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Se è inopportuno dire che sul Femminicidio si fa disinformazione

Pubblico qui un intervento inserito nella pagina facebook a nostro sostegno. Da questa nota è scaturita poi una discussione di cui vale la pena raccontare. Alla fine della nota troverete la sintesi dei commenti.
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Continuano a dire che si tratta di 55 donne. Si tratta di pura disinformazione ed è preoccupante che nessun quotidiano, nessun giornalista, nessuno, littizzetto inclusa, si sia preoccupat@ di verificare la fonte. Le vittime di femminicidio secondo Bollettino di Guerra (http://bollettino-di-guerra.noblogs.org/) sono attualmente #60 dall’inizio del 2012, e la cifra comprende donne, uomini, bambini. Lo abbiamo sempre scritto e detto anche quando abbiamo parlato di #54 vittime ma il dato è stato ignorato. Volutamente? Per quale ragione? Non è preoccupante che non esista un Osservatorio Nazionale e che tutta questa gente si affidi ad un dato distorto tra l’altro proveniente da un blog militante (che per inciso è nostra fatica, ma è solo una rassegna stampa ehm…)?

Ecco l’intervento di Elisabetta su quanto detto dalla Littizzetto:

“Sette punti sull’intervento di Littizzetto (che potete vedere qui http://video.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/littizzetto-uomini-che-odiano-le-donne-che-conoscono/95344/93726):

1: Per fortuna pochi uomini! Bene, Littizzetto lo vada a dire all’ONU, che è “preoccupata per l’aumento della violenza maschile sulle donne”.

2: No, Luciana, non sono 55 donne. Informati prima di sparare numeri a caso, sono 55 vittime (tra cui bambini e uomini) di femminicidio. E dillo che la statistica proviene da un blog (bollettinodiguerra) che fa la conta in base alla rassegna stampa poiché in Italia siamo sprovvisti di un osservatorio sulla violenza di genere.

3: “Ogni 2-3 giorni c’è un marito che uccide una moglie, un’amica, un’amante, una ex, una fidanzata”. Ogni due-tre giorni (corretto, ma inclusivo di vittime maschili) ?Ma non avevi detto che erano pochi?!
(punto 1)

4: L’intervento dura 2.20 minuti, dal minuto 0.49 inizia a dire che la colpa è anche delle donne; gli uomini escono di scena.

5: “Noi donne quando ci innamoriamo non distinguiamo più” Diventiamo ebeti insomma, nulla a che vedere con il normale “offuscamento” della ragione che nella prima fase dell’innamoramento subiamo tutte e tutti.

6: Il resto dell’intervento è tutto rivolto alle donne, nessun
dialogo con gli uomini, nessun invito agli uomini ad una presa di coscienza, ad una riflessione su di sé e sul loro rapporto con le donne, sul mondo in cui ne parlano o ne “scherzano”.

7: “Se abbiamo una figlia che frequenta un manesco dobbiamo prenderla, “impacchettarla” e riportarla a casa”. Di nuovo la responsabilizzazione delle donne, immagino come si siano sentite le madri delle vittime.

