Ci siamo. Finalmente sappiamo il colore del copricapo della compagna Lizzy, donna per cui provo una forte simpatia umana; non credo abbiamo nulla in comune, se si esclude il gusto dell’orrido, ma lei ha quell’atteggiamento alla ”chemmenefotte” che la mette una spanna su un Monti-Prodi-Berlusconi qualsiasi.
Ebbene confesso, la sua visione è un malox che mi calma i bruciori di stomaco portati da quest’attesa da salone di bellezza. Immagini patinate, voti alla ciccia, chiappe al vento e flirt estivi. Lo sport preferito in Italia applicato alla kermesse sportiva per eccellenza.
E noi? L’evento dell’anno, carico di rosa ed attese, truccato con un rosa “furbetta” per attirare chiunque nel proprio calderone e noi potevamo esimerci? Potevamo “bucare l’evento”?
No, sarebbe stato sacrilego: vi pare che potevamo rifiutarci di partecipare a questa caccia al tesoro mediatica, alle vere gare olimpioniche dopo che, con tanto impegno, la stampa “istituzionale, Gazzetta, Repubblica e Corriere si sono così impegnate a farci la griglia?
Prima gara, imprescindibile ed imperdibile da tutto il mondo cerebral-free, è quello di “Culetto d’oro”, Sono atlete? Che palle, ne parleranno con i loro allenatori: chi scrive per la Gazzetta o gli altri giornali su citati non può non sapere che lo sport è roba da maschi.
Non vorrete davvero che si prenda in considerazione la sforzo di preparazione all’evento, di queste ragazze? I loro colleghi maschi, quelli si sono dei totem intoccabili, a loro viene spontaneo di chiedere della crisi economica e delle ricette di Keynes ed aspettarsi una risposta, loro sono i fari guida per milioni di giovani, ma alle atlete che chiedere?
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