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Ai genitori (e figli/e): come prevenire e combattere il cyberbullismo

Ieri veniva pubblicata la storia di Amanda Todd. Una ragazzina canadese che a seguito di atti di bullismo si è suicidata. Oggi il Corriere pubblica la storia di Chiara, un’altra adolescente che è stata vittima di bullismo e violenza sessuale.

Le due storie si intrecciano. La prima è fatta di una vita sociale che deriva quasi esclusivamente dalle relazioni via web e dunque questa ragazza, così come racconta, si lascia condizionare da chi la importuna, da chi le fa i complimenti, da chi la ricatta e da chi la espone al dileggio pubblicando le sue foto, da chi addirittura arriva a dirle, al suo primo tentativo di suicidio, che deve fare di meglio e deve provare a ingerire qualcosa di più efficace.

La seconda è una storia più fisica, di una ragazzina vittima di bullismo e violenza sessuale da parte di un gruppo di ragazzi che la toccano e infine quegli e quelle adulte che non le credono, perché accade spesso che alle ragazzine non si crede. Accade che restino sole a viversi quel dolore con questi adulti che non ascoltano e con le persone attorno che ti insegnano che qualunque cosa ti succeda è colpa tua.

Amanda e Chiara sono entrambe unite dal fatto che la mentalità sessista che le opprime dice che loro siano colpevoli. Ragazze di “facili costumi”, definitivamente zoccole.

Se vai in giro per internet con la minigonna tu che pretendi? E’ ovvio che ti scattino due flash e che poi ledano la tua privacy per crearti un danno. Se a te piace un ragazzetto e chiaro che i suoi amici possano buttarti lì per terra e parlarti e chiederti di lasciarli fare. Ci vorrebbe effettivamente una slut walk sul web. Da farsi in modalità tutte da decidere. Noi la facciamo già effettivamente.

E poi ci sarebbe da discutere sul termine “consensualità” perché se ho acconsentito a darti una fotografia sicuramente non ho acconsentito a farla circolare, a farmi sfottere, a farmi massacrare, minacciare e ridicolizzare, a farmi diventare il tuo personale fenomeno da baraccone, io che sono così piccola e piena di complessi, in una età in cui se uno mi dice che sono brutta già sto male, mi tagliuzzo e penso che è meglio suicidarmi, quando tutto mi rende fragile e io non sono in grado di reagire e un clan di gente mi prende di mira via web per demolirmi e indurmi a lasciare.

Lo chiamano cyberbullismo e noi l’abbiamo chiamato anche cyberstalking. Coinvolge sia gli uomini che le donne. In Italia è successo qualche volta. Una volta accadde pure che una insegnante trova la sua foto hard sul web con tanto di via, numero di telefono e tutti i suoi dati sensibili e ce li aveva messi la collega che voleva vendicarsi. E sono tante le donne che fanno di queste cose, non credete di essere esenti da questo genere di comportamenti perché non è così.

E tra telefonini e vari sistemi tecnologici oggigiorno non è che poi questi ragazzi e le ragazze li puoi controllare. Se sono così idioti gli adulti che formano eserciti squadristi per massacrare qualcun@ in particolare puntando sulla sua fragilità, facendo diventarl@ vittima di abusi che sono quantificabili e tuttavia confusi in un drammatico contendersi della ragione (perché opporsi vale a dire che fai una guerra alle opinioni e vale ancora a dire che ti viene risposto che tu sei una persona tanto cattiva) e allora devi beccarti mille insulti sul tuo wall o su quello altrui perché è il 2012, ragazza, e il progresso ha trasformato il chiacchiericcio in una cosa assai visibile. Prima potevi non sentirlo, semmai ti veniva riferito e adesso è tutto lì che ti fa male. Ti fa un male assurdo.

