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Report dal FBC#2 – “Questo uomo no”, ma quali sì?

Sabato 29 settembre, alle 11, ho cominciato il mio primo workshop per il FBC#2, a cui ho dato il titolo “Questo uomo no”, ma quali sì? perché volevo parlare di uomini antisessisti, ma non solo. [Una compagna presente al workshop mi ha voluto scrivere una sua lunga ricostruzione di cosa è avvenuto quel giorno. La sua, che sia chiaro, è una “storia emotiva” di ciò che lei ha vissuto quel giorno, non una precisa cronaca: l’ho trovata comunque preziosa, e tralasciando le parti più personali intercalerò le mie parole con le sue, che scriverò tra parentesi quadre, come queste.]

Comincio raccontando la mia storia. Come tutti gli uomini, nasco sessista, cresciuto in un ambiente e in una cultura sessista. La prima avvisaglia che qualcosa andrebbe ridiscusso da capo ce l’ho all’università, dove i miei studi sul linguaggio s’incrociano con alcune letture (Cavarero) e la freqentazione di movimenti politici dove il problema del sessismo è evidente ma mai messo al centro, esplicitato, posto come reale problema politico.

[Nn ti conoscevo, ho sentito parlare bene di te da alcune compagne a livorno e già avevo provato un pò di fastidio…sai sentire parlare, e bene, di un uomo antisessista mi porta già di per sè a diffidare: in qlc parte di me c’è un pò la convinzione che l’antisessismo sia una cosa “nostra” e che siamo le uniche che veramente possono parlarne cn cognizione di causa, subendone ogni giorno le conseguenze… (dopo averla presa quotidianamente in quel posto almeno si dovrà pure avere il privilegio di poterne essere le uniche esperte?:P)]

Il passaggio dal problema del linguaggio sessista a quello delle prassi antisessiste è lungo e comporta una lenta rielaborazione di gesti quotidiani, abitudini, atteggiamenti, conseguenti a una sempre maggiore consapevolezza della paradossale situazione dell’uomo etero antisessista. Paradossale perché la rinuncia costante e metodica alle posizioni di vantaggio e di sicurezza prodotte da una cultura e una società sessiste a volte non è materialmente possibile, dato che si tratta di strutture sociali sulle quali il singolo non ha potere; e tentare di “pareggiare” gli effetti di queste posizioni di vantaggio non fa che accentuare un senso di disagio – quando non di colpa – che rende sempre più difficile il percorso di liberazione dal patriarcato e dai suoi legami. Anche perché trovare compagni di viaggio non è facile, anzi.

[Quando sei arrivato all’ex-caserma io ero seduta al tavolo all’ingresso e ovviamente tu eri in piedi (stavi entrando). All’avvicinarti ti ho avvertito come una minaccia, nn so bene perché, da una parte forse per il leggero fastidio provato già solo a sentir parlare di te, dall’altra forse la paura di trovarmi vulnerabile (ma anche qst in definitiva perché?) e in più c’è stata anche proprio una “simbologia”, se così posso definirla,del corpo: io seduta, tu in piedi che ti avvicinavi (solo per darmi la mano per presentarti) io in canotta tu in giubino nero…nn so se riesco a rendere.spero di sì… fatto sta che ho fatto un saluto veloce ed ho distolto subito lo sguardo, cosa che cn una qualsiasi compagna nn avrei mai fatto, ma anzi le avrei chiesto mille cose e probabilmente avremmo chiacchierato come amabili comari… ma te sei maschio e quindi così nn è andata, che poi nn è neanche semplicemente perchè sei maschio, perchè nn è che che proprio cn tutti i maschi mi succeda sta cosa (anche se tendo a dare meno confidenza)…e in più te venivi sotto veste di “maschio buono”, o qualcosa del genere…]

Il tutto è reso più complicato, come emerge presto dalla discussione, dall’imprescindibile forma di comunicazione che è il mio corpo. Sono alto un metro e ottantacinque per poco meno di un quintale: grazie a molti rappresentanti del mio genere, il mio corpo è facilmente considerabile un’arma per la violenza di genere. Non è facile, con queste premesse, mettersi a fare l’antisessista. Il minimo che ho ricevuto è stato diffidenza e scherno, incredulità, disprezzo. Da tutti i generi. Ma fin qui nulla di speciale: è l’inevitabile prezzo da pagare a una storia di patriarcato violento alla quale il mio genere appartiene.

[Tra l’altro, durante il workshop ad un certo punto hai menzionato qst storia dei corpi, del fatto che se cammini in una strada dietro una signora in un parcheggio probabilmente la signora già di per sè si sentirà minacciata e affretterà il passo e che il tuo corpo (in quanto corpo maschile) è simbolicamente già di per sè un’arma, ecc….Mi sei sembrato abbastanza consapevole di qst cosa, anche se nn so se ti fossi accorto del mio turbamento iniziale e se comunque in genere te lo aspetteresti da una compagna che si suppone faccia un percorso quotidiano di messa in discussione…di tutto in pratica.]

Il mio blog Questo Uomo No nasce quindi, come tutte le cose, da una lunga preparazione – che però non sapevo che fosse tale – e da una causa occasionale. Il terribile spot televisivo della Renaul Clio “Expect More from Adult Life” è un concentrato di stereotipi sessisti quasi difficili da distinguere per quanti sono, e mi fece esasperare. Il primo post del mio blog è dedicato a lui. Non posso quindi tralasciare che la nascita dei miei due figli maschi sia stata decisiva per l’espressione del mio antisessismo “latente”: che modello maschile incontreranno? Una qualunque delle possibili risposte a questa domanda mi faceva – e mi fa – stare male. Il nome che ho scelto per il blog viene dall’esigenza di resistere alla tentazione – generalista, qualunquista, tipicamente patriarcale – di fare “di tutta l’erba un fascio”: basta con i nomi collettivi, servono solo a disperdere le responsabilità e a generalizzare ciò che andrebbe specificato. E’ questo uomo qui che fa il sessista, è questo comportamento a dover essere discusso da tutto il genere maschile, è questa espressione a far riconoscere una violenza di genere.

