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Se l’oka è legata

Grazie alla segnalazione di Anita.

Questa cosa delle donne legate in pubblicità deve essere un vezzo tutto nuovo. Già per un’altra azienda italiana avevamo riscontrato la stessa passione per le corde unita a quella per i mosaici. Una raffinatezza evocativa del bondage bocciata in territorio londinese. 

La pubblicità che vedete sopra invece è in grande diffusione in varie città d’italia. Il marchio significa "donna scema" e già questo fa girare parecchio le ovaie. Piazzare la donna scema, l’oka per l’appunto, con atteggiamenti ammiccanti, legata non più sullo stile bondage ma su una sedia, prigioniera delle fantasie di chi evidentemente vuole le donne l’oke subordinate al proprio potere, è cosa parecchio sessista.

La donna l’oka scelta per il servizio pubblicitario sembra l’okamente strafelice, con un sorriso da ebete stampato sulle labbra, a fare l’occhiolino all’umanità che si chiede che cavolo abbia mai da ridere una donna legata ad una sedia.

E ride anche quando capitombola, cosce al vento e corde che le serrano la carne, perchè una donna l’oka ovviamente secondo copione ride sempre.

Io non so cosa ne pensate voi ma personalmente questa pubblicità mi sembra orribile. Si muove su contorni neanche tanto ambigui, propone la prigionia, la privazione della libertà di movimento delle donne come fosse una giostra, una fonte di divertimento e tutte noi sappiamo che non è così. Essere legate è un abuso a meno che non si spieghi ai maschi che guardano queste foto che cos’è il bondage e come si svolge in assoluta consensualità, com’era per la fiera Betty Page, ovvero con l’accordo di entrambi i partner.

Evocare il controllo del corpo delle donne al vasto pubblico è un modo per solleticare l’immaginario sadico di chi pensa che una donna abusata in fondo sia esageratamente divertita e felice per aver subito violenza, una sorta di incentivo allo stupro, di licenza di privazione della libertà altrui.

Ad essere legato come un salame non è un uomo perchè non c’è mai un uomo in posizione subordinata. Sempre e solo una donna, sottomessa e forzatamente sorridente.

Noi immaginiamo un’altra foto possibile: quella in cui una donna legata per mostrare scarpe e borse urli rabbia e si ribelli e si liberi dalle corde e dalla schiavitù del mercato e del consumo che la obbliga ad essere solo una scema che aiuta a vendere un prodotto.

—>>>Il sito della azienda

Alla voce "azienda" c’è un’area contatti con un form da compilare. Se avete voglia di esprimere la vostra opinione lasciategli un messaggio.

Chiunque veda questi cartelli in città ci scriva sopra con un pennarello quello che pensa. Ovviamente, se potete, evitate di comprare roba prodotta da questo marchio. 

Posted in Corpi, Fem/Activism, Omicidi sociali, Pensatoio.


10 Responses

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  1. Oriana says

    Quella foto l’ho fatta io nel mio viaggio a Lisbona… è qui nel mio blog http://orybal.wordpress.com/2009/10/06/legati/
    Se avete mail ve la invio…ne ho fatte due

  2. fikasicula says

    rosa è una pubblicità orribile. ti ringrazio moltissimo della segnalazione. vedo poi che c’è maschile plurale che si ribella, giustamente e menomale.
    la copio pari pari con tanto di citazione alla fonte e la ripropongo qui.

    ps: che strano cacciatore è un cacciatore che mangia il suo salame? mah

  3. Rosa says

    http://comunicazionedigenere.wordpress.com/…tto/

    ciao..ti segnalo questo spot maschilista e stereotipato.

  4. fikasicula says

    @martina appena iniziate questa cosa fantastica facci sapere e soprattutto mandaci tante foto se puoi 🙂
    buona lotta e magari proviamo a importare qwuesta pratica anche da noi

    @oriana

    tu hai fatto la traduzione letterale 🙂
    ma loco nel senso comune significa anche un po’ scemo, tonto.
    ho provato a vedere l’altra foto di cui parli ma non riesco e dunque non so se non c’è il link, se non è ben caricata su wordpress o se non la vedo io.
    ci passi per favore direttamente il link da cui hai preso l’immagine?

