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Irriverenti e Libere: un libro sui femminismi non mainstream!

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Non vedo Barbara dai tempi della Flat – tavoli femministi e lesbici di Roma e Bologna – in cui ci siamo dette un po’ di cose dopo il successo della manifestazione contro la violenza sulle donne del 2007 organizzata da una moltitudine di anime sparse in giro per l’Italia chiamate Sommosse. Da giornalista ha attraversato Genova del 2001 da un’altra prospettiva. Lei aveva partecipato al pre/socialforum con il Punto G e stava con Carta e io avevo fatto un percorso tra mediattivismi in giro per l’Italia e stavo con Indymedia e L’Ora. Ci siamo mancate di un soffio, presumo, in tante occasioni, come succede spesso nel mondo militante italico, dove gira che ti rigira a fare le cose, comunque, sono quasi sempre le stesse persone. Risorse intellettuali, attivismi che si mettono in rete, poi si sciolgono, poi trovano altri modi per rimettersi in rete.

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Delle donne borghesi che non aprono bocca contro la violenza dello Stato

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da Abbatto i Muri:

Quello che è successo ieri a Roma, come un tempo accadde a Genova, è un fatto grave. Lo è perché si parla di autodeterminazioni svilite, mortificate, di persone offese. Lo è perché si parla di rivendicazione di diritti che viene mutilata, criminalizzata, repressa.

Avendo io chiarissime le mie priorità e avendone abbastanza dell’uso che si fa di certi temi, violenza sulle donne, brand “donna” in generale, quote rosa e affini, per raccontare come certi potenti siano migliori, governi paternalisti sarebbero meritevoli della mia gratitudine, direi che è il caso, ancora, di rivendicare sane differenze tra donne.

Vorrei intanto sapere dove stanno quelle che quando si tratta di violenza dello Stato e diritti calpestati di cittadini e cittadine che chiedono casa e reddito non hanno mai nulla da dire. Vorrei sapere dove sono le donne – evidentemente economicamente garantite – che sostengono questo governo e con le quali dovrei stringere patti di sorellanza. In base a cosa? Per quale ragione?

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Il #Pd riprova a guadagnare consenso grazie al brand “vota donna”

da Abbatto i Muri:

Vediamo: il Pd è quello che ha promosso una paternalista legge sul femminicidio che non è servita a niente se non come pretesto per legittimare repressione. Non si è occupato di prevenzione, ancora oggi i centri antiviolenza battono cassa affinché il governo faccia quel che vagamente ha promesso, mentre i femminismi filo/istituzionali gli suonano le serenate bene auguranti dalla 27esimaora e forse, dico forse, io lo spero, una oramai conosciuta vittima di violenza scansa la candidatura nella liste di quel partito. Candidatura che dimostra come il Pd preferisca rappresentare  lo status di vittima alla quale lo Stato presta soccorso e dona spazi per quel ruolo e non altri che quello invece che favorire l’autorappresentazione delle donne autodeterminate le cui richieste vengono perennemente ignorate.

D’altro canto il Pd della nuova era mostrò sessismo fin dall’insediamento del governo. Con otto donne ministre l’operazione di marketing fu ben riuscita. Era il Pd della stessa corrente che al Parlamento Europeo si era astenuto dal voto del rapporto Estrela sul diritto delle donne ad un aborto sicuro e assistito; è quello che ancora al Parlamento Europeo votò a favore della autoritaria risoluzione abolizionista della prostituzione. E’ il partito in cui in tante, prima ancora che ragionare della pessima legge elettorale scelta, si preoccupavano solo delle quote rosa. Lo stesso partito che ha tra le sue fila donne, ora a quanto pare candidate alle europee, che vorrebbero risolvere i problemi della comunicazione in rete con la censura. E’ il partito che sta portando avanti il Jobs Act che è uno strumento atrocemente neoliberista che massacra le ultime garanzie per i lavoratori e precarizza ulteriormente le nostre vite. Parlo del partito che ha voluto la legge per realizzare la Tav Torino/Lione che intendono far realizzare lì a costo di criminalizzare chiunque tra i valsusini vi si opponga.

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Anna siamo tutte noi

095815597-adec7f36-390a-45cd-97f4-04b55ffc3673Da InfoAut:

Pubblichiamo il comunicato con cui i compagni e le compagne del Csoa Gabrio hanno preso parola sul vergognoso sciacallaggio con cui i giornali locali hanno trattato la vicenda di Anna, compagna del centro sociale mancata pochi giorni fa.

“Torino, donna muore dopo l’aborto con la pillola”, La Stampa, 11 aprile 2014

“Aborto, muore in ospedale dopo aver usato la RU486”, Repubblica, 11 aprile 2014
Morta dopo l’aborto farmacologico, anche il ministero apre un’inchiesta”, La Stampa, 12 aprile 2014
Torino, una donna di 36 anni muore in ospedale dopo aver effettuato un’interruzione di gravidanza.  I quotidiani hanno le idee chiare. C’è aria di scoop, inizia la giostra.Eh già, perché non solo è morta di aborto (dato ancora da verificare, dal momento non ci sono gli esiti dell’autopsia), ma di aborto farmacologico e si tratterebbe del primo caso in Italia, uno dei pochi nel mondo.

Non importa che quella donna si chiami Anna (il grande pubblico conoscerà il suo nome appena qualche ora dopo il decesso) e nemmeno importa davvero chi sia stata e se avrebbe voluto diventare la prima pagina di un quotidiano. Quel che conta è che fa notizia: la sua morte spalanca le porte alla mai sopita polemica sull’interruzione di gravidanza col metodo farmacologico, da pochi anni entrata anche in Italia nei protocolli ufficiali per l’IVG. E, per gli antiabortisti, rappresenta una ghiotta occasione per tentare il colpo e sferrare nuovi attacchi alla legge 194, che dal 1978 consente alle donne di scegliere se portare avanti o meno una gravidanza.

