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Manicomi chiusi? La repressione sociale di identità e individui è ancora lì

Valerio, a commento del post in cui parlavo della prima parte del film su Basaglia, scrive:

"Dopo aver visto la seconda parte, direi che a me il film su Basaglia
non è piaciuto… E’ una visione sentimentale, alla "mulino bianco"
della follia quella che è stata rappresentata, nel solito linguaggio
piatto delle fiction… E il solito culto dell’eroe e della personalità
carismatica e da osannare quello che ne risulta…
Certo le tematiche e il racconto non si possono trasformare più di
tanto… Ma in questo "siamo tutti più buoni e tolleranti perché nel
1999 è stata definitivamente messa in pratica la legge Basaglia", ci si
dimentica dell’orribile campagna anti-psicolabili del post-Tartaglia…
I matti non sono innamorati sofferenti e incompresi… I film sulla
follia sono "El" di Bunuel, "Images" di Altman, "Santa sangre" di
Jodorowsky…
"

Condivido. Alla fine della seconda parte la visione buonista è risultata stomachevole. Tutti assolti, compresi quelli che oggi vogliono rivedere la 180 proprio con le stesse argomentazioni che venivano usate per non metterla in atto e in atto non è stata messa mai anche perchè è stata frutto di mille compromessi e perchè tutto è comunque stato delegato alla psichiatria che di progressi da allora ne ha fatti ben pochi. L’unica cosa che si è evoluta è la quantità di psicofarmaci sul mercato ma per il resto i ricoveri coatti possono essere realizzati tuttora e se ne discute.

Di recente, come più volte qui abbiamo scritto, ne hanno discusso a proposito di anoressia e depressione. Gli psichiatri insistono nel sostenere che le donne non "vogliono curarsi" e il punto è che tante donne probabilmente non hanno nessuna voglia di bombardarsi di psicofarmaci che producono soltanto dipendenza, altre patologie croniche, crisi di panico, gravi stati d’ansia e infine collassi cardiaci.

Il Tso viene usato ancora dalle forze dell’ordine nel caso in cui ritengono un soggetto molesto ed è così che è morto francesco pochi mesi fa, un insegnante ammazzato da un tso, morto di psichiatrizzazione forzata, dentro un carcere. Per non parlare delle persone sedate nei Cie, i centri di identificazione ed espulsione.

I lager esistono ancora e vogliono soltanto rilegittimarli perchè in fondo fa sempre comodo tornare a classificare alcune categorie umane come inaffidabili. Le donne, per esempio, questo tanto insistere sul numero di depresse, quando invece sono i maschi a commettere un femminicidio al giorno solo in italia e a perseguitare le donne in mille modi. Eppure si parla sempre e solo di donne depresse, per toglierci credibilità e dignità: Per riportarci allo stadio in cui erano le donne dei tempi di basaglia.

Ed è questo aspetto che comunque ho apprezzato nel film. L’ho apprezzato perchè mi ha sorpreso che rai uno evidenziasse con così tanta chiarezza il sessismo di quei tempi.

La donna finita in manicomio perchè la madre aveva l’ossessione per la sessualità che considerava sporca, giacchè lei stessa era stata stuprata e aveva fatto la prostituta per anni nel periodo della guerra. 

C’è l’infermiera che si guadagna il diritto di scegliere e di dire la sua opinione e viene minacciata dal marito il quale vuole far ricorso alla denuncia per abbandono del tetto coniugale. Peccato che il reato non c’era già più e allora il marito, anzi il padre separato fa di tutto per toglierle i figli e alla fine riesce a toglierli perchè questo fanno i mariti che non riescono più a dominare e controllare la vita delle donne che considerano di loro proprietà: le offendono e le uccidono in mille altri modi possibili.

C’è la ragazza finita in manicomio per depressione e ancora l’infermiera processata perchè somministrava contraccettivi alle pazienti giacchè loro avevano la libertà di esigere una vita affettiva ed era loro diritto scegliere di poter fare sesso senza correre il rischio di una gravidanza indesiderata.

Le donne c’entrano sempre e sono un capitolo fondamentale dell’uso repressivo fatto dalla psichiatria ed è quella la parte del film che comunque, fatte le dovute distinzioni e ripassato tutto in chiave più realistica, salverei. Perchè le donne continuano tutt’oggi ad essere considerate matte, visionarie e bugiarde: basta pensare a quello che sostengono i maschilisti ogni volta che una donna denuncia uno stupro.

