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Uccidiamo i padri!

Toscani e la misoginia [1] [2] [3] [4].

Stasera a Torino l’Oliviero discuterà presso il cortile di Palazzo Carignano dove troverete un appuntamento dal titolo “Uccidiamo le madri“.

Per la rete, tra le news, la storiaccia è compresa in un ciclo chiamato “oltre i limiti” e si presenta così:

Lo slogan provocatorio è un inno a rompere costrizioni convenzioni. Con la sua ultima estrema provocazione il grande fotografo e pubblicitario lancia un invito alla ribellione, un’esortazione ai giovani a rompere i legami per liberarsi, tirar fuori le energie creative e vitali presenti in ciascuno di noi.

Toscani odia le donne. Si sa. Gli fanno tutte schifo.

Dopodiché di cultura e di comunicazione non capisce un cazzo. Questo bisogna concludere. Detta molto chiaramente. Perché ci vuole poco a cavalcare il conformismo corrente fatto di autoesaltazione dei padri e di criminalizzazione delle madri. Dove le madri vengono uccise per davvero e non in senso provocatorio. Vengono uccise fisicamente e poi nei tribunali e poi ogni giorno in termini culturali perché se non sono subordinate all’ordine patriarcale tutti agiscono per rimetterle in riga e riaggiustarle.

Nell’Italia in cui in senato si discute per il ripristino della patria potestà, per la riforma del diritto di famiglia riportando indietro l’orologio a prima del 1975, la provocazione sarebbe quella di dettare l’uccisione della cultura patriarcale. Ma è chiaro che quel titolo, quello di Toscani, non è provocatorio. Non rompe schemi e convenzioni. Perché in una nazione sorretta da patriarchi, anche piuttosto vecchi e frustrati e stronzi, ci sarebbe da invitare alla ribellione tutti e tutte a quei rugosi potenti che usano la repressione contro ogni dissenso. Dopodiché è interessante cogliere che dove si dice che i giovani dovrebbero “rompere i legami per liberarsi, tirar fuori le energie creative e vitali presenti in ciascuno di noi” si immagina la figura materna come simbolica di una costrizione, catene, galera, che addirittura soffocherebbe energie creative e vitali.

Se per The Doors valeva il kill your father e fuck your mother per Toscani la mamma si ammazza e il babbo chi lo sa.

Che poi, Oliviero, se tu avessi formulato questa cosa in modo meno misogino ti avremmo dato anche ragione perché in una lettura di genere far fuori il materno, la cultura del materno alla maniera fascista, quella che ci vincola al ruolo di cura, la santa, la madonna, la allevatrice dei figli degli uomini, quelle che hanno il ruolo riproduttivo, che sono obbligate a riprodursi, che non valgono niente nella società a meno che non dicono si a fascisti e no-choice, che non possono dichiarare i loro sani egoismi, che non vogliono interpretare il ruolo della beddamatresantissimaaddolorata, rimettere in discussione la maternità come obbligo morale e sociale, come elemento a carico e discarico, come ruolo imposto, come elemento di ricatto per noi, donne, precarie, figlie, madri di tutt’altro genere, porre fine a quel modello che ci viene imposto e riproposto innanzitutto per adesione alla cultura patriarcale (chiesa/stato/welfare) sarebbe una gran cosa.

Non facciamo che dire che le madri sono umane, che hanno diritto di mostrarsi e raccontarsi, che non se ne può più di questa divisione tra sante e puttane, tra quelle canonizzate e quelle psichiatrizzate perché non sono obbedienti a patriarchi che le vogliono “come le mamme di una volta“. Non facciamo che dire che non ne possiamo più di vedere esaltato il ruolo materno proprio da chi, donne e uomini, poi ci infligge sodomia perché ci intrappola in un ruolo senza fine.

Ma è la cultura patriarcale il nemico. Quello che le mamme le vuole modello anni ’50 e i padri volti al recupero delle modalità autoritarie. Perché alle mamme, oggi, vengono perfino imputate le “devianze” dei figli ché altrimenti i padri – autoritari – sarebbero in grado di correggere.

Di che provocazione parliamo dunque? In quale Stato? Dove? Come?

Ribellione? Rompere legami per liberarsi? Tirare fuori energie creative e vitali?

Figlie, figli, adulti e adulte si ribellano costantemente  e noi che ci ribelliamo ci chiamano violente, terroriste, bad girl, puttane. Cerchiamo ogni momento di “rompere legami” per liberarci e succede spesso che non riusciamo a sopravvivere allo stalking, alla persecuzione, tant’è che lo sport nazionale in Italia è il femminicidio. Proviamo anche a tirare fuori le energie creative e vitali ma poi arriva uno come te e dice che la sua è creatività mentre la nostra è merda perché noi facciamo tutte schifo.

Il punto, caro Oliviero, è che abbiamo poco, attualmente, di che liberarci dalle madri. Dobbiamo liberarci di quelli come te. Provocatoriamente e culturalmente intendo.

Ps: vuoi vedere che al mio titolo, che è una VERA provocazione culturale, giacché noi ovviamente NON vogliamo si uccidano i padri, anzi, si scatenerà un flame enorme? Perché in Italia alle donne e alle madri puoi dare addosso quanto vuoi, con stereotipi su stereotipi, sono brutte, sporche, cattive, bugiarde, perfide, etc etc, ma se dici qualcosa che riguarda gli uomini e i “padri” la merda ti piomba addosso da tutte le parti. Parlo anche di ordini simbolici. Se produci critiche contro i padri, presidenti, papi, ti denunciano per vilipendio. Ancora oggi. Nel 2012. Se gli stessi padri producono critiche contro il vecchio modello paterno li chiamano “maschipentiti“.

Ri-p-ps: sai che oggi per fare carriera donne e uomini sposano in modo acritico la causa dei padri separati e parlano male delle madri? Perché è la posizione attualmente popolare e supportata. Parlare di donne come fai tu è popolarissimo perché è conformista e aderisce ad una logica precisa. Buona carriera dunque. Altro che provocazione.

Posted in Comunicazione, Critica femminista, Misoginie, Pensatoio, Scritti critici.


3 Responses

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  1. Cristina says

    per farsi pubblicità doveva per forza uscirsene con una provocazione del genere. ma del resto, da un pirla cosa vuoi aspettarti?

    critica le donne italiane prima dicendo che l’intelligenza non ci basta e che puntiamo solo alla bellezza e poi dice che non ha sposato donne italiane perché abbiamo le gambe corte e le ascelle pelose. la coerenza non è il suo forte.

  2. maria says

    arriva tardi, di madri ammazzate ne sono piene le cronache… A meno che la ‘provocazione’ non stia proprio nel propagandare il femminicidio a suon di ‘ammazzate le madri! yeah!’.
    E comunque se bisogna rompere i legami con la famiglia perché non un ‘ammazziamo i genitori?’, che anche i padri spesso riversano sui figli le loro aspettative, soffocandone i sogni? Certo, una cosa del genere detta da un vecchietto suonerebbe troppo ridicola, ci vorrebbero dei giovani perché fosse una vera provocazione (e già mi immagino i cori di sdegno che scaturirebbero da tutte le parti, e una valanga di disamine antropologiche sulla gioventù sbandata dei nostri giorni): è per questo che probabilmente ha deciso di attaccare le madri, perché il misogino anziano Berlusconi style fa sempre eco e attira simpatie. E così la misoginia culturale anzi che un problema serio diventa fashion, un business. Che schifo.

  3. Ale says

    Toscani dovrebbe guardarsi intorno, il suo slogan è cronaca spicciola, altro che provocazione.