Quello che è successo a Chiara è anche usuale nelle scuole e ora si intreccia con dinamiche anch’esse tecnologiche. Prima ti obbligano a farti toccare, poi ti fotografano, poi ti ricattano dicendoti che se non lo rifai mettono quelle foto online e di mezzo c’è sempre la tua reputazione. Quella che conta, che ti sfianca per mantenerla intatta, quella che se parlano male di te, e c’è chi nel reale non ti guarda in faccia ma fa di tutto per farti sapere che le stai antipatica tempestandoti di comunicazioni sul web, non hai molti strumenti per difenderti.

Gli adulti vanno di denunce per diffamazione, stalking e calunnia e ingiuria e altro. Ma i ragazzi e le ragazze come si difendono? Che tipo di anticorpi stanno sviluppando? Perché è successo, sono certa, che vostra figlia è arrivata a dirvi che è arrabbiata perché ha avuto una discussione con tanta gente su un social network ed è così che quegli psicodrammi virtuali condizionano la vita reale, la impoveriscono, con questo sovrappiù di “amicizie” alle quali non importa un fico secco di te e che stanno lì a osservare e ad aspettare il momento opportuno per ferirti.

E poi ti dicono che l’anonimato sia una cosa brutta. Non lo è affatto. Ragazzi e ragazzine dovrebbero tenere un profilo anonimo, con un nick name fasullo, sin dall’inizio, niente foto, nulla che possa creare un danno, perché la vita di relazione sul web è fatta all’insegna dell’analfabetismo emotivo e sentimentale. C’è gente che non prova emozioni o che si esercita a sfogare su di te qualunque orrore. C’è gente che oggi è frustrata e ti sceglie come suo punchball personale. Gente che becca qualcuno di molto fragile e lo massacra al punto che c’è chi s’è suicidat@.

Ci vuole un burqa per stare su internet per quanto il genere di appartenenza debba o può essere dichiarato e lì lo vedi qual è la differenza che intercorre tra te che sei un ragazzo o una ragazza. Lei è sempre e comunque oggetto sessuale. Lui se non si comporta da predatore è “strano” o è “frocio”. E per fortuna ci sono tante persone belle e ragazzi magnifici e poi si creano i clan online. Le tifoserie che assumono modalità da ultras, e riproducono in difesa lo stesso schema – sbagliato – che in offesa, per cui se lei ha un problema arriva il mondo intero a difenderla. Icone di modernità con microgruppi in stile autarchico che seguono segni, parole e colori per decifrare il proprio presente e interpretarlo.

Che devono fare le ragazzine che si trovano a vivere questi problemi? Devono fregarsene innanzitutto. Uscire di casa perché fuori il mondo lo vedi in faccia se ti crea un danno. Abituarsi a conoscere internet come un mezzo, uno strumento e non un sostitutivo della realtà. Sapere che la tua comunità di riferimento su internet non sostituisce la tua rete di affetti reali perché in fondo se non hai nessun@ accanto il punto è che vivi di una grande solitudine.

Servono agorà, punti di incontro e di interesse. Servono alternative reali al web, ché il web sia soltanto un modo per parlarsi e non il tutto dove le vite, i sentimenti, le emozioni, le crisi, gli amori e le inimicizie e le tragedie si realizzano. #FuoriDaFacebook ragazze. #FuoriDaiSocial dovrebbe essere l’urlo di vittoria delle nuove riot grrlz. Fuori dai luoghi falsi dove la vostra compagna di scuola che vi odia tanto non può spargere fango su di voi comprendendo tutta la città. Al massimo può farlo in una scuola ma che vi importa. Comunque, che vi importa?

Se vi spogliate e fate una fotografia è vostro diritto perché non è un reato. Il male lo fa chi poi di quella foto si serve per massacrarvi. Siete pressate dal bisogno di appartenere alla società dell’immagine e questo comporta un sacco di conseguenze. Non sono colpa vostra ma è che tutta questa sovraesposizione non vi tiene al riparo da tanto analfabetismo relazionale via web.

