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Addio, mia Fikasicula!

Epitaffio semiserio in onore di una gran donna.

Mia adorata Fikasicula,
ancora ricordo il tempo del nostro primo incontro (virtuale), e ciò che di te più mi colpì: la capacità di scrivere come un fiume in piena, la caparbietà e l’entusiasmo che traspariva dalle tue parole, il tuo essere sempre all’avanguardia, l’apertura alla contaminazione e alle altre soggettività. La prima volta che ospitasti un mio post, mi sentii intimidita e dubitai di essere all’altezza, ma tu riuscisti da subito a farmi sentire a casa nel nostro bellissimo blog, FaS: una casa che è cresciuta con l’aumentare dei suoi abitanti, una casa piena di porte aperte all’incontro e di finestre per guardare sul mondo, spalancate a chiunque volesse contribuire ad una crescita umana e politica irrinunciabile in tempi come quelli che ci troviamo a vivere. Oggi, nel doloroso istante in cui incredula mi avvedo della tua dipartita, proprio questo aspetto mi va di ricordare: mai, in nessun altro luogo, ho percepito così tanto calore e così tanta accoglienza. Continued…

Posted in Affetti liberi, Memorie collettive, Pensatoio.

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Sono solo tossici… e cani

Da Antispecismo.net:

di Stefania Cappellini e Marco Reggio

“La scelta scellerata di sgomberare […], di mandare lì reparti mobili  […], le testimonianze dei ragazzi  che raccontano di pestaggi, lanci di lacrimogeni  […] e di un cane ucciso a manganellate, ci restituiscono la drammaticità dei fatti accaduti, che hanno portato in fin di vita una ventiduenne in circostanze non chiare e a più di quaranta feriti. Questo è lo stato dell’arte della repressione e della democrazia nel nostro paese.

La polizia irrompe  […], e inizia a manganellare qualsiasi cosa trova davanti: ragazze, ragazzi, cani, persone indifese  […], usando pure lacrimogeni.”

“Una volta entrati, hanno usato pura violenza e pura bastardaggine per farci andare via, uccidendo brutalmente un cane e ferendo brutalmente altre persone. Degli agenti sono stati feriti, ma non parlano di cosa hanno fatto veramente prima di essere stati feriti. Abbiamo visto una ragazzina presa per i capelli, fatta strisciare a terra e presa a calci, ci han raccontato di gente chiusa in un angolo e presa a manganellate.” [1]

Non è della Diaz che si sta parlando. Queste sono testimonianze da un rave svoltosi a Cusago (MI) qualche giorno fa, e conclusosi con lo sgombero da parte della polizia.

Uno sgombero che ha portato alla morte di un cane, ad una ragazza in coma farmacologico con emorragie interne, ad almeno 50 feriti.

La violenza poliziesca è quella della Diaz e di Bolzaneto, ma l’indignazione no.

Stavolta non li si può difendere perché giovani di belle speranze appartenenti a qualche social forum, non si possono aprire discussioni su presunti infiltrati nel movimento pacifista.

“Ci sorprende invece come questa volta non abbiano indetto una conferenza stampa facendoci vedere le molotov sequestrate a Cusago, forse pensavano di non averne bisogno, o pensavano che nessuno avrebbe difeso un “rave party”, perchè le similitudini con una scuola di Genova di 11 anni fa, ci sono tutte.”  [2]

Qui è tutto più semplice: sono dei tossici. E dei cani.

Continued…

Posted in Animalismo/antispecismo, AntiAutoritarismi, Corpi, Omicidi sociali, Pensatoio.


Mazzola: come legittimare il femminismo autoritario pensando di attaccarlo

Mazzola. Non c’è limite al fatto che ciò che scrive sia proprio ispirato da una cultura patriarcale che più patriarcale non si può. Perché io non merito considerazione in quanto vittima di violenza perché sono “l’essere più delicato” (rifiuto questa definizione), ma perché sono semplicemente una persona. Citando Mazzola: “Ciò mi fa orrore poiché la donna rimane sempre l’essere più delicato.

Scrive Mazzola che le sue riflessioni sul femminicidio hanno scatenato una tempesta. E non gli viene in mente che sparare bordate di quel tipo mentre c’è un corpo ancora caldo che attende un funerale non è esattamente una azione comprensibile. Lo fai per provocare e per attivare meccanismi di difesa. Lo fai per inserirti in un discorso pubblico in totale contrapposizione così da attirare l’attenzione e farti condannare.

La tua modalità non è dialettica e interlocutoria. Tu emetti una sentenza, esprimi una condanna per il lavoro fatto contro la violenza sulle donne, contro il femminismo di cui dimostri di sapere assolutamente poco e non è perché hai messo il dito sulla piaga che la gente si è incazzata ma perché semplicemente hai prodotto un meccanismo sterile che non è teso a risolvere e capire ma solo a distruggere e a far metabilizzare accuse contro chi si spende per tentare di trovare soluzioni per arginare un fenomeno grave come quello della violenza sulle donne.

Esiste un femminismo autoritario e lo sappiamo anche noi, lo so io, lo sa lei, ma analizzi la questione in senso veramente sessista perché quel femminismo non è teso, come dici, ad egemonizzare la libertà maschile ma pure la mia perché mi obbliga a mantenere ruoli che non mi piacciono, perché mi dice che devo vendicarmi di te “per anni di retaggio avvilente” invece che guardare alla Fornero che fa riforme che massacrano tutti.

Ma non si chiama femminismo quello. Il femminismo è un’altra cosa. Quello è uno dei femminismi, forse, o è semplicemente quello che autorizza alcune donne di potere a fare scempio della mia e della tua vita. Il femminismo, quello vero, viene criminalizzato da loro e anche da te che non guardi a fondo e non capisci. Non capisci che in atto c’è una guerra tra persone, uomini e donne, contro altri uomini e donne e trans, e gay, e lesbiche e tutti i generi di questo mondo, mentre c’è chi come te si muove ancora in una dimensione binaria del mondo e ritiene che ciò che faccio io renda meno uguale te.

Continued…

Posted in Comunicazione, Critica femminista, Pensatoio, Sessismo.