[Quindi siam partiti cn diffidenza, poi senso di minaccia…dopo un pò che parli mi viene un senso di immensa gratitudine seguita da un’ondata di rabbia per qst senso di gratitudine (visto quanti cambi in così poco tempo?): gratitudine per il pensiero che un uomo, etero, e comunque dalla parte considerata “giusta”, quella del “primo” sesso, si interessi di qst temi in difesa della libertà e del rispetto delle donne, quasi come un missionario che va a dedicare la vita a sfamare gli affamati e le persone più sfortunate di lui (è una scena davvero pietosa e patetica, magari ti aggiustiamo nel ruolo di crocerossino…va un pò meglio?); poi subito dopo l’ondata di rabbia della mia io super radicale che dava della pietista perbenista ignorante (e vittima) comare di paese a quel pezzo di me che s’era poc’anzi espresso in maniera così sciocca e a gridarle ch’era una stupidina e che in realtà nn stavi facendo un favore a nessuna ma semplicemente cercando di fare uno sforzo di consapevolezza verso un mondo migliore, che fosse migliore per te prima di tutto, perchè il sessismo nn è solo contro le donne, ma è una pesante griglia che schiaccia tutti e tutte cercando di normalizzare e forgiare identità, comportamenti, sessualità e affettività, anche se i più nn se ne accorgono…e magari proprio perchè stanno dalla parte di quelli leggermente più privilegiati.]

Da quel blog è arrivato anche l’incontro con Femminismo a Sud, unico luogo nel quale riesco a coniugare tutte le sfaccettature della mia azione politica – antisessista, antifascista, non separatista. L’entrare in un collettivo con questo nome mi ha fatto anche ripensare alla mia storia personale: sono arrivato all’antisessismo senza passare per il femminismo. E’ giusto, è sbagliato? Immagino non sia solo una questione di parole, ma non ho molti strumenti per capirne di più. Spero di capirci di più in futuro, grazie all’aiuto di chi vorrà dialogare. Il blog, col passare del tempo, ha cambiato forma e argomenti: ho abbandonato le pubblicità – tema “coperto” con più competenza da altri siti e blog in rete – per dedicarmi a esempi di uomini sessisti o “tipi” sessisti (il “sessista di sinistra”, “l’uomo passionale”, ecc.) oppure ancora in caso di esempi eclatanti che, per la loro statura di violenti, fanno categoria da soli (tipo Massimo Fini, per capirci). Ho lasciato la forma scritta a commenti o link per passare al video, in un desiderio di “metterci la faccia” che ho trovato politicamente indispensabile e necessario.

Di qui arrivo al mio problema attuale: dopo aver conosciuto molti altri uomini antisessisti, vedo che non è affatto facile, su questa base, fare un’azione politica comune. Né pratica né virtuale: gli uomini antisessisti non fanno rete, prima che politica assieme. Esempio banale: sui vari siti di uomini antisessisti molto spesso non ci sono link reciproci. Eppure, per quello che mi è dato sapere, più o meno ciascuno sa dell’esistenza dell’altro. Allora? Ho pensato a due possibili cause, per questa situazione: il compiacimento del disertore e il complesso dell’orticello.

Il compiacimento del disertore è quella particolare sensazione di appagamento che deriva dal fascino, che molto giova all’autostima, derivato dal fare un’azione politica individuale che automaticamente ti mette in un “vuoto” nella quale, per forza di cose, sei l’assoluto protagonista, l’eroe solitario. Perseguito dall’esercito patriarcale che hai abbandonato, e deriso da molte femministe che scherniscono te e il tuo percorso, ti sta benissimo fare il gioco dell’eroe incompreso, abbandonato da amici e nemici. Funziona molto anche alle feste, come insegnava in un celebre scambio telefonico Moretti. Detto ciò, rimane il fatto che anche al di là di vanità e autostima gonfiate a dismisura, rimane una effettiva impossibilità di comunicazione e condivisione che non fa bene a nessuno.

Il complesso dell’orticello è quella sindrome che colpisce il “pioniere” di lande desolate, com’è l’antisessista uomo; di fronte a uno spazio vuoto, da riempire, da visitare, da esplorare, invece il nostro eroe si spaventa e rimane lì, nel suo sicuro metro quadro che cura come un’oasi ma non apre a nessuno, nella totale diffidenza verso altri, simili o no a se stesso.

[Nn finisce qui, avevo appena ristabilito l’equilibrio tra le mie varie io evitando una scissione tra mente e spirito quando ti sei messo a parlare della difficoltà che trovi nell’entrare in relazione cn altri uomini antisessisti, della diffidenza quando ti approcci ad altri uomini antisessisti e lì è partita la mia vocina acidella che ti voleva dire “ma Lorè, ma nn sarà che se ti metti in rete cn altri uomini antisessisti o che cmq c provano, poi nn sei più il beato tra le donne e l’unico maschio buono della situazione? E nn sarà che a quel punto ti devi mettere in gioco al 100%? e nn sarà che magari potresti scoprire di nn essere così avanti come pensi? o potresti stancarti a spiegare, per amore di verità costruzione e confronto, ogni volta anche la più piccola virgola della tua posizione, sforzandoti di ben argomentarla e sforzandoti di capire a tua volta il punto dell’altro?E magari in onore ad un percorso di consapevolezza e cambio collettivo dovresti accettare di venire leggermente rallentato nel percorso individuale e nn te la senti di accollarti sta cosa?”
Ad onor del vero devo dire che pochissimo dopo hai citato i “rischi del disertore”: compiacimento (ah, vedi che un pò c’era tutto sommato?) e il complesso dell’orticello .
Ma cmq nn mi spiegavo perché emotivamente fossi partita in quarta…poi ho capito che, seppur con le dovute (per ovvi motivi) differenze, stavo proiettando su di te un mio atteggiamento…]

Diffidenza che, mi viene confermato da altri uomini presenti al workshop, non si supera mai: ci si fida certamente, tra consolidate amicizie antisessiste maschili, ma sempre al 99%. Quell’uno per cento di possibilità di essere tradito o deluso lo si tiene sempre, non si sa mai. Sono queste, in sostanza, anche alcune delle parole di Drew, anche lui antisessista ma non etero come me, bensì queer. Lui racconta, tra le altre cose, che preferisce avere il suo blog – momentaneamente fermo – in inglese, perché all’estero ci sono realtà più “avanti” su queste questioni; in Italia il panorama è così triste e arretrato che probabilmente l’essere isolati è dovuto a un tale rarità (di uomini antisessisti) che per fare “massa critica” è conveniente rivolgersi all’estero – e da lì tentare di rientrare e veicolare messaggi e iniziative.

