopolare. Un titolone diceva che il contratto unico nazionale era un buon mezzo contro la precarietà. Balle.
Le frasi chiave della faccenda stanno tutte lì:

