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La ministra che toglie lavoro anche alle donne parla di violenza sulle donne

Fornero e incontro con Snoq, tutte unite felicemente a parlare di violenza sulle donne e di rispetto per la dignità delle donne mentre è giusto lei, tra gli e le altri/e che ci priva di diritti, dignità e ci espone alle violenze.

Su Repubblica [QUI le foto] il video che fa vedere le ragazze del Collettivo Altereva e della Rete donne Fiom di Torino che quando la Fornero prende la parola le dicono che togliendo lavoro alle donne le rende fragili e non permette loro di difendersi e di andare via dai luoghi in cui subiscono violenza. L’indipendenza economica è essenziale per difendersi dalle violenze perchè tutto il resto sono solo chiacchiere. E a fronte del danno enorme inferto con la riforma sul lavoro che ha toccato  l’articolo 18 e le pensioni e altro, a fronte dello smantellamento dello stato sociale con un welfare che ci condanna a fare le ammortizzatrici sociali con ruoli di cura imposti, a fronte di dichiarazioni come “il lavoro non è un diritto” e altre cose pessime dette e fatte, La Fornero non può rivendicare proprio nulla in sua difesa.

Le ragazze del Collettivo Altereva infatti dicono: “questa mattina ci è sembrato giusto contestare la ministra Fornero alle Officine Grandi Riparzioni assieme a una delegazione di donne Fiom di Torino. Le abbiamo detto che NON BASTA ESSERE DONNA per essere dalla parte delle donne, che CONTRO LA VIOLENZA CI VOGLIONO I FINANZIAMENTI e non le parole, che UNA DONNA SENZA LAVORO E’ UNA DONNA SENZA LIBERTA’, che LE DONNE VANNO ASCOLTATE e abbiamo parlato (…) del welfare………” [Leggi il loro comunicato per intero QUI]

La reazione della ministra, evidentemente poco abituata ad avere un contraddittorio, come si vede nel video, assieme a quella delle Snoq, è stata quella di ammansire le ragazze, con i bodyguard che la proteggevano (da altre donne che vogliono solo dire una cosa che non vuole sentire) di stigmatizzarle come “non democratiche” e il resto lo potete vedere sul video (godetevelo perché alla prova dei fatti di questo parliamo quando diciamo che l’unità tra donne che abbatte differenze di classe e identità politica è una sciocchezza).

Zittire le donne che vogliono parlare di soluzioni meno fumose per contrastare la violenza sulle donne è una scelta. Dire alle donne che devono stare tutte composte e aspettare il turno perché altrimenti sono cattive è un’altra scelta. Invece di dare voce alle precarie e alle operaie che parlano davvero di violenze sulle donne si preferisce dare voce alle privilegiate. Bella storia. Bel progresso.

Come si diceva ieri, molto in breve, su fb, con uno spunto lanciato dalle nostre sostenitrici, a parte la legittimazione di persone come la Fornero (che, a proposito di “democrazia”, occupa il posto di Ministro senza che nessuno abbia mai votato o eletto il governo di cui fa parte.) in nome della lotta contro la violenza sulle donne, il punto è che:

Non solo le Snoq danno i numeri. Le vittime di femminicidio non sono 103, 98, 100ebhò. Hanno superato di poco il centinaio di vittime totali inclusi uomini e bambini e incluse donne ammazzate per rapina (o altre categorie che con il femminicidio non c’entrano niente).

Invocare l’emergenza gonfiando la cifra per sollecitare leggi “speciali” e autoritarie condite di repressione e aggravanti che al più sono dirette a uomini che ammazzano e poi si suicidano (ovvero sono dirette a “punire” dei cadaveri) senza un minimo piano di analisi sociale, senza proposte preventive che diano alle donne l’opportunità di restare vive e agli uomini quella di non diventare assassini e suicidi, non serve assolutamente a niente.

Quando smetteranno certe donne di speculare sulla pelle delle altre donne per creare super correntoni politici in cui in nome della violenza siamo tutte unite, fasciste e razziste e ricche, borghesi incluse dritte verso le elezioni?

Serve lavoro, lavoro vero, servono autonomia nelle relazioni e serve un welfare e un piano sanitario che stabilisca che le donne non devono prendersi cura di tutti, depressi inclusi. Servono centri di recupero per uomini che devono superare fasi di rischio non con la galera ma dando loro altre prospettive. Servono centri antiviolenza e prevenzione. Servono strumenti autodeterminati per autogestire la propria liberazione.

Serve che si smetta di condannare le donne all’unico ruolo sociale che è quello di vittima che deve affidarsi allo Stato o ad un Tutore qualunque. Serve un’altra mentalità e un’altra cultura. Altra mentalità e cultura della lotta contro la violenza sulle donne.

—>>>Il comunicato del Collettivo AlterEva e della Rete Donne Fiom

—>>>Ministra: sono una donna e subisco la sua violenza (“non sei democratica”, rispose)

Posted in Critica femminista, Fem/Activism, Iniziative, Omicidi sociali, Precarietà, R-esistenze.


3 Responses

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  1. Elena says

    notare come la donna con gli occhiali passi subito al “tu” quando si rivolge alla contestatrice e la fornero le dà della “ragazza”.. deconstructing di questo video ci starebbe bene 🙂
    poi, sempre la donna con gli occhiali interviene subito per “inibire” ogni dialogo, alla “moda PD”, forse se non si fosse messa in mezzo con la fornero si sarebbe anche potuto parlare..(anche se ha sempre questo atteggiamento molto irritante da professoressa che ha sempre ragione a prescindere)
    sicuramente non sono queste le donne che mi rappresentano, ma queste rappresentano solo se stesse..

  2. mariella says

    io non sono certamente una sostenitrice della Fornero, ma in questo filmato vedo l’esatto opposto di quello che voi presentate nel commento. é stata più civile e disponibile la ministra di quanto non lo sia stata la sua interlocutrice. e me ne dispiace, perchè credo che questi interventi siano degli autogol; screditano più noi che loro… 🙁

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  1. La ministra che toglie lavoro anche alle donne parla di violenza sulle donne | Informare per Resistere linked to this post on 15 Ottobre, 2012

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