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La donna con la D maiuscola

Luogo comune, stereotipo, banalità. Una nostra amica dice che la donna con le maiuscole nel linguaggio del web è una donna che urla, che si impone, che trae convincimento dal ritenersi superiore. Superiore a.

A questa donna con i caratteri in stampatello si riferiscono uomini e donne di cultura patriarcale, le Donne di una volta, la Donna com’era un tempo, la vera Donna. E tutte le altre stanno indubbiamente al di sotto della scrittura corpo 30.

Donne si diventa e non si nasce diceva Simone De Beauvoir e poi dipende cosa ciascuna intende con l’essere donna, donna in quanto persona e basta. Senza che nessuno debba normarne il ruolo. Ciascuna deciderà per se. A questo serve l’autodeterminazione.

Donna con la D maiuscola per conservatori e conservatrici sarebbero quelle che traggono forza e orgoglio dall’efficienza del proprio utero. Più prole metti al mondo e più sei Donna e quella D aumenta di proporzione di figlio in figlio, come se assieme a quelle creature si generasse un alfabeto in crescita che ci compensa di tante cose mancate.

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Web 2.0: fiere di essere uteri!

Il dibattito che si è sviluppato sul post di critica al pezzo della Terragni mi ha lasciato abbastanza basita.

Parrebbe che per la rete ci sia una sorta di partito delle madri, si dichiarano fiere di essere uteri e sciorinano maternage in quantità.

Con collaudata compassione nei confronti delle donne “sterili” loro sono fiere della propria femminilità. Parlano da creatrici del mondo, da lì traggono potenza, e tutto il resto in gloria.

Mettete in rete un esercito di madri orgogliose del proprio ruolo e vedrete qualcosa di insidioso che permea le discussioni e vuole condizionare il cammino movimentista del femminismo (o quantomeno il nostro). Pare che queste mamme siano vicine a Snoq e allora lo capisco perché quei riferimenti alla maternità, gli slogan atroci tipo “rimettiamo al mondo l’Italia” e poi tutta una serie di articoli e libri letti in cui si discuteva sempre della stessa cosa chè pensavo quasi di trovarmi nell’epoca sbagliata.

Neppure mia madre era così mussoliniana nella considerazione del ruolo materno. Forse perché a modo suo faceva la resistenza, anche se bambina.

Della madre si dice sia colei che genera la vita e giù con gli stereotipi che mi risuonano nelle orecchie fin dai circuiti delle borghesi sedicenti femministe (?) in cui le donne vengono descritte tutte come sante, pressappoco, e le madri stanno una spanna in su rispetto a tutti. Madonne. Uteri benedetti.

Tempo di essere madri (o uteri) è anche una campagna di un gruppo di estrema destra e la coincidenza è strana perché dall’altro lato, dove si discute partendo dal femminismo della differenza, si dicono più o meno le stesse cose. E non è il gruppo di estrema destra che sta andando a sinistra. E’ ciò che dovrebbe stare a sinistra che va a destra.

La maternità quale fantastico obiettivo di realizzazione per tutte. E tra pappine e pannolini e discorsi da mom/pride, maturano dei veri e propri deliri di onnipotenza per cui il resto del mondo è fuori.

Ora mi spiego anche perché quando noi nell’ambito della nostra analisi sulla precarietà affrontammo l’argomento della maternità e ponemmo la questione, seria, di tutte quelle che un figlio non lo vogliono, arrivarono a commentare su Malafemmina decine e decine di donne orgogliose di essere uteri.

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I padri non possono

Terragni. Il suo ultimo post. Stereotipi sessisti.

Ricavo da fb:

Se ho capito bene una coppia di mamme può avere un bambino, e stiamo parlando di famiglie omogenitoriali, e una coppia di padri no? Mah!

e poi, in risposta a qualcun@ che tira fuori la fisiologia a giustificazione di ciò:

Fisiologici? Qual è la fisiologia? Quella che decide che le donne abbiano tutte istinto materno e attitudine alla cura incastrandoci in un ruolo riproduttivo? Quella che decide che gli uomini non sappiano essere padri tanto quanto? Sono stereotipi sessisti. Bisogna vederli i padri che stanno con i bimbi anche piccolissimi e non hanno nulla da invidiare a nessun@. E non si capisce perché se da un lato si pensa che possa sparire il padre si debba pensare che della madre, in termini di cura, ci sia assolutamente bisogno. Due genitori gay non possono adottare un bambino? Un padre non può crescere suo figlio? Ripeto: mah!

Il testo della Terragni fin dal titolo chiarisce cosa vuole dire:

Coppie gay: 2 padri o 2 madri non sono la stessa cosa

I motivi per cui non sarebbe la stessa cosa?

Per lei sarebbe il “superiore interesse del minore“. Sta parlando del dibattito a proposito delle Unioni Civili a Milano. Lei si unisce al coro di persone (uomo)fobiche che non riescono ad immaginare un bambino con una coppia di uomini. Lei infatti non si riferisce ai gay in particolare ma proprio agli uomini in quanto tali.

Parla di relazione asimmetrica e afferma che un bambino può restare con la madre senza che vi sia un distacco immediato dopo la nascita e invece con i padri questo non potrebbe avvenire. E posto che la psicologia affermi che quel distacco sia un trauma irrisolvibile, per tutte quelle questioni relative il legame preparto, bimbo che nasce e che la riconosce, anche se poi lo cresce la babysitter o la balia o la nonna che sempre una donna è (questo è quello che avviene in generale), non si capisce perché l’abbraccio paterno debba essere considerato diversamente valido se lui  lo cambia e lo cura e lo nutre e lo prende in braccio.

Comunque sia diciamo che se si estende la discussione ad un bambino orfano, o pochino più grande vorrei capire che ne pensa.

Poi giudica con orrore l’ipotesi della sparizione della partoriente, che ella chiama “madre”, e a costo di sembrare molto cinica mi piacerebbe sapere cosa attribuisce alla genitorialità un valore. Il tempo di incubazione?

Sono madre e dunque lo so. Tenere un figlio in grembo per nove mesi è una cosa che realizza un legame. Forse. Dopodiché quel bambino nasce e quando ti guarda vede un’estranea e anche tu vedi un estraneo. Non è raro il rifiuto del bambino da parte della madre nei primi momenti dopo la nascita. Quelle immagini dei film in cui lei ambisce ad averlo in braccio a me suona un po’ curiosa perché di nascite ne ho viste tante e  a parte tutto la mamma dopo un parto è più o meno semi svenuta per il dolore e per la fatica. Ma vabbè.

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Posted in Comunicazione, Critica femminista, Pensatoio.