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Se non posso cantare non è la mia rivoluzione: paura e delirio di un complottismo militonto #freepussyriot

Da Effettofarfalla:

(Articolo pubblicato anche su Umanità Nova!) 

Premessa: sì, voglio aggiungere verdure al fuoco (non carne, ché lo specismo mi ripugna assai) perché l’omertà è la prima amica di qualunque stato di cose, e questo stato di cose a me non garba; per inciso,  mi interessa raccontare le cose come vanno dal mio punto di vista, che non è né neutrale (la neutralità non esiste!) né tantomeno complice di una pseudomilitanza che considero tumore della lotta di classe e  della liberazione da una società sessista, razzista, specista, omo/lesbo/transfobica e chi più ne ha più ne metta. Chiaro? 

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Posted in Anti-Fem/Machism, Misoginie, Pensatoio, R-esistenze.

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Limiti e sfide delle mobilitazioni estive contro i tagli al settore pubblico in Spagna

di Jesús Bartolomé Martín

Traduzione di Woodi Forlano

Lo scorso 19 luglio 2012 il malcontento popolare per i nuovi tagli annunciati pochi giorni prima (soppressione della tredicesima ai dipendenti pubblici, rincaro delle imposte indirette, IVA, riduzione degli aiuti ai disoccupati, …) si è espresso attraverso le moltissime manifestazioni che si sono venute a creare in tutta la Spagna. Manifestazioni con alla testa i sindacati CCOO e UGT, inoltre convocate anche da altri disparati sindacati come il CSIF dei dipendenti pubblici, l’anarcosindacalista CGT, o il sindacato di polizia SUP, ai quali si sono aggiunte alcune assemblee del denominato movimento 15-M.

Nonostante queste mobilizzazioni non siano state maggiori di altre convocate in precendenza dal movimento 15M (come quella del 19 giugno 2011 o del 15 ottobre 2011) ed ovviamente sono ben lungi dal riproporre il clima sociale vissuto all’inizio della rivoluzione spagnola del 1936, pur essendo state convocate nel giorno del suo anniversario. In questo senso è significativo che il 9 giugno, giorno in cui il governo spagnolo ha sollecitato all’UE un riscatto bancario (senza dar a conoscere le condizioni dei prestiti europei), l’unica cosa che si è vista per le strade sono state le bandiere spagnole che mostravano l’orgoglio patrio rispetto alla selezione di calcio per la partecipazione all’Eurocoppa, alla quale lo stesso presidente di governo sembrava più interessato, che alla situazione economica del paese. Ad ogni modo, le mobilizzazioni del 19 luglio sono rivelatrici dell’ambiente della protesta in Spagna se analizziamo chi le convocava ed il contenuto delle stesse.

Per quanto riguarda gli organizzatori, gli screditati sindacati CCOO e UGT sono riusciti a guidare la protesta sociale, facendo finta di compiere il loro dovere convocando lo sciopero del 29 marzo contro la riforma del lavoro del 13 febbraio 2012, sciopero preceduto da manisfestazioni moltitudinarie come quella del 19 febbraio. Pare che costoro trovino più facile rifiutare le politiche antisociali del governo spagnolo del PP piuttosto che quelle precendenti durante il governo del PSOE ( ricordiamo che ci misero ben tre mesi per convocare uno sciopero generale in seguito alla riforma del lavoro approvata il 15 giugno 2011), ad ogni modo mantengono il dialogo con il governo (i loro leader hanno avuto un incontro con il presidente del governo il 26 luglio 2012) e la confindustria spagnola (II accordo per l’impiego e la negoziazione collettiva 2012-2014). Di fatto le mobilizzazioni vengono progettate per “negoziare, riorientare e ricondurre le proposte ingiuste”, mai per recuperare tutti i diritti del lavoro persi né molto meno per progettare cambi social più sostanziali basati sulla suddivisione della ricchezza e del lavoro.

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Posted in Precarietà, R-esistenze, Scritti critici.


Ho un utero, quindi valgo (di sbieco sul 4 ottobre)

Sapete qual è il problema? Che il passato ritorna sotto varie forme. La conosciamo la storia delle madri in difficoltà e delle separazioni conflittuali. Sappiamo un sacco di cose ma sappiamo anche che c’è una cultura patriarcale che usa la “natura” per costringerci al ruolo di cura, lontane dai consessi pubblici, a fare da ammortizzatrici sociali per rimettere a posto un welfare che fa acqua da tutte le parti. Sappiamo anche che c’è un filone del femminismo, quello della differenza, che usa la biologia per dire che in quanto possessore di utero noi valiamo e proprio per questo saremmo più quello, più questo, più buone, più brave, superiori, migliori e quindi non ci sorprende per niente che le due istanze si incrocino e stringano a patti in sigle bipartisan, quei trasversalismi fatti da donne di destra, pseudo/sinistra, patriarchi di partiti in cui i leader sono sempre al maschile, che puntano su capisaldi che non cambiano di una virgola la struttura di uno stato e continuano ad affidare le sorti economiche del nostro paese in mano ad uno che è arrivato qui senza alcuna investitura da parte della gente che vota quanto piuttosto avendola ricevuta dalle banche per smantellare il nostro stato sociale e svendere tutto ciò che resta di pubblico.

Complicato da dirsi ma anche piuttosto semplice. In questa corsa verso il passato, in cui il liberismo usa le lacrime di una ministra per segare le pensioni e per mandare le forze dell’ordine nelle strade a picchiare i manifestanti, lavoratori e lavoratrici, tutti in stato di emergenza e di bisogno, che vi siano donne che per farsi spazio, chissà se a garanzia di privilegi o meno, rimettano sul piatto della bilancia il proprio utero non mi sorprende affatto. Di fatto è successo tante volte, a noi che del femminismo della differenza apprezziamo solo alcune cose, remote, oramai fuori tempo, giacché la teoria queer ci ha spiegato che le persone valgono uguale, uomini e donne sono altro a parte la biologia, e tra l’altro non esiste un solo genere e quindi figuriamoci se si può schematizzare così tanto, ma ci è successo tante volte, dicevo, che provavi a discutere con una donna e ti ritrovavi ad argomentare con le sue tube del falloppio.

La cosa che fa senso è che non si capisca come ogni qual volta si sposino luoghi comuni o si auspichino tutele, quel prima le donne e…, si favorisce la cultura patriarcale, si diventa veicolo di meccanismi che ci riportano a casa mentre noi vogliamo un reddito, lavoro, indipendenza, nessuna tutela, perché non siamo bambine, non siamo incapaci di intendere e di volere, ma abbiamo spalle dritte e combattiamo tutte per guadagnarci il presente e il futuro dovendoci difendere da chi tenta di riportarci continuamente nel passato.

Le cultrici del maternage, queste addomesticatrici dei nostri uteri che fanno le no-choice in generale e nel tempo libero fanno le difensore del culto della maternità come fosse una fonte di progresso, possono chiedersi mille volte, in privato, in pubblico, cosa ci sia di sbagliato nelle femministe che non vogliono seguire questa pericolosa deriva di destra.

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Posted in Corpi/Poteri, Critica femminista, FaceAss, Fem/Activism, Pensatoio.