Vi avevamo già segnalato questi articoli e anticipato una discussione che si era generata all’interno del collettivo FAS. Sperando possa darvi qualche spunto di riflessione e con l’invito a dirci la vostra opinione, vi riportiamo quanto detto. Buona lettura!
Serbilla nel segnalarci i due articoli scrive:
In pratica viene contestato alle Femen di non riconoscere alle donne musulmane, che adottano il velo, la possibilità di essere anche femministe, perché, dice l’articolo, l’unico femminismo che per loro esiste è quello della nudità. Mentre loro, pur ritenendo legittimo che esista il femminismo alla Femen, non vogliono che venga ritenuto l’unico possibile.
La preoccupazione è che il velo, identificato con uno strumento di oppressione, senza via d’uscita o mediazione, comporti una discriminazione, perché si diffonde contemporaneamente l’idea che le donne musulmane non sono coscienti (mi ricorda qualcosa). Insomma dall’articolo si ricava l’idea che le Femen stiano adoperando una retorica colonialista.
Bisognerebbe leggere qualche dichiarazione delle Femen sull’islam e il mondo arabo.
Feminoska scrive:
Ciao,
ho letto ambedue gli articoli che ti ringrazio di aver condiviso poiché molto interessanti. Io brevemente posso dirti che mi trovo più in sintonia con il secondo articolo, intanto perché (come viene esplicitato anche nei commenti del primo) non identifico la modalità femen come unica modalità possibile o modalità tipica occidentale, ma come una modalità che con mille difetti – che conosciamo, e non starò qui a ripeterli – ha però anche secondo me, perlomeno all’inizio, avuto il pregio di riappropriarsi del corpo delle donne attiviste in chiave sovversiva – cosa che ha veramente scioccato direi, più che l’esposizione di corpi alla quale oramai dovremmo essere più che abituat*.
Anche io penso tutto il male possibile delle grandi religioni monoteiste (avendole anche frequentate da vicino, posso dire che sono davvero assai misogine), e oltre ad essere d’accordo con l’autrice del pezzo che vede il femminismo islamico come un tentativo di conciliazione (ed è una con un nome di JOUMANA HADDAD che parla, non svenska holaffson) che contestualizzato nel tipo di società da cui proviene pone grandissimi pericoli (temo sia il solito discorso che si è fatto a volte sulla prostituzione ossia, il concetto di sex work calato nel contesto della società in cui viviamo non è lo stesso rispetto al concetto di sex work preso di per sé). Ultima nota: spesso ho sentito dire da quelle che si definiscono femministe islamiche che il velo è – oltreché legame con le proprie origini, identità, ecc. – anche un modo di sottrarsi ad uno sguardo maschile abituato a sessualizzare automaticamente il corpo femminile. Ecco, questo mi pone mille domande, ad esempio: non dovrebbe essere diverso lo sguardo maschile, tale che se una donna si mostra senza pudore (e cos’è il pudore?….) non sia automaticamente uno sguardo sessualizzato? Anche nel caso in cui lo sia, il desiderio maschile è per forza violento, inarrestabile, incontrollabile, o è socialmente accettato o in qualche modo valorizzato per questa sua caratteristica? Lo stupro esiste anche negli animali non umani, ma noi abbiamo costruito tutta una piramide concettuale e di distanza dagli aspetti più animali ed istintivi che però non è bastata a rendere culturalmente inaccettabile la reificazione degli esseri di sesso femminile, visto che questo è funzionale al soddisfacimento di un desiderio molto caro al pensiero dominante, e cioè il diritto al soddisfacimento sessuale del maschio (mi sono persa un link interessante che dovrò ritrovare su di un video su disabilità e sesso, tanto per dire che poi ci sono tutt* coloro esclus* da questo diritto, disabili, donne di una certa età o non avvenenti, animali…) ok sto andando off topic, giusto per gettare qualche semino qua e là.
Continued…