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BDSM: Il dibattito sulla nostra lista. Mistress o Slave?

Il piede di una fikasicula durante una dimostrazione di come si costruiscono cinghie BDSM recuperando copertoni di una bici. Invenzione presentata al Do It Your Trash 2010

Da circa una settimana nella nostra mailing-list si discute sul bondage e sulle pratiche sadomaso in generale. Le opinioni al riguardo sono differenti e molte di loro hanno dato vita a riflessioni più ampie sulla società e la cultura. Da parte di tutt@ però è stata più volte esplicitata la necessità di creare un momento di riflessione  in cui poter approfondire la questione e analizzarla da tutti i punti di vista. Per questo motivo abbiamo deciso di postare le varie opinioni con l’auspicio che molti altr@ prendano parolae arricchiscano la discussione.

La prima ad intervenire è  Manuela, che scrive:

“Sono tante le cose che non capisco, ci cozzo tutti i giorni e ci medito sopra, senza venirne mai a capo […] legare il corpo di una donna con tanti nodi, così stretta da farle diventare blu le tette. Avevo già visto foto del Bondage in contesti di sesso sado-maso, ecc. e le ho sempre ritenute orripilanti per la dose di dolore implicito sul corpo di una donna, dolore di cui godono visivamente e apertamente gli uomini che lo stanno a guardare.

Allora veramente non capisco: ma la libertà dunque sta anche nella scelta di essere schiave, sottomesse, ferite e torturate? Non so, ma io questo concetto che uno ha diritto a voler essere schiavo se gli piace, mi pare tanto il sogno e il lungo lavoro mediatico e di massa di ogni dittatore (Orwell insegna).”

Alle sue perplessità risponde prima lafra:

“A me personalmente il sadomaso piace. E’ una pratica erotica in cui viene utilizzata molto la fantasia e l’interpretazione di un ruolo. Essere consapevoli di interpretare un ruolo a mio parere è un modo per mettere in ridicolo e smascherare i tanti ruoli imposti che vengono “naturalmente” assegnati e per imparare a smascherarli e rifiutarli. Proprio l’opposto di chi vorrebbe la massa cretina e piegata. Il bondage, è una pratica complessa che necessita conoscenza per poterla praticare senza correre rischi o provare dolore indesiderato. Per me il sesso non è sacro, deve essere un momento ludico e giocare sempre alla stessa cosa stanca. Per cui ben venga il bondage, se fatto con fiducia, rispetto reciproco e la conoscenza delle modalità per farlo in tranquillità che un corso immagino ti possa dare.

Io la tortura e l’umiliazione la immagino solo se una cosa è fatta male e senza consensualità. A me fa schifo il sesso fatto per “dovere”, per “riconoscenza” o subito con violenze fisiche e psicologiche.

Se mi diverto ad essere infilzata con gli aghi e all’altra persona pure facciamolo oppure appendiamoci come salami ridendo a crepapelle.

La libertà sta nello scegliere di essere schiave o padrone per gioco, perché ci eccita, perché recitare fa parte del divertimento ma rispettandoci e non imponendo ruoli fuori dal “letto”. Poi c’è sadomaso e sadomaso: c’è  quello che si fa insieme scegliendo cosa ci piace e come farlo e c’è quello ad uso e consumo de mercato pornografico maschilista fatto dagli uomini per gli uomini in un’ottica pornografica eteronormativizzata. Non  so se forse tu hai questo immaginario come riferimento, che è quella mainstream.”

E Viviana:

“Manuela anch’io la penso proprio come lafra =D

Credo che il sesso possa essere anche un momento di gioco e di divertimento, in cui, chi lo desidera, può dar vita alle proprie fantasie. Personalmente non credo che esistano fantasie “cattive” e fantasie “buone”… esistono solo i nostri desideri e la voglia di stare bene. Tutto, è ovvio, deve essere realizzato nella più totale consensualità dei/lle partecipant@. Per esperienza personale posso dirti che mi piace che mi si leghi, mi si bendi, mi si mordi abbastanza forte e che si creino giochi di ruolo durante i rapporti. Inoltre mi piace essere sottomessa e non me ne vergogno. Mi eccito e non ci posso proprio far nulla. Non lo trovo denigrante nè umiliante, perchè sono io a chiederlo e richiederlo XXDD La cosa importante è che tutto resta in quel frangente, la mia sottomissione, se così vogliamo chiamarla, non è totale, finisce quando mi rimetto i vestiti. E dato che le mie fantasie vanno oltre a quello che riesco a fare questo workshop mi sarebbe molto utile e mi permetterebbe di divertirmi di più, dato che se devi fare una cosa è bene saperla fare =D Inoltre bisogna ricordarsi che nei giochi di ruolo o sadomaso, come volete chiamarli, tutto viene concordato e se qualcosa va oltre ciò che è stato deciso il gioco si interrompe. Quindi trovo che più che umiliazione ci sia un gran rispetto per l’altr@ e per il suo piacere. So che è difficile pensare che “essere schiave” possa essere una scelta autodeterminata, ma lo è, te lo assicuro, dato che viene scelta e richiesta e prevede delle regole che devono essere rispettate. So che quando si parla di sadomaso si pensa subito a “torture medioevali” ma ciò non è poi così vero, dato che ci sono vari gradi di sadomaso e tutti declinati secondo i diversi piaceri… a me un pò di “violenza” piace, ma c’è un limite oltre il quale mi è intollerabile. I mie compagni lo sanno e quindi se lo superano si vedono sgridati da me ed altrettanto loro fanno con me XXDD Per altri però la mia soglia di dolore potrebbe essere troppo bassa o alta, ma dato che la soglia del dolore o del piacere è diversa per tutt@, se iniziamo a mettere dei limiti e a dire “questo sì” “questo no” dove va a finire l’autodeterminazione?? dov’è la libertà??? Se a me piace un pò di violenza perchè non dovrebbe esser accettato?? Lo faccio nel mio privato e di certo non lo impongo come norma, a me interessa solo star bene e fare del buon sesso, se ad altre donne può far orrore, mi sta bene, non è mica una cosa obbligatoria XXDD però vorrei non sentirmi una specie di malata solo perchè mi piace un sesso un pò più forte, diciamo così (ovviamente non mi riferisco a te ma alle centinaia di persone che mi vedono tale)

Il sadomaso di certo non è ciò che provoca la sottomissione reale delle donne nel mondo, e inoltre quello che ci indicano come sadomaso nei porno in realtà riflette solo fantasie maschiliste, come d’altronde accade per tutti i porno, tranne quelli femministi che io adoro *_* Ed ancora, cosa che mi sta a cuore dire e sottolineare, è che il sadomaso insegna ad aver rispetto dell’altr@ e a non fargli male, perchè ci si limita a ciò che l’altr@ richiede e che per lui/lei è piacevole. Non si può paragonare il sadomaso con un pestaggio: nel primo c’è rispetto e piacere, nell’altro solo brutalità e violenza. Gli uomini o le donne che fanno sadomaso sanno che si sta giocando e che ci sono delle regole, ed infatti il piacere sta proprio nel vedere l’altr@ godere e ringraziarti con il corpo, con le parole, con gli occhi… nell’altro caso invece c’è un godimento bestiale nel vederti schiacciata, piangente, inerme, sofferente, implorante, priva di dignità… è proprio un’altra cosa e mi dispiace che avvolte ci si confonda.”