Cosa dovete fare quando qualcuno vi ricatta e vi minaccia di mettere foto sul web? Fate uno screenshot della minaccia, copiate, stampate, documentate tutto. Fate vedere tutto questo ad un adulto. Genitori, insegnanti, la libraia, bibliotecaria, il maestro, il negoziante lì accanto. Chiunque sia per voi un punto di riferimento adulto. Non sarete mai giudicate e se anche fosse sempre meglio beccarsi un giudizio idiota una volta che beccarsi il massacro mediatico per mesi. Decidete assieme all’adult@ cosa fare ma fate intendere a chi vi ricatta e vi minaccia che sta compiendo un grosso errore. Di più: è un reato.

Provate a organizzarvi anche una modalità di autodifesa:

– nessun profilo con il vostro nome e cognome. Niente foto online. Se vi servite del vostro aspetto per avere relazioni sociali virtuali le otterrete sulla base di quello e dunque poi dovrete essere molto ma molto brave a gestire questa cosa e vi serve tempo. Più tempo.

– esigete il rispetto della vostra privacy. E arrabbiatevi con Zuckemberg perché si sovraespone. Fate partire petizioni e mail bombing e un movimento in web che chieda il rispetto della privacy contro ogni forma di bullismo e cyberstalking.

– prima di mollare una foto a chi incontrate esigete una foto di lui nudo. Se non ve la dà allora è quantomeno impari. Perchè deve vedervi solo lui? Non è forse reciproco l’interesse, non siete passive nelle relazioni, no? O siete solo voi che volete essere sicure di piacere a lui?

– prima di beccarvi in videochat con qualcuno assicuratevi che dall’altra parte ci sia lui. Idem come sopra.

– non mollate numeri di telefono e indirizzo e vostri dati se non conoscete una persona. Perché diversamente potreste giocarvi l’unico angolo di serenità che avete.

Proteggere i vostri spazi non è un trucco per nascondere ai genitori che state facendo cose zozze. Cambiate prospettiva. Serve a proteggere voi da quegli altri. I genitori se sono intelligenti sanno che avete una sessualità e a meno che non avete 9 anni e non scambiate immagini con un signore di 60 dovrebbero considerare di alfabetizzarvi su queste quattro cose essenziali da sapere senza giudicarvi.

Come se voi chiedeste ai genitori di aiutarvi a vivere una esperienza sessuale sicura. Un genitore non ti dice di non farlo. Ti porta da una ginecologa o ti spiega comunque che esiste la possibilità di contagio di malattie sessualmente trasmissibili e c’è la possibilità di restare incinte e allora ti spiega che serve un contraccettivo, anticoncezionale, qualcosa che ti renda sicur@ e poi ti spiega altre cose che parlino di rispetto e di affettività.

I genitori dovrebbero assumersi lo stesso compito per le relazioni online perché in questo, diciamolo, gli adulti sono tanto impreparati e i ragazzi e le ragazze che già non fruiscono di corsi di educazione sessuale nelle scuole figuriamoci se sono informati su come gestire le relazioni online.

Bisogna prevenire e fare in modo che non vi siano più delle Amanda Todd. Bisogna aggiornarsi e non nascondere la testa sotto la sabbia. Bisogna parlare con queste ragazze e dire che possono parlare con gli adulti e devono poterlo fare. Perché gli adulti siamo noi e abbiamo la responsabilità di quello che succede a ciascun@ di loro. Perché non è il mondo là fuori che è brutto ma è il mondo dentro che va aggiustato. Se ad una ragazza o un ragazzo manca una rete di relazioni reali, se genitori, scuola, rete sociale, non compiono passi necessari per sottrarre questi figli e figlie dall’alienazione di rapporti fasulli sollecitati da chi si arricchisce vendendo prodotti tecnologici per la comunicazione, i figli e le figlie rimarranno soli/e.

Non è “internet” il pericolo e non è “oscurare internet”, come ebbe a dire una parlamentare di destra molto sciocca, la soluzione. Il problema è un altro. Il problema è anche fare in modo che ragazzi e ragazze sfuggano alle dipendenze. Internet inclusa.

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Cyberbullismo, moralizzazione e sessuofobia

Posted in Comunicazione, Omicidi sociali, Pensatoio, Sessismo.


