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Otto Marzo: MLVD e maschere rosse contro la violenza maschile sulle donne!

Sono sei in tutto le persone uccise in appena tre giorni, dal 2 al 4 marzo, tutte per mano maschile e per la stessa ragione. Una donna sgozzata in una esecuzione vera e propria. Appena ieri un agente della municipale dotato di pistola (e non si capisce perché) ha ammazzato la moglie. Stanotte un altro uomo compie una strage. Ammazza l’ex moglie e un suo amico, poi, non contento, va a casa di lei e ammazza la figlia ventenne che lei aveva avuto da un’altra relazione e il fidanzato della ragazza. Quattro vittime in tutto, senza contare i bambini che erano testimoni della vicenda e che sono vittime di violenza assistita. Tra donne, bambini, uomini come vittime di vendetta trasversale presi di mira sempre per questioni rivendicazione di diritto proprietario sul corpo di una donna siamo a #35 vittime dall’inizio del 2012. Il bilancio del 2011 si chiudeva con #138 vittime. L’inviata Onu per verificare lo stato di attuazione della Cedaw in Italia ha parlato di Femminicidio e ha chiarito che il nostro paese praticamente non fa nulla o quasi per fronteggiare questa terribile emergenza. Dunque in attesa che il mondo capisca che in Italia le donne muoiono di morte violenta più di quanto le persone muoiono per mano della criminalità organizzata siamo noi a dover sopperire al vuoto di informazione.

Il punto è che bisogna fare qualcosa. Troppe donne subiscono violenza maschile, troppe stuprate, uccise, perseguitate. E con le donne muoiono bambini uccisi per vendetta dagli ex mariti o i nuovi partner, o gli amici, i parenti prossimi che si trovano a tiro di strage. Bisogna agire. Adesso.

Pochi giorni fa proponevo il Movimento di Lotta Autogestita contro la Violenza sulle Donne (anche qui).

Ne abbiamo discusso, noi del collettivo di Femminismo a Sud e non abbiamo energie sufficienti e certezze ma quello che emerge dalla nostra discussione si può riassumere in una traccia di proposta, da integrare, certamente, con tutte le criticità del caso, ma che almeno rappresenta un inizio di discussione.

Bisognerebbe – credo – creare una rete che faccia riferimento a più soggetti territoriali. Ciascuno con la propria competenza e disponibilità. Bisognerebbe avviare una serie di incontri e inventarsi un modo per fronteggiare questa emergenza a partire da ciascun@ di noi.

Succede una cosa brutta in Italia, molto brutta. Esattamente come per la propaganda che opera revisionismo e inversione semantica quando si parla di NoTav o antifascismo o antirazzismo, così per le donne è diventato molto più difficile opporsi, difendersi e reagire perché le ragioni della donne che si difendono vengono sempre più criminalizzate e le donne finiscono per essere relegate in un angolo senza più diritto di parola. Basti pensare a quello che si dice nei confronti della ragazza che ha denunciato di aver subito uno stupro violento, con l’ausilio di uno strumento metallico, anzi, un tentato omicidio, da parte di un militare che sta sul territorio aquilano a garanzia della “sicurezza” delle persone di quella zona.

La nostra parola viene messa in dubbio. La nostra credibilità è compromessa. Delle donne che denunciano si dice tutto il male possibile. Degli uomini che violentano si dice tutto il bene possibile. Siamo completamente sole. Abbiamo bisogno di aiuto. Donne, bambini, uomini soggetti a questo genere di vessazioni hanno bisogno di aiuto.

Serve una battaglia culturale che agisca su ogni livello, dalle scuole ai mondi della cultura al web, dalle iniziative di sensibilizzazione alla pressione sui media affinché smettano di essere veicoli di misoginia e istigatori di violenza sulle donne.  Serve un lavoro dal punto di vista mediatico ma anche un lavoro concreto.