[Ah, c’è stata un’ultimissima cosa, ma quella nn riguardava tanto te, il contesto per me nuovo dell’antisessismo maschile e le mie pippe, quanto più un’affermazione di Drew (o come si scrive) che nn mi è piaciuta proprio: qnd diceva che lui il blog lo teneva solo in inglese e che ormai si interfacciava soltanto cn l’estero perché erano più vicini al suo livello, mentre in Italia erano troppo “arretrati” (nn ha usato proprio qst termine, ma il senso era qst, terra terra insomma), il che mi è sembrato un discorso un attimo classista]

E’ difficile controbattere all’aorgomento di Drew, che per quanto spiacevole è ampiamente confermato dalla realtà. Tra l’altro sia io che lui veniamo da una esperienza comune in Maschile Plurale che se pure è stata utile e interessante quando si è trattato di fare riunioni separatiste in gruppi di ascolto (tra uomini, tra padri), ci ha lasciato abbastanza delusi in termini organizzativi ed espressivi – infatti siamo entrambi in Femminismo a Sud, dove possiamo esprimerci con una maggiore “disinvoltura”.

Le domande di chi assiste spaziano tra vari argomenti. Ci viene chiesto – a me e a Drew – se e in che modo ci sentiamo “queer”. Mentre per Drew, come detto, non è un problema definirsi tale, io ammetto di non averci manco mai pensato – e mi riprometto di farlo. Ci viene chiesto, nella pratica quotidiana, come ci si “comporta” da antisessisti, per esempio nelle questioni economiche quotidiane nelle quali sono implicate anche le rispettive compagne. Drew racconta che la sua storia molto particolare – padre affidatario del figlio con madre/compagna “sparita” – non gli ha consentito di porsi neanche il problema; per quanto mi riguarda ho una compagna che da sempre guadagna più di me, essendo passato dal precariato della docenza universitaria a un impiego privato a stipendio minimo. Nei fatti ho trovato enormi difficoltà a svincolarmi da apparati burocratici e leggi entrambi di impianto sessista, che per esempio, attraverso i meccanismi legati alla dichiarazione dei redditi, dell’ISEE, del rilascio di un mutuo da parte di una banca, impediscono nella sostanza sia di “unificare” realmente i redditi di entrambi, oppure di decidere quale sia il reddito principale, e sia si dividere equamente i risultati economici realizzati da entrambi.

L’ora del pranzo interrompe una discussione ancora vivace, ancora con molti punti in sospeso.

Posted in Comunicazione, Disertori, Personale/Politico, R-esistenze, Sessismo.


24 Responses

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  1. diana says

    hai ragione, fasse, mi scuso con tutti/e.

    ho esagerato, ma purtroppo ognuno ha i suoi nervi scoperti, e quel tipo di narrazione mi ricorda tempi che per me restano “bui”. L’enfasi poi mi indispone, soprattutto se usata a sproposito, cioè in un contesto (Italia, Europa, occidente) dove veramente (e qui il senso della sparata sulla “smaschilizzazione”, un’autentica baggianata semplificatoria, hai ragione, eppure andiamo a vedere l’ultimo film del danese Thomas Vinterberg, “La caccia” e scopriremo qualcosa sul maschio scandinavo “smaschilizzato”) parlare ancora di patriarcato violento mi sembra assurdo e improprio.

    Infine:
    Mi scuso con Lorenzo.
    Certo che ogni storia ha la sua dignità, e ognuno – qui e altrove – ha tutto il diritto di raccontarla senza essere sbeffeggiato. Il tono “personale” che ho usato rivolgendomi a Lorenzo, quindi, era fuori luogo. Non obiettavo a lui, la persona Lorenzo, e alla sua storia, ma ad alcuni dei contenuti che ho letto nell’impostazione del suo racconto.
    Amen.

  2. fasse says

    diana non credo che lorenzo stia parlando di questo. il pregiudizio “antimaschile” sicuramente non è il suo. o quantomeno prima di affermarlo bisogna che ci capiamo su cos’è il sessismo.

    io direi che lorenzo ha assolutamente ragione http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2012/10/10/cose-il-sessismo-cose-lantisessismo/

    e poi, scusami, ma questa storia del maschio smaschilizzato e delle nipoti che ne cercano uno (di maschio patriarcale, assertivo eccetera) a pagare oro non si può proprio sentire. cos’è un maschio smaschilizzato? davvero siamo ancora alla fase in cui un maschio deve essere maschilizzato?
    e se ci fossero uomini che di quella maschilizzazione se ne fregassero? se invece volessero solo essere persone? se non andassero al traino degli stereotipi sessisti che i maschi li vogliono maschi e le femmine le voglio femmine? tutti come ai bei vecchi tempi di una volta?

    e quello di Lorenzo è il percorso di una persona antisessista che in tanti qui tra i commenti, alcuni per forza di cose cancellati si sono permessi di deridere.
    e la derisione per una persona in base al genere, alle caratteristiche mostrate, al fatto che non resta fedele al ruolo di maschio/maschilizzato così come comandato si chiama sessismo. il ruolo che qui qualcuno ha comandato per Lorenzo è quello del maschio che deve restare maschio pena la derisione, lo sfottò, e perfino illazioni offensive e abbastanza sciocche devo dire.
    Lorenzo ha parlato di una cosa che riguarda se stesso, un suo pezzo di storia, una sua esperienza che ha tutto il diritto di raccontare. e ha diritto a potersi esprimere senza diventare oggetto di sfottò.

    ma in generale, lo dico a tutti che apertura alla discussione va benissimo. ma sempre nel RISPETTO della DIFFERENZA. lo stesso rispetto che noi abbiamo per altre posizioni anche quando non le condividiamo affatto.

    per discutere credo che il rispetto per la diversità altrui sia sempre fondamentale.

    lorenzo fa bene quello che fa. e per fortuna che lo fa.