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Parte della discussione si è arenata sul fatto che “cosa c’entrano gli uomini nel conteggio?” (sono vittime trasversali, nuovi partner, uomini che si trovavano a tiro mentre l’ex tentava di uccidere la donna, uomini che tentavano di difenderle) arrivando comunque alla stessa conclusione circa il fatto che a prescindere su cosa sceglie di contare Bollettino di Guerra non è possibile che chi spari numeri lo faccia senza verificare fonte e natura di quella informazione.
Elisabetta osserva che solo per aver precisato questo dato è stata negativamente stigmatizzata (da altre donne) come se, un’altra risponde, a dire la verità diventi un’eretica. E ci si chiede: da quando la lotta contro la violenza sulle donne è diventato un dogma? Da quando è diventato un fenomeno mediatico. Giusto?
In un’altra pagina la discussione è addirittura lì a ragionare sull’opportunità di dire o meno queste cose.
Una donna dice “faccio parte, di un’associazione che si occupa di violenza sulle donne e a mio avviso questa è una polemica, un pò inutile e poco fruttifera” poi aggiunge “mi preoccupa, non aver dati certi, questo non viene discusso bisognerebbe istituire un organo che tenga informati sulla realtà….mi sembra però poco utile, prendersela con un intervento televisivo, di una persona che comunque da donna ha sempre cercato di parlare dell’argomento, sia agli uomini che alle donne….il link, sembra più una presa di posizione, su ogni singola parola della Littizzetto, che sul fatto che vi sia disinformazione numerica sulle vittime…“.
Un’altra risponde: “che vuol dire che è inutile e poco fruttifera? Inutile e fruttifera in che senso? Diffondere un dato falso ti sembra utile e fruttifero? Non ti preoccupa che anche noi nutriamo la stessa disinformazione che ci tratta malissimo?
Ancora una: “Quando una inizia un discorso sulla violenza di genere con la frase : “ci sono degli uomini…pochi per fortuna…” e prosegue comunicando che gli uomini (parla solo di “mariti” in realtà) uccidono una donna ogni due-tre giorni, diciamo che un paio di critiche costruttive vanno pur fatte. Non gridiamo alla “sterile polemica” ogni volta che si esprime un pensiero consapevole e motivato. La violenza sulle donne non è un prodotto di marketing, non vale la regola del “purché se ne parli” (che non vale manco più per la pubblicità tra l’altro).
E un’altra: “Così diventa la dimostrazione palese che siamo una massa di allarmiste che inventano dati pur di attirare l’attenzione. Se non siamo assolutamente precise e inattaccabili noi, chi dovrebbe esserlo?
E a proposito dell’intervento della Littizzetto si dice “Quanto sarebbe stato utile e bello sentirle dire: “sapete che dobbiamo andare a contare le vittime di violenza maschile su un blog che fa rassegna stampa, perché l’Italia non ha un osservatorio di genere sulla violenza?!” .”
E ancora: “però questo è imbarazzante. Voglio dire, nella logica del marketing sono permessi errori, descrizioni superficiali, purché tu venda un prodotto, puoi dire che il dentifricio sbianca più del bianco e che un detersivo è il massimo che tu possa desiderare, ma stiamo parlando di un’altra cosa, e personalmente non mi interessa che la comica popolarissima ne parli in tv in questi termini riducendo tutto ad una pappa nazional/popolare, ché barbara d’urso lo fa tutti i giorni, e se questo arriva alle persone, nel senso di un messaggio subliminale che ripete ogni due secondi il termine “femminicidio” accostato a cifre fasulle, diventa un dogma allarmistico che presuppone soluzioni autoritarie. l’arma della paura è uno strumento di controllo. la mossa successiva non è un finanziamento alla tua associazione ma una legge che condanna alla castrazione chimica gli stupratori e che condanna a morte o autorizza il linciaggio per gli assassini. Questo è quello che sta succedendo e non è possibile che ad esserne consapevoli siamo solo noi.
Poi: “A proposito del “linciaggio degli assassini” a me ha inquietato parecchio l’applausone scattato quando ha detto che l’uomo che ti picchia è uno stronzo.
Infine, Giulia commenta integrando le osservazioni con numeri che vanno dall’otto al dodici:
8. Delle vittime che non siano mogli, compagne, fidanzate manco ‘na mezza parola per sbaglio: ci sono madri, sex worker, ragazze e bambine uccise per rappresaglia verso le madri, vittime non ancora identificate e poi vittime maschili…tutte persone poco interessanti tutto sommato.
9. Non una mezza parola sull’educazione sociale (se hai visto tua madre e tua nonna prendere “qualche sberla ogni tanto” ci vuole ben più di un minuto in tv per renderti conto che le relazioni sane si sviluppano in un altro modo), non una spesa per sottolineare la possibilità di una dipendenza psicologica o economica che non si risolvono di certo dicendo “andatevene”.
10. Non una mezza parola sui centri antiviolenza che sono spesso senza fondi o con fondi ridottissimi e che fanno una grandissima azione di prevenzione. Noooo, la soluzione è la famiglia dittatoriale.
A questo proposito…
7 bis. In famiglia non si dialoga, non si ragiona, non ti si aiuta: ti si prende e ti si impacchetta. E se proprio fai la stronza e ti lamenti che è un trattamento da wilmapassamilaclava e ti perpetua nella psiche un modello di donna-subordinata, costantemente sotto tutela (tutela che passerà poi dalla famiglia a un uomo che la famiglia stessa troverà “degno” e se sei fortunata ti risparmiano pure la fatica di cercarlo e te lo trovano direttamente loro) magari si può pure far ricorso alla patria potestà che tanto sei donna e in casa con la famiglia devi stare.
11. (da Licia) 55 era il numero aggiornato a quando è uscito il comunicato SNOQ, ad oggi sono 60 vittime-non donne ma di entrambi i sessi- dall’inizio dell’anno, calcolo probabilmente al ribasso visto che le Bollettine non sono onniscenti anche se fanno un ottimo lavoro.
12. dalla rete delle reti: citare sempre come prima cosa il numero antiviolenza che è 1522!!!
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Posted in Comunicazione, Critica femminista, Omicidi sociali, Pensatoio.


