
Segnalato da Monica (grazie!). A proposito di donne e lavoro, di donne e volendo anche di donne e violenza sulle donne o comunque disperazione nelle famiglie. Abbiamo visto ieri il Collettivo AlterEva e la Rete Donne Fiom che a Torino hanno detto con chiarezza ad una ministra Fornero legittimata dalle Snoq come colei che lotta per aiutare le donne, in barba alla differenza di classe e di identità politica, che se non c’è lavoro una donna non si può liberare dalla violenza. Che in generale un individuo che lavora è un indviduo libero. E poi hanno fatto altre rivendicazioni, prima di essere respinte in malo modo e stigmatizzate come “non democratiche”. Tutta la cronaca di ieri la trovate qui, qui, qui.
Oggi parliamo di queste donne, operaie, che raccontano un problema enorme: la precarietà dei loro compagni. Perché l’assenza di lavoro, che manchi agli uomini o alle donne, non è un problema di genere o individuale. E’ un problema in generale. Se manca il lavoro a me devi preoccupartene anche tu che sei un uomo e pensi di godere di qualche privilegio e se manca il lavoro a te devo preoccuparmene anch’io perché di te e di me, di noi, cittadini e cittadine e in questo caso di persone che fanno parte degli stessi nuclei familiari, è fatta la società. E non c’è verso: se azzoppano me cammini male pure tu perché è su di te che pesa tutto quanto e se azzoppano te io non ce la faccio a reggere la vita e il futuro di tutti quanti.
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