Servirebbe, appunto, un Movimento di liberazione, un movimento di lotta in cui tutte le persone che ne fanno parte ragionino di un modo per irrompere sulla scena, senza mediazioni, senza moderazioni, senza eufemismi. Non è più il momento di usare parole ipocrite e concetti edulcorati. Le donne sono vittime di una strage senza fine. E a noi non piace la guerra così come non piace ai disertori del patriarcato che con noi riflettono e lottano ogni giorno. Esistono uomini che non vogliono più essere nostri aguzzini e donne che non vogliono più essere sorveglianti dell’onore di figlie e sorelle e nuore. Siamo un po’ tutti disertori e disertrici, ci sentiamo oppress* e non vogliamo essere oppressor*, e così i nostri travestimenti, a maschere rosse, a fazzoletti rossi, a passamontagna rossi, o come volete, dovrebbero stimolare un immaginario che disinneschi e che faccia rumore. Bisogna forare i media. Con un attacco di guerrilla comunicativa. Con un tam tam che non finisca mai e che replichi concetti e immagini prodotte da tutt* noi (ogni contributo è auspicato).

Bisogna parlare di autogestione e realizzare una rete di sostegno che non sia solo quella dei centri antiviolenza. Perché i centri antiviolenza devono tornare a fare politica nelle piazze. Devono ricominciare a fare comunicazione all’esterno perché c’è chi vuole chiuderli e chi ne sta screditando scientificamente l’operato. Perché i centri antiviolenza non accettano tutte le donne in difficoltà. Non accettano talvolta le non residenti, le straniere senza permesso di soggiorno, le vittime di tratta, per quanto tentino di ridirigerle altrove. Perché i centri antiviolenza hanno solo 500 posti in tutto a fronte dei 5000 che servirebbero per fare fronte a tutte le richieste delle donne maltrattate. Perché serve che qualunque risorsa sia impiegata, soprattutto a colmare i vuoti che esistono in ogni territorio, per le donne che non parlano l’italiano, e non saper parlare l’italiano significa tollerare un uomo violento per paura di essere portata dentro un Cie, per quelle che non hanno assistenza legale per denunciare, per quelle che non sanno dove andare giacché non hanno un soldo, per quelle che vogliono frequentare un corso di autodifesa gratuito, per quelle che hanno bisogno di sportelli, punti di riferimento, ovunque, dappertutto, in rete. Una rete che tenga conto di ogni risorsa territoriale, inclusi i centri sociali, i collettivi, gruppi, associazioni, movimenti, di uomini e donne.

Partire dai territori, ciascuno il proprio, partire anche dal FemBlogCamp – la rete di blogger antisessist* – e poi incontrarci in una assemblea nazionale o più assemblee in cui ragionare di tutto.

L’idea – per nulla originale – è quella di mettere assieme tutte le persone che se ne vogliono occupare e di agire a più livelli, ciascuno con le proprie preferenze e peculiarità. L’idea è di fare un censimento di tutte le risorse: quanti corsi di italiano gratuiti per straniere all’interno dei quali contenere informazioni che riguardino provvedimenti e punti di riferimento per donne che subiscono violenza, quanti corsi di autodifesa gratuiti ovunque, centri sociali inclusi, quanti luoghi di possibile ospitalità, quanti luoghi in cui si può attivare uno sportello. Quanti luoghi in cui i mediatori e le mediatrici culturali, quell* cioè che mediano il rapporto tra stranier* e istituzioni italiane, abbiano ricevuto una formazione da un punto di vista di genere, conoscano la legislazione che parla di violenza sulle donne, sappiano spiegare ad una donna straniera che se denuncia di aver subito uno stupro NON può essere condotta in un Cie (centro di identificazione ed espulsione).

L’idea è quella – se siete d’accordo – di dedicare alla lotta contro la violenza sulle donne l’otto marzo, presìdi e occupazioni nei pressi delle sedi dei media che scrivono o comunicano di violenza maschile sempre e solo dalla parte dell’uomo violento. L’idea è quella di dedicare a questa lotta le iniziative future, il prossimo Feminist Blog Camp, mettendo la questione della violenza in stretto rapporto alla questione della precarietà, del controllo dei corpi, del reddito perché dove non c ‘è reddito per le donne c’è ricattabilità e dove c’è dipendenza e ricattabilità c’è vessazione, violenza, impossibilità per le donne di poter realizzare nuove vite sfuggendo all’ira di uomini vendicativi e violenti.