A queste riflessioni Manuela risponde:

“potrei essere d’accordo sulla libera scelta e potrei essere anche pienamente d’accordo su tutto il resto. Ma non ora, non in questa società non allo stato attuale delle cose. In una società matura, disintossicata dai pregiudizi, dove uomini, donne (ed animali) vivono in totale armonia e rispetto reciproci; dove la fase di crescita è stata portata al suo massimo compimento io ti darei ragione su tutto.

Ma mi dispiace, il discorso sulla schiavitù come scelta e del dolore come gioco ora non lo posso proprio condividere. Sarebbe come dire che anche le veline hanno scelto di fare le veline e le modelle di mostrare il culo e le mogli di sottomettersi ai mariti. Sarebbe come dire che molte donne “scelgono” di fare le mantenute; che tutte quelle che si rifanno labbra, tette, occhi e culi per intensificare l’aspetto di bambola gonfiabile lo fanno per piacere a se stesse. La schiavitù e il dolore, fossero anche solo per gioco sono il risultato di secoli di retaggio maschilista, in cui l’uomo ha inculcato e continua a (tentare) inculcare nella donna l’amore verso la sottomissione. Insomma, io non sono del tutto certa che quello di cui mi parli/parlate siano veramente nostre scelte/obiettivi/vittorie. Inoltre, con tutta la comunicazione antimaschilista e antifascista che ci si fa il mazzo di portare avanti, mostrargli che c’è una parte di noi che gradisce certi tipi di attenzione e giochi, credo che non solo gli dimostri la conferma che con “le donne ci vuol la sferza” ma anche che se ci danno i giusti contentini al momento giusto saremo felici e contente (mio parere personale).”

Sul paragone con le veline diverse sono state le opinioni:

Rho scrive:

“Mh. Allora quando si gioca da bambini a guardie e ladri non va bene perché riproponiamo una società in cui il potere è gestito (bla bla bla). Se una cosa non si sperimenta non vuol dire che non esiste. Se certi giochi in te evocano esclusivamente alcune immagini o situazioni, tutto il mio rispetto: non ti proporrò di giocare con te legandoti. Ma le persone si autodeterminano anche facendo cose che a te (o altr*) “non risuonano”. Il che non vuol dire che chiunque pratica BDSM sia autodeterminat*. Ma non si può tracciare una verità assoluta, su questo come su molte questioni. Infine c’è chi ha la passione per il cinema, per lo sport, per la cucina e chi per il sesso e ne fa territorio di sperimentazione e ricerca ludica.”

Giulia scrive:

“Io sono a favore della libera scelta in qualsiasi tipo di società, compresa questa.

Sarebbe come dire che anche le veline hanno scelto di fare le veline e le modelle di mostrare il culo

Esatto. Che ci piaccia o no, ognuno deve essere libero di fare ciò che vuole del proprio corpo. E’ triste che l’unico tipo di donna che venga rappresentato dai media sia la velina, su questo siamo d’accordo, ma non riesco ad avere nulla contro la velina in sé, così come non avrò mai niente in contrario a chi, in maniera libera e consenziente, decide di vendere il proprio corpo. Non avrò mai l’arroganza di condannare scelte altrui solo perché molto diverse dalle mie.

Se delle persone, adulte e consenzienti, scelgono di praticare il bondage (e ce ne sono molte), non vedo perché non se ne debba poter parlare, rendendolo piuttosto un tabù. Io preferirei che si chiarisse che si tratta di un gioco di ruoli, e che nessuno ha il diritto di fare ciò che vuole con una donna senza che lei ne dia il consenso. Per far passare questo messaggio, bisogna parlarne, non tacere.”

Crescenzo scrive:

“Manuela, non sono d’accordo. Stai ponendo sul medesimo piano due cose differenti: la velina non può decidere i termini del proprio lavoro, deve assentire e basta se vuole fare la velina; le modelle (e lo dico per conoscenza dell’ambiente), salvo rari casi, sono ossessionate dal proprio corpo e da come viene percepito, costringono se stesse ad un regime alimentare durissimo per sottostare a canoni folli e dettati dall’esterno. (E comunque, in entrambi i casi, sono d’accordo con Giulia: “Che ci piaccia o no, ognuno deve essere libero di fare ciò che vuole del proprio corpo”).

Nel BDSM, invece, non avviene nulla di tutto ciò, se ti affidi a qualcun* lo fai perché sai che puoi fidarti, sai che quella persona farà cose che a te piacciono e nel caso si vada oltre c’è sempre la parola di sicurezza. Nei rapporti BDSM il/la dominante è attent* alle reazioni del/della dominat*: sono le sensazioni dei dominati ad essere al centro del gioco (perché di gioco si tratta). Nel caso di modelle e veline il centro dell’attenzione è lo sguardo altrui, principalmente maschile.

In questo ambito il messaggio che passa non è “che con le donne ci vuole la sferza”, ma che è fondamentale, in tutto, una consensualità CHIARAMENTE espressa (lo vedi anche nella maggior parte dei video che girano in rete, una parte consistente all’inizio e alla fine è dedicata ad una sorta di intervista con i/le partecipanti che raccontano cosa vogliono, come ci sono arrivat* e cosa hanno provato).

Tutto questo discorso, poi, è perfettamente innestato nella società in cui viviamo, anzi, forse avrebbe meno senso nella società perfetta che hai descritto. Vi sono due vie principali per sovvertire il dominio, la satira e la sovraidentificazione. In entrambi i casi si tratta di rappresentazioni ma mentre la satira prende di mira gli aspetti espliciti del potere, quelli subito evidenti, invece la sovraidentificazione, accentuando fino al paradosso le caratteristiche tipiche di un sistema di potere, ne mette allo scoperto gli aspetti più nascosti evidenziandone le fratture interne non più celate dall’apparente, monolitica coerenza.

In conclusione, è come scrive Rhockher, si tratta di un gioco, di una sperimentazione, di esplorare se stess*, e il gioco è tale perché qualcun* decide che si sta giocando, ne decide le regole e le modifica, ne decide l’inizio e la fine, e se chi vi prende parte non è d’accordo il gioco finisce e non ha più luogo.

P.S.: ho appena fatto caso che ti riferisci sempre a rapporti che implicano la donna in posizione di sottomissione… Guarda che esistono anche le Mistress e gli slave (per non parlare dell’ambito LGBTQI… ;-))”

Benedetta scrive:

“Ciao, trovo molto interessante questo discorso, anzi penso che sia fatto  troppo “poco”. Io personalmente sono molto interessata e mi piacerebbe in futuro approfondire maggiormente (spero ad esempio nel workshop post-porno al feminist blog camp!) Faccio un paio di domande per capire il punto di vista di Manuela…non sono provocatorie, solo cerco di dare un’altra luce al punto.

Tutto il tuo discorso pare orientarsi sulla concezione che le donne siano automaticamente passive e dominate nell’erotismo, ma chi l’ha detto? E se a una donna piacesse legare e non essere legata? Dominare e non essere dominata? E nel sesso tra due donne?