  3. diana says

    @Gasparrini
    Nascere sessisti è semplicemente quello che succede a qualunque uomo occidentale, dato che viene al mondo in una società culturalmente sessista

    sì, nel senso che c’è un forte pregiudizio antimaschile, certo.
    Specialmente se vieni al mondo in un paese scandinavo, dove ogni singolo attributo maschile è stato smaschilizzato, tranne uno.
    E pure io, che sono italiana e ho passato la cinquantina, non vedo un maschio patriarcale, ma che dico, paterno, ma che dico, assertivo, ma che dico, unmaschio da almeno tre generazioni. Le mie nipoti – tra i 15 e i 25 – pagherebbero oro a trovàllo!

    compagni, compagne, il percorso di liberazione…, l’autocoscienza del penitente medievale…
    Oddio, è ‘n incubo! Siamo tornati indietro di quarant’anni!

    P.S. Il turbamento della compagna in canotta io lo chiamerei “attrazione” fisica, più che “paura del patriarcato violento” – a occhio e croce….

  4. fasse says

    no no
    io non modifico nulla.
    il messaggio passa così com’è a meno che tu non scrivi cose che dobbiamo censurare (nomi di persone che stai diffamando per esempio… e dati che ledono la sua privacy, numeri di tel e indirizzi etc).

    comunque si, hai ragione, qui è off topic. e allora scrivici in privato e raccontaci la tua storia e ne parliamo.

    Ciao

  5. vero mummio says

    Ma hai modificato il messaggio o sono io ad esser pagliaccio che non l’ho letto?

    “ma tipo che la maestra è stata il fondamento del sessismo di cui parli o c’è dell’altro?
    falla a puntate e raccontaci.
    a me interessa.”

    vabè mi sembra scontato che ci sia parecchio altro, anche perchè se fosse solo quella cosa lo avrei interpretato come un singolo caso di un’insegnante problematica, invece dopo un po’ di esperienze mi sono abituato a cogliere ogni tipo di stereotipo e violenza di genere nei miei confronti e intorno a me, ad un certo punto ho iniziato pure a notare le violenze e gli stereotipi che affliggevano al contempo il sesso femminile, ma soprattutto quanto fossero ingabbianti, e poi ho notato che sia gli uomini sia le donne, tendono ad obbedire al sistema e a chiudersi in queste gabbie colorandole d’oro, piuttosto che fare la fatica di uscirne.

    Solo che ci sono delle questioni spinose riguardo al raccontarmi.
    La prima è che io non credo di essere adatto per parlare delle violenze e degli stereotipi femminili, principalmente perchè quando mi ritrovavo a chiedere ad una donna perchè ci aderisse mi sentivo rispondere cose come “sei maschio non puoi capire” (frase solita) e talvolta persino “ce l’hai con le donne”, che all’epoca era pure vero eh, però veniva usato totalmente fuori contesto (giuro!), quindi mi son detto: “vabbè ma se loro stanno tanto bene così a fare le subordinate mi occuperò solo della violenza che questa cultura fa su di me e sugli uomini, tiè!”, quindi alla fine ho smesso di interessarmi alla questione femminile per approdare a quella maschile a tutti gli effetti, non so nemmeno quanto sia corretto usare questa piattaforma che comunque parla di autocoscienza femminile, per raccontare solo che sta cultura sottomette e annienta anche i maschi.
    L’altra questione spinosa è la questione tecnica.
    Non credo sia il caso da accatastare una dopo l’altra valanghe di storie ed esempi di sessismo subito direttamente o visto nella sezione commenti al post di Lorenzo… sarebbe anche un po’ off-topic no?

  6. fasse says

    vero mummio è la piattaforma.
    sorry.

    ma tipo che la maestra è stata il fondamento del sessismo di cui parli o c’è dell’altro?
    falla a puntate e raccontaci.
    a me interessa.

  7. vero mummio says

    “io non sono lorenzo e lui parla per se stesso ma non credo che lui volesse dire con “nasco sessista” che il sessismo ce l’ha nel dna. credo che come te volesse dire che la società ti impone una cultura che ti fa sessista, ti promuove in quanto tale, fin nelle cose che dici di contestare come il fatto che qualcuno ti sfotte se a pagare la cena è la tua ragazza o se è lei a suggerirti come fare a sistemare la macchina.”

    Lo so benissimo che Lorenzo non parla di dna ma di cultura, solo che la nostra visione è profondamente diversa, perchè il nostro modo di vedere il sessismo lo è, a me lui sembra accumunare patriarcato e sessismo, ma la mia esperienza mi porta a separarli, mi spiego:
    Dall’infanzia nel mio microcosmo culturale di patriarcato non c’era nemmeno l’ombra (giuro eh), di sessismo invece sì, tipo io non potevo andare in bagno perchè la maestra diceva che “no i maschi fanno casino e quindi non vanno in bagno” (giuro eh!) e poi sicuramente le femmine avranno avuto i loro ruoli femminili ingabbianti che io sinceramente ora non riesco a focalizzare, ma ad agirlo erano sia i maschi che le femmine, sia bambini che adulti e io somatizzavo (già da bambino), da come la pone Lorenzo invece sembra che gli uomini nascono sessisti e le donne no, gli uomini impongono il sessismo alle donne per mantenere un vantaggio sociale (vantaggio che io non ho mai avuto giuro di nuovo e siamo a 3, e io ci penso a ste cose eh, sono molto riflessivo).
    Quindi pare proprio che abbiamo due lingue diverse, a me sembra che il suo sessismo sia un sessismo agito dagli uomini contro le donne a favore degli uomini, a me sembra che sia un sessismo contro uomini e donne agito da uomini e donne.

    “per la battuta contro lorenzo sul rimorchio c’è chi la viene a depositare qui di tanto in tanto e mi era sembrato veleatamente di rileggerla sul tuo commento. se ho capito male chiedo venia. ma di fatto lo dicono ed è una stronzata pazzesca.”
    Ecco no questo è importante, il simbolo della dama e del cavaliere è un simbolo erotizzato, ma l’ho esplicato perchè è il simbolo più chiaro di una mentalità che si riflette su tutto, siccome avevo paura che il rischio fosse la sbagliata interpretazione, ho riproposto lo stesso simbolo in chiave non erotica e quindi non di corteggiamento (con la storia dei cerbiatti), ma il succo rimane la mentalità che sta dietro, quella io critico, non Lorenzo e le sue motivazioni, ma la mentalità che divide il mondo in esseri responsabili e quindi potenzialmente colpevoli che devono scegliere se abusare di esseri innocenti e irresponsabili oppure se proteggerli. Questa mentalità in cui l’uomo fa sempre la parte del soggetto attivo e la donna fa sempre la parte della bambina per me è sessista. Spero che adesso sia più chiaro, perchè io non insinuerei mai una roba del genere, che non è un’argomentazione.

    in questi giorni abbiamo discusso con delle donne sulla modalità proiettiva di reagire ai post che qui pubblichiamo. tu lo dici all’inizio del tuo commento. hai visto questo intervento e ti sei sentito catapultato in un pezzo della tua vita che io ovviamente non conosco.

