Skip to content


Sento proprio che non ne uscirò mai

I disturbi alimentari non riguardano solo le donne. Haberman, un ragazzo, ci racconta di se’ a contributo delle “Storie di Dipendenze” che raccolgono per ora le autonarrazioni (Diario di una bulimica) di EreticaEve, le voci raccolte da Antonella, di Valentina. Dal personale al politico perché anche di questo bisogna parlare. Se volete partecipare al nostro progetto e contribuire scrivete a fikasicula[at]grrlz.net. Buona lettura!

>>>^^^<<<

Sono passati ormai dieci anni dall’inizio di tutto. Da quando decisi che il mio corpo sarebbe dovuto cambiare, adattandosi alla mia mente (e, in parte, a quella degli altri).

Da allora, non gli ho lasciato un attimo di pace: specchio fedele di ciò che covo dentro, si è adattato alle diverse fasi della mia – per quanto breve – vita. L’ho forzato, e lo forzo tutt’ora, dentro uno schema teorico impossibile da rispettare per chiunque altro; ma non per me.

Con il senno di poi, posso dire che difficilmente avrei potuto fare altrimenti: la storia ce l’abbiamo scritta dentro, e non è possibile rimuoverla del tutto. Non è una giustificazione (anche perché giustificare il proprio malessere è da coglioni), ma una semplice costatazione di come non abbia il diritto di scaricare le colpe a qualcun altro/qualcos’altro.

Ciò che mi fa accettare i miei comportamenti è la consapevolezza che, benché ci siano molti mezzi teoricamente a disposizione per lottare contro la bulimia, la maggior parte siano, in definitiva, inutili: sono io a non volerne uscire del tutto. Come nel protagonista di “A Beautiful Mind”, non si tratta di sconfiggere la malattia, ma di conviverci, guardandola ogni giorno negli occhi senza cederle.

Continued…

Posted in Narrazioni: Assaggi, R-esistenze, Storie di dipendenze.


Veneto: pasticcio all’italiana tra pressapochismo e contraddizioni

Dal Progetto #Save194Lazio:

di Elisabetta P.

Cosa ne è stato della proposta di legge di iniziativa popolare sottoposta dal Presidente della Commissione Sanità Leonardo Pedrin (PDL) al Consiglio Regionale del Veneto circa l’introduzione del movimento pro-life nei consultori e nelle strutture ospedaliere pubbliche?

La risposta non è né semplice né immediata, ma tentiamo di capire quale percorso, particolarmente tortuoso, che ad un certo punto esce addirittura dall’aula preposta al dibattito e si trasferisce all’esterno in una mediazione tra singoli a noi sconosciuta, ha battuto la proposta.
Durante il primo giorno viene bocciato l’articolo 1 (con 25 voti a favore, 20 contrari e  6 astensioni); ciò indicava che i rimanenti due articoli, di carattere ancor più antiabortista e, a mio parere incostituzionali, sarebbero anch’essi stati rigettati provocando il respingimento della PdL tout-court.
In quel momento la legge era ancora fortemente sostenuta da PDL, Lega e UDC, osteggiata invece dall’opposizione. Il Presidente Leonardo Pedrin a questo punto attraverso un emendamente sostitutivo che ha cambiato titolo e testo della proposta in corso d’opera, dopo trattative condotte fuori dall’aula, ha tentato di salvare comunque il progetto di legge.

Vediamo il testo della nuova proposta (non più di iniziativa popolare, poiché il testo originario è di fatto scomparso e sostituito da uno nuovo messo a punto da Pedrin). Innanzitutto il titolo cambia da Regolamentare le iniziative mirate all’informazione sulle possibili alternative all’aborto a “Discipilinare le iniziative di promozione dei diritti etici e della vita nelle strutture sanitare e socio-sanitarie“.
Se possibile, si assiste ad un peggioramento: passiamo infatti alle “iniziative mirateall’informazione sulle possibili alternative all’aborto” a “iniziative di promozione dei diritti etici e della vita“.
Il passaggio dal termine informazione al termine promozione è dirimente; come lo è l’estensione di tali iniziative dall’ IVG a non meglio specificati diritti etici e di vita (quindi anche procreazione medicalmente assistita, fine vita, contraccezione preventiva e di emergenza? ).

Continued…

Posted in Anticlero/Antifa, Corpi, Fem/Activism.


Del pensiero unico femminista e del farsi la guerra tra donne (competenti vs veline?)

Sul sito del Festival di Filosofia di Modena/Carpi/Sassuolo potete vedere online il video di un intervento del 2010 di Michela Marzano. Ci sono molti altri interventi interessantissimi e mi spiace che non ci siano quelli degli anni precedenti in cui potevi sentire un bravo Zizek, una ottima Braidotti o altri pensatori e pensatrici di ogni nazione avvicendarsi per raccontare cose mai viste né sentite o lette (ma che per fortuna sono reperibili) tramite le nostre fonti stampa, la nostra inutile tv, i nostri media nazional/popolari che non trasferiscono un milligrammo di cultura e che sostanzialmente sono una fabbrica di imbecilli lobotomizzati.

Michela Marzano non mi dice nulla che mi sia fondamentale. Ma sono abituata a leggere o a vedere senza preconcetti ciò che critico. Apre piccatissima sul fatto di aver ricevuto una critica da parte di una donna che scrive ciò che pensa a proposito della sua partecipazione al festival. Si rileva che nel 2010 il festival ospita solo tre donne tra un tot uomini e che la Marzano con la sua presenza farebbe un po’ la figura della velina a corredo di uno spettacolo tutto al maschile.

Le volte che sono andata a sentire degli interventi al festival, di cui sicuramente chi lo conosce potrà dire un sacco di cose belle o brutte, non mi sono mai posta il problema di verificare che la quota rosa fosse rispettata. Mi premeva sentire cose interessanti e ne ho sentite tantissime che altrove non avrei sentito mai e ho trovato che anzi fosse rappresentata la questione di genere perché ogni anno trovavo ottimi interventi di uomini antisessisti e pensatrici e filosofe che raccontavano di teorie e azioni femministe. Ma questo è ciò che penso io.

Marzano riceve dunque una critica che non colgo giacché non mi pare sia stata invitata per annunciare gli ospiti o fare balletti prima degli spazi pubblicitari. Lei si lamenta comunque dei toni e per liquidarla tira fuori il solito concetto di appartenenza al branco o ad uno stesso genere per cui sarebbe fastidioso ricevere una critica da un’altra donna per via di quella storia del farsi guerra tra donne.

E’ brutto farsi una guerra tra donne, dicono spesso anche a noi, non fate la guerra tra donne, sostanzialmente se quella lì è una donna non osate opporre una critica e quando lo fate misurate i toni perché lei ti richiamerà all’ordine e alla fedeltà al tuo stesso genere. E poi ovviamente si nega il fatto che in realtà la critica è solo critica e che se di guerra si vuole parlare, scontro di potere, guerre relazionali, affettive, tra donne, bisogna anche un po’ smetterla di far passare l’idea che viviamo un idillio costante tra di noi. Le donne guerreggiano tra di loro esattamente come gli uomini con i propri simili e poi si guerreggia gli uni contro le altre eccetera.

Continued…

Posted in Comunicazione, Critica femminista, Pensatoio.