Media e Pas. Esiste chi la sostiene e vuole ripristinare i rapporti di forza e di genere nella nostra cultura ed esiste chi vi si oppone e fa esattamente la stessa cosa. Esiste chi esibisce un malcelato odio contro le donne ed esiste chi vuole rimettere le lancette dell’orologio indietro tornando al tempo in cui a Sanremo si cantava “Mamma, solo per te la mia colomba vola” quando l’unico papà mediatico decente di cui ci si ricordi era Charlie Champlin.
Qualcuno a commento di un altro post dice: “Quindi in sostanza la PAS è un metodo sbagliato, autoritario e pretestuoso a cui io sono contrario, però è la risposta ad una cultura sbagliata, autoritaria e pretestuosa che io combatto. Andare contro la PAS senza decostruire la cultura sessista che l’ha resa un cavallo di battaglia equivale ad avallare la cultura sessista stessa in maniera nemmeno del tutto inconsapevole.”
Partiamo da qui. Qual è il problema? Che se io vedo Timperi in televisione con il suo famoso sguardo di ghiaccio che dice “madre malevola” e dice “patti prematrimoniali” e “pene severe” (carcere o qualcosa del genere) per quelle “madri malevole” di cui sopra, serenamente dico che mi prende male e mi ritiro in buon ordine dalla mia parte della barricata e chiedo come mai in un contesto in cui si parla di bambini e genitori si finisce per generalizzare, si attribuisce una origine con grave pregiudizio di genere ad una malattia che non è riconosciuta tale, si parla di patti (che per inciso non contesto) che attengono alla divisione dei beni e delle proprietà, salvo pensare, ed è abbastanza bizzarro, che sia tale anche un bambino, e si evocano soluzioni autoritarie che diventano una specie di vendetta di genere, una rivalsa per dire “così impari”.