Rimanendo dentro allo schema implicito, perdonami, e un po’ rigido di cui parli, se io lego un uomo sarebbe accettabile però se mi faccio legare io no?

Anche le posizioni nel sesso possono quindi determinare la gerarchia fuori dal letto?…posso mettermi solo sopra e mai sotto altrimenti perpetuo il concetto di superiorità maschile sulla donna?

Un’altra cosa su cui non sono affatto d’accordo riguarda quella che tu descrivi come ”la dose di dolore implicito sul corpo di una donna, dolore di cui godono visivamente e apertamente gli uomini che lo stanno a guardare.” Non sono d’accordo perchè immagino che nell’atto sessuale ci sia una consensualità per cui chi “assume il ruolo di legata”, lo sceglie perchè si eccita e gode nel farlo. Io sinceramente non assumerei ruoli che non ho voglia di fare, non so se mi spiego, manco comincerei…

Poi non so di quelle foto lì esattamente…

Comunque le pratiche sessuali sono infinite e davvero chi le sperimenta per fantasia e passione è molto diverso da chi obbliga un altro a farlo, direi diametralmente un altro mondo. Mi viene da pensare a quell* cui piace usare i liquidi corporei reciproci o a chi piace essere copert* da tute di lattice completamente e non avere buchi nè per vedere nè quasi per respirare o a chi piace essere portato in giro a 4 zampe come un cane dal proprio patner, insomma gusti son gusti e se c’e’ consensualità e complicità mi pare ovvio che non han niente a che vedere con una persona rapita e bendata e legata o violata sessualmente.

Non so faccio un esempio forzato, c’e’ differenza tra uno stupro e un rapporto sessuale consenziente no? Ecco…

Penso che workshop sulla postpornografia siano molto importanti proprio per il superamento della visione classica della sessualità declinata al maschile e anche per la distruzione della mentalità che vede le donne come funzionali al maschio nel sesso e non compartecipi.”

F. scrive:

“Questo discorso mi ricorda quello sulle prostitute…. “vittime” o sex worker autodeterminate?

Mi pare un argomento sul quale prendere una posizione granitica sia difficile, il contesto fa tantissimo.

Perchè se da un lato sono d’accordo con chi mi parla di libertà e autodeterminazione (perciò credo esistano sex worker autodeterminate e che hanno scelto liberamente questo mestiere, come credo esistano donne e uomini che nelle pratiche s/m provino realmente piacere, senza per questo essere dei “pervertiti”), poi anche io faccio fatica a pensare che le pratiche in sé possano essere vissute in piena serenità e coerenza in una società patriarcale e maschilista.

Un conto è quello che vivo io come persona, ma un altro conto è come poi il mio messaggio viene interpretato dagli altr*.

Il rischio è sicuramente quello di rafforzare certi luoghi comuni, ma anche lì, dipende da dove e come metti in atto le tue convinzioni.

Non penso che una femminista che ama il s/m si metterebbe nella situazione di farsi sottomettere da un maschilista pure un pò fascista… penso al contrario cercherebbe un partner di cui ha piena fiducia, e in una situazione come questa non vedo tremendi pericoli.

Al contrario di altr* perciò io credo che parlarne in un “friendly environment” sia assai meglio, fa parte di un percorso di consapevolezza molto importante.”

Drew scrive:

“Il BDSM e’ tema scottante per un sacco di femministe e femministi. A me piacerebbe moltissimo fare una discussione/conversazione in merito, di persona però perché e’ un argomento troppo delicato perché si lasci possibilità’ allo strumento di frapporsi tra certe potenziali emozioni. Ed e’ davvero un tema sul quale e’ meglio evitare fraintendimenti. Io ne ho mille di cose da dire in merito, e altrettante da chiedere. Non anticipo nulla perché sto partendo per Toronto e non potrei partecipare attivamente alla discussione, ma perché non inserire nel calendario del Blog Camp una tavola rotonda sul tema? (Troppo tardi? Troppo ambizioso? Troppo pericoloso?)”.

Agnese scrive:

“Su veline, mogli etc. sono d’accordo con Manuela. Il contesto erotico invece mi sembra un po’ diverso: la sottomissione può piacere anche gli uomini, indipendentemente dalla pressione sociale per assumere un determinato ruolo.

Penso che vadano differenziate le due questioni dell’accettabilità per le donne del sadomaso in una società in cui sono socialmente sottomesse, e quella dell’opportunità, per ragioni comunicative, di organizzare un workshop del genere in un evento di donne. Su quest’ultimo punto mi sembra ragionevole avanzare dei dubbi, anche se personalmente non ho un’opinione definita.

Per quanto riguarda i giochi dei bambini, tipo guardia e ladro, non è che non va bene che i bambini ci giochino, non va bene che il gioco stesso esista; dal momento in cui esiste è ovvio che i bambini ci giochino, ma bisognerebbe proporre altro. Poco tempo fa mio marito è andato a visitare la futura scuola di nostra figlia e purtroppo si è ritrovato nel bel mezzo di una festa in cui fra varie cose si proponeva il gioco della pesca delle anatre di plastica, con amo e filo. Lui ha trovato questa cosa disgustosa, un’amica gli ha detto “ma è solo un gioco” e lui le ha risposto che quando era piccolo, nella Londra degli anni 60, giocava a “catch de nigger” (acchiappa il negro): anche quello era solo un gioco…”

Anche il paragone con i giochi dà vita ad una serie di riflessioni interessanti che vi riportiamo:

Giulia scrive:

“Il famigerato sport della caccia all’anatra con l’amo! (scusatemi, non ho resistito). Forse sarebbe bene educare i bambini allo spirito critico (cosa va bene per finta, cosa nella realtà), e il paragone con la caccia ai neri mi sembra davvero fuori luogo (lì i bambini erano cresciuti con idee razziste, non si trattava di un semplice gioco). Inoltre, secondo me, non è la società ad essere specista: la natura è specista. Da sempre, ci sono specie che si nutrono di altre specie. Poi gli esseri umani possono, al contrario di altri animali, scegliere di non mangiare carne, cosa assolutamente rispettabile, ma per favore non parliamo di “cultura specista”. (La pesca alle anatre mi faceva sorridere, perché è qualcosa che nella realtà non è nemmeno riproducibile. Avrei capito se lo scopo del gioco fosse prenderle a fucilate…)

Voleva significare che un gioco non è automaticamente accettabile se chi vi partecipa lo fa volontariamente e con piacere. Il fatto di aver spaziato sui giochi per bambini mi sembra anzi utile perché chiarifica che il nodo di cui stiamo parlando non è legato unicamente alla sfera erotica ma ad ogni tipo di gioco.

Non potrei essere più contraria. Il gioco è libertà. Si possono trasmettere valori, e soprattutto spirito critico, anche permettendo ai bambini di giocare a Risiko o a guardie e ladri.

Comunque stiamo perdendo di vista il focus del discorso, che è quello della consensualità nei rapporti. Se c’è consensualità e piacere, non c’è nulla di male né a svolgere certe pratiche, né a parlarne.”