7 Responses

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  1. Alessandra says

    Grazie della risposta Elisabetta. Personalmente sono convinta che l’intervento di Littizzetto fosse al 95% da riscrivere, ma ho dei dubbi sul fatto che una trasmissione televisiva rivolta a un pubblico molto vasto possa indulgere in considerazioni che non sono alla portata di molti spettatori (aprire canali di comunicazione con i picchiatori e con chi li assolve? è già dura per noi che mangiamo pane e femminismo), e di solito chi ascolta i monologhi della comica torinese si aspetta il solito stile, fatto di un turpiloquio non troppo spinto e poche sfumature; sarebbe stato straniante se avesse iniziato a citare i condizionamenti culturali e l’educazione di genere, che sono importanti ma non possono trovare spazio in quella cornice. “E’ uno stronzo, non ti ama, lascialo”: brutale, banale, poco realistico, ma forse efficace in quel contesto povero più di una riflessione profonda. Tutto il resto del monologo lasciamolo perdere, e in effetti la parte sull’impacchettamento della figlia da difendere è stata terribile.

  2. veromummio says

    Mi scuso in anticipo se sembrerò invadente.
    L’articolo mi sembra molto lucido e mi ha dato da pensare.
    Volevo comunque rispondere ad Elisabetta e indirettamente ad Alessandra:

    @Elisabetta
    Quello che dici è logico e ben argomentato, molto condivisibile. Anche se per ovvie ragioni, per forza di cose non riesco a fare del tutto mie le problematiche che proponi e il come le proponi.
    C’è però da dire che condivido totalmente la critica che ha fatto Alessandra, proprio perchè in un articolo del genere, associare il linciaggio degli assassini ad un applauso del pubblico quando si è detto “se uno mena è uno stronzo”, mi è sembrata una leggera stonatura.
    Sicuramente dare dello stronzo ad uno che mena è superficiale e non risolve il problema, nè lo risolve l’applauso catartico.
    Però il fatto che si consideri uno che mena uno stronzo o che si applauda a quest’affermazione mi pare anche normale e non credo sia una cosa collegabile ai linciaggi.
    Il clima del linciaggio c’è effettivamente, ma è un’altra cosa.

