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Livorno: il cuore, la pancia, la lotta e la sostanza!

[Grazie a Giacomo per le foto]

C’è un biscotto alla crema che ha a che fare con la giornata a Livorno per via dell’iniziativa Donne sull’orlo della crisi del debito.

A Livorno c’è il mare che per me è vita, linfa, respiro, e Amy, l’ultima meravigliosa arrivata nel Collettivo di Femminismo a Sud, questa cosa la sa bene e come prima scelta, sopra tutto, a costo di correre, mi porta a respirare il mare. Tiè, bella, è tutto tuo e grazie. Ad avercene di compagne così.

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Posted in Fem/Activism, Iniziative, Precarietà, R-esistenze.


Toponomastica ribelle e appuntamenti di oggi

A Firenze l’otto marzo c’erano un sacco di vie intitolate alle donne. Donn(ol)e e Femministe a Sud in maschera rossa ricordavano soggetti, lotte e avendone dimenticato alcune si riproporrà in altra occasione, magari meglio e con tante altre vie in più (suggeritele… Via delle Donne Permale? Via delle Sex Workers? non so…).

A Firenze, contemporaneamente, il sindaco risolveva il ricordo delle donne vittime di violenza con una rosa tricolore, una sorta di monumento vegetale alla cadute in guerra ma all’insegna dello spirito patriottico.

In altre città le donne hanno piazzato vie a pareggiare la toponomastica cittadina.

In Val Susa le donne NoTav hanno portato ad un sindaco un mazzo di lacrimogeni come addobbo floreale.

Oggi, 10 marzo, qualcuna di noi sarà a Livorno a partecipare a questa iniziativa e a Torino c’è una manifestazione sulla libertà di scelta (consultori, sessualità, ivg e dintorni) e contro l’ingerenza di chi vorrebbe introdurre movimenti per la vita nei consultori.

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Roma, 9 marzo, ore 14.00: #occupywelfare!

Comunicato delle Ribellule dopo l’incontro con la ministra Fornero #occupywelfare

La soluzione al problema per il lavoro delle donne? Sposare il marito della Fornero!

Questa mattina un gruppo di precari e precarie è entrato nel Ministero del Lavoro e del Welfare.
L’occupazione simbolica del Ministero che a giorni si appresterà a varare la prossima riforma del mercatio del lavoro, aveva l’obiettivo di far emergere l’invisibilità della “questione precarietà” in questi giorni di concertazione.
La ministra ha accettato di ricevere le donne, ha ascoltato le richieste per poi articolare quelle che secondo lei sono le soluzioni. Sostanzialmente per le politiche sociali e del lavoro non c’è disponibilità economica a causa del debito pubblico.

Ci ha colpite l’approccio maternalista improntato all’ascolto solo nei confronti di persone pluriformate, quelle meritevoli di attenzione sono quelle più spendibili nei settori di mercato più precari. Quando di fronte ai suoi appelli alla produttività abbiamo avanzato rischieste di discontinuità con il governo precedente, ha glissato non tenendo in considerazione i 26 miliardi che le famiglie fanno risparmiare allo stato in servizi di cura. Il welfare continua a non stare dalla parte di chi produce nell’infomalità. Anzi, tagliando i fondi per esigenze di
pareggio di bilancio, il carico di cura aumenta e nessuno l’aggiunge all’elenco dei costi. Non si è mostrata disponibile a spendere una parola politica (almeno rilevante come l’articolo 18) su altre questioni come le dimissioni in bianco, la disparità di salario (e di reddito) delle donne. Quando abbiamo fatto presente il problema, ha risposto che la soluzione è semplice: trovare un marito che si occupi anche della casa, come il suo! Si è contrapposta ad un reddito incondizionato di base dicendo che concedendolo, tutt@ avrebbero abbandonato il lavoro vivendo di sussistenza.

Quando abbiamo ricordato che una forma di sostegno al reddito possa essere uno strumento utile per la possibilità di moltissime donne di uscire da situazioni di violenza, la ministra si è alzata dicendo che non potevamo costringerla ad affrontare questo discorso. Mah…

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