Elisabetta scrive rispondendo a Giulia:

“ la libertà del gioco credo sia comunque condizionata dalla scelta dei giocattoli, che spesso fanno i genitori e che spesso sono di genere, nonché dai modelli con cui i bambini vengono in contatto, e se sono modelli stereotipati ed unici lo saranno anche i giochi. Io tutta questa libertà non ce la vedo.

Rho scrive:

“Purtroppo non ho il tempo di rispondere compiutamente.

-Secondo me non c’è mai un momento sbagliato per conoscere ed esplorare

-I giochi sono diversi dalla violenza e dall’abuso reale. Si può discutere la consegna di un immaginario, ma dipende sempre da come si ricevono le cose, da come si comunicano da come si filtrano e mediano. Trovo molto rischioso dare per morto lo spirito critico, assumere

l’incapacità altrui di scegliere, capire, orientarsi. Se non riconosco alle/agli altre/i –

-Altra cosa che mi preoccupa molto è la totale perdita di “leggerezza” e ironia…c’è una differenza tra “guardie e ladri” e “catch the nigger”.

-non ho nulla in contrario a laboratori di qualsiasi tipo (compresi taglio e cucito, uncinetto e economia domestica) se riguardano cosa si vuole fare con il proprio corpo.

Per una vita hanno cercato di “indirizzare” le donne, condizionarle. Se ora liberamente vanno a vedere nel dettaglio quel che vogliono o no, se si va a vedere come funzionano le cose, se si esprime curiosità laica, non credo sia pratica femminista censurare nè ora nè mai. al limite si va a sentire e si contribuisce criticamente, tenendo pure conto delle diverse posizioni (oppure tiriamo fuori il vangelo con tutte le verità che abbiamo in tasca).

Agnese risponde che per lei:

“Il paragone è pertinente: i bambini nella società di oggi non crescono forse con idee speciste? Non solo, la società stessa è globalmente  specista e trova normali le pratiche speciste. Mentre nella Londra degli anni 60 almeno sulla carta il razzismo non esisteva; probabilmente c’erano bambini che assorbivano idee razziste, ma erano molti meno di quelli che oggi assorbono idee e comportamenti specisti, visto che in Italia il 95% della popolazione mangia la carne.

Inoltre non mi pare che stiamo andando fuori tema, si parla di accettabilità o meno di giochi che riproducono, seppure in modo appunto ludico e basandosi sulla libera accettazione delle persone coinvolte, schemi sociali di dominio: il mio esempio – che rispondeva all’osservazione di Rhockher su “guardie e ladri” – voleva significare che un gioco non è automaticamente accettabile se chi vi partecipa lo fa volontariamente e con piacere. Il fatto di aver spaziato sui giochi per bambini mi sembra anzi utile perché chiarifica che il nodo di cui stiamo parlando non è legato unicamente alla sfera erotica ma ad ogni tipo di gioco.

Riflettendo su questo, mi viene in mente un altro paragone, con la questione del velo. Io sono appassionatamente a favore della libertà di scelta delle donne di fede musulmana se portare il velo o no, penso che l’esclusione delle donne velate dallo spazio pubblico sia un atto vergognoso che va contro tutti i principi seppur formali delle democrazie moderne. Ma basta affermare l’autodeterminazione delle donne musulmane per chiudere la questione del velo in un cassetto? A me non basta: io rispetto le donne che si velano, e sinceramente le trovo coraggiose; ma non rispetto il sistema che le porta a velarsi e penso che sarebbe meglio se quel sistema non esistesse. Cosa penseremmo se in un qualunque evento femminista post-colonialista, si proponesse un laboratorio su come preparare dei bei niqab, mettendo in avanti l’autodeterminazione delle donne che si velano, come se il velo in sé non fosse un problema?

A me non sembra di andare fuori tema, per me il cuore del discorso è proprio questo, e lo ripeto, non ha a che fare unicamente con il sesso, con la libertà di scegliere il sesso che ci piace con chi ci piace.”

Anche il paragone con il velo genera delle interessanti riflessioni:

Giulia si/ci domanda:

“Cosa penseremmo se in un qualunque evento femminista post-colonialista, si proponesse un laboratorio su come preparare dei bei niqab, mettendo in avanti l’autodeterminazione delle donne che si velano, come se il velo in sé non fosse un problema? Io penserei che avrei voglia di ascoltarle. Poi non escluderei il dibattito sulla questione che poni tu. I laboratori dovrebbero essere fatti anche per questo.”

Mentre Crescenzo scrive:

“Sulla necessità del dibattito sono pienamente d’accordo (personalmente trovo questo thread molto interessante), ma non metterei le due cose sullo stesso piano: le pratiche BDSM rientrano nella sfera delle performance e sono leggibili come sovraidentificazioni, insomma (scusatemi se mi ripeto) “accentuano fino al paradosso le caratteristiche tipiche di un sistema di potere, ne mettono allo scoperto gli aspetti più nascosti evidenziandone le fratture interne non più celate dall’apparente, monolitica coerenza”. Al di fuori della camera da letto, del dungeon o del workshop, la performance smette di esistere ma ci ha dato la possibilità di esplorare noi stessi e i/le nostr* partner (che siano fiss* o momentane* al momento poco importa). Una cosa su cui si torna spesso in questa discussione è proprio quella della rappresentazione del potere e della società in cui viviamo, si leggono le pratiche BDSM come rappresentazione “naturalistica” della violenza del potere ma non viene presa minimamente in considerazione la sua capacità di scardinare il potere stesso tramite l’iperbole.

Il velo mi pare (ma è una mia opinione e potrei sbagliare) non implichi le stesse possibilità “anarchiche” delle pratiche BDSM, il più delle volte è pura e semplice accettazione dello status quo.

Ancora differenti sono i giochi da bambini che rappresentano un modo per riprodurre il mondo adulto e prepararvisi: se l’ambiente in cui si vive è sessista è probabile che i giochi siano sessisti, se è razzista i giochi potrebbero comportare caratteristiche razziste, e così via. Il BDSM è già oltre, non prepara ad una futura vita di Dominanze e sottomissioni ma le rappresenta in maniera parossistica divenendo un atto liberatorio”.

Invitiamo chiunque a dire la sua su i tanti argomenti trattati e nel frattempo, grazie alle segnalazioni di Rho e Lafra, vi indichiamo qualche libro e film con spunti interessanti:

Siti:

Oltre il delta di venere

Questo meraviglioso sito si definisce “Attenzione: questo è un blog PORNOGRAFICO.
Ma, al di là delle apparenze … questo è anche un blog ANTISESSISTA, ANTIFASCISTA e ANTIRAZZISTA.
Le immagini (decisamente forti) e le fantasie (decisamente perverse) di questo blog sono dedicate solo alle donne che apprezzano il genere BDSM.”

