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#19j e #20j: Spagna si oppone e Monti teme il contagio

Questo è quello che avveniva in Spagna ieri. Con tanto di cariche, lancio di proiettili di gomma e arresti a Madrid.

In Italia Monti parla di pericolo di contagio da parte di chi, secondo lui, gestisce l’economia peggio di come lui fa. Infatti noi stiamo benissimo, figuriamoci, e ci prendiamo la libertà di dire che l’unico contagio che egli teme, semmai, è quello di una accresciuta consapevolezza della gente che se si smette di mediare, con i sindacati vigliacchi e tutti quanti ciascuno a badare al proprio culo, al massimo ad esibirsi in indignazione da tastiera o a immaginare che il nemico sia l’altro povero, quello straniero, magari una rivoluzione la fa per davvero. Forse. O facciamo prima a trasferirci in Spagna per capire cos’è la forza di una rivolta popolare…

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Posted in Omicidi sociali, Precarietà, R-esistenze.


Dieci anni di bulimia e doverli raccontare

Valentina ci ha mandato un suo personale contributo per le nostre “Storie di dipendenze” che invitano all’autonarrazione di un disagio che, come dice anche lei, è intimo e sociale, bisogna dargli voce in senso politico e collettivo, affinché si eviti di lasciare i disagi personali in mano a chi li medicalizza incrinando la tua capacità di autodeterminazione, inducendo sensi di colpa, la tua incapacità a reagire mentre il mondo attorno ti crolla tutto addosso. Raccontarsi in mille modi, con un diario, il Diario di una Bulimica, come fanno le tanti voci di Eretica, Eve, le voci raccolte da Antonella, o come fa Valentina che ci manda un suo lavoro di ricerca descritto in un articolo (scaricabile anche da QUI) ad essa dedicata:

Dieci anni di bulimia e doverli raccontare. Mica roba semplice. Tra quei dieci anni e ora è passata quella che mi pare un’eternità, anche se in verità ho solo messo quattro anni di distanza tra me e il mio “disturbo”.

Che poi mica si è volatilizzato. Lo sento premere ogni giorno quando mi guardo allo specchio, quell’amico-nemico a cui affidiamo il giudizio di come si svolgerà la giornata. A volte buona, a volte cattiva. Quel sentire premere il bottone del pantalone sul ventre che mi dice che ho preso peso, quella maglietta che non posso più portare perchè la sento troppo stretta.

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Posted in Narrazioni: Assaggi, R-esistenze, Storie di dipendenze.


Triumph: da sempre vicina alle donne? Solo alle consumatrici, please!

Dopo la Omsa anche la Triumph pare stia facendo di tutto per liberarsi delle lavoratrici/zavorre così da poter trasferirsi con più facilità. Non vanno all’estero. Solo in un’altra città, ma tanto basta. Con tutti i problemi di mobilità che questo comporta. Chi non si muove o chiede garanzie per muoversi è sostanzialmente un peso. Sempre che la mobilità sia un’opportunità per tutte. Perciò le dipendenti parlano di pressioni nei confronti delle lavoratrici madri.

Riceviamo infatti segnalazione, richiesta di supporto (noi non compreremo più Triumph!) e leggiamo una comunicazione/denuncia da parte delle Lavoratrici del Cobas Triumph International sede Trescore Balneario (Bg):

Da alcune settimane, nell’azienda dove siamo impiegate, le lavoratrici con figli, piccoli soprattutto, vengono chiamate in colloqui individuali dal capo del personale e messe sotto pressione perchè accettino di firmare le dimissioni “volontarie” in cambio di una magra buonuscita.

Per ogni lavoratrice/mamma, il direttore del personale, ha davanti una scheda informativa contenente i dati personali sulla famiglia e i bambini (età…nomi), ed in base a queste informazioni, imbastisce una conversazione dai toni fintamente amichevoli, nel corso della quale cerca di blandire le lavoratrici tentando di convincerle che la massima aspirazione di ogni donna dovrebbe essere quella di fattrice/massaia, a tempo pieno. Sottolineando che questa è un’occasione da cogliere al volo poiché difficilmente verrà riproposta nuovamente.

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Posted in Fem/Activism, Iniziative, Precarietà, R-esistenze.