Poi dicono che una deve andare a dormire serena. Ma come si fa a non essere imbufalite dopo aver letto questo cumulo di sciocchezze? Banalità, stereotipi, idiozie. Le donne intelligenti non sono proprio più un tabù. Coltivare l’immaginario sessista secondo cui gli uomini vorrebbero come compagne delle deficienti mansuete e sempre inclini a dire di si è un vezzo di rivistine come D di Repubblica perché altrimenti, assicuriamo alla rivista, gli uomini che abbiamo incontrato non si pongono minimamente il problema. Anzi.
Oggi un uomo che ha un minimo di neuroni se ne fa un vanto di avere accanto una compagna con la quale può discutere di cose che vanno oltre la pietanza portata a tavola. Perché essere colte e intelligenti non è un difetto, una pesantezza, come vorrebbe farci credere D di Repubblica che mancava solo che dicesse che intelligente è uguale a cozza o problematica e lo stereotipo c’era tutto, ma è anzi il mezzo per rendere facile la vita a entrambi. Dove resistono stereotipi una donna intelligente sa convivere con un compagno senza alcun problema, procura agio, non serve spiegarle nulla perché lei, guarda un po’, capisce. O meglio, c’è da capire poi se D di Repubblica abbia superato la scienza nella stessa definizione di intelligenza perché se confonde l’intelligenza con l’essere istruite allora siamo alla concezione anni ’50 colonialista dell’attribuito quoziente intellettivo in una visione discriminatoria che non tiene conto di tutta la somma delle esperienze.
L’empatia è intelligenza? Mia madre è intelligentissima e ha la quinta elementare. Di che parliamo dunque? Del fatto che bisogna fare perdere appeal alle donne istruite che tendenzialmente saranno recalcitranti all’idea di restarsene a casa a fare le madri e le mogli vecchia maniera? Quelle che hanno voglia di lavorare? Ma non lo fanno tutte, incluse quelle meno istruite, oggi? O per lo meno lo fa chi trova un lavoro, ma qual è la donna che oramai resta a casa a parte la disoccupata che non trova lavoro o che si deprime e smette di cercarlo?