Skip to content


Storie #precarie: sono disoccupat@ e meridionale. A che serve emigrare?

2012: anno nuovo e precarietà vecchia che si aggrava sempre più. La nostra lotta continua e come abbiamo già fatto e stiamo facendo con il Progetto Malafemmina, contiamo di rendere collettive le storie individuali, quelle precarie, affinché vi sia un passaggio di consapevolezza, dalla comprensione di un disagio alla rabbia nell’esprimerlo e all’analisi nel decostruirlo e dunque alla capacità di far diventare politico e collettivo un disagio che vorrebbero fosse solo personale.

Non accettiamo compromessi sulla nostra pelle. Vogliamo occupare tutto, incluso il web. A partire dalle storie e dalle pratiche di lotta. Vi invitiamo a scriverci su femminismoasud[chiocciola]inventati.org e a mettere in condivisione le vostre storie di vita e di lotta precaria. Perché le vostre solitudini diventino una forza collettiva grande e perché ci si possa confrontare sulle pratiche ché si decida, una volta per tutte, che non ci sono lotte di serie A e lotte di serie B.

Continued…

Posted in Personale/Politico, Precarietà, R-esistenze, Storie Precarie.


#Precarietà: la rabbia è amore!

La precarietà ha delle conseguenze. Perché tutto costa, anche l’aria, e se non ce la fai e per disgrazia contrai qualche debito con la speranza di migliorare la tua situazione allora vedi arrivare gli esattori che ti pignorano macchina, casa, mobili, di tutto. Avete mai visto in faccia un esecutore di uno sfratto? Bisogna guardarlo bene perché a prima vista è fatto come voi, ma nel cuore ha una pietra di merda calcificata nel tempo.

Tante persone soffrono e non riescono neppure a parlare di ciò che vivono perché tutti fanno a gara a farti sentire in colpa. Tutti ti dicono che sei tu che non ce la fai ed è tutta colpa tua. Come se fosse una colpa quella di tentare di campare e di costruire un futuro.

Nel frattempo ti ammorbano di pubblicità che ti fanno credere che le banche sono tue amiche e che le finanziarie ti faranno prestiti a costo zero per continuare a farti spendere e per lucrare sulla tua esistenza. Poi non riesci a pagare una rata e tu dici che hai un lavoro precario, perciò ti prendono l’automobile, che è il mezzo che ti serve per andare a lavorare, così tu non puoi più neppure fare quello e dunque si prendono i tuoi occhi, la tua vita, si prendono tutto.

Ci sono persone che saltano un mese d’affitto e vengono buttate in mezzo alla strada. Persone che si indebitano per comprare da mangiare e poi pagano con gli interessi fino alla fine dei loro giorni.

E’ una situazione generalizzata, che c’entra anche con la questione dei consumi, perché bisogna anche ripensare a quali sono le nostre priorità ché non riesco ad essere solidale con chi fa debiti per comprare un televisore al plasma. E non credo neppure che questo oramai avvenga perchè è quello che vogliono farci credere mentre ci dipingono come persone vuote votate al superfluo. Le persone disperate risparmiano anche sulla carta igienica e consumano le scarpe che hanno ai piedi fino a che non sono inutilizzabili. Riciclano abiti e alimenti, arredano da se’ le proprie stanze, sempre che abbiano le stanze, e se non sanno dove andare stanno accampati qui e là facendo attenzione ai nazisti che vanno ad incendiare le baracche ché tanto i poveracci sono tutti criminali, questo è chiaro, no?

Tutta la disperazione e l’aspetto umano della faccenda viene sempre e volutamente rimosso, perché è più comodo dire che i movimenti di lotta per il diritto alla casa, quelli che occupano o che concretamente si oppongono agli sfratti, sono cattivissimi, o che la latitanza sul pagamento delle rate alle banche usuraie sia un reato o che la gente che si incazza in piazza sia “violenta”.

Continued…

Posted in Omicidi sociali, Pensatoio, Precarietà, R-esistenze.


Precarietà inconciliabili

Hanno le idee chiare al governo. Continuano a proporre la stessa pappa pronta che ci impongono da anni. Al ministero per il welfare sono tutt* d’accordo. La Fornero e pure la sottosegretaria Guerra.

Insistono a parlare di natalità, cura, flessibilità, conciliazione. Che vuol dire? Che per le donne non cambia niente. Ovvero continueranno a mantenere il welfare sulla base del lavoro gratuito delle donne.

Fare figli, badare ai vecchi, avere sempre lavori precari che non distolgano dalle imposizioni di stato (dio/patria/famiglia), conciliare lavoro esterno e ruoli di cura.

Continued…

Posted in Critica femminista, Omicidi sociali, Precarietà, R-esistenze.