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La solitudine (ché sei triste e sola se non appartieni a un pene!)

Da e con la gentile concessione di MenoePausa:

L’alternativa alla monogamia dalle nostre parti, per punizione, è la solitudine. Del vaffanculo alla monogamia ho già parlato precedentemente e per chi vuole leggiucchiare sta tutto scritto qua.

Ma grazie ad una sana ispirazione sul mio facebook mi viene voglia di approfondire la tematica concludendo che sono le convenzioni sociali che vorrebbero obbligarci anche ad aver paura della solitudine, descrivendola come fosse una cosa perfida, una condizione infernale, quello status al quale sono condannate tutte le femmine che non appartengono ad un uomo e dunque “sole” è uguale a “non appartenenti”, sole significa niente riconoscimenti, niente complimenti, niente rispetto, niente di niente.

Non è un caso se fino a qualche tempo fa varcata la soglie dei trent’anni se ancora non eri fidanzata o maritata dicevano che eri un’acida zitella. E in realtà è possibile che le donne sole fossero acide, certo, ma non in quanto single. Lo erano sicuramente perché alle donne sole era vietato avere qualcuno/a con cui fare sesso, ché è il non fare sesso che rende acida la vita in generale.

Continued…

Posted in Corpi, Pensatoio, Personale/Politico, Sensi.


Se sesso corrisponde a possesso (che palle la monogamia!)

Da e con la gentile concessione di MenoePausa:

Ho un grave difetto, l’ironia. E’ la parte più intima di me. Il mio lato oscuro. Ridicolizzo tutto. Se un uomo non è in grado di reggersi dopo la mia radiografia m’ha perso prima di trovarmi.

C’è stato un tempo che me ne facevo una colpa sebbene non ne potessi più di facce lugubri e modalità seriose. Ché un’espressione cupa mi fa proprio cagare. Il riflessivo mistico mi fa venire il vomito. Il bel tenebroso va ricacciato al buio. Il timido e sensibile dovrà smetterla di prendersi sul serio.

Qualcuna mi diceva “sei spietata”. Troppo orribile. Cattivissima. E io chiedevo: ma me l’ha prescritto il medico che devo fare terapia consolatoria a chi non sa stare al mondo? M’ha visto in faccia scritto “balia”? E io una figlia già ce l’ho. Se ne volessi un altro lo farei.

Continued…

Posted in Pensatoio, Personale/Politico, Scritti critici, Sensi.


Se l’accusato per violenza sessuale è un politico (di destra o di sinistra)

C’è questa storia che ho letto sulla stampa, a proposito del sindaco di Gubbio, e non so, certo, se si tratta di accuse, che la stampa interpreta o ingigantisce e non so neppure come andrà a finire perché la sorte di questo genere di accuse in Italia è quasi sempre favorevole all’accusato piuttosto che all’accusatrice però mi ha fatto tornare in mente una vicenda che ho vissuto di persona.

In uno dei miei tanti lavori precari stavo in una sede istituzionale. Lui era uno di quelli eletti dal popolo in un partito di centro sinistra. Cattolico e stronzo. Per ben due volte mi bloccò, tastò, provò a baciarmi, tra una fotocopia e l’altra, tra una carta da firmare e un documento da redigere. La prima volta rimasi immobile, con uno che aveva il doppio dei miei anni. Lo dissi a tutti e tutte, colleghi e capi. I colleghi fecero in modo di non lasciarmi mai da sola con lui. Dovetti rifugiarmi in antri oscuri degli uffici quando restavo per fare gli straordinari (incluse le pause pranzo). Uno dei capi mi disse che avrebbe detto e parlato e tutto si sarebbe sistemato. Non si sistemò niente. La volta dopo fu di fronte a tutti. Venne e mi tastò con fare confidenziale. Io irrigidita mentre gli altri lo guardavano sbalorditi per la faccia tosta. Quando lui acquisì maggiore potere in quell’ufficio ovviamente il mio contratto non fu rinnovato dato che lo avevo abbondantemente sputtanato.

E’ chiaro che se l’avessi denunciato – e allora ero molto giovane – non so chi mi avrebbe creduto e io avrei vissuto chissà che incubo nella certezza di non poter mantenere il mio posto di lavoro. Avevo un@ figli@ piccol@ e tanti problemi economici. Non potevo permettermi di restare in mezzo alla strada.

Tra l’altro il mancato rinnovo del contratto coincise con un altro fatto tragico che riguardò la mia famiglia. Ma questa è un’altra storia che non riguarda me e non ho voglia di raccontare. Quello che accadde dopo fu il mio tentativo di riscatto, senza dover chiedere l’elemosina a nessuno, ché non sarei mai tornata a strisciare e pregare che mi ridessero il posto. Tanto per confermare che a combattere per tutta la vita siamo in tant* e che alla fine quella divisa non si riesce a toglierla mai.

Quello che so, dunque, è che è molto possibile che un rappresentante istituzionale, un politico, perfino il più insospettabile, alla fine possa coltivare l’inesauribile passione di limitare la libertà di una dipendente e se devo dirla tutta ricordo con orrore il fatto che le dipendenti venivano scelte in generale anche sulla base dell’aspetto fisico, perciò venivano considerate, usate come portaborse o portate a cena o a pranzo come accessorio decorativo. Sempre utili le segretarie e le consigliere intelligenti a far bella figura negli scambi con altri colleghi e sempre utili a rendere meno noiosa la solitudine del rappresentante istituzionale fuori sede.

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Posted in Omicidi sociali, Pensatoio, Personale/Politico, Storie violente.