Nessuno può improvvisarsi nulla più di ciò che sa fare ma insieme possiamo fare moltissimo, credo.

Date altri spunti e dite cosa ciascun@ di voi può e vuole fare. Dite quali occasioni e quali strumenti di analisi o di azione concreta.

E per finire dico che dopo una lunga chiacchierata con Pia Covre, Presidente del Comitato per i diritti delle Prostitute, lei suggeriva, per esempio, di caratterizzare l’otto marzo facendo anche una piccola grande cosa della quale si ragiona da un bel po’. Esattamente da quando è partita la campagna del lenzuolo contro la violenza sulle donne. Si diceva che nelle città non c’era una sola via intitolata alle donne vittime di femminicidio ma in ogni caso alle donne in generale e ora è nato il gruppo di Maria Pia Ercolini sulla Toponomastica femminile e si scopre che le vie dedicate alle donne sono quasi nulla. Dunque sarebbe bello caratterizzare l’otto marzo anche con dei blitz, in maschera rossa, per segnare la “Via delle donne migranti” o la “Via delle donne precarie” o ciò che volete voi.

Ci saranno alcun* tra noi in giro per l’Italia e dove volete unirvi o aderire a queste azioni (o inventarne altre e comunicatecele) cercate o indossate le maschere (o quello che volete) rosse.

Vi aspettiamo a Firenze, Palermo, Livorno, ancora a Firenze in una iniziativa dello SpazioAutogestitoNovoli (dateci notizie e aggiorniamo la lista di città e iniziative)…

—>>>Ricordate che tutto il giorno potete collegarvi con il Martedì Femminista e Lesbico Autogestito di Radio Onda Rossa per raccontare di voi, delle vostre iniziative, del vostro otto marzoQUI lo spot audio – QUI per ascoltare in streaming e QUI per contattarle. Scrivete ora a mfla[at]ondarossa.info per proporvi e aiutarle a costruire fin da ora il loro palinsesto.

Posted in Corpi, Fem/Activism, Iniziative, Omicidi sociali, R-esistenze.


8 Responses

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  1. cloe says

    Io abito a Pescara e nella mia città non c’è nessuna realtà, è un po’ morta,…..io sono un’insegnante di italiano a stranieri, ho molta esperienza di insegnamento agli immigrati mi piacerebbe tenere i corsi ma non posso spostarmi, sono disponibile però ad aiutare con materiale didattico, consigli di organizzazione, test e quant’altro chi ha meno esperienza: non è un lavoro facile!
    Si potrebbe parlare loro dei diritti che hanno,della legge sull’ immigrazione, di quella sull’acquisizione della cittadinanza ( molte hanno i requisiti e non lo sanno) e sui servizi ospadalieri…ma tutto dipende dal livello di conoscenza della lingua. posso lasciare qui la mia e mail? è un’area sicura?

  2. cloe says

    Io abito aPescara e nella mi acittà non c’è nessuan realtà però io sono un’insegnate diitlaiano a stranieri ho molta esperienza di insegnamento agli immigrati mi piacerebbe tenere i corsi ma non posso spostarmi, sono disponibile però a aiutare con materiale didattico, consigli di organizzazione, test e quant’altro chi ha meno esperienza, non è un lavoro facile!
    Si potrebbe parlare loro dei diritti che hanno,della legge sull’ immigrazione, sull’acquisizione della cittadinanza ( molte hanno i requisiti e non lo sanno) e sui servizi ospadalieri…ma tutto dipende dal livello di conoscenza della lingua. posso lasciar equi la mia e mail? è un’area sicura?

