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L’Italia e la retorica catto/fascista sulle mamme

Giuseppe in mailing list ci segnala questo articolo con annessa collezione di foto mammesche tutto made in Repubblica Online. Qualche giorno fa Feminoska commentava gli spot altrettanto mammeschi per promuovere le Olimpiadi londinesi del 2012. E come dicevamo lo slogan scelto da Toscani sarebbe anche stato condivisibile nella sostanza se non fosse stato declinato in una maniera così misogina.

Quanto ancora dobbiamo subire questa retorica catto/fascista che valorizza le donne/mamme/chioccie per incastrarci in un ruolo riproduttivo e di cura?

E’ puro marketing. L’unico ruolo che ci riguarda sarebbe quello di mamme? E dove sono le donne che fanno sport? Perfino quelle vengono immortalate ed esibite nella collezione fotografica solo in quanto mamme e non per i loro meriti sportivi. Perché qualunque cosa tu faccia, qualunque risultato tu abbia conseguito non vali niente a meno che non dai un figlio alla patria e non perpetri la mistica oramai religiosa della donna/madonna che partorisce/cresce/cura i figlioli e che non è altro che quello: una mamma a tutto servizio anche quando non vuole esserlo.

Mettete tutto ciò accanto alla devastante opera di svuotamento della legge 194, accanto alla costante criminalizzazione che i no-choice praticano nei confronti delle donne che non vogliono essere madri e che vogliono usare un contraccettivo d’emergenza, accanto ai fanatismi integralisti di cattolici e fascisti che esigono per le donne TSO ed elettrochock e false sindromi come la Pas per invalidarne le azioni mentre le descrivono sempre come inaffidabili e malate.

Le madri in Italia non contano niente. Le donne contano poco e quando contano sono atroci e non fanno affatto la differenza perché quella in cui si muovono è una cultura disastrosa patriarcale che è fedele ora soprattutto al dio denaro.

La retorica sulla super mamma multitasking che sacrifica tempo e vita in favore di mariti e figli è quella che facilita il governo che usa il nostro lavoro gratuito per tenere in piedi un welfare che altrimenti crollerebbe in un istante, è quella che giustifica lo sfruttamento di tante donne che continuano a non essere indipendenti economicamente vergognandosi moltissimo quando la maternità non le gratifica e quando vorrebbero qualcosa per se stesse.

La retorica della mamma che fa la guerra pur di restare accanto ai figli è quella che giustifica le mamme quando diventano delle stalkers che i figli e le figlie non tollerano neanche più. Perché le mamme è bene che abbiano vite proprie e che smettano di realizzarsi solo in un ruolo che viene loro attribuito perché fa comodo ad altri. Smettiamo di accettare deleghe e smettiamo di commuoverci agli abbracci di queste donne che si beano dei successi dei figlioli. Perché la prima cosa che mi viene in mente quando vedo una donna che tutti i giorni segue la carriera sportiva di un figlio è “ma ‘sta tipa, una vita non ce l’ha?”, ché è proprio sicura che il figlio la voglia sempre tra i piedi in modo così morboso e ossessivo? E il padre dove sta? Non esistono padri che gioiscono di fronte al successo di un figlio?

La cosa grave poi sapete qual è? Che quelli che stanno chiedendo oggi maggiore spazio per i padri in Italia poi si incazzano di brutto se tu vuoi fare una campagna in cui dichiari che le donne devono avere diritto a dirsi egoiste perché in certi casi i più grandi catto/fascisti sono proprio loro.

Ecco perché le proposte di riforma in relazione all’affido condiviso adesso sono assai sospette perché nei testi proposti si legge che il punto chiave non è valorizzare il ruolo paterno ma demonizzare le donne attribuendo loro malattie inesistenti e caratteristiche atroci dove quelle donne sono vittime di violenza maschile. Perché non serve demonizzare per ribaltare luoghi comuni e steroetipi. Bisogna liberare idee, egoismi, pensieri, desideri di realizzazione altra e non imprigionare ancora di più o punire formalmente chi vuole proteggere se stessa o il proprio figlio dalla violenza.

Contraddizioni che nella nostra società persistono dove perfino un cosiddetto progresso, o ciò che viene spacciato in quanto tale, in realtà è un segno del profondo sessismo di questi tempi.

Posted in Anticlero/Antifa, Critica femminista, Pensatoio.


3 Responses

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  1. werfen says

    io questa politica natalista fascista in un mondo saturo e sovrappopolato la capisco poco. visto che vedo poco probabile la necessità di carne da cannone (ma non è detto), l’unico scopo possibile è la creazione di un surplus di lavoratori in modo da ricattarci con la disoccupazione, e una difesa contro l’immigrazione, vogliono usarci come animali da allevamento intensivo, e le donne rincitrullite dalla retorica vanno al macello.

  2. Virginia says

    Sono stata tacciata di essere femminista per le idee che ho, perchè condivido pienamente il problema dei “ruoli” imposto alle donne dalla società, il problema dei limiti sempre impostI dalla cultura maschilista e patriarcale o, ancora peggio, autoimpostI e così via… ma, mai per colpa di tutto ciò, mi perderei una partita di calcio (anche se vorrei, in cuor mio, che mio figlio si dedicasse ad altro!) di mio figlio o un saggio di danza di mia figlia! Sarei anch’io lì a gioire e/o soffrire con loro, e non mi ritengo vittima di nessuno stereotipo impostomi e tanto meno mi ritengo priva di una vita mia, tutt’altro! Viva le mamme indipendenti e i figli altrettanto ma mancare ad eventi così non lo associo a nessuna libertà! Se una vuole seguire i figli quando può ben venga, se non lo vuole fare ben venga comunque! Il problema solito è la pubblicità per proprio tornaconto che ne fanno in seguito! Concordo sulla poca luce che si pone alle atlete femminili in quanto tali, solito “due pesi due misure”! Naturalmente non sminuisco il problema che anzi va costantemente monitorato ma questo è solo un mio modesto parere!

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  1. L’immaginario femminile italiano – Un altro genere di comunicazione linked to this post on luglio 2, 2012

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