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Ministra: sono una donna e subisco la sua violenza (“non sei democratica”, rispose)!

E’ veramente brutto il messaggio che passa da Fornero e Snoq Torino rivolto alle donne [QUI quello che è successo oggi a Torino e QUI il comunicato del Collettivo Altereva e Rete donne Fiom]. Dunque devono stare buone e ferme e non reagire? Aspettare il turno, scivolare in fondo agli interventi e poi essere cancellate dalla vita, dalla storia, dall’agenda politica da persone che con il proprio potere e la propria capacità mediatica fagocitano tutto e ti rendono invisibile.

Continued…

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Manifesto – Il cancro al seno non e` un destino

Di Grazia de Michele (Amazzone Furiosa)

Ecco il Manifesto sul cancro al seno. C’ho messo un po` a scriverlo. Avete risposto in tante al questionario e tenere insieme tante idee non e` facile. Inoltre, tra il nuovo lavoro e nebbia cognitiva post-chemio e da menopausa, mi sento spesso senza energie.
Ovviamente si tratta di una bozza. C’e` bisogno dei vostri commenti. Ricordate che questo manifesto non e` mio, e` nostro. Accorrete numerose (per commentare andate QUI)

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Il cancro al seno non e` un destino
“In Italia il tumore al seno rappresenta la prima causa di morte nella fascia di età  tra i 35 ed i 50 anni; ogni anno tale patologia viene diagnosticata a circa 40.000 donne: tra queste il 30,4 per cento ha un’età inferiore a  44 anni, mentre il 35,7 per cento è compreso tra i 44 e i 65 anni e il rimanente 34,1 per cento riguarda le donne over 65. Mediamente, una donna su otto sviluppa un carcinoma mammario nel corso della propria vita […] Il carcinoma mammario è una malattia complessa le cui cause, a tutt’oggi, non sono state ancora chiarite […]”[1]
Una ogni otto. Una donna italiana ogni otto si ammala di cancro al seno. Di queste, circa un terzo ha meno di quarant’anni. I dati, resi disponibili dalla Commissione Sanita` del Senato, sono agghiaccianti. Epidemia. E` questa la parola che descrive appieno la drammaticita` della situazione che le donne italiane si trovano a vivere oggi. Una situazione tanto piu` drammatica se, insieme ai dati sull’incidenza, si prende in considerazione anche il discorso pubblico riguardante la malattia.
Fino a non molto tempo fa, il cancro al seno era considerato un tabu`. Le donne colpite dovevano sottoporsi a trattamenti estremamente invasivi come la mastectomia, la rimozione totale del seno. Private di una parte del corpo comunemente considerata attributo imprescindibile di “femminilita`”, erano condannate al silenzio. La loro veniva considerata una tragedia strettamente individuale, da tenere nascosta. Negli ultimi vent’anni le cose sono cambiate. Il cancro al seno e` entrato nel discorso pubblico. La malattia, fino ad allora stigmatizzata, e` diventata oggetto di attenzione e marketing soprattutto da parte di case farmaceutiche e aziende produttrici di cosmetici. Le “pazienti” sono state trasformate in “sopravvissute”, la cui vicenda testimonierebbe l’importanza delle raccolte di fondi da destinarsi alla ricerca effettuate attraverso la vendita di prodotti. Che tipo di ricerca e quanta parte dei proventi sia effettivamente donato non e` dato sapere. Inoltre, non di rado, detti prodotti contengono sostanze responsabili della genesi del cancro al seno.

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La ministra che toglie lavoro anche alle donne parla di violenza sulle donne

Fornero e incontro con Snoq, tutte unite felicemente a parlare di violenza sulle donne e di rispetto per la dignità delle donne mentre è giusto lei, tra gli e le altri/e che ci priva di diritti, dignità e ci espone alle violenze.

Su Repubblica [QUI le foto] il video che fa vedere le ragazze del Collettivo Altereva e della Rete donne Fiom di Torino che quando la Fornero prende la parola le dicono che togliendo lavoro alle donne le rende fragili e non permette loro di difendersi e di andare via dai luoghi in cui subiscono violenza. L’indipendenza economica è essenziale per difendersi dalle violenze perchè tutto il resto sono solo chiacchiere. E a fronte del danno enorme inferto con la riforma sul lavoro che ha toccato  l’articolo 18 e le pensioni e altro, a fronte dello smantellamento dello stato sociale con un welfare che ci condanna a fare le ammortizzatrici sociali con ruoli di cura imposti, a fronte di dichiarazioni come “il lavoro non è un diritto” e altre cose pessime dette e fatte, La Fornero non può rivendicare proprio nulla in sua difesa.

Le ragazze del Collettivo Altereva infatti dicono: “questa mattina ci è sembrato giusto contestare la ministra Fornero alle Officine Grandi Riparzioni assieme a una delegazione di donne Fiom di Torino. Le abbiamo detto che NON BASTA ESSERE DONNA per essere dalla parte delle donne, che CONTRO LA VIOLENZA CI VOGLIONO I FINANZIAMENTI e non le parole, che UNA DONNA SENZA LAVORO E’ UNA DONNA SENZA LIBERTA’, che LE DONNE VANNO ASCOLTATE e abbiamo parlato (…) del welfare………” [Leggi il loro comunicato per intero QUI]

La reazione della ministra, evidentemente poco abituata ad avere un contraddittorio, come si vede nel video, assieme a quella delle Snoq, è stata quella di ammansire le ragazze, con i bodyguard che la proteggevano (da altre donne che vogliono solo dire una cosa che non vuole sentire) di stigmatizzarle come “non democratiche” e il resto lo potete vedere sul video (godetevelo perché alla prova dei fatti di questo parliamo quando diciamo che l’unità tra donne che abbatte differenze di classe e identità politica è una sciocchezza).

Zittire le donne che vogliono parlare di soluzioni meno fumose per contrastare la violenza sulle donne è una scelta. Dire alle donne che devono stare tutte composte e aspettare il turno perché altrimenti sono cattive è un’altra scelta. Invece di dare voce alle precarie e alle operaie che parlano davvero di violenze sulle donne si preferisce dare voce alle privilegiate. Bella storia. Bel progresso.

Continued…

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