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Quelle donne che non vanno mai in vacanza

Questi giorni di vacanza per alcune non sono affatto una vacanza. Prendi la mia amica, vive in Sicilia, in questi giorni si radunano presso i parenti altri parenti e tutti assieme appassionatamente ripristinano le sane abitudini familiste in cui le donne cucinano (dall’alba) e gli uomini escono a comprare il giornale, fare due passi in piazza, a procurare i viveri (non a caccia ma al mercato del pesce o al supermercato).

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Posted in Pensatoio, Satira.


Dichiarazione di chiusura al processo delle Pussy Riot

Ancora Pussy Riot. Entità varie e rossobrune si affaticano a spiegarci – tirando in ballo il pinkwashing – che dovremmo mollarle perché sarebbero simbolo del potere occidentale su una nazione fantasticherrima com’è la Russia. I rossobruni hanno il grave difetto di difendere ogni impero e ogni dittatura immaginando che la merda resti solo in occidente. La merda sta ovunque e se non la vedi tutta e non lotti contro tutti gli autoritarismi non sei credibile. Poi ci sono le entità fascistoidi che putacaso talvolta coincidono con entità che ce l’hanno a morte con le femministe e che mentre si fingono libertari immaginando di attrarre empatia e soluzioni meno autoritarie per quel che riguarda gli uomini che finiscono in galera, vogliono invece il rogo per le femministe, le vogliono vedere crepare e dunque plaudono, incoerentemente, con quel piglio tipico da Savonarola e da mediocre giudice dell’Inquisizione de noiantri, ad una dittatura che pure loro dovrebbero odiare. Ma si sa che i fascisti quando ci sono dittature di mezzo e censure delle idee si trovano sempre d’accordo. Poi ho visto un comunicato delle Snoq che non manca di ricordare il fatto che un milione di persone andate a dare delle “zoccole” alle escort del Cavaliere, tre partiti in piazza con ordini di cordata, Pd, Fli, Idv, (altro che donne), significhino tanto in Italia per “le italiane” e chiede la liberazione delle tre ragazze e a loro vorrei chiedere perché non sono così prodighe di solidarietà quando arrestano qui in Italia i/le NoTav o le persone processate per antifascismo militante o altri prigionieri politici che esercitavano il diritto di manifestare le proprie idee. Perché non sono mai state così solidali con noi e anzi a noi, per le nostre critiche, qualcuna di loro ha dato perfino dell’estremista? Com’è e come non è vi auguriamo una buona lettura.

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da Uninomade:

di YEKATERINA SAMUTSEVICH (imputata del gruppo punk femminista Pussy Riot)

Nella dichiarazione di chiusura ci si aspetta che l’imputato si penta, provi rimorso per quello che ha fatto o elenchi le circostanze attenuanti. Nel mio caso, così come in quello delle mie compagne del gruppo, è completamente inutile. Voglio invece dar voce ai miei pensieri rispetto alle ragioni che stanno dietro a ciò che ci è successo.

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Posted in Critica femminista, R-esistenze.


Biografia di una Iena (seconda parte)

Ancora capitolo su stereotipi sessisti e violenze sugli uomini. Riceviamo e molto volentieri condividiamo questo racconto che si svolgerà a puntate, di cui adesso potete leggere la seconda parte, dal titolo “Biografia di una Iena” scritto da N., un uomo. Per leggere la prima parte – L’Infanzia – seguite il link. Buona lettura.

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2-L’ADOLESCENZA (parte 1)

Le scuole medie, sempre nel mio paese, superato l’entusiasmo iniziale non mi paiono un granché. Le materie sono carine, e sono particolarmente portato per la storia, la geografia e le scienze. Le scienze, in particolare: amo guardare il piccolo così come il grande, osservare la vita e la natura e il cielo. Mio padre si fa in quattro per racimolare qualche soldo e regalarmi un cannocchiale per guardare le stelle e un piccolo microscopio, e ancora lo ringrazio nei miei pensieri per questo suo sforzo. Eredito da lui una certa propensione per l’elettronica e a soli dodici anni costruisco la mia prima ricetrasmittente con un kit fai da te.

Inoltre approfitta di una iniziativa comunale per mandarmi a scuola di inglese a costo quasi zero: è convinto che l’inglese sia la lingua del futuro ed io non devo perdermi questa opportunità: siamo solo nel 1981. Lui però, tra l’incidente e le frustrazioni che lo accompagnavano, con gli anni diventa sempre più burbero, e la mia crescita non agevola il rapporto. Ho un carattere forte e testardo come il suo, e le botte non mi piegano più: da un lato ne è orgoglioso, lo vedo, dall’altro non riconosco più la sua autorità e questo non va affatto bene. Mia madre si prende un esaurimento nervoso e il suo concetto di ”pulizia” diventa un’ossessione: pattìne dappertutto, cera dappertutto, nemmeno un granello di polvere in casa.

Perfino i miei maglioni sono ordinati in maniera maniacale e io vado in giro vestito come un deficiente, in maniera “classica” secondo i suoi canoni, senza avere alcuna possibilità di scegliere cosa mettermi. Anche i capelli vengono tagliati secondo i suoi canoni, più o meno con tagli che avevano visto il loro tempo di gloria nel 1940 o giù di lì. Mi sento evidentemente uno scemo, mi vergogno come un cane. I ragazzi e le ragazze del paese non mi aiutano di certo. Non tirano più sassi e sputi, non mi saltano più addosso, ma la violenza diventa più sottile, non certo meno dolorosa. Battutine, frecciatine, conversazioni che si interrompono improvvisamente quando arrivo io. Niente da fare. In più ho l’evidente difetto di mettermi a piangere quando mi innervosisco o mi arrabbio e questo appare ai miei coetanei ancora più divertente.

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Posted in Anti-Fem/Machism, Disertori, Narrazioni: Assaggi, Personale/Politico, Storie violente.