Film:

“Secretary” http://www.imdb.com/title/tt0274812/

“The elegant spanking”, “The seven deadly sins” e “Sluts and Goddess” di Maria Beatty e un articolo su questa regista: “Masochism, or The Cruel Mother in Maria Beatty’s Pornography”

“Authority”, l’undicesimo corto all’interno della raccolta Dirty Diaries di Mia Engberg

Libri:

-Jean-Manuel Traimond, “PIACERE DOLORE POTERE. Un approccio anarchico al sadomasochismo”, traduzione di Alberto Panaro, 2007 180 pp. € 15,00 (scheda libro: http://www.eleuthera.it/scheda_libro.php?idlib=214 )

-Ayzad, “BDSM – Guida per esploratori dell’erotismo estremo”, Castelvecchi, 2004. ISBN 88-7615-025-0

– (EN) Collettivo Samois, “Coming to Power. Writings and Graphics on Lesbian S/M”. Alyson Publications, Boston, 1987, ISBN 0-932870-28-7

Workshop

Durante la Lady Fest Roma 2011, venerdì 16, dalle 16 alle 19, ws di bondage a cura di Dolcissima Bastarda

Posted in Corpi, Pensatoio, Personale/Politico, Scritti critici, Sensi.


19 Responses

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  1. Paolo84 says

    sono d’accordo con quanto scrive Alex tranne quando dice che tutti/e hanno inclinazioni sadomaso (non saprei, potrebbe anche essere, io ancora non le avverto in me) e chi lo nega è represso, vittima dei condizionamenti ecc..come se ci fosse un modo di fare sesso più “libero” di un altro..non mi convince. Tutti i modi di fare sesso, “tradizionali” o “bizzarri” che siano hanno la stessa dignità purchè vissuti tra adulti consenzienti

  2. Sir Stephen says

    Ringrazio di cuore Luminal e Lafra per avermi citato: è un riconoscimento che mi rende orgoglioso. Desidero precisare che il mio blog è dedicato soprattutto alle donne che amano la “teoria” del sesso BDSM (letteratura e la fotografia). Mettere in pratica il sesso BDSM è molto più difficile: solo pochi sanno coprire una donna di nodi esteticamente accattivanti come quelli di Dolcissima Bastarda. E poi molte donne si annoiano ad essere legate … 😉
    Molte donne si sono eccitate leggendo Historie d’O di Pauline Reage (“O” schiava per amore, frustata, sodomizzata, marchiata a fuoco dal suo padrone) ma ben poche si farebbero fare queste cose sul serio. Sir Stephen non è mai esistito: è solo una fantasia, solo una creazione della mente dell’autrice. O, invece, esiste davvero: è l’autrice, ed è tante altre donne che amano il suo libro.
    Per finire cito un testo interessante, che mi ha aiutato a cercare di capire cosa davvero vogliono le donne: “Perversioni femminli” di Louise J. Kaplan.

  3. Alex says

    L’erotizzazione del potere mi ha sempre affascinato, forse, anzi sicuramente, più del solito sesso (tanto per citare il titolo di una canzone di Max Gazzè).
    Credo che in ognun* di noi ci siano tendenze sadomasochistiche profondamente nascoste nel nostro inconscio, lo stesso Foucault scriveva in relazione ai “nuovi desideri”, che il sadomasochismo fosse una una creazione reale di nuove possibilità di piacere che prima non erano state immaginate, l’idea che il sadomasochismo sia legato a una violenza profonda, che la sua pratica sia un mezzo per liberare questa violenza, per dare libero corso all’aggressività è un’idea stupida. Sappiamo benissimo che queste persone non fanno nulla di aggressivo; che inventano nuove possibilità di piacere, utilizzando certe parti bizzarre del corpo – erotizzando il corpo, consensualmente, con regole, limiti e ruoli decise insieme, sempre e comunque revocabili. Io la vedo come una perfetta forma di anarchia sessuale, dove non esiste dominazione (erotizzazione del potere) se non nei ruoli che entrambi i partner si sono dati reciprocamente solo a scopo ludico e per il puro piacere. Personalmente sono molto attratto da una donna più dominante, e dal fetish e da tutto ciò che ruota attorno alla cultura fetish. Anni fa la shake pubblico “la sadica perfetta” http://www.shake.it/index.php?48&backPID=48&productID=27&pid_product=48&detail= e mi ricordo che già allora parlare di sadomasochismo era, secondo me ipocritamente, motivo di scherno, poi mi sono reso conto che la pratica della sottomissione/dominazione era molto più diffusa di quanto non pensassi proprio nelle coppie apparentemente “normali”. Anche a me piace il sadomaso, l’estetica fetish, la dominazione fatta con intelligenza, l’adorazione delle estremità femminili; quanti uomini segretamente deriderebbero essere sodomizzati da una donna! C’è tanta ipocrisia, difficoltà ad accettare le proprie sfumature sessuali, a scambiarsi i ruoli “maschile/femminile” e viceversa, a praticare una sessualità libera, intelligente, libera dai condizionamenti culturali. Personalmente non avrei problemi a parlare con la mia partner di giochi di ruolo, desideri ecc., ma sono anche convinto che se c’è affiatamento, complicità e rispetto reciproco ci vuole poco a capire chi dei due è slave o dominante. Un/a partner molto sensibile e recettivo/a capirebbe in poco tempo i desideri e l’inclinazione mentale dell’altro/a. Non vedo nel sadomaso nessuna forzatura, e ad ogni modo nel sadomaso o c’è consensualità o non è sadomaso. E forse il bello del sadomaso e anche questo, riconoscere limiti e possibilità in armonia con la propria sensibilità nel rispetto del/lla partner e della sua libertà di scelta. Un gioco che finisce e si annulla non appena si ritorna nella vita normale di tutti i giorni e che non è in contraddizione con le idee di emancipazione e libertà ma anzi sono il coronamento della democrazia e della libertà. Si potrebbe prendere il sadomaso ad esempio per future comunità ESTETICHE. Forse.

  4. alfonso says

    Come ho già detto, spesso nel sadomaso c’è una ribaltamento dei ruoli della vita reale, cioè spesso ad una persona autoritaria o che ha dei ruoli lavorativi di comando piace farsi sottomettere nelle pratiche sadomaso. Maria, stai sostenendo il contrario, cioè che le donne che assumono il ruolo di slave siano sottomesse anche nella vita. Affermi che sono quasi sempre le donne e non gli uomini ad assumere il ruolo di schiava, ma questo dato dove l’hai trovato? Cercando su internet si trova quasi sempre immagini di uomini sottomessi e torturati dalla “padrona”, legati e colpiti violentemente con calci in mezzo alle gambe. Se avessi ragione tu, dovremmo concludere che nel sadomaso in cui è l’uomo ad essere sottomesso c’è una prevaricazione della donna? Non credo proprio, il sadomaso è un gioco sessuale come tutti gli altri giochi sessuali. Se è imposto, è una violenza, ma qualunque tipo di atto sessuale imposto è una violenza.
    Credo che bisogna liberarsi dalla paura del sesso che ci porta a farlo pudicamente solo nella posizione del missionario con addosso una camicia da notte con scritto: non lo faccio per piacere mio, ma per dare dei figli a dio. Se c’è complicità tra due partner consenzienti, nel sesso non c’è niente di sbagliato, di vietato, di scandaloso o violento.

