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Sul flash mob di SNOQ, ovvero sull’antitesi della nostra lotta politica

Da Cortocircuito:

Domani è il 14 febbraio. Quest’anno niente rose, e niente pane.Se Non Ora Quando, “un gruppo di donne diverse per appartenenza politica”, “un movimento trasversale, aperto e plurale” che si occupa di “reagire al modello degradante ostentato da una delle massime cariche dello Stato, lesivo della dignità delle donne e delle istituzioni”, ha deciso di rilanciare l’appello dello staff del V-Day per un flash mob consistente in un balletto. L’obiettivo è quello di esprimere la propria contrarietà alla violenza sulle donne. Ma se nel 1912 chi rivendicava i propri diritti scioperava per più di due mesi, centouno anni dopo lo si fa ballando in una piazza, nella migliore tradizione di quella “politica” che non cerca altro se non le attenzioni dei media mainstream.

Anche a Firenze, dove è presente un comitato territoriale di SNOQ, il flash mob danzante si terrà. Ci sembra quindi doveroso scrivere qualche riga in proposito, non fosse altro per ricordare a tutte le persone che ci leggono che cosa ne pensiamo di questa organizzazione.

Per noi SNOQ è l’antitesi di ogni lotta costruita contro i rapporti di poteri tra generi e per l’emancipazione dagli stereotipi costruiti attorno agli stessi. I valori espressi sono chiari: nazionalismo (si parla di italiane), moralismo (si parla di dignità femminile lesa quando di lavoro si fa la puttana),  ignoranza rispetto al fulcro per noi centrale del dominio (si parla di donne, che per noi non significa niente dal momento che di donne al potere ne abbiamo viste e ne vediamo tante, e contribuiscono anch’esse a rafforzare le catene che con le nostre lotte quotidiane vogliamo spezzare).

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A proposito del Violence Against Women Act U.S.A.

Da Abbatto i Muri:

Di One Billion Rising, iniziativa bipartisan sostenuta negli Stati Uniti da democratiche e repubblicane, ho già parlato QUI e dell’avvilimento che mi produce vedere l’evento strumentalizzato da politicanti candidate alle elezioni ho parlato QUI. Nella pagina facebook dell’iniziativa planetaria campeggiano le facce di 22 Repubblicani rei di aver votato al Senato contro la riapprovazione del Violence Against Women Act, la legge Statunitense contro la Violenza sulle Donne approvata per la prima volta nel 1994. Vorrei approfondire questo aspetto perché quando importiamo una iniziativa bisogna anche capire di quale messaggio politico, che conclusioni, che cultura, che tipo di provvedimenti si fa portatrice.

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Le candidate alle elezioni che speculano sulla violenza sulle donne

antiviolenzaDa Abbatto i Muri:

Di tutti i balletti e i discorsi fatti in questi giorni quello che mi fa più senso e mi procura un grandissimo fastidio è fatto di proclami in difesa delle “donne”. Tutte indifese, dalla dignità ferita, violate e con un nemico unico contro cui lottare. Può essere un ex presidente del consiglio o l’ortolano all’angolo della piazza in cui vivi la storia è sempre la stessa.

Bisogna stare tutte unite a difendere la sacralità della donna, meglio se madre, utero, angelicata, asessuata. Donne e uomini, politicanti in cerca di voti, sono in ronda alla ricerca dell’elemento indignante per guadagnare consenso. La proposta politica è “lui è cattivo, un mostro, io vi difendo, oh mie pulzelle” e tra un vecchio sessista e un paternalista tutore non si capisce davvero da chi dovremmo sentirci offese di più.

Siamo tutte bambine e quindi è facile turlupinarci con quattro cifre e frasi ad effetto dette da fanatiche/ci dell’antiviolenza su squartamenti di donne ad ogni angolo e attenta a te che se esci trovi il lupo cattivo che t’acchiappa e invece, dai, vota noi che delle donne abbiamo così tanto rispetto. Al punto da cacciarle dal lavoro con una riforma un po’ di merda, farle penare per una pillola del giorno dopo perché uteri sono e devono uterare, moralizzare la loro sessualità ché ogni penetrazione è stupro, farle sentire nullità durante sfratti e licenziamenti ma tanto donne indifese, ché essere vittima è diventato “status” più che essere ingegnere, se qualcuno poi dice che hanno un gran bel culo.

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