Violenza sulle donne e tutela.
Mi viene in mente, ogni tanto, giacché di questo tema mi occupo da un sacco di tempo, che chi parli di violenza sulle donne in realtà voglia poco bene alle donne. Perché è un tema complesso, sul quale molti e molte si buttano a capofitto perché è politically correct, perché la violenza sulle donne suscita indignazione, certo, e mi interesserebbe comprenderne le ragioni.
Analizzando le tante risposte, le reazioni, relative questo tema trovo che molte sono assolutamente affini e coerenti alla cultura patriarcale. Anzi la consolidano. Si parla di interventi paternalisti, di difficoltà a riconoscere nelle donne una propria, autonoma, capacità di difesa, si parla di “tutele”, si tende sempre a descrivere le donne vittime di violenza in quanto fragilissime, indifese, quasi che fossero dei bambini o non fossero in grado di intendere e volere.
Non si orienta il dibattito circa le possibili soluzioni ad un capitolo che riguardi il fenomeno che parli di strumenti sociali, di soluzioni a lungo termine, di visione complessiva del problema, di analisi approfondita che porti a immaginare innanzitutto soluzioni preventive. Soluzioni che tolgano le armi dalle mani di chi vorrà usarle prima ancora che ciò accada. Soluzioni che restituiscano alle persone offese strumenti di liberazione e di ricostruzione della propria esistenza.
So molto di violenza sulle donne. So veramente tanto. Ho toccato il dolore, la sofferenza, di chi ha subito violenza, ho incontrato l’anima di chi l’ha inflitta. Conosco l’impotenza e la rabbia dei parenti delle vittime e so perfettamente che le persone che subiscono violenza non possono essere argomento di conversazione sul quale disquisire come fosse un pretesto di esibizione intellettuale al tavolo di annoiate radical chic. La violenza io l’ho vista davvero. E la riconoscerei ovunque fosse celata. Fosse anche nei commenti di chi immagina di togliere alle donne dignità, capacità di azione, attribuendo loro lo status perenne di vittime, martiri, canonizzate per appartenenza ad un genere.
Come si fa ad uscire fuori dalla trappola dello stereotipo di genere quando chi dice di volerti difendere fa di tutto per ricacciartici dentro? Come faccio io ad apparire umana, vera, arrabbiata, anche aggressiva se è il caso, imperfetta, se c’è chi ama intrappolarmi nel ruolo della versione esasperata delle Signore protagoniste della letteratura Petrarchesca?
C’è chi dice di occuparsi di violenza sulle donne e scrive sostanzialmente che le donne sono inferiori. A queste donne succederebbero, altrettanto inferiori, in una scala gerarchica che va dai tutori, alle vittime, ai mostri, tutti inevitabilmente uomini, solo i mostri.