    grazie 🙂

  5. Oriana says

    Vorrei vedeste questa foto http://orybal.wordpress.com/2009/10/06/legati/ che c’era in una vetrina di Lisbona.. non è vero che non ci sono spot con uomini legati. Sì, sarà diverso lo scopo e l’effetto… forse questo è più ironico e quello delle scarpe stupido. Ma a me non pare che il nome della marca significhi stupida nè oka come dite… loca significa in spagnolo pazza. E forse bisogna esser pazze per comprare quelle scarpe scomode che avranno prezzi irragionevoli.
    Comunque, è vero che le donne nei video pubblicitari del loro sito sono ritratte un po’ come delle sceme…

  6. martina/rebelde says

    ho scritto. un messaggio pacato e abbastanza gentile, sperando che lo leggano. la tentazione di insultarli era forte, ma preferisco che mi leggano fino in fondo, e che si pongando delle domande. dubito che accadrà.

    grazie per la segnalazione. tra qualche settimana dovrebbe partire l’operazione ‘offendiamo le pubblicità offensiva’, in cui molte femministe berlinesi, munite di stencil e bombolette, imbratteranno le pubblicità più sessiste. aspettiamo solo che tornino alcune compagne, per condividere con loro il piacere di questa gioia distruttiva 🙂 spero di partecipare, documentare e condividere.

    ciao.

  7. Simona says

    I ho scritto questo all’azineda a info@donnaloka.com:

    “Evocare il controllo del corpo delle donne al vasto pubblico è un modo per solleticare l’immaginario sadico di chi pensa che una donna abusata in fondo sia esageratamente divertita e felice per aver subito violenza, una sorta di incentivo allo stupro, di licenza di privazione della libertà altrui.
    Ad essere legato come un salame non è un uomo perchè non c’è mai un uomo in posizione subordinata. Sempre e solo una donna, sottomessa e forzatamente sorridente.
    Noi immaginiamo un’altra foto possibile: quella in cui una donna legata per mostrare scarpe e borse urli rabbia e si ribelli e si liberi dalle corde e dalla schiavitù del mercato e del consumo che la obbliga ad essere solo una scema che aiuta a vendere un prodotto”.
    Buongiorno, vi inoltro alcuni spunti di riflessione presi dall’articolo trovato sul link: http://femminismo-a-sud.noblogs.org/…-oka-legata che vi invito a leggere.
    Trovvo diseducativo il messaggio che date nei vostri spot e nelle immagini rappresentative di una donna contenta di essere legata. E’ un’incitazione alla violenza e un’immagine che se vista da bambini inculcherà loro l’idea della donna sottomessa, cosa non utile alla società intera.
    Vi chiedo di cancellare le immagini dal sito e da altri spazi pubblicitari da voi occupati. Ci sono moltissimi altri modi di usare l’immagine della donna per pubblicizzare un prodotto, modi intelligenti ed educativi. CIVILI. Grazie, un cordiale saluto.
    PS: vi invito anche a vedere il documentario di Lorella Zanardo sul sito http://www.ilcorpodelledonne.it vi sarà di certo utile a capire certi concetti che sfuggono quanto meno ai vostri o alle vostre responsabili marketing.

  8. Virginia says

    Ciao,

    copio sotto la news letter del nostro circolo arci, che ha come argomento il ciclo teatrale sulla condizione femminile che staimo per mettere in scena in provincia di reggio emilia (San polo d’ Enza)
    Vi chiedo se potete (e se volete) diffondere ad eventuali vostri contatti in zona emilia.

    Non so se questo post è il modo giusto per farvi queste comunicazioni: se non lo fosse ditemi cortesemente come devo fare.

    Grazie, Virginia.

    “Ciao a tutti,
    vi comunichiamo la prossima, importante iniziativa del circolo ARCI Indiosmundo di San Polo d’Enza.
    Torna il teatro civile in val d’Enza, con la V edizione del festival.
    “…Paura non abbiamo”, questo il titolo della rassegna di quest’anno (nota: per chi non lo sapesse, tratto da questa bellissima canzone:
    http://www.youtube.com/watch?v=rMNTpE4diGc).
    Due le novità di quest’anno: per la prima volta saranno due i palcoscenici della rassegna 2009, San Polo d’Enza e Canossa, e non ci saranno solo spettacoli teatrali ma anche proiezioni di film e di documentari, segno di un festival che non rinuncia ad esplorare ambiti diversi da quelli teatrali, ma uniti dal filo dell’impegno e della riflessione sulla nostra società.