2 Responses

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  1. Mary says

    Vedete appunto che noi donne siamo sempre ricattabili proprio perché c’è di mezzo la nostra reputazione. Per questo che alcuni uomini non ci tengono che le donne mettano in discussione questi ruoli. La storia di Chiara mi ha sconvolta, anche perchè è accaduta in un contesto dove si è convinti che sono solo gli immigrati ad essere sessisti è stupratori. Mi ha sconvolto perchè lei aveva solo 10 anni e quindi solo una bambina cos^ come i coetanei e davvero mi chiedo cosa ha portato i ragazzini ad interiorizzare la violenza sessuale così precocemente. Sarà colpa dell’immagine femminile della televisione che insegna che le donne sono oggetti, sarà colpa di una cultura che ancora divide uomini e donne in cacciatori e prede, dove gli uomini in quanto tali sono legittimati al sesso, tanto a rimetterci di reputazione sono sempre le donne anche se subiscono una violenza, perché c’è qualcuno che si dichiarerà pronto a sostenere che hai provocato.
    Noi donne siamo quindi ricattabili perché discriminate dai pregiudizi, ricattabili in famiglia e nelle mani dei violenti perché deboli economicamente (infatti sono d’accordo con chi ha contestato la Fornero che toglie il lavoro alle donne mettendo al rischio anche la libertà e di fatto concedendo ai violenti la facilità ad ucciderci, ricattarci e minacciarci.
    Se non ci fosse il pregiudizio di chi ci addita come di facili costumi non ci sarebbero violenze, ci sarebbero più denunce, meno ricatti sul web. Infatti nei ricatti sessuali del web e del sexting ci rimette sempre la donna e allora c’è chi se ne approfitta perché forte di una cultura maschilista che rende gli uomini superiori e legittimati in quanto “predatori” forti di questo ruolo.

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  1. Ai genitori (e figli/e): come prevenire e combattere il cyberbullismo – Femminismo a Sud | Donne e mamme | Scoop.it linked to this post on ottobre 16, 2012

    […] Commento: una nuova forma di bullismo molto diffusa è quella del cyberbullismo, che si avvale della rete per effettuare veri e propri attacchi alla vittima prescelta. L'articolo fornisce pratici consigli ai ragazzi e ai genitori, utili per evitare di cadere in situazioni spiacevoli ed eventualmente, saperle gestire.   Tratto dall'articolo: Ieri veniva pubblicata la storia di Amanda Todd. Una ragazzina canadese che a seguito di atti di bullismo si è suicidata. Oggi il Corriere pubblica la storia di Chiara, un’altra adolescente che è stata vittima di bullismo e violenza sessuale. Le due storie si intrecciano. La prima è fatta di una vita sociale che deriva quasi esclusivamente dalle relazioni via web e dunque questa ragazza, così come racconta, si lascia condizionare da chi la importuna, da chi le fa i complimenti, da chi la ricatta e da chi la espone al dileggio pubblicando le sue foto, da chi addirittura arriva a dirle, al suo primo tentativo di suicidio, che deve fare di meglio e deve provare a ingerire qualcosa di più efficace. La seconda è una storia più fisica, di una ragazzina vittima di bullismo e violenza sessuale da parte di un gruppo di ragazzi che la toccano e infine quegli e quelle adulte che non le credono, perché accade spesso che alle ragazzine non si crede. Accade che restino sole a viversi quel dolore con questi adulti che non ascoltano e con le persone attorno che ti insegnano che qualunque cosa ti succeda è colpa tua. Amanda e Chiara sono entrambe unite dal fatto che la mentalità sessista che le opprime dice che loro siano colpevoli. Ragazze di “facili costumi”, definitivamente zoccole.   Leggi tutto: http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2012/10/14/ai-genitori-e-figlie-come-prevenire-e-combattere-il-cyberbullismo/   a cura di Simona Lauriiscriviti alla mia newsletterhttp://www.milano-psicologa.it/newsletter-psicologia.html   consulta il mio sito nella sezione bloghttp://www.milano-psicologa.it/blog.html   o il mio canale su youtube:http://www.youtube.com/user/psicologamilano?feature=mhee    […]