    “ma quando ti invito a dire la tua versione della storia è perchè non puoi mai pretendere che chiunque, lorenzo incluso, la racconti per te. lui racconta la sua. ciascuno di noi racconta la propria. fai lo stesso anche tu. a partire da te.”
    Eh ce sto a provà, mica è facile, son anni di storia 😛

    Comunque non voglio manco fare il maniaco compulsivo che scrive 800 posts al minuto, quindi per ora va bene così direi.
    Ciau

    *ennesimo problema con i posts, a sto punto mi chiedo se sia un problema mio o della piattaforma*

  8. fasse says

    io non sono lorenzo e lui parla per se stesso ma non credo che lui volesse dire con “nasco sessista” che il sessismo ce l’ha nel dna. credo che come te volesse dire che la società ti impone una cultura che ti fa sessista, ti promuove in quanto tale, fin nelle cose che dici di contestare come il fatto che qualcuno ti sfotte se a pagare la cena è la tua ragazza o se è lei a suggerirti come fare a sistemare la macchina.

    migliorare te stesso per migliorare il mondo è una bella storia. 😀
    può essere un modo. se è il tuo ok.

    per la battuta contro lorenzo sul rimorchio c’è chi la viene a depositare qui di tanto in tanto e mi era sembrato velatamente di rileggerla nel tuo commento. se ho capito male chiedo venia. ma di fatto lo dicono ed è una stronzata pazzesca.

    in questi giorni abbiamo discusso con delle donne sulla modalità proiettiva di reagire ai post che qui pubblichiamo. tu lo dici all’inizio del tuo commento. hai visto questo intervento e ti sei sentito catapultato in un pezzo della tua vita che io ovviamente non conosco.

    ma quando ti invito a dire la tua versione della storia è perchè non puoi mai pretendere che chiunque, lorenzo incluso, la racconti per te. lui racconta la sua. ciascuno di noi racconta la propria. fai lo stesso anche tu. a partire da te.

    Ciao

  9. vero mummio says

    Va be’ avevo scritto un post lunghissimo ma c’ho i probblemi tecnici con sto blog.

    Fasse:
    “e puoi essere d’accordo o meno con la sua interpretazione ma non capisco dove stia il problema.”
    Eh ok, però io il problema lo vedo, ed è nei punti in cui replico alla questione della donna che accellera il passo per strada, che per me è una violenza subita e che non mi sento di giustificare tanto meno di fare autocritica unilaterale, nel come implicitamente viene riprodotto il ruolo di donne e uomini nella dinamica che io ho sintetizzato con dama e cavaliere, che considero sessista e ingabbiante e nella frase di Lorenzo: “Come tutti gli uomini, nasco sessista, cresciuto in un ambiente e in una cultura sessista.” perchè in quel tutti gli uomini, lui mi ci include, e io invece non sono affatto nato sessista, anzi lo sono diventato per sentimenti di rivalsa e vendetta all’età di dodici anni, e leggere quella frase mi ricatapulta in dimensioni di odio e di paura da cui di solito fuggo, sta volta ho deciso di criticarla.
    La mia critica nasce da questi motivi, non certo dalla voglia di sfidare a duello chissà chi, o da un risentimento personale nei confronti di Lorenzo Gasparrini.
    Semplicemente lui fa cultura, internet fa cultura e i post fanno cultura e se la cultura è ingabbiante o ci si chiude nel proprio mondo o si cerca di decostruirla.

    “smettete di fare tutti a duello (inclusi quelli che insistono sul fatto – offensivo, superficiale, sessista e banale – che lui farebbe ciò che fa per rimorchiare) e parlatevi una buona volta.”
    Ok, comunque io non ho detto che lo fa per rimorchiare :-|, ho scritto anche chiaramente che non intendevo quello e siccome in sta discussione fin ora ci siamo Tu, Lorenzo, Igor e me, sono un po’ attonito, comunque oook.

    “ora dicci tu, diteci voi, cosa fate per rendere il mondo un po’ migliore di quello che è.
    in generale, vale per tutti, gli insulti qui non sono ben accetti.
    grazie.”
    Io ammetto di essere più teso alla mia felicità che a migliorare il mondo, in effetti devo ammettere di considerare l’automiglioramento l’unico modo per migliorare il mondo, però il mio antisessismo è una liberazione dagli stereotipi e da qualsiasi ruolo di genere, una liberazione individuale che può diventare collettiva forse, spero.
    Per esempio, esempio banale ok, per me è antisessismo quando mi rifiuto di fingere di essere attratto da qualsiasi esemplare di sesso femminile attraente che passa per strada commentandola con apprezzamenti posticci, per ostentare virilità tra maschi in gruppo (giuro! ste cose capitano ancora!!!), a me di quella che passa non me ne frega niente, fingere è faticoso, noioso e ingabbiante quindi non lo faccio.
    Per me è antisessismo deridere chi mi guarda storto quando la cena fuori o la spesa la paga la mia ragazza, o quando mi faccio consigliare da lei su come mettere in sesto la mia autovettura o qualsiasi tipo di tecnologia più complessa di un tostapane.
    Per me è antisessismo aver preso in giro un mio prof che si era messo a vantarsi delle sue conquiste sessuali di quando era giovane, ghettizzando nel ruolo di toro da monta sè stesso e di oggetti le sue “conquiste”.

  10. vero mummio says

    Che ne so io, pensavo che la moderazione dei commenti fosse dialogata tra i vari membri online di FaS, tra cui tu, in moltissimi blogs funziona così!

