Silvia, dalla nostra mailing list:
A parte condividere pienamente le riflessioni a riguardo apparse su “Al di là del buco” mi sono domandata come questo flash mob abbia potuto tenere insieme persone di visioni politiche tanto lontane ed inconciliabili, da SNOQ a compagne e compagni che da sempre lavorano sull’antisessismo senza orpelli moralistici. E me lo sono domandata insieme al perché, d’istinto, io non abbia voluto partecipare (a parte il fatto che l’influenza mi comunque ha bloccata a casa).
Fin dal video promozionale e dalle pubblicizzazioni da parte dei vari soggetti aderenti, mi ha colpito la *genericità* della rivendicazione – generica, appunto; non *grande*, non declinata attentamente in una varietà di casi. Bella l’idea del ballo, della liberazione e dell’autodeterminazione dei corpi in un’attività gioiosa; ma l’idea di “violenza sulle donne”? La mia sensazione è stata che le adesioni trasversali siano piovute automaticamente, rispondendo meccanicamente ad un tema in voga, senza ragionare su quel tema.
Sotto tutta questa trasversalità (considerata un grande traguardo politico per la rivendicazione), infatti, non c’è un’idea condivisa né di cosa sia la violenza né di chi siano le donne. Facile dire: lo stupro è violenza; ma quanti riconoscono, invece, che la riforma Fornero è violenza? Quanti riconoscono una lavoratrice del sesso come donna, portatrice di dignità e diritti come qualunque altra persona?
Mi si dirà che non è la prima volta, e non è strano, che si partecipi con idee diverse ad una stessa manifestazione. Be’, se non è nuovo e non è strano, è preoccupante: è preoccupante che si ritenga una vittoria politica prima la trasversalità che l’incisività culturale. A che serve aver fatto una danza trasversale ed essere finiti sui telegiornali, senza aver ragionato seriamente dell’identità della donna e delle molte forme di violenza che subisce?