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#corriere.it: tenete lontane le donne “fertili” dai luoghi di lavoro

 

Ricerca idiota racchiusa in uno “studio americano” di cui sente la necessità di darci notizia il Corriere che è sempre più adeguato agli standard di una rivista di gossip scaduta e avariata. Il messaggio esplicito sta nel fatto che una donna che ricopre posizioni di responsabilità è ovviamente inaffidabile, una vera merda perché se ha delle “colleghe” carine allora natura vorrebbe che siccome si aggira per l’ufficio alla ricerca di uno qualunque che la faccia riprodurre (gran danno la fertilità per il lavoro… ce lo dicono in tanti che dovremmo stare a casa!) allora è munita di freccette velenose che tolgano di mezzo le rivali.

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Posted in Comunicazione, Critica femminista, Omicidi sociali, Pensatoio, Satira.


Mai più complici (di Se Non Ora Quando). Not in my name!

Non mi è piaciuto quello che è successo a Torino [video] [Leggi report] e non mi sono piaciute tante cose nel tempo fatte da Se Non Ora Quando. Direi che è il momento di cambiare registro. Propongo un manifesto. Per dire con chiarezza che chi si riconosce in quell’atteggiamento non può parlare anche in mio nome. Per quello che mi riguarda non sono legittimate a parlare a nome “delle donne”. Io mi rappresento. Noi ci rappresentiamo. Comincio io a firmare questo scritto. Fatelo girare e arricchitelo, integratelo, se vi piace e se non vi piace cestinatelo. Buona autorappresentanza, perché abbiamo voce, tutte quante e nessuno, Snoq o ministro che sia, può strapparci il diritto di dire quello che vogliamo dire quando lo vogliamo dire.

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Noi non siamo complici di chi legittima una ministra che toglie lavoro e vita a tante persone, uomini e donne, rendendoli fragili e privandoli di un futuro.

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Donne, operaie, compagne con gli operai di Pomigliano: uniti nella lotta contro quei padroni!

Segnalato da Monica (grazie!). A proposito di donne e lavoro, di donne e volendo anche di donne e violenza sulle donne o comunque disperazione nelle famiglie. Abbiamo visto ieri il Collettivo AlterEva e la Rete Donne Fiom che a Torino hanno detto con chiarezza ad una ministra Fornero legittimata dalle Snoq come colei che lotta per aiutare le donne, in barba alla differenza di classe e di identità politica, che se non c’è lavoro una donna non si può liberare dalla violenza. Che in generale un individuo che lavora è un indviduo libero. E poi hanno fatto altre rivendicazioni, prima di essere respinte in malo modo e stigmatizzate come “non democratiche”. Tutta la cronaca di ieri la trovate qui, qui, qui.

Oggi parliamo di queste donne, operaie, che raccontano un problema enorme: la precarietà dei loro compagni. Perché l’assenza di lavoro, che manchi agli uomini o alle donne, non è un problema di genere o individuale. E’ un problema in generale. Se manca il lavoro a me devi preoccupartene anche tu che sei un uomo e pensi di godere di qualche privilegio e se manca il lavoro a te devo preoccuparmene anch’io perché di te e di me, di noi, cittadini e cittadine e in questo caso di persone che fanno parte degli stessi nuclei familiari, è fatta la società. E non c’è verso: se azzoppano me cammini male pure tu perché è su di te che pesa tutto quanto e se azzoppano te io non ce la faccio a reggere la vita e il futuro di tutti quanti.

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