    Comunque ok, scrivi:

    “Perché dovrei dialogare con chi, invece di fare domande, viene qui a sparare la sua?”
    Be’ a parte che io ho sempre risposto a chiunque “sparasse” la sua critica al mio pensiero, riguardo le domande non c’è molto da dire, è che tu parti proprio da premesse che mi sono totalmente aliene, che non sento mie per l’esperienza che ho maturato dalla nascita ad oggi, cioè a me verrebbe facilissimo liquidare i problemi a fare rete tra uomini antisessisti dicendo che il motivo è probabilmente che non siete sinceri nel vostro antisessismo (visto che comunque ti ripeto a me non sembri antisessista, tanto meno me lo sembra maschileplurale), però sarebbe arrogante e stupido perchè io non ne so niente. Però nel mio piccolo con i miei amici antisessisti non ho alcun problema a fare rete e a condividere al 100% opinioni e modi di vivere con loro, certo io non faccio attivismo politico, probabilmente lì diventa più difficile (non ne ho idea).

    Comunque niente, io ho scritto per fare una critica e una decostruzione a quello che tu chiami antisessismo, che secondo me non lo è affatto, se la critica non interessa perchè il post è rivolto solo a chi ha la tuo tipo di antisessismo è pure comprensibile ok e sono fuori tema, però secondo me confrontarsi per far rete tra allineati è importante, maè altrettanto importante confrontarsi sull’antisessismo in sè, soprattutto visto che l’antisessismo come ogni altra presa di coscienza collettiva al maschile è un terreno veramente inesplorato.

  11. fasse says

    vero mummio penso che ciascuno possa e debba fare quello che vuole. lorenzo agisce e interpreta così il suo antisessismo. non capisco perchè questo debba suscitare questo genere di opposizioni.
    e d’altro canto non mi pare che lorenzo faccia mea culpa in alcun modo. spiega un quadro culturale all’interno del quale nasce e cresce. tutti noi nasciamo in un contesto culturale prefabbricato da altri.
    e puoi essere d’accordo o meno con la sua interpretazione ma non capisco dove stia il problema.

    non ho poi visto dove lorenzo avrebbe schernito qualcuno. fino a prova contraria mi pare che si infiammino gli animi di altre persone quando lui scrive o dice qualcosa. e il punto è che se lui sta parlando di una cosa che non ti corrisponde perchè tu non racconti semplicemente come la vedi tu?
    questo è il suo racconto.
    smettete di fare tutti a duello (inclusi quelli che insistono sul fatto – offensivo, superficiale, sessista e banale – che lui farebbe ciò che fa per rimorchiare) e parlatevi una buona volta.
    lorenzo in cattedra non c’è salito mai. al femblogcamp ciascuno condivideva la sua pratica e lui ha condiviso generosamente la sua.
    ora dicci tu, diteci voi, cosa fate per rendere il mondo un po’ migliore di quello che è.
    in generale, vale per tutti, gli insulti qui non sono ben accetti.
    grazie.

  12. Lorenzo Gasparrini says

    Premesso che sono io ad abilitare i tuoi commenti (lo staff? Io sono nel collettivo FaSud, chi dovrebbe essere lo staff?) continuo a metterli affinché si veda bene chi è che non vuole dialogare. E ci stai riuscendo benissimo, grazie. Perché dovrei dialogare con chi, invece di fare domande, viene qui a sparare la sua? Io nel post – che ho voluto fare a due voci, pensa un po’ quanto sono poco dialogico – faccio domande, tanto sono poco dialogico. Tu, finora, hai detto la tua, senza rispondere al post né dire perché le mie domande sarebbero sbagliate. Tanto è vero che i tuoi commenti andrebbero bene per molti altri post, tanto sono staccati da questo. Hai usato per primo una prosa dileggiante. E tu saresti quello che dialoga? Ma fammi la cortesia. Hai detto la tua, eccola scritta qui. Che altro vuoi, il caffè? La brioche? Costano, trovatele altrove.

  13. vero mummio says

    Guarda che a usare toni aggressivi e negare il confronto son bravi tutti eh. Non è un duello. Tra l’altro a fare il verso con le vocine per schernire le opinioni diverse dalle tue sarei pure più bravo di te, per esempio io non avrei bisogno di fare vocine effemminate (alla faccia dell’antisessismo).
    Solo che io non c’ho manco voglia di schernirti o fare l’aggressivo con te, perchè è noioso concepire il dialogo solo come un incontro di boxe.
    Detto questo potresti anche dialogare invece di salire in cattedra e rigettare ogni spunto differente dalla tua visione/narrazione, per altro con mezzi del tutto impropri come lo scherno e l’aggressività, altrimenti a che serve pubblicare articoli? Per sentirsi dire solo “eeeh sì”, “eeeh già”, “hai ragione”? Ma per discussioni del genere basta fare un salto nelle sale d’attesa della mutua.

    (Messaggio per lo staff: non m’offendo se giudicate troppo flammante e aggressivo questo post e lo eliminate, non abbiate timori di sorta, non vi intaserò la casella dicendo “ma ha iniziato lui!” tanto quello che ho appena scritto, ovvero che il dialogo viene negato, credo sia abbastanza sotto gli occhi di chiunque)

  14. Lorenzo Gasparrini says

    Tranquillo mummio, non è colpa tua, hai capito tutto e stai a posto così. La prossima volta però il conforto lo paghi, eh? E’ gratis solo la prima seduta.

  15. vero mummio says

    Se un maschio si sente appartente al genere maschile non va bene perchè ripropone il solito stereotipo del maschio superiore, che fa la pipì in piedi eccetera, come mi hanno insegnato alle elementari.
    Se il maschio allora perde l’appartenenza di genere diventa il solito maschio che non si sente rinchiuso in un genere per superbia e superficialità, un po’ come l’accusa che si fa alle persone di sinistra “eh facile essere rivoluzionario e a favore dei poveri quando sei figlio di papà”.
    L’importante è che finisca sempre che il maschio si senta un potenziale pericolo, comunque in qualche modo sbagliato, comunque in qualche modo da mondare.

