Ci sono evoluzioni a proposito dello stupro di Pizzoli. Ora la vittima è veramente alla gogna. Mediatica. Lo è fin dall’inizio, grazie al difensore del militare accusato di stupro e tentato omicidio e grazie ai media morbosi che godono di pruriti e certo non vedevano l’ora di indagare a fondo sulla profondità della penetrazione della ragazza, sulla robustezza del pene del ragazzo e su ogni altro dettaglio della storia.
Il militare è appunto un italiano e un militare e quindi ha diritto ad essere riscattato, via stampa, come tutti gli italiani, specie se militari e/o appartenenti alle forze dell’ordine, che godono di particolari attenzioni a differenze di un qualunque rom o straniero che sarebbe finito in prima pagina come mostro da impiccare senza appello ad una trave.
Il militare gode di amicizie al femminile che si recano in ospedale a minacciare la ragazza che ancora deve guarire per i troppi punti di sutura di una vagina massacrata e per lo shock, e gode anche di un avvocato fantasioso che usa la semantica ribaltando i concetti per cui lo stupro diventa una pratica sessuale estrema finita male e le scuse dei genitori del militare diventano l’occasione attraverso la quale continuare a dire che la ragazza era ubriaca e dunque ci stava.