  3. Ilaria says

    Giovedì 8 Marzo 2012 il Comitato SNOQ della Città di Massa in occasione della giornata internazionale della donna organizza dalle ore 15.00 di fianco al Comune di Massa UN PRESIDIO informativo “Libere tutte dalla violenza” con:

    -campagna raccolta fondi per la RETE TOSCA – rete toscana dei centri antiviolenza-

    -volantinaggio in sostegno alle attiviste iraniane in carcere: Campagna di Un Milione di Firme nata il 27 Agosto del 2006 con 52 firmatari per chiedere l’abolizione delle leggi discriminatorie nel confronto delle donne iraniane. Un gruppo delle attiviste della Campagna di un Milione di Firme In Italia appoggia chiede l’uguaglianza delle leggi nei confronti delle donne e degli uomini in Iran http://milionedifirme.blogspot.com/

    -informazioni sulla toponomastica femminile: campagna 3 strade tre donne. Gruppo FB: Toponomastica femminile

    -Contro l’invisibilità delle Donne, per affermare il legittimo diritto delle Madri di non essere cancellate dalla memoria storica dei loro e delle loro discendenti, perché i tuoi Figli e le tue Figlie abbiano il diritto di portare anche il cognome della loro Madre http://cognomematernoitalia.blogspot.com/

    -raccolta firme per la L.188 contro le dimissioni in bianco -in continuità con l’iniziativa del 23/02. Gruppo FB: 188 firme per la 188!

    Per info: senonoraquando.massa@gmail.com
    FB: Se Non Ora, Quando-Comitato della città di Massa
    Evento: https://www.facebook.com/events/259260914155901/

  4. cybergrrlz says

    care,
    Giulia per tenerti in contatto con persone che stanno nella tua zona ti conviene usare la nostra mailing list e forse troverai chi può segnarti iniziative e persone che puoi incontrare e con le quali puoi collaborare.
    Lia, la tua proposta è molto interessante e varrebbe la pena di approfondirla. tu sei iscritta alla nostra mailing list? trovi il link in alto a destra. comunque noi collaboriamo con le bollettine di Bollettino di guerra (http://bollettino-di-guerra.noblogs.ogr) e lì puoi trovare tutti i dati dei femminicidi degli ultimi due anni reperendoli dalle fonti stampa disponibili. esiste un data base in cui cercano di organizzare le informazioni anche per città etc ma credo sia da aggiornare.

  5. cybergrrlz says

    dalla pagina facebook che ci sostiene:
    Oggi, come sapete, ci siamo svegliat* con un’altra strage (quattro persone) per mano di un ex marito. bisogna muoversi in tutti i sensi e farlo in rete ciascun@ per quello che può fare.
    alcune proposte:
    per chi sta sul web a parte il monitoraggio su tutta la comunicazione che giustifica la violenza sulle donne (monitorare è fondamentale. bisogna fare qualcosa sulla comunicazione che uccide le donne e le stupra mille volte dopo che già hanno subito violenza) bisogna provare anche a fare partire un po’ di azioni contro quelle testate giornalistiche che scrivono articoli in cui chiaramente giustificano o banalizzano lo stupro, il femminicidio e via di questo passo. Quello che scrivono è agghiacciante, vedi gli articoli sullo stupro all’aquila di cui più o meno abbiamo parlate tutte.
    il lavoro sulla comunicazione è fondamentale perchè se non cambia il linguaggio comunque continuerà ad essere diffusa una mentalità che legittima sul piano morale stupratori, assassini e criminali di ogni genere.
    sarebbe ottimo se partisse una campagna di guerrilla comunicativa, con immagini, slogan, roba eloquente e forte che possa diventare strumento virale e passare di bacheca in bacheca sui social e su tutto il web. se tra voi c’è chi crea, inventa e realizza delle cose sono tutte bene accette.
    è una cosa fondamentale perché quello che manca per le donne che denunciano uno stupro o che vengono ammazzate è proprio un presidio attivo di donne (e uomini) che restino davanti ai tribunali e a presidiare il web e la comunicazione in generale per dare supporto. sarebbe fondamentale fare le due cose. ciascun@ può scegliere cosa a seconda delle proprie possibilità ma un motto, per esempio, dovrebbe essere “mai più sola” le donne non dovranno mai più sentirsi sole nel calvario che devono affrontare ogni volta che denunciano un uomo violento.
    altre proposte minime stanno nel post e la proposta fondamentale per ora sarebbe quella di censire le disponibilità territoriali disposte a impegnarsi in qualche direzione, qualunque essa sia, a mettere a disposizione risorse, tempo, energia.
    se avete idee o qualunque proposta, dite. baci a tutt*!