    Che poi comunque capita anche a me qualche volta di passeggiare assorto nei miei pensieri, che ne so magari pensando alla cabala o ad un mondo di pidocchi affetti da vampirismo e rendermi conto di avere una persona di sesso femminile davanti a me che all’improvviso accellera il passo e mi lancia sguardi diffidenti.
    Ma di sicuro non mi sento di starle facendo violenza, anzi, sento di subirla, da lei, che mi distrae dal mio bellissimo mondo di pidocchi vampiri cabalisti per catapultarmi in una dimensione demenziale in cui io dovrei volerla molestare o stuprare, magari perchè gliel’ha detto il telegiornale.
    Di sicuro non reagisco mettendomi a inseguirla per dimostrarle che “quest’uomo no”, semplicemente fuggo e torno al mio bellissimo mondo dove le persone non creano i soliti schemi da guardie e ladri.
    Tra l’altro quello che ho scritto qui magari risulterà macista, qualunquista o menefreghista, ma è esattamente lo stesso discorso giustissimo che viene fatto nel mondo anglosassone nei confronti di chi accellera il passo quando dietro di sè ha una persona nera, perchè mi andrebbe pure bene straziarmi e violentarmi per prendere coscienza e cercare di capire il motivo che la spinge ad accellerare il passo, ma se lo faccio, pretendo che anche lei prenda coscienza della violenza che mi fa in quel momento capendo come sto io quando mi sento dare dello stupratore in un semplice gesto. Siccome però questa presa di coscienza da parte e sua e della società intera non avviene, io mi sento in pieno diritto di fuggire invece che fare mea culpa.

  16. Igor_Giussani says

    Credo che anche io mi segnerò questa tua risposta.

  17. Lorenzo Gasparrini says

    Mi dispiace per la catena, Igor, che dire? Per come la leggo io, “de te fabula narratur”. Comunque questa cosa che senti “poca appartentenza di genere” me la segno, è interessante – e ti assicuro che non sei solo, anzi la maggioranza di uomini etero non sente di appartenere a un genere. Come mai? Mah, chi lo sa. Io un’idea ce l’ho, e mi pare di averla detta. Ma si vede che è un problema mio, non ti preoccupare ulteriormente.

  18. Igor_Giussani says

    Dopo essermi cosparso il capo di cenere per la mia incapacità di scrivere in modo abbastanza articolato, dopo quanto detto da vero mummio ci tengo a dire che ritengo Lorenzo un sincero antisessista, per nulla ‘missionario’ o narcisista; lo rispetto, l’ho sempre fatto, anche quando ha la tendenza a liquidare le critiche con il ‘non essere stato ben letto’ (problema evidentemente non solo mio, visto che Lorenzo nella risposta associa il discorso disabilità al nascere sessisti quando era riferito al non vergognarsi per un corpo ‘potenzialmente pericoloso’). Lorenzo ha il suo percorso personale e ovviamente non ci metto becco; poi, se decide di generalizzare in qualche modo la sua esperienza – immagino non scriva un blog per parlarsi addosso – allora mi sento in diritto di dire la mia.
    Io certo, rispetto a Lorenzo, sento poca appartentenza di genere… così come evito di pensare alle donne ‘in quanto tali’ lo faccio anche con gli uomini; forse deriva dal fatto che ho sempre odiato categorizzare le persone, foss’anche per le caratteristiche biologiche. Salvo fatti concreti che mi facciano pensare altrimenti, non vedo in nessun uomo grosso o piccolo un potenziale violentatore, né in nessuna donna una potenziale vittima. Non bisogna vergognarsi del proprio sesso.
    Già immagino Lorenzo che dice “ma io non ho mai detto che nessuno deve vergognarsi ecc.” ma il punto focale è quello che dice mumio, cioé il fatto che l’abbandono del sessismo sia una rinuncia… è invece una grande opportunità non solo sul piano umano – relazioni con persone che ritengo in tutto pari a me possono essere solo migliori – ma perché il sessismo è anche uno strumento di dominio di una ristretta cerchia (uomini con qualche donna compiacente) che danneggia la vita di tutti, maschi e femmine inclusi (è per questo che ritengo la lotta al sessismo interdipenente con altre problematiche). Avremmo quindi solo da guadagnarci in tutti i sensi.
    Per finire, l’unica cosa che mi ha fatto saltare la catena è stata quando Lorenzo ha scritto:

    “so perché si sia perso questa differenza fondamentale.
    Felice di sapere che Giussani non ha problemi con le donne; neanche io, e non ho capito anche questa informazione da dove possa averla desunta. Vabbè che il personale è politico, ma dedurre da questioni politiche coincidenze psicologiche e private andrebbe fatto con più calma”

    Per quanto disarticolato nello scrivere possa essere io, questa cosa non può averla desunta da nessuna parte: immagino che siano le classiche fregnacce rivolte dai maschilisti che periodicamente bersaglieranno il suo blog. Avermele messe in bocca mi dà un bel po’ fastidio.

  19. Lorenzo Gasparrini says

    Grazie vero mummio, mi arrivano raramente conferme così ben articolate che la strada che ho intrapreso è più che giusta; il tuo è un esempio decisamente migliore di quello di Giussani. Salutami la dama e il cavaliere.