  5. lulu says

    [….] La Regina è una Grande Madre santa e peccatrice, seduttrice e temibile, aggressiva e materna, ladra ma onesta. La sua è energia sessuale Ching allo stato materiale, senza la rovina della trasfigurazione mistica. Quando l’ipocrisia del Potere si rivolge contro di lei, perché esce dagli spazi delimitati che le sono concessi, usa per i suoi scopi il linguaggio dominante…..
    http://www.nazioneindiana.com/2011/06/03/l’underground-milleriano-di-uno-sticky-boy/

    Gentlemen Only!
    http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/06/stickyboy_03.jpg

  6. Federico says

    Anzitutto vorrei sfatare un mito: il gioco non è roba per bambini. E’ una delle più alte conquiste dell’umanità. C’era questo psicoanalista, Winnicott, che ha dedicato buona parte delle sue opere ad analizzare il gioco dei bambini. La capacità di concordare regole del gioco condivise è un’acquisizione importantissima per la psiche di un individuo e per nulla scontata. La violenza distruttiva di sopraffazione avviene la’ dove questa capacità non si è acquisita e ci possono essere mille motivi perché avvenga.
    Ora, di impulsi aggressivi ne abbiamo sempre tutti, fanno parte dell’istintualità e del corpo, sono espressione dell’esistere in quanto entità separata da altre entità. Un corpo che entra in contatto con un corpo altro si fa sempre male. Il più lieve degli sfregamenti ucciderà qualche cellula epidermica. Un bambino che succhia il latte alla madre può farle del male stringendo troppo i denti.
    Dov’è il discrimine? Nella regola del gioco, condivisa e generata dalle persone reali implicate nella relazione reale (specifico perché non considero le leggi divine come regole di un gioco, ma imposizioni di una volontà che si spaccia per onnipotente).
    Esempio: qual’è la differenza fra un angelo della morte e l’eutanasia?
    L’angelo della morte è un killer (anche seriale) che spesso lavora come medico o infermier@ che uccide i degenti di un ospedale. Decide lui nel suo delirio onnipotente e salvifico chi deve vivere e chi deve morire giustificandolo come un porre fine alle sofferenze altrui.
    L’eutanasia è una pratica di accompagnamento consapevole e condiviso alla morte da parte di qualcuno che accetta di causare una morte, verso qualcuno che ha chiesto di essere ucciso perché in condizione di non poter vivere.
    In entrambi i casi c’è di mezzo un aspetto terrificante e violentissimo della vita: la morte. Eppure fra i due casi c’è una differenza abissale.

    Tornando al sesso: in quanto attività fortemente radicata nel corpo (anche quello virtuale ha ragion d’essere nel piacere corporeo delle pulsioni) concerne inevitabilmente una quantità di aggressività. Restando sul classico: l’uomo deve penetrare un corpo chiuso, la donna ingloba il corpo dell’uomo (la famosa vagina dentata: spauracchio nei sogni di moltissimi uomini), morsi, succhiotti, sono corpi che sbattono e si fanno pure male.
    Qui entrano in scena i sado-masochisti i quali ciascuno con una infinita complessità personale in tema di corpo, sensi, ruoli (è semplificatorio e ingenuo pensare che sono solo gli uomini a dominare, le donne a farsi dominare o viceversa; è un mondo così ampio che ci trovi di tutto) etc sono in qualche modo affascinati da questa aggressività e vogliono esplorarla.
    Mo ci sono 2 modi: quello condiviso e quello non condiviso.
    Quello non condiviso lo vediamo tutti i giorni nelle forme più comuni che gli danno il patriarcato capitalista che istituzionalizzano i soprusi.
    Quello condiviso, invece, è quello che dice “l’aggressività c’è e può esserci senza che diventi un sopruso violento” e risulta essere paradossalmente un atto rivoluzionario nei confronti della violenza istituzionalizzata dei carnefici che vogliono giustificare la loro incapacità a condividere. Il Bdsm sado-maso è fondamentalmente rivoluzionario perché per suo statuto si fa nella condivisione fiduciosa ed è la dimostrazione che quegli impulsi aggressivi che ci fanno così tanta paura non solo non sono satanici, ma possono essere addirittura espressi nel rispetto e godimento condiviso. Ci vuole solo il coraggio di farsene carico responsabilmente la flessibilità per accordarsi con l’altra persona (quindi la disponibilità ad auto-limitarsi sotto certi aspetti), la curiosità verso la novità che l’altro ti propone e la fiducia di base che serve a pensare all’altro come un amico-non-noto anziché un potenziale nemico. C’è solo un problema: tutto questo non è dato. Sono pratiche e capacità che vanno apprese nel tempo, vanno affinate e concretizzate nelle forme che sono più congeniali per ognuno di noi, a volte con fatica. Però sono anche cose irrinunciabili e che servono a metterci alla pari con tutti gli altri animali sociali di questo pianeta che pure trascorrono l’infanzia a giocare e da adulti sono capaci di non massacrarsi quando si abbeverano ad una stessa pozza.

  7. Maria says

    La differenza fra me e tutti gli intervenuti è che io non considero la sfera dei rapporti sessuali disgiunta dagli altri ambiti sociali e quindi applico ad essa i medesimi principi che ritengo giusto adottare nei confronti di qualsiasi altra tipologia di relazione. Sono convinta,perciò, che si debba destrutturare qualsiasi rapporto imperniato sulla dicotomia dominio/sottomissione. Questo però è solo un mio personale convincimento che non intendo imporre a nessuno. Lungi da me l’idea di limitare la libertà sessuale degli altri! Se i miei interventi hanno assunto un involontario tono censorio , vi chiedo scusa. Non intendevo offendere, né stigmatizzare il comportamento di chicchessia.

  8. Paolo84 says

    maria, il problema sollevato dalla ricerca della Cgil sulle metalmeccaniche italiane è un problema culturale (credo che ogni coppia possa dividersi il lavoro domestico come crede, ma sopratutto se entrambi lavorano fuori casa sarebbe giusto che entrambi si assumessero per quanto possibile equamente, anche i lavori domestici, credo che una coppia debba sostenersi a vicenda anche su queste cose) di questo Paese (secondo me se avessimo una legge sui congedi obbligatori anche per i lavoratori padri oltre che per le madri lavoratrici questo sarebbe un passo avanti che potrebbe aiutare) che però non sono sicuro che abbia dirette ripercussioni su ciò che una coppia fa o non fa a letto,credo di aver capito cosa vuoi dire ma proprio non me la sento di giudicare una persona più o meno libera a seconda di come si comporta a letto o di come gestisce il suo corpo, non mi permetterei mai di dire a qualcuno “se a letto ti piace questo sei libero/a, se invece fai quest’altro non sei libero/a” io ad esempio non accetterei mai di sentirmi definire “non abbastanza libero”da chi pratica il bdsm, solo perchè le pratiche sadomaso o il bondage non mi attirano e mi eccito con cose meno “estreme” Se luminal dice che a lei piace essere “sotttomessa” nel sesso, ma non fuori dal letto..bè io le credo.