    La donna è al centro dell’edizione 2009.
    Figure protagoniste della rinascita civile e morale d’Italia (come le tante donne protagoniste della Resistenza, o come la coraggiosa giornalista Tina Merlin, che mise in guardia prima di tutti, e inascoltata, sulla tragedia del Vajont); ma anche riflessioni sul lungo (e non concluso) cammino verso l’affermazione delle pari opportunità, in Italia come nel mondo; il dramma della violenza e della sopraffazione, come nel Messico dominato dai narcotrafficanti, che fa delle donne un simbolo irriducibile della forza dell’umanità contro ogni avversità e orrore.

    Si comincia Sabato 10 Ottobre, in Sala Polivalente a San Polo d’Enza, con A PERDIFIATO. Ritratto in piedi di Tina Merlin. L’attrice Patricia Zanco fa rivivere in scena il percorso biografico di Tina Merlin, dagli inizi come staffetta partigiana, fino all’impegno come giornalista sulle pagine dell’Unità, dove divenne famosa la sua battaglia, purtroppo inascoltata, contro la costruzione della diga del Vajont.
    Secondo appuntamento, Sabato 17 Ottobre, al Teatro Matilde di Canossa di Ciano d’Enza, con la voce di Marina Coli e la fisarmonica di Lorenzo Munari per VOCI DI VENTO. La voce delle donne nella Resistenza. Testimonianze e ricordi, dove il filo delle storie si intreccia con le voci del canto popolare.
    Sabato 24 Ottobre, sempre al Teatro di Ciano d’Enza, proiezione del film VOGLIAMO ANCHE LE ROSE della regista Alina Marazzi. Un film presentato con grande successo in numerosi festival: straordinarie, rarissime immagini e parole, le faticose/fantasiose conquiste delle donne italiane che compongono un racconto di grande ed insieme minuta epica.
    Si torna a San Polo d’Enza, sabato 31 Ottobre con DONNE DI SABBIA. Testimonianze di donne di Ciudad Juarez. Un gruppo di donne messicane, coordinate da Monica Livoni Larco, in scena per documentare la strage di donne messicane (più di 400 in 15 anni), che tuttora continua nel silenzio dell’opinione pubblica. Lo spettacolo ha il patrocinio di Amnesty International.
    Chiusura a san Polo d’Enza, venerdì 6 Novembre, con la proiezione in anteprima del documentario ALLA RICERCA DI UNA RIVOLUZIONE SMARRITA, prodotto dal coordinamento donne regionale del sindacato SPI-CGIL e diretto dal regista bolognese Giulio Colli. Capitolo conclusivo di una trilogia sulla condizione femminile in Emilia-Romagna, il documentario si occupa degli ultimi vent’anni, quelli del grande “riflusso”.

    Tutti gli spettacoli sono ad ingresso gratuito ed inizieranno alle 21,30. In allegato il calendario completo.
    Ricordandovi che è iniziato anche per noi di Indiosmundo il tesseramento ARCI 2010, ci auguriamo di vedervi numerosi agli spettacoli di “…Paura non abbiamo”, e vi salutiamo con un abbraccio.
    Alla prossima!

  9. iO nOn pOrtO il reggisenO says

    A proposito di questo, allargo anche il discorso anche alle fiction tipo Sex and The City. Mia cugina che ha diciotto anni e ci è entrata in fissa pubblica frasi storiche della serie, tipo “Per quelle religiose, che quando vedono la cappella si inginocchiano”. Commento la sua frase facendole notare il sessismo della stessa, ed una sua amica della stessa età mi risponde che “è vero che quando fai un pompino sei sottomessa, ma almeno tieni l’uomo per le palle, come dice Samantha Jones”.
    Pubblicità, fictions, serie tv, ci vogliono tutte legate e col sorriso. Mia cugina infatti crede di essere libera ed emancipata, in questo modo.

  10. roz says

    ho provato a compilare un messaggio ma non ci sono riuscita, non riesco a scrivere nulla, riproverò presto, è uno schifo ‘sta pubblicità, e scarpe e borse non mi sembrano neanche granché….