Era cominciata con un appello. Poi la discussione è proseguita qui e là. Però in questi incontri tra famiglie contrapposte è problematico, ché da me proprio no, da te nemmeno, e allora dove si parlocchia in santa pace, senza disturbare, per scazzarci, zzarci, arci, ci, portando la discussione su toni un po’ civili, per dirsene e ridirsene ma anche sentirne aggiudicando due minuti di ascolto invece che di contrapposizione, senza temere di vendere l’anima al diavolo ma parlando con qualcuno che non la pensa proprio come te e che la pensa come quelli lì?
Si parlocchia in un altro posto, una specie di garconniere da amanti nascosti come si conviene a chi è sposato ad altri amori e altre cause, e ci si dice cose che ci diciamo in tanti e tante in giro per la rete, imbracciando l’arma della parola e dell’arguzia e poi tappando le orecchie dopo aver sparato il colpo, parliamo di “io e le donne” e “io e gli uomini”. Diciamo “ché penso delle donne” e “ché penso degli uomini”. E queste cose le diciamo da due ambiti contrapposti, ché tra gli interlocutori ho beccato un tipo un po’ particolare, in effetti, un maschilista (come si definisce lui) atipico, vi giuro ha voce, parla, scrive in italiano e si capisce pure ciò che dice (:P), e prende la questione un sacco seriamente e poi mi sfotte perché dice che ho un piglio ansiogeno da femminista militante, con la divisa e tutto, mentre lui riesce a stare sveglio una notte intera per cercare il link di un video – inclusa fonte – per dimostrarmi che ciò che dice ha un senso.