  9. luminal says

    @ Maria: forse ho capito cosa intendi dire, ma le tue ultime frasi mi inquietano un pò. Sono assolutamente d’accordo con te che la società attuale non sia equilibrata, che le donne vengano sottomesse e umiliate su tutti i fronti, che esista effettivamente una educazione alla “accondiscendenza” nei confronti del maschio… ed io aggiungerei anche un’educazione alla violenza, che ce la fa accettare come effetto collaterale di alcuni rapporti ma non ci permette di vederla come elemento grave, da ritenere quindi pericoloso. Tutto questo è vero e non lo negherei mai. Ma questa cultura violenta non ha accheffare con il bondage o il sadomaso. Premetto che a me piace essere sottomessa, avvolte però ho fatto anche la dominatrice e diciamo che me la cavo in entrambe i ruoli, ma prediligo il primo. La scelta del ruolo non nasce da una richiesta esterna, ma anzi sono sempre io a richiederla e ad insistere affinchè mi si compiaccia… diciamo che alcuni uomini hanno dei freni quando capiscono che ti piace ciò che a loro viene imposto, la dominazione, ma che non è detto che poi li ecciti (anche perché nella visione machista l’uomo domina la donna che invece fa resistenza… io la resistenza non la faccio). Inoltre conosco molti uomini che amano essere dominati ma che si vergognano a dirlo, quindi fanno gli spacconi e fingono di avere gusti omologati. Dato che non voglio perder il filo del discorso, mi preme farti riflettere sul fatto che sicuramente la violenza e la dominazione sono da evitare nella società, ma sotto le lenzuola siamo su un piano differente. Lì le cose sono diverse, perchè se a me e a te piace, perchè non dovremmo farlo? Tenendo presente anche che il tutto finisce lì??? Nella vita io non sono sottomessa e neanche dominata da nessuno, anzi cerco di essere il più libera possibile, e quando non ci riesco ciò mi frustra, ma nel sesso è una mia decisione l’essere legata o sottomessa o fare la dominatrice, a seconda dell’umore e dei desideri… cosa c’è di sbagliato? Io non impongo a nessuno questo tipo di gioco sessuale, perchè di gioco si tratta, con regole e parole d’ordini, che finisce appena lo si vuole, elementi che nella vita reale non ci sono… cosa dovrebbe esserci di sbagliato?
    Invece per le donne che si concedono a pratiche che non le piacciono solo per compiacere il partner, beh il problema va cercato nella poca autoderminazione delle donne, in questa cultura che ci impone di non scegliere… ma non nel bondage e nel sadomaso che invece nascono proprio dall’autodeterminazione. Non capisco perchè se io decido di farmi schiavizzare sono vittima della cultura maschilista mentre se non lo faccio sono libera. Non credi che anche in questo caso ci sia, da parte di chi critica la mia scelta, il tentativo di limitare la mia libertà di scelta??? Di normalizzare il mio piacere?? Nel sesso, ne sono convinta, non devono esserci limiti, ne norme, ne categorie, ci deve essere solo consensualità e rispetto.
    In conclusione, sono d’accordo con la tua analisi della società ma non con le tue conclusioni: la violenza maschile non si elimina limitando il desiderio degli altri

    @lafra: io ti amo, sappilo :*

  10. lafra says

    Ho aggiunto il link a questo sito: http://oltreildeltadivenere.blogspot.com

  11. alfonso says

    Maria, come fai a sapere che sono quasi sempre le donne e non gli uomini ad assumere il ruolo di schiava? I filmati porno sul sadomaso riguardano più spesso gli uomini sottomessi. Inoltre non è corretta neanche la tua visione in cui nella pratica sadomaso si riproduce in forma esasperata la subordinazione nella vita reale: generalmente a chi piace il sadomaso lo fa per ribaltare i ruoli che ha nella vita, cioè generalmente piace fare il sottomesso ad una persona autoritaria che ha un ruolo di comando. Nel sadomaso si recita una parte, non si riproduce la vita reale e casomai la parte è ribaltata rispetto alla vita reale.
    Inoltre non dobbiamo confondere il bondage con il sadomaso. Il bondage consiste nell’immobilizzare il partner, ma manca le componenti di violenza, paura e dolore, cioè non lo si immobilizza per umiliarlo e torturarlo.

  12. Maria says

    Paolo, non è mia intenzione, come asserisci, trattare donne adulte come persone incapaci di decidere. La questione è diversa e attiene ai modelli educativi imposti ancor oggi alle bambine e interiorizzati dalle donne, che contemplano per esse l’assunzione di un ruolo di costante disponibilità, accoglienza, sollecitudine a soddisfare le esigenze altrui, a costo di sacrificare le proprie. Se non fosse così , se la definizione dei ruoli all’interno della famiglia non fosse ancora così rigida e se le donne si trovassero nelle condizioni di esercitare nei confronti del partner un efficace potere di negoziazione, come spiegheresti, estendendo il discorso ad un’altra sfera di rapporti, il fatto che le lavoratrici si accollino il 76% dei lavori domestici e di cura? Da una ricerca della Fiom risulta che il 43% delle operaie metalmeccaniche, contro il 19% degli uomini, dedica ai lavori domestici e di cura più di 20 ore a settimana, cioè, sommando lavoro retribuito e gratuito, è occupata per oltre 60 ore! Siamo sicuri che chi non ritiene opportuno, magari per evitare conflitti, negoziare una più equa ripartizione dei compiti in casa, sia poi in grado a letto di esigere l’appagamento dei propri bisogni, oltre che di quelli del partner? O il confronto fra le due sfere di rapporti è incongruo? Può darsi, non lo nego. Ma io continuo a chiedermi ostinatamente quante sono le Mary che si dedicano (e fanno strabene) a una pratica sessuale per puro godimento e quante invece per appagamento del desiderio maschile.
    Ma l’argomentazione che considero più importante è la prima che ho proposto. Per me i rapporti sessuali, al pari di qualsiasi altra relazione,dovrebbero essere tendenzialmente imperniati sulla parità e sull’uguaglianza dei partner, anziché prospettarsi come mera riproduzione e perpetuazione dei rapporti di dominio che caratterizzano la nostra esistenza. Pratiche come il bondage e il sadomasochismo comportano invece, per definizione, l’instaurazione di relazioni di sottomissione e, correlativamente, di dominazione che, per altro e a ragione, contestiamo se si riferiscono ad altre sfere esistenziali.

  13. Mary says

    Maria, è possibile che quei rapporti anali che quel tot degli uomini hanno ammesso glieli imponevano con la forza oppure le donne acconsentivano per farli contenti poi c’è il fatto che molte donne non ammettono mai la verità quando si tratta di parlare di sesso meno tradizionale vuoi per vergogna vuoi per pregiudizi che ancora oggi ci colpiscono così come la nostra sessualità quindi condivido il tuo punto di vista sul contesto in cui viviamo e a tali pratiche che possono sembrare umilianti . E’ vero ci sono anche donne che magari fanno le slave per acocnentare il partner o che fanno semplicemente sesso per accontentare al marito/fidanzato…però non facciamo di tutta l’erba un fascio. Condivido però pienamente il tuo punto di vista quando dici che magari nel contesto italiano tali pratiche possono sembrare umilianti perchè c’è disparità tra uomo e donna…è ero hai ragione quando affermi questo, però sotto le lenzuola a volte quando si è con il partner giusto che non ti fa pesare la disuguaglianza e ti tratta come sua pari è tutto diverso. Io ad esempio ho anche rapporti anali con il mio ragazzo che a letto abbiamo libertà perchè piace anche a me ma non mi sento per niente sottomessa ci mancherebbe, per me il sesso anale è una pratica come tutte le altre e non implica sempre sottomissione almeno quanto tutti e due sono consenzienti totalmente..così neppure il bdsm….io vivo il sesso (e l’ho sempre vissuto liberamente) magari per me non sarà un problema però per altre ragazze che hanno avuto un educazione più rigida possono vivere quelle disuguagianze di cui parli anche a letto chissà. Insomma il tuo commento a tratti lo condivido e ad atri mi lascia perplessa. 🙂

