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#83 – Femminicidio: donne che muoiono per la propria libertà!

Tragedia della gelosia” – scrive Repubblica. Che in lingua italiana non vuol dire niente. Si evita di citare colui il quale si serve di un motivo per affondare un coltello sulla compagna. E’ un po’ come “Il caldo uccide” che viene difeso da Pinketts e Cappi dell’entourage di Cronaca Vera.

Si parla di uno che la picchiava, non la sposava di modo che lei non avesse la cittadinanza italiana, ché figuriamoci se certi uomini non tengono sotto ricatto le donne, in special modo se straniere, precarie e prive di risorse proprie, per tenerle in pugno. Liti frequenti, lei che usciva in strada urlando che lui le metteva le mani addosso, dicono i vicini i quali non hanno fatto niente per salvarla. Chiamare qualcun@ prima di vederla morta forse sarebbe stato un segno di civiltà, ma tant’è.

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Pinketts, Cappi, Cronaca Vera e il caldo che uccide le donne!

Era così. In rete abbiamo risposto più o meno in questo modo. Pinketts e Cappi, due noti giallisti o autori di noir che a quanto pare – tra gli autori di libri dello stesso tipo – hanno a che fare con la rivista, rispondono come vedete sotto. Per leggere la risposta di altri, tra i quali quello che dice dei lettori che sono “stronzi”, potete andare nella splendida pagina facebook che questa gente occupa.

E comunque, giusto per dire, basterebbe leggere Bollettino di Guerra, ovvero una rassegna accurata di violenze sulle donne, per capire che la calura estiva non c’entra manco per il cazzo con la violenza sulle donne e non c’entra neppure essere svestite ché la ragazza a Pizzoli (L’Aquila) è stata quasi sventrata con la neve e il ghiaccio e i cadaveri di donne fioccano d’inverno e in tutte le stagioni, purtroppo. Altrimenti come soluzione ci basterebbe fare danze della pioggia o trasferirci tutte al Polo Nord per sopravvivere.

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“Fare rete” non è “creare recinti”!

C’è differenza tra tessere una rete e creare un recinto, una prigione, anche culturale. Secondo me questo è quello che fanno alcune donne che in nome della trasversalità rinchiudono dentro il recinto le altre e le usano per i propri scopi. Elettorali, prevalentemente. Perché la tentazione di creare recinti, anziché reti, cordoni di protezione per lager protetti in cui ti invitano a rinchiuderti spontaneamente in nome del nemico che sta là fuori, è forte in ogni dove.

La rete è rete se rimane aperta ma con confini precisi. Dove le gerarchie non si incrociano e i fascismi non stringono il cerchio. La rete è rete dove le mani che la tessono non ordiscono trame oscure ma semplici relazioni fatte di partecipazione dal basso, di riconoscimento reciproco, di valorizzazione del lavoro di tutte e di volontà di guardare al futuro.

Mi fa ridere l’accusa della ghettizzazione quando qualcun@ spiega che la rete è rete se pone obiettivi precisi. E’ rete autodeterminata dove il collante è la volontà di restare, stare insieme e andare avanti e non quella che si realizza per condizione di paura, timore del nemico esterno.

Prendi Snoq: la prima volta si è legata ché là fuori c’era Berlusconi, poi ci fu l’uomo violento in quanto tale, brutto e cattivo, poi c’è l’intenzione di far pensare anche a me che le quote rosa avrebbero un senso. Dove per quote rosa sta la felicità di sapere che a fare una riforma del lavoro di merda è stata una donna invece che un uomo. Che bellezza!

Non so. Volevo dire solo questo, oggi. Altro non mi viene in mente. Non so se è una osservazione intelligente ma mi sono scocciata di sentirmi dire che quelle come noi che non vogliono avere a che fare con le fasciste sono settarie. Settarie un paio di ovaie.

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