  6. Lia Di Peri says

    Ciao,
    è la prima volta che commento,pur apprezzando da sempre i vostri post. Quest’ultimo articolo, mi porta a proporre la possibilità di un’iniziativa che da tempo ho in mente, suggeritami dalla mia frequentazione dei siti delle sorelle spagnole e dell’America latina: un debate del femmi-genocidio. Si tratterebbe di un lavoro specifico nn solo la lista dei femminicidi italiani, ma un lavoro di comparazione e una mappa ( che potrebbe essere aggiornata, di volta in volta) geografica dei femminicidi. Io vivo in sicilia (palermo) e ho già fatto una piccola comparazione che vede si, un numero ridotto di femminicidi, ma un aumento delle stragi familiari ( un tipo di femminicidio, visto la percentuale di donne uccise nella stessa famiglia). Ovviamente questo lavoro porterebbe in primo luogo, ad avere una visione più chiara e meno frammentaria del sistema ( non certo fenomeno) dell’odio di genere, in più, rileverabbe dal punto di vista della pericolosità sociale che il vero nodo non sciolto per il riconoscimento ( anche giuridico) del femminicidio, della violenza sessuale, dello stalking. E’ chiaramente una ricerca che abbisogna di più forze e organizzazione. Ma se qualcuna fosse interessata ( partendo magari dalla Sicilia) si potrebbe arrivare a creare una mappa vera e propria, che comprenda la tipologia di reato, città, età, relazione tra la vittima e femminicida, ecc.
    Che ne pensate?

  7. Giulia says

    L’idea mi piace moltissimo e non solo contro la violenza (ad esempio lavorare sulla comunicazione e i media è fondamentale per cambiare la cultura che fa da sottofondo alla violenza). Serve una lista di obiettivi a breve, medio e lungo termine come dicevano nei giorni scorsi Loredana Lipperini e Lorella Zanardo rispondendo all’appello di Marina Terragni e poi serve rastrellare le risorse e le competenze su ciascun punto e farlo senza guardare troppo il pelo nell’uovo. Alcuni gruppi e persone magari lavorano in modo diverso da me e da voi ma possono comunque essere utili in un quadro generale (un esempio è SNOQ, che per molti versi neppure a me piace ma devo ammettere che ha più visibilità e che alcuni comitati territoriali sono gestiti bene-io ho avuto una buona esperienza a Torino e una pessima a Parma-) e non possiamo non tentare almeno un dialogo, anche se magari a denti stretti perchè, oh, mica siamo robot: le simpatie e le antipatie le abbiamo anche noi!
    Le mie risorse sono piuttosto limitate ma le metto a disposizione fino all’ultima goccia: sono una studentessa di 24 anni di Parma e mi sto laureando in Scienze delle religioni (NON teologia ma proprio scienze: sociologia, antropologia, storia, ecc…), sto cercando di specializzarmi sull’islam e farò la mia tesi sulla comunità islamica di Parma. Non ho conoscenze in ambito legale però nei prossimi mesi entrerò in contatto con diverse realtà e magari vi saprò dire chi si occupa di cosa nella mia città. Intanto se posso fare qualcosa mi metto a completa disposizione. Ho fatto per tre anni un corso di autodifesa (anche se sono un po’ arrugginita perchè ho smesso di praticare da due-tre anni ormai) e potrei organizzare una specie di “livello base” in qualche parco pubblico (forse riesco a coinvolgere un amico più bravo di me). Il mio ragazzo sta studiando arte grafica e web designer quindi potrebbe dare una mano per locandine e quant’altro se qualcun* ha bisogno, anche se ha pochissimo tempo a disposizione (fa il pendolare Parma-Milano, potete immaginare).
    PS io e il centro sociale della mia città abbiamo un pessimo rapporto però se sapete di persone o gruppi seri attivi qui sul territorio che si occupino di questioni di genere fatemelo sapere!

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  1. Verona, trentaseiesimo femminicidio nell’anno in Italia. È emergenza nazionale : Gennaro Carotenuto – Giornalismo partecipativo linked to this post on 5 Marzo, 2012

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