  14. Paolo84 says

    e mi pare ovvio che nei rapporti sadomaso sia basilare la fiducia verso il tuo partner, ma quella è importante sempre

  15. Paolo84 says

    @ Maria
    a me risulta che nel sadomaso ci siano anche uomini “schiavi” e donne “padrone”, ma aldilà di questo..non voglio discutere l’indagine che citi, ma siamo sicuri che gli interpellati dicano la verità? Non è possibile che alcuni/e per motivi di pudore o spavalderia possano mentire?
    Insomma, quel che accade fra le lenzuola fra adulti consenzienti non va mai giudicato: sesso, anale, posizione del missionario, sadomaso, sesso orale, sessantanove. Sinceramente non so quanto sia corretto nel 2011 trattare delle donne adulte come persone incapaci di decidere cosa vogliono
    io la vedo così: in un rapporto amoroso si cerca di fare cose che rendano entrambi felici, ma è anche bello che ognuno faccia cose belle per l’altro, a letto e fuori, ci si prende cura l’uno dell’altro..io faccio cose che ti rendono felice e tu fai cose che mi rendono felice, ci si viene incontro..e sopratutto in un rapporto si deve sempre rispettare il no dell’altro, insomma se al nostro partner quella certa pratica fa schifo, dobbiamo rispettarlo perciò è sempre meglio stare con chi condivide e accetta i nostri “gusti”; se si comprendesse questo tutto sarebbe più semplice nei rapporti di coppia. Sarò ingenuo, ma la vedo così.

  16. Maria says

    Io invece condivido integralmente la posizione di Manuela. Siamo davvero convinte che la libertà consista nella scelta di essere schiave, sottomesse, ferite e torturate? Questo non è sostanzialmente l’adesione a un modello autoritario di dominio maschile? Non è la semplice riproduzione in forma esasperata del ruolo di subordinazione che moltissime donne italiane si trovano ad interpretare e a subire nella vita quotidiana? Che cosa c’è di liberatorio in tutto ciò? Non mi pare che la sovraidentificazione in un ruolo costituisca una forma di sovversione del potere. Per me è soltanto un modo per riconfermarlo e cristallizzarlo. Perché sono quasi sempre le donne e non gli uomini ad assumere il ruolo di schiava?
    Inoltre la valorizzazione di pratiche come il bondage in un contesto come quello italiano, caratterizzato da profonde disuguaglianze di genere che si estrinsecano anche nella sfera sessuale, a mio parere, non è affatto positivo. Quante sono ancora oggi in Italia le donne e anche le ragazze che concepiscono il rapporto sessuale come servizio reso al proprio partner e dunque offrono il proprio consenso a determinate pratiche solo per assecondare le richieste e i desideri del proprio uomo, per compiacerlo e non per attingere godimento dall’esperienza? Se si diffondesse anche in Italia la pratica del bondage, quanti uomini richiederebbero alla propria partner di assogettarvisi e quante donne lo farebbero solo per accondiscendere al desiderio maschile?
    Ho letto tempo fa un libro dei sociologi Marzio Barbagli, Gianpiero della Zuanna e Franco Garelli, che riportava i risultati di una ricerca su La sessualità degli italiani. Non vi era alcun cenno al bondage, ma nel libro si leggeva, fra l’altro, che i rapporti anali attraggono il 41% degli italiani e solo il 19% delle italiane. Il dato interessante è però che più di un terzo degli uomini nati fra il 1937 e il 1946 ha avuto un rapporto anale con una donna . Nelle generazioni seguenti, questa quota è cresciuta rapidamente, raggiungendo e superando la metà. Tale rapporto è praticato principalmente all’interno della coppia. Cosa evidenzia questo dato, se non la condizione di sostanziale subordinazione e dipendenza dal partner della donna italiana, ancor oggi convinta di doversi mostrare costantemente disponibile ad esaudire i desideri del proprio compagno?Non ritenete che la propagazione in Italia di una pratica come il bondage possa avvantaggiare solo l’uomo, dotandolo di un ulteriore strumento di dominio su una donna che in molto casi non ha ancora acquisito sufficiente sicurezza e consapevolezza del diritto di rifiutare ciò che non le aggrada?

  17. Mary says

    Considero il sado maso come una scelta individuale quindi non ci trovo nemmeno nulla di male quando una donna vuole fare la slave anzichè la mistress purchè sia una scelta e un gioco consensuale tra maggiorenni perchè di consenso si parla.
    Non penso che nelle lenzuola ci debbano essere regole o ruoli precisi, ognuno sceglie quello che vuole 🙂 Per anni ho avuto fantasie switch (sia da slave che da mistress) e con pochi sono riuscita a parlarne…il bondage però non mi ha mai attirata se posso dire la verità…
    Odio un certo tipo di pornografia maschilista dove la donna è sempre rappresentata come un oggetto sessuale. Argomento molto interessante e interessante che vi occupiate di sessualità perchè la sessualità andrebbe liberata nel nostro paese troppo vittima di schemi sociali che tendono a frustrare le persone. Ci sono molti tabù in Italia sul sesso, il Bdsm viene considerato ancora come una sorta di perversione e violenza. io invece credo e sono fermamente convinta che la violenza è ben altra come lo stupro e altre forme di violenza sessuale che spesso non scandalizzano come scandalizzano ancora certe pratiche sessuali consensuali…perchè il sesso consenziente non va represso anzi va rivendicato..

  18. Paolo84 says

    ovviamente il fatto che le società “perfette” non esistano non significa che non dobbiamo lottare per una società più equa e giusta anzi. bisogna lottare per una società sempre più giusta o comunque sempre meno ingiusta, bisogna lottare per i cambiamenti sociali, non ho dubbi su questo

  19. Paolo84 says

    Personalmente il sadomaso non mi attira, ma difendo la libera scelta tra adulti consenzienti sì anche in una società “come questa”..altrimenti se aspettiamo di vivere in una società perfetta per decidere come e con chi vogliamo vivere l’eros, bè mi sa che aspetteremo a lungo forse in eterno… poi per me le società “perfette, le vite “perfette”” non esistono.
    E Secretary è veramente un ottimo film. Lo consiglio anch’io.
    Una donna adulta ha il diritto di fare ciò che vuole col proprio corpo anche se non corrisponde a ciò che faremmo noi. Noi siamo animali sociali e culturali, le nostre scelte sono influenzate da una miriade di fattori economici, sociali, culturali, caratteriali, psicologici ma questo non ci toglie libertà e responsabilità di decidere per noi stessi/e a maggior ragione in ambito sessuale ed erotico