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A proposito di psichiatria: l’istruzione negata

Si sta parlando in questi giorni di autoritarismo della ingerenza psichiatrica nella vita dei bambini e delle bambine; della psichiatria come strumento di controllo, di normalizzazione, di strumento in mano di uno Stato padre-padrone, che educa e punisce chi esce dai binari della legge, del consumo, del patriarcato.

A tal proposito dal sito il lavoro culturale riprendiamo un intervento di Eve Blisset con delle interessanti riflessioni sugli studenti e le studentesse di medicina e la loro conoscenza della psichiatria e dell’antipsichiatria al di la della mera psicofarmacologia.

Buona lettura!

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L’istruzione negata: rapporto periodico sulla psichiatria da una facoltà di medicina italiana
Quando a fare scuola è Dr. House e non Michel Foucault #1

Alessandro ha quasi ventiquattro anni e un sacco di trenta sul libretto universitario. E’ al sesto anno di medicina, così perfettamente in regola e con una media così alta da far impallidire gente tipo Michel Martone & co. Continued…

Posted in Corpi/Poteri, Scritti critici.

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E’ autoritario ciò che interviene quando due soggetti non sanno parlarsi

Qualche giorno fa il Corriere parlava della diagnosi di Pas in relazione alla faccenda di Cittadella. Se ne è parlato in televisione. Pareva averlo dichiarato lo stesso padre del bambino e poi lo psichiatra. E la terapia imposta – del resettare – sembrerebbe proprio quella stabilita dall’allora fu inventore Gardner di quella che non è riconosciuta come malattia, ovvero Pas, Sindrome di alienazione parentale.

Ieri però lo stesso medico che secondo ben due madri l’avrebbe diagnosticata dice che la Pas non esiste. Precisamente a Canale Cinque, secondo fonti stampa avrebbe detto:

Su questo argomento non mi esprimo. Non ho diagnosticato la Pas. Ho solo descritto delle modalita’ di relazione. E l’ho fatto in modo scientifico. Comunque di questa situazione non voglio parlare. Ci sara’ l’autorita’ giudiziaria che deve intervenire e, in caso, fare i passi che ritiene”. Così al telefono e’ intervenuto in diretta a “Pomeriggio cinque” Rubens De Nicola, lo psichiatra del bimbo di Padova allontanato con la forza da scuola. Lorenzo ora si trova in una struttura protetta. Il caso ha suscitato grande indignazione e molte polemiche in tutta Italia.
LA PAS – “La Pas – ha continuato De Nicola – non esiste. Pas e’ un termine convenzionale che viene usato in taluni ambienti tecnici, per definire un’anomalia comportamentale. La Pas e’ un disturbo relazionale. E’ una sorta di gioco collusivo intrafamiliare a cui aderiscono i componenti della famiglia. Come entita’ clinica non esiste”.

Il Corriere però chiarisce e contestualizza queste dichiarazioni. Nel 60% di procedimenti giudiziali sugli affidi in Veneto verrebbe citata la Pas che per il presidente della Società Italiana Claudio Mencacci è “una teoria «priva di presupposti clinici, di validità e di affidabilità». E anche lui punta il dito contro i periti che «non tengono in considerazione le posizioni condivise dalla comunità scientifica». Quindi non dovrebbe essere presa per buona dai giudici.“.  “L’Ordine dei medici di Venezia, pur escludendo provvedimenti disciplinari, ha convocato nei prossimi giorni De Nicola per chiedergli chiarimenti.” dice ancora il Corriere. Però la Pas entra nei tribunali e viene usata dagli avvocati per medicalizzare conflitti insanabili.

Il medico ha inoltre denunciato di aver subito minacce e con l’arietta da linciaggio che tira era anche naturale che avvenisse e così come qui ci preoccupiamo del fatto che un’orda di gente piena di ottime intenzioni irrompa nella casa famiglia o aggredisca il padre, così come la tifoseria dell’altra fazione potrebbe aggredire avvocato, madre, zia e nonno, così come si potrebbe, e già purtroppo – cosa che non ci piace – si sta facendo, dare vita ad una campagna diffamatoria che tende a screditare le persone invece che parlare di come si può fare meglio, così insomma ci era venuto in mente che bisognava tutti abbasssare un minimo i toni e riportare la discussione su argomenti slegati all’aspetto emotivo della faccenda.

Continued…

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In nome del popolo italiano

Segnalato da Monica (grazie!)

A proposito di autoritarismi e di reclusioni. E se il “popolo italiano” vuole questo sicuramente non lo fa a mio nome e dunque io non ne faccio parte. Da ZaLab:

Padri di famiglia, lavoratrici, ragazzi e ragazze nati in Italia. Al centro di identificazione e espulsione (CIE) di Roma ne arrivano ogni giorno. Non hanno commesso alcun reato, eppure rischiano di passare 18 mesi dietro le sbarre in attesa di essere espulsi. La loro detenzione è convalidata da un giudice di pace. In nome del popolo italiano. Basta un permesso di soggiorno scaduto. Lo dice la legge e questo basta a tranquillizzare l’opinione pubblica e a rimuovere il problema. Noi però abbiamo deciso di andare a vedere. Ne è nato un documentario breve, un viaggio per immagini e storie nel CIE di Roma. Perché siamo convinti che mostrare quei luoghi e ascoltare quelle voci significa rompere una definizione. E ribadire che nessun essere umano è illegale.

Nemmeno quando lo dice una legge.

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