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Cyberbullismo, moralizzazione e sessuofobia

Di Cyberbullismo a sfondo sessuale ho già parlato QUI.

Ora parliamo di Foto hard su internet, cause ed effetti:

– Perchè un uomo, un ragazzo, o anche la vostra peggiore nemica, dispettosa, inviperita, sono così certi/e che le foto in pose hard, o comunque dei riferimenti alla vita sessuale, possono danneggiare la ragazza o la donna alla quale si riferiscono?

Forse perchè il nostro contesto sociale stabilisce delle regole morali che vietano alle persone di ammettere di avere una sana vita sessuale. Forse perchè ancora siamo al punto che una ragazza viene considerata brava e buona solo in alcune ipocrite circostanze. Invece viene considerata cattiva e socialmente repellente se mostra con chiarezza di esigere il diritto al rispetto per se’ senza lasciarsi vincolare da norme di comportamento per educande ottocentesche.

– Perchè la stessa ragazza deve preoccuparsi dell’effetto che hanno quelle immagini sulla sua vita?

Per gli stessi motivi. Perchè la moralizzazione delle nostre vite impone a ciascuno di noi di doverci preoccupare di perdere consenso, amicizie, lavoro se agiamo in modo tale da non corrispondere alle norme che altri hanno imposto anche per noi. Rispondiamo con altre domande: che male c’e’ a fare sesso? Che male fa una ragazza ad avere una vita sessuale? Perchè siamo ancora al punto che una ragazza deve preoccuparsi di apparire una brava o cattiva ragazza sulla base delle proprie abitudini sessuali? Chi è una brava ragazza? Chi è una cattiva ragazza? Perchè se un ragazzo mostra una sua avventura sessuale tutti si complimentano con lui con grandi pacche sulle spalle e se è una ragazza ad essere protagonista delle immagini invece è una puttana?

– Perchè una donna deve vergognarsi di fronte alla propria famiglia, ai propri amici, compagni di scuola, colleghi di lavoro, per avere una normale e sana attitudine sessuale?

Continued…

Posted in Comunicazione, Omicidi sociali, Pensatoio, Sessismo.


Ai genitori (e figli/e): come prevenire e combattere il cyberbullismo

http://www.youtube.com/watch?v=wtUSGeFksi8

Ieri veniva pubblicata la storia di Amanda Todd. Una ragazzina canadese che a seguito di atti di bullismo si è suicidata. Oggi il Corriere pubblica la storia di Chiara, un’altra adolescente che è stata vittima di bullismo e violenza sessuale.

Le due storie si intrecciano. La prima è fatta di una vita sociale che deriva quasi esclusivamente dalle relazioni via web e dunque questa ragazza, così come racconta, si lascia condizionare da chi la importuna, da chi le fa i complimenti, da chi la ricatta e da chi la espone al dileggio pubblicando le sue foto, da chi addirittura arriva a dirle, al suo primo tentativo di suicidio, che deve fare di meglio e deve provare a ingerire qualcosa di più efficace.

La seconda è una storia più fisica, di una ragazzina vittima di bullismo e violenza sessuale da parte di un gruppo di ragazzi che la toccano e infine quegli e quelle adulte che non le credono, perché accade spesso che alle ragazzine non si crede. Accade che restino sole a viversi quel dolore con questi adulti che non ascoltano e con le persone attorno che ti insegnano che qualunque cosa ti succeda è colpa tua.

Continued…

Posted in Comunicazione, Omicidi sociali, Pensatoio, Sessismo.


Fine

Quando finiscono le relazioni c’è sempre il gran bisogno di stabilire dove c’è una colpa. Difficile poi dirsi che non si corrisponde, che si è un po’ differenti, che quella crescita ha determinato una distanza, che ci si vuole tanto bene e che è doloroso dirlo ma è finita. Finita perché ci sono nuove vite ed interessi e cose belle da intraprendere ed è finita senza doversi vomitare addosso la delusione “perché tu non sei più quell@ di una volta” ché in realtà io, “quell@ di una volta” non lo sono proprio mai stat@. Siamo solo cambiati, non ci corrispondiamo più ed è così che va detto, con un po’ di malinconia e senza rancore, perché le storie finiscono e non è colpa di nessuno.

Quando finiscono le relazioni un@ dei due ha bisogno di stabilire che l’altr@ è quell@ che ne è responsabile, che sta sbagliando, e in questa ricerca del dettaglio per rompere un legame difficile da scindere esige una risposta, un riconoscimento: “e dimmelo che tu sei peggiore… dimmelo che sei una merda… dimmelo che sei diventat@ fango… su, dimmelo che non mi corrispondi più e che andare via per me è una mossa dignitosa… Fammi andare via con la sensazione di aver fatto la scelta giusta, di aver abbandonato il cerchio della fiducia. Liberami dicendo che tu sei peggiore perché se tu non me lo dici io non ce la faccio.

Ed è così che l’altr@ che non avverte o non capisce e non riconosce il bisogno della rottura non può sapere di cosa si ha bisogno. Non può sapere certo che si ha bisogno di dipingerl@ peggiore per rompere quel cordone ombelicale, quella dipendenza che si è stabilita tra te e lei/lui. Non può saperlo.

A volte scindere un legame è una prova di forza. Devi farlo tu per lei o per lui che proprio non ce la fa. Chiudi ogni comunicazione ed è un atto di coraggio perché sei tu il cattivo o la cattiva. Sei tu che ti becchi ogni insulto e veleno. Sei tu che ti assumi la responsabilità di scegliere quale relazione, con chi, cosa, come. Lo fai anche per chi non lo sa fare. Per chi non sceglie. Per chi non ti sa abbandonare.

Il tratto di dolore più cruento è separarsi dicendosi che non c’è proprio colpa. Si è solo differenti e ci si vuole bene e ci si stima ancora ma è finito l’amore, la passione, la condivisione di un percorso e di un progetto di vita e dunque si va avanti. Sapendo che quello che c’è stato è davvero tanto prezioso e che in futuro si faranno altre cose.

Quante sono le coppie che si fanno un male perfido perché semplicemente hanno bisogno di mettere al muro, sotto processo, colui o colei che devono lasciare per stabilire che esistono prove provate valide per quella rottura? E tu sei così e lei è cosà e noi siamo bhò. Sono tante, quelle coppie.

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Posted in Narrazioni: Assaggi, Storie Precarie.