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Ché certi “maschilisti” sanno anche scrivere in italiano

Era cominciata con un appello. Poi la discussione è proseguita qui e là. Però in questi incontri tra famiglie  contrapposte è problematico, ché da me proprio no, da te nemmeno, e allora dove si parlocchia in santa pace, senza disturbare, per scazzarci, zzarci, arci, ci, portando la discussione su toni un po’ civili, per dirsene e ridirsene ma anche sentirne aggiudicando due minuti di ascolto invece che di contrapposizione, senza temere di vendere l’anima al diavolo ma parlando con qualcuno che non la pensa proprio come te e che la pensa come quelli lì?

Si parlocchia in un altro posto, una specie di garconniere da amanti nascosti come si conviene a chi è sposato ad altri amori e altre cause, e ci si dice cose che ci diciamo in tanti e tante in giro per la rete, imbracciando l’arma della parola e dell’arguzia e poi tappando le orecchie dopo aver sparato il colpo, parliamo di “io e le donne” e “io e gli uomini”. Diciamo “ché penso delle donne” e “ché penso degli uomini”. E queste cose le diciamo da due ambiti contrapposti, ché tra gli interlocutori ho beccato un tipo un po’ particolare, in effetti, un maschilista (come si definisce lui) atipico, vi giuro ha voce, parla, scrive in italiano e si capisce pure ciò che dice (:P), e prende la questione un sacco seriamente e poi mi sfotte perché dice che ho un piglio ansiogeno da femminista militante, con la divisa e tutto, mentre lui riesce a stare sveglio una notte intera per cercare il link di un video – inclusa fonte – per dimostrarmi che ciò che dice ha un senso.

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La lotta contro la violenza sulle donne al tempo di facebook: like&condividi l’appello pre-elettorale!

Ovvero il femminismo al tempo del like&condividi acritico.

C’è sempre ‘sta storia dell’appello sul femminicidio [QUI la Genesi]. Quello diffuso con la collaborazione di tanti militi ignoti e ignari per far pubblicità a Snoq e a Bersani o al politico o alla politichessa di turno ad una settimana dalle elezioni amministrative. Tutto ciò va incluso nel capitolo “come farsi campagna elettorale sulla pelle di una giovane donna morta ammazzata e su quelle altre che tanto chi se le ricorda” (basta sparare un numero a muzzo e vai col vento).

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Genesi di un appello (sul femminicidio): come usare le donne (vive e morte)!

http://www.youtube.com/watch?v=40ODhBFGMLA

Parlo dell’appello di Snoq al quale NON abbiamo aderito (come singole e singoli e neppure come entità collettiva) e del quale è bello narrare i retroscena. Per trasparenza. Perché i metodi determinano la sostanza delle azioni politiche e perché usare le donne (morte) per ottenere visibilità (in tempo di elezioni) salvo poi scordarsi di quelle donne tra una settimana, è una cosa che mi fa senso.

Già lo abbiamo visto con Stefania Noce, altrettanto esteticamente usabile (belle le sue foto, come per Vanessa), con la settimana dell’indignazione, le fiaccolate, i proclami, tante belle intenzioni, ma oggi a seguire il processo sul suo assassino sono solo i suoi genitori e tutti quanti, Snoq in testa, si sono volatilizzat*.

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