  3. Paolo84 says

    ma dalla Littizzetto davvero vi aspettavate qualcosa di diverso? Non è una filosofa, non è una psicologa o una sociologa, non è una studiosa di questioni di genere o del comportamento umano è un’attrice comica (brava) e ha affrontato l’argomento (era visibilmente a disagio, secondo me, nell’affrontare un tema tanto serio che evidentemente non è nelle sue corde) con tutti i limiti di un comico di professione che cerca di fare un monologo serio (alcuni/e ci riescono, altri/e no). Poi nel merito, ha detto cose banali, superficiali (mi chiedo in effetti se non c’era qualcuno di più competente per parlare di quese cose) ma non errate: se un’amica mi dicesse che il suo ragazzo la picchia continuamente pure io le direi di mollarlo e denunciarlo
    E a proposito della cultura, il lavoro culturale su questi temi è importante ma da solo non basta o meglio arriva solo a chi già di suo non torcerebbe un capello alla compagna..mi sto convincendo che chi non capisce che l’altra ha il diritto di vivere anche senza di lui soffre di gravi problemi psicologici (a scanso di equivoci: non dico che non è responsabile di quello che fa, nè dico che chiunque ha problemi psicologici uccide, non è così semplice).
    In geerale mi sto convincendo che il male non può essere spiegato completamente ma solo raccontato

  4. Elisabetta says

    Alessandra, capisco il tuo punto di vista, ma ti invito a riflettere sul fatto che non si era nel contesto di quattro amiche al bar che dicono “quanto so’ stronzi sti uomini che menano!”. Era una prima serata, uno spazio (seppure brevissimo…chissà come mai) dedicato ad un intervento serio da parte di una comica; ho trovato inopportuna, demagogica e superficiale la frase con l’insulto al maschio violento quanto l’esortazione alla donna: “Lascialo!”. Davvero, di una superficialità imbarazzante; non ha aperto alcun canale di comunicazione costruttiva con gli uomini maltrattanti (stronzi), a cui si è rivolta per neanche 1/3 di tutto l’intervento (e premettendo che “per fortuna sono pochi gli uomini violenti”), né con le donne, responsabilizzate oltremodo a livello di singolo individuo (molla chi ti mena, impacchetta e recupera la figlia che frequenta il tipaccio prima che te la faccia fuori, ecc.), senza fare il minimo cenno alla cultura, ai condizionamenti, ai motivi per cui per tante donne è difficile, se non impossibile, tirarsi fuori da una situazione di violenza (indipendenza economica, centri antiviolenza a cui vengono tagliati i fondi, educazione di genere nelle scuole e nei media considerato che anche gli adulti vanno sensibilizzati), e senza parlare con gli uomini.

    A me pare al di là del singolo intervento di L.L. che ad un certo punto i media si siano sentiti costretti a parlare del fenomeno, ma che lo stiano facendo in modo del tutto superficiale, spesso quasi dando un contentino sennò poi le femministe s’inalberano, senza parlare delle cause e delle possibili soluzioni ad un livello razionale per agire sul politico, sul sociale e sui media. E credo anche che ciò nella maggior parte dei casi sia una scelta consapevole.

    Per tornare al nostro caso Fazio-Litizzetto: ma qualcuno di noi pensa davvero che se un’amica della comica andasse a confidarsi da lei mettendola al corrente di una situazione di violenza da parte del partner si sentirebbe rispondere “Lascialo!”? E pensate che se un amico si rivolgesse a lei dicendole che ogni tanto gli scappa un ceffone alla compagna e non riesce a controllarsi lei gli risponderebbe che è uno stronzo?
    No. Direbbe ben altro. Ma in trasmissione ha scelto, o chi per lei, di affrontare l’argomento evitando di affrontarlo.

  5. Alessandra says

    La vostra critica è su molti punti fondata, ma è francamente esagerato parlare di incitamento al linciaggio perché la gente ha applaudito quanto ha detto “l’uomo che ti picchia è uno stronzo”, cosa tra l’altro vera…cosa dovevano fare, fischiare, dire che non è vero, che anche lui è una vittima ?! Secondo me è stato l’unica cosa inequivocabilmente giusta del monologo.

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