La psichiatria non chiude il suo tempo repressivo perchè risponde alla richiesta di un pezzo di società che vuole uccidere, sul piano sociale e umano, alcuni soggetti e le donne continuano ad essere tra le prime della lista. I manicomi per noi non si sono chiusi mai. Con la legge 180 non sono i matti e le matte ad essere stat* liberat* per le strade, ma sono i motivi per cui quelle persone stavano rinchiuse nei lager che hanno assunto nuova, più distorta e criminale legittimità.

I manicomi sono chiusi ma i repressori sono tutti lì.

Per il resto, perfettamente d’accordo con Valerio. 

Posted in Anticlero/Antifa, Corpi, Omicidi sociali, Pensatoio.


5 Responses

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  1. Laura Veglia says

    Non ho visto la fiction su Basaglia in TV; non guardo molta tele a dire il vero. Però, se può interessare a qualcuno, nel 2001 era uscito un bellissimo film di Silvano Agosti proprio su Basaglia. Si intitola “La seconda ombra”. L’avevo visto alla sua uscita e mi era piaciuto molto: molto dolce e toccante, come nello stile di Agosti.

  2. Richy says

    Sono d’accordo su tutto quanto avete detto, ma faccio una precisazione. La frase “Il Tso viene usato ancora dalle forze dell’ordine” non è esatta, perché le forze dell’ordine non possono decidere di sottoporre il tso. Se una persona dà in escandescenze, l’unico ruolo della pattuglia di polizia o carabinieri che interviene è chiamare un’ambulanza per trasportarla in ospedale (al limite, in mancanza di ambulanze lo trasportano loro), dove gli “sbirri in camice bianco”, ossia gli infermieri, gli somministreranno dannosi psicofarmaci e un medico psichiatra deciderà di praticare il il tso.
    Insomma, le forze dell’ordine non hanno il potere di somministrare nessuna terapia nè di ricoverare nessuno.

  3. Valerio Mele says

    Come dire, nella versione neo-liberista generalizzata che prevale, si è privatizzata la “cura” delle donne un tempo affidata alla reclusione manicomiale… Così si sono ri-materializzati nel privato aspetti punitivo-repressivi… Maschi gelosi e aggressivi, culture mafioso-patriarcali, fascistizzazione pervasiva, inondazioni di pornografia anorgasmica (ma solo per le donne), pubblicità sessista, ecc…

    Il Capitale (sostiene qualcuno, come Lotringer…) ha sorpreso tutti ed è divenuto psicotico (preferendo la promozione di una “governamentalità”, di una cultura anti-femminile, come quella che denunciate, alla repressione istituzionale), dando luogo, come dire… ad una “guerra di basso-profilo” affidata ad insoliti psico-volontari: i femminicidi, gli stupratori, le revisioniste del movimento femminista, Maria De Filippi, ecc…

    Credo che alla follia paranoide così diffusa, si risponda con contro-dosi discrete di follia consapevole e ben indirizzata nei discorsi che anche i blogger, per esempio, producono… o nel mainstream in generale (talvolta “Blob”…). Parlare un linguaggio nuovo (ed essere – intelligentemente – folli di segno opposto, imprevedibili e inequivocabili) è il solo modo di abolire le recinzioni, visibili e invisibili… il Subvertising, per esempio, il contro-marketing virale, può essere una buona strategia…

    Ma, prima di ogni cosa (a mo’ di prevenzione), che si abbandoni e si derida in ogni dove la costante spinta al protagonismo, al successo della norma, all’identità, ad essere un IO visibile, mediatico, artificiale… un circuito perfettamente integrato, uno zombie di pixel.

    Grazie e buon disagio 🙂

  4. loredana says

    comunque avevi ragione tu.
    alla fine del film per esorcizzare hanno fatto un bel puntatone di porta a porta scambiando di pietro con la p2 e i giudici di palermo con una banda di sicari mandati dalla mafia.

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  1. Valerio Mele - musicista e fonico linked to this post on 12 Febbraio, 2010

    " Ma, prima di ogni cosa (a mo’ di prevenzione), che si abbandoni e si derida in ogni dove la costante spinta al protagonismo, al successo della norma, all’identità, ad essere un IO visibile, mediatico, artificiale… un circuito perfettam