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#StopFemminicidio: lo Stato non permette che le donne lascino i violenti!

E pure Repubblica è messa lì a sostenere che in fondo un po’ ce la cerchiamo, perché se titoli a tutta pagina che sono le donne che non sono in grado di mollare gli uomini violenti quando la stessa ricerca che hai citato ti dice che negli anni questa cosa è cambiata e che a fronte delle nonne che non potevano andarsene per non lasciare i figli in mezzo alla strada ora le nipoti se ne fregano e dopo un minimo se ne vanno, significa che vuoi dare una immagine delle donne passiva, colpa loro, mica delle contingenze.

Eppure non è così difficile da capire. Quali sono le possibilità di sopravvivenza di una donna in Italia? E di una donna con figli? Poche, pochissime. Ecco spiegato il perché alcune donne, superato il primo periodo di ovvia codipendenza psicologica dalle violenze, non se ne vanno se non quando sono alla disperazione e non sono lì lì per morire.

Non è una questione di mancanza di reattività, bisogna dirla tutta, è proprio l’assenza di prospettive. Più volte, quando abbiamo parlato e comunicato con donne che subivano e subiscono violenza, la questione che emergeva era quella della dipendenza economica. Il primo istinto è di andarsene ma poi vengono i dubbi “e dove vado? come campo? cosa do da mangiare ai figli?” e su questo ci si può girare attorno quanto si vuole ma è un dato di fatto che le donne di un tempo non mollavano i mariti perché erano totalmente dipendenti dal punto di vista economico, in special modo al sud. Oggi, invece, anche quelle dipendenti possono almeno tornare dai genitori perché padri e madri sono diventati sensibili al problema e non accetterebbero più di vedere la figlia in mano ad un violento per conservare il buon nome della famiglia e per tutelare la reputazione della ragazza.

Poi ci sono quelle che i genitori non li hanno o che sono troppo poveri per mantenere figlia e nipoti o che semplicemente se ne fregano e il punto è sempre lo stesso: a fronte della dipendenza economica cui le donne sono obbligate in italia, per brutta e complice organizzazione del welfare state che le donne le vuole tute a casa a compiere lavori di cura, quando scelgono di lasciare i compagni violenti dove vanno? Come faranno a mantenere i figli? Come faranno a sopravvivere?

Allora bisogna cambiare titoli sui giornali e attribuire le responsabilità a chi le ha. Non sono le donne che non vogliono lasciare gli uomini violenti, ma sono le condizioni economiche che glielo impediscono. E’ principalmente il fatto che i femminicidi vengono considerati o trattati alla stessa stregua di effetti collaterali all’organizzazione economica del welfare in cui le donne devono restare in famiglia a prendersi cura, gratuitamente, dei familiari, pena l’esclusione sociale e il ripudio per mentalità culturale. Ed è questo che origina la richiesta perenne nei confronti delle donne di assumere il ruolo di psicofarmaco sociale consegnando loro perfino la fragilità dei loro stessi assassini, responsabilizzandole con una perenne vittimizzazione dei carnefici, sempre giustificati, tollerati, coccolati, descritti come bisognosi di aiuto e di “cure”. Dopodiché un’altra ragione per cui alcune non lasciano è l’intimidazione, il ricatto perenne che viene fuori dal terrorismo psicologico/fisico realizzato dai violenti.

Per ogni donna che lascia quante ne vengono uccise? Quante perseguitate e stuprate e picchiate e quante sono costrette a subire la persecuzione di ex mariti violenti che grazie alla legge sull’affido condiviso che non prevede l’esclusione dell’affido in caso di violenza si vendicano sulle ex attraverso i figli?

Tutti i giorni leggiamo di donne che sono state perseguitate e uccise, stuprate e massacrate dai loro ex e questo, unito alla totale assenza di prospettive e alla assenza di lavoro è un motivo più che sufficiente per molte per ritenere che forse avranno ancora margine, potranno aggiustare le cose, potranno sopravvivere. Non per presunzione ma perché si convincono che fuori se la passeranno peggio.

E se una donna che subisce violenza pensa che lontano dal marito se la passerà peggio allora bisogna tornare alle parole della Special Rapporteur Onu che ha parlato di Femminicidio come di un crimine di Stato. Non sono le donne, spesso, a non voler lasciare i violenti. Sono i violenti che non le lasciano andare ed è lo Stato che non fa nulla affinché le donne abbiano gli strumenti per potersi liberare.

Per non parlare dell’aspetto culturale della faccenda, in un’Italia in cui ancora si ritiene lecito parlare di “gelosia” e di consegna in esclusiva del proprio corpo all’uomo, cosa che solo fascisti e cattolico/integralisti e mafiosi possono ritenere valida perché la cultura è quella, viene da lì.

Due giorni e più notizie di cadaveri. Una ammazzata a forbiciate. Una accoltellata e costretta a lanciarsi nel vuoto e un’altra massacrata e indotta al suicidio. E sono tante quelle che si suicidano a seguito delle percosse e dei maltrattamenti. #81 vittime per il 2012, inclusi due uomini e tre bambini vittime collaterali.

Vogliamo, per le donne vittime di violenza:

– casa

– lavoro

– reddito minimo

– centri antiviolenza e case rifugio

– formazione dei luoghi preposti all’accoglienza delle donne che subiscono violenza (istituzioni, sanità)

– un patto da stringere con i media, che scrivano bene e meglio ogni notizia che riguarda la violenza sulle donne

– stop agli stereotipi sessisti.

– +cultura e -securitarismo (non ci servono gendarmi, ci serve che si dica con chiarezza ovunque che la violenza sulle donne è un crimine contro l’umanità)

– una legislazione coerente: no pas e affido condiviso ai genitori violenti. (Non si possono esporre le donne e i bambini, durante o dopo una separazione, alla violenza di uomini vendicativi che inevitabilmente faranno loro del male.)

– un osservatorio che monitori le vittime, i dati statistici sulla violenza contro le donne e i bambini

Perché non ci faremo ammazzare. Ora e sempre resistenza. #StopFemminicidio e smettila di essere un #mediacomplice.

—>>>Bollettino di Guerra

Posted in Omicidi sociali, Pensatoio.


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  1. Donne con lo sputo « Elenatorresani linked to this post on 6 Luglio, 2012

    […] la fede nuziale quando si sgurano i pavimenti e si lavano i cessi. Risposte plausibili si trovano in QUESTO POST sul blog “Femminismo a Sud”, ma il mio animo non si acquieta. Perché non solo spesso restiamo […]