  20. vero mummio says

    Sinceramente non mi stupisce che tu non riesca a fare rete con gli uomini antisessisti, e concordo in linea generale con Igor, nella visione medievaleggiante e penitente che esponi per quello che scrivi e per come lo scrivi. (Comunque non mi pare che igor abbia detto che tu avresti problemi nei confronti delle donne).
    Oltrettutto non mi sembri affatto antisessista.
    Un esempio banale è la dinamica che esponi in questo post, in cui tu entri in questo “bizzarro” mondo delle donne, quando persino il tuo corpo ti dice che sei fuoriluogo, e poi lei, c’è sempre una lei, LEI, che ha paura e diffida di te, e poi ci sei tu, tu che piano piano con pazienza e umiltà riesci a conquistarla, a conquistare la sua fiducia dando prova del tuo essere diverso (quest’uomo no), del tuo essere innocuo (tu, tu che sei diverso, almeno tu, nell’universo).
    Ma alla fine simbolicamente e implicitamente è la stessa dinamica ipersessista di corteggiamento tra la dama e il cavalier servente. La dama vede il cavaliere brutale e sanguinario e si chiude a riccio perchè ha paura, ma lui la corteggia con pazienza e umiltà e alla fine la conquista.
    *Non sto dicendo che il tuo movente sia la figa eh, sto parlando di linguaggi impliciti e radicati culturalmente in ogni contesto sociale*
    Che poi è anche la dinamica romantica dell’uomo che cerca di vivere con i cerbiatti, e subito i cerbiatti hanno paura, perchè loro sono creature pure, inconsapevoli e innocenti, mentre l’uomo è l’uomo, alla fine l’uomo riesce a conquistarsi la fiducia dei cerbiatti e a vivere nel branco come uno di loro, in un trionfo di amore.
    Ma le donne non sono nè dame nè cerbiatti, non sono bambine/i non in grado di intendere e di volere, nè animali puri e innocenti che bisogna conquistare, sono persone.
    E se si considera una persona come tale, e non come una creatura subordinata e un po’ ritardata (per altro io non considero così manco i bambini e i cerbiatti), non la si giustifica quando è diffidente nei tuoi confronti a priori, (magari perchè pesi quasi cento chili), come non si giustificherebbe la diffidenza per le stesse ragioni un uomo adulto.
    Poi si potrebbe e si dovrebbe decostruire altro di ciò che dici, come per esempio il continuo scrivere dal politico al personale, piuttosto che dal personale al politico, che finisce inesorabilmente per negare qualsiasi narrazione diversa dalla tua. Tipo la mia, che a differenza tua non sono nato sessista come tutti gli uomini occidentali (eppure son uomo e sono occidentale), ma lo sono diventato a 12 anni, per poi capire che vivevo molto male e smettere, altro che i famosi vantaggi che avrebbe un uomo ad essere uomo e ad essere sessista che tu dai per scontati, talmente scontati che io non ho ancora capito a quali vantaggi tu ti riferisca.

    (se il messaggio arriva doppio o triplo sappiate che sto continuando a postarlo perchè mi da problemi il browser, ovviamente sta parte cancellatela, no vabè potete anche tenerla fa ridere, anzi no)

  21. Lorenzo Gasparrini says

    Sinceramente non posso che attribuire le critiche di Igor Giussani a una lettura poco felice del mio report, dovuta sicuramente al modo che ho scelto per costruirlo.
    Nascere sessisti è semplicemente quello che succede a qualunque uomo occidentale, dato che viene al mondo in una società culturalmente sessista, tutto qui. Il sessismo s’impara insieme al linguaggio e insieme alle prime abitudini sociali: è una semplice constatazione, talmente ovvia che non è neanche il caso di considerarla polemica. Il paragone con la disabilità, che invece è una caratteristica genetica o accidentale dell’individuo, è quindi del tutto fuori luogo.
    Ciò vale anche per quanto riguarda il discorso della colpa collettiva, espressione che non ho mai usato e che Giussani legge chissà dove. Sul “collettivo” ho già detto abbastanza nel report; per quanto riguarda la colpa casomai si tratta, dato che appunto il sessismo è una condizione culturale nella quale si nasce, di una responsabilità. Sulla differenza tra colpa e responsabilità ho già pure detto molto, e Giussani, che dice di leggermi, non so perché si sia perso questa differenza fondamentale.
    Felice di sapere che Giussani non ha problemi con le donne; neanche io, e non ho capito anche questa informazione da dove possa averla desunta. Vabbè che il personale è politico, ma dedurre da questioni politiche coincidenze psicologiche e private andrebbe fatto con più calma. Anche io per esempio potrei dedurre da queste poche righe tante cose su Giussani, ma non lo farò.
    Prometto che la prossima volta mi esprimerò con maggiore chiarezza.

  22. Igor_Giussani says

    Ho sempre trovato Lorenzo geniale quando ‘decostruisce’ articoli di giornali e altro, su tante altre cose ho sempre dissentito. Ad esempio non accetto l’idea che ‘si nasca sessisti’ oppure che un corpo robusto sia “facilmente considerabile un’arma per la violenza di genere”. Mi sembrano quei discorsi religiosi medievali dove la donna è intrinsecamente malvagia e il suo corpo tentatore plasmato dal demonio, solo in forma contraria e laica. Non credo che nessuno debba vergnognarsi di una statura elevata così come un tetraplegico, per dire, non debba vergognasi della sua disabilità.
    Mi lascia sempre perplesso anche questa cosa di presentare il tentativo maschile di superare il sessismo come una specie di esercizio spirituale fonte di sofferenza, incomprensioni, ecc… io personalmente da quando ho deciso di abbandondare per sempre certi stereotipi della maschilità – che per altro mi riuscivano poco congeniali – mi sento molto più libero e sereno di prima, non meno. Il mio rapporto con le donne – ma in fondo anche con gli altri uomini – è migliorato del 100% perché è più vero e sincero, e non può che essere così quando consideri qualcuno realmente pari a te.
    Secondo me, il ‘proselitismo’ antisessista tra gli uomini avrebbe più successo se si mettesse da parte il discorso sulla ‘colpa collettiva’ (per altro molto totalitario) e si cercasse di valorizzare quanto l’abbandono dei privilegi derivanti dall’influenza sessista non sia solo una questione di giustizia ma un’opportunità per migliorare i rapporti umani tutti. Migliorare la condizione femminile può migliorare anche quella maschile, che sia etero, gay o altro.

  23. Caterina says

    Bellissimi e commoventi entrambi! Leggere questo dà speranza e apre uno spazio in più nel cuore.

Continuing the Discussion

  1. “Nn ti conoscevo, ho sentito parlare bene di te”… « laboratorio donnae linked to this post on 9 Ottobre, 2012

    […] E’ un sentimento che conosco e riconosco.  Ma andando avanti nella lettura  la stessa donna riporta una considerazione  sui corpi che  Lorenzo ha fatto durante il suo workshop  che mi fa pensare parecchio: [Tra l'altro, durante il workshop ad un certo punto hai menzionato qst storia dei corpi, del fatto che se cammini in una strada dietro una signora in un parcheggio probabilmente la signora già di per sè si sentirà minacciata e affretterà il passo e che il tuo corpo (in quanto corpo maschile) è simbolicamente già di per sé un'arma, ecc….Mi sei sembrato abbastanza consapevole di qst cosa, anche se nn so se ti fossi accorto del mio turbamento iniziale e se comunque in genere te lo aspetteresti da una compagna che si suppone faccia un percorso quotidiano di messa in discussione…di tutto in pratica.] Leggi tutto […]