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#8marzo , questione femminile e questione maschile

Da Ecrasez L’infame (un compagno disertore che ringraziamo):

L’8 marzo volge al termine…. festa tanto amata e tanto bistrattata. Facciamocene una ragione: l’Italia è un Paese maschilista ed il maschilismo permea ogni spazio culturale che vi si apre. Partire da questo presupposto è l’unico modo per non cadere nel tranello dei discorsi stupidi.

Quante volte si sente dire: “hanno avuto così tanti diritti, che altro vogliono?”. Il punto è che i diritti sono un elemento che s’incastona in un tutto sociale senza scalfirlo nella sostanza. La donna ha il diritto di voto, ha il diritto di proprietà, ha il diritto a chiedere il divorzio ed è, più o meno, padrona del suo corpo: ma queste possibilità si declinano all’interno di una società che più che maschilista, definireimisogina.

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Posted in Anti-Fem/Machism, Disertori, Pensatoio, R-esistenze, Scritti critici.


8 marzo: l’emancipazione della donna non profuma di mimosa!

Dal Collettivo di Scienze Politiche di Firenze:

Scarica QUI il volantino

La memoria storica sull’origine della Giornata internazionale delle donne è confusa. Alcuni sostengono che sia stata istituita per ricordare l’incendio del 1908 nella fabbrica “Cotton” di New York nel quale morirono 129 operaie. Altri rimandano la sua origine alla Conferenza internazionale delle donne socialiste del 1907 e alla loro lotta per il suffragio femminile. Lotta che, nel 1910 alla seconda Conferenza internazionale delle donne socialiste, porta alla proposta di istituzione della Giornata internazionale della donna. E’, infine, nel giugno del 1921 che per rintracciare una data unica in tutti i Paesi la seconda Conferenza internazionale delle donne comuniste stabilisce la data dell’otto marzo come Giornata internazionale dell’operaia. Oggi altro che di operaie si parla … l’otto marzo è diventata una mera ricorrenza, dove si regala la mimosa e si va fuori a cena. Tutto questo in perfetta sintonia con il ruolo di subalternità della donna voluto dalla società capitalista che lo crea e lo perpetua.

No, grazie. Né vogliamo questo, né ridurci semplicemente ad enumerare quello che è stato fatto. L’otto marzo deve proporsi, invece, come una giornata di lotta, nella quale difendere ciò che abbiamo conquistato e dobbiamo conquistare ancora.

La questione di genere esemplifica in modo chiaro e netto la contraddizione di base della società in cui viviamo: c’è chi detiene i mezzi di produzione e la ricchezza e chi lavora. La donna oltre a subire questa contraddizione (cassaintegrazione, precariato e sfruttamento di fatto colpiscono a prescindere dal genere), è tradizionalmente relegata fra le mura domestiche del patriarcato e questo tipo di lavoro si distingue dal “lavoro classico” proprio per la sua fruizione immediata, privo dunque del valore di scambio. Allora si è mirato (per esempio attraverso l’istruzione come mezzo di emancipazione) ad emulare il modello maschile, dell’uomo di successo, senza riuscire a comprendere che è necessario cambiare le stesse basi sociali ed economiche di questa società per cambiare i rapporti di genere.

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Posted in Fem/Activism, Pensatoio, R-esistenze.


Per un otto marzo anticapitalista

Dal  Collettivo Nomade Mine Rosse:

Riflessioni di parte a voce alta.

In strada le città sono tappezzate di manifesti pubblicitari per la festa della donna! Ma di quale festa stanno parlando? Il senso di questa giornata nell’opinione pubblica è andato completamente perso. Questa giornata che nella storia ha significato una giornata di lotta per il cambiamento politico e sociale delle donne e NON SOLO, si è trasformata in una giornata di svago e di celebrazione che nulla ha a che fare il suo significato originario, si è trasformata in una giornata di consumo fatto di mimose, spogliarelli di bassa lega, una giornata di emancipazione a buon mercato. Bisogna cominciare a riflettere su questa grande SCONFITTA delle donne e bisogna farlo a partire da una critica radicale del sistema capitalista/neoliberista. Bisogna ritornare ad intessere discorsi che non si limitino alla questione di ‘genere’ e alla falsa ed ipocrita idea di parità lanciata a bomba quando si ha bisogno di gettare fuoco e strumentalizzare le nostre battaglie, ‘parità’ in questo sistema non significa altro che sottomissione ed emarginazione della donna. Consideriamo importante che ogni forma di lotta sia principalmente contro la costruzione sociale di ogni ruolo scandito sulla base del sesso e che innanzitutto si provveda ad arginare la questione di “potere” a cui non intendiamo né affacciarci ne tantomeno arrivarci. Essere donne prescinde dal desiderio di raggiungere una carica politico-istituzionale, essere donne significa autogestione, autodeterminazione e collettivismo. Riappropriamoci di un giorno di lotta di antagonismo sociale e culturale contro il permanere delle diseguaglianze di genere e non solo, una giornata di conflitto non ‘tra i sessi’ ma piuttosto ‘tra le classi’ . Perché se è vero che alle classi dirigenti le donne hanno poco accesso è altrettanto vero che a quei ruoli non hanno accesso i proletari, uomini o donne che siano.

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Posted in Fem/Activism, Iniziative.