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#Milano #MoltoPiùDi194: occupata la direzione sanitaria del Niguarda!

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Le compagne di Milano, anche in vista del presidio festante che si terrà domani, hanno occupato la direzione sanitaria del Niguarda. QUI il file Pdf che vi spiega quello che succede in Lombardia. In basso il loro comunicato e delle foto.

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Milano, 11 aprile 2014

Negli stessi giorni in cui gli integralisti cattolici sfilano per la città ostentando macabri crocefissi ornati di feti sanguinanti e chiedendo il ritorno dell’aborto clandestino, abbiamo deciso di “andare alla fonte” dei problemi che già ci affliggono -e che questi signori vorrebbero istituzionalizzare- e di stanare chi se ne rende complice quotidianamente, in particolare le direzioni sanitarie degli ospedali che:
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Il piacere politico di venire a spruzzi

dianada Intersezioni:

Lo scorso 14 febbraio abbiamo festeggiato San Valentino al Tramallol, parlando di eiaculazione femminile. Diana Pornoterrorista ce lo ha spiegato attraverso un seminario teorico e una performance  che ha realizzato insieme alla Deny.

Da quando ho partecipato al seminario di Diana Pornoterrorista sull’eiaculazione femminile lo scorso 14 febbraio, ho passato la settimana seguente in “modalità Messia”, annunciando la buona novella: noi donne abbiamo la prostata e molte sono in grado di fare uno spruzzo, naturalmente o tramite qualche tecnica e un po’ di pratica. Beh, saperlo lo sapevo. Alcune amiche me lo avevano detto, e avevo sbirciato “squirting” qua e là in qualche pagina. Ma pensavo che fosse un fiasco dare tutto per perso e, conoscendomi, ‘dormire in una pozzanghera’ per pigrizia.

Quel pomeriggio minacciava di piovere un sacco a Siviglia. Ovunque e in tutte le direzioni. La piccola stanza adiacente al Tramallol si riempì fino a traboccare, e Diana ci spiegò pazientemente una parte della sua storia. Lei viene a fiumi da tutta la vita. Pensava, come molte altre, di pisciare ogni volta che lo faceva. Ma alcune lenzuola nere la fecero dubitare: ciò che lasciava un alone bianco non era pipì. Dopo molte ricerche, e aver notato che tutto ciò che non serviva per procreare era catalogato dalla fisiologia come organi “secondari ” o ” accessori”, trovò le ghiandole di Skene.

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The Sessions: l’assistente sessuale per persone disabili!

da Abbatto i Muri:

The Sessions, è un film prezioso, mai moralista, che parla di un uomo costretto a vivere in un polmone d’acciaio e in condizione di tetraplegia e di una donna che di mestiere fa la terapeuta sessuale. La terapeuta sessuale non è l’assistente sessuale di cui parla, in maniera orribile e con poca cognizione della questione, il senatore Razzi, ma è una figura professionale precisa che per svolgere quel lavoro deve avere precise competenze.

Per chi immagina che la richiesta di sesso da parte di un uomo sia pressappoco una violenza, ed è questo quello che, contrariamente a quanto affermano le stesse sex workers, si ostinano a dire le autoritarie abolizioniste quando impongono che la tratta, lo sfruttamento, sia posto sullo stesso piano del sex working per scelta, diventa complicato paragonare questo lavoro a qualunque altro mestiere in cui va considerata la cura, la sensibilità, la preparazione, la professionalità.

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La #LegaNord si prepara a liberare le città dalle prostitute (tassandole)

10003384_10151993240772826_781154913_nDa Abbatto i Muri:

La ragione per cui la Lega si occupa di prostituzione, con trans a supporto per la raccolta firme, non credo sia per lavare via lo stigma sociale che ha effetti devastanti sulle sex workers e sulle trans. D’altronde la Lega è chiara su questo punto e si rivolge ad un elettorato che evidentemente ne condivide l’impostazione: no ai quartieri con gay e trans; no a iniziative che parlino di violenza sulle trans “finanziate coi nostri soldi”; via queste “indecenti” esibizioni di transitudine dalle strade della città. Il tema è il decoro, la salvaguardia dell’infanzia che sarebbe soggetta a prove visive riprovevoli con queste prostitute e trans che stazionerebbero finanche davanti agli asili (davvero?), il buon costume, la transfobia dell’elettorato, tutte cose che si riassumono nelle ordinanze pro/decoro e anti/degrado dei sindaci, divisi tra leghisti e tanti anche del Pd, nelle varie città in cui le prostitute vengono confinate in luoghi periferici, così sovraesposte al ricatto dello sfruttamento e alle violenze. Tutto ciò viene solitamente motivato con una grande preoccupazione per queste creature nominate in quanto vittime, oggetti da salvare e mai come soggetti autodeterminati da ascoltare.

Però la prostituzione è un lavoro, si saranno detti da quelle parti, e l’economia non va per il giusto verso. Le sex workers chiedono regolarizzazione e dunque diamogliela ma come diciamo noi, ovvero: via la legge Merlin, si riaprono le case chiuse (qualcuno dice) e i proventi di quel lavoro servono a pagare le tasse. Togliamo le prostitute dalle strade, per invitarle a chiudersi in luoghi che senza alcuna forma di regolarizzazione diventano scenari di nuovi sfruttamenti e usiamo le tasse per pagare cose utili che servono ai cittadini “normali”. D’altronde anche le ordinanze dei sindaci vanno in questa direzione. Prevedono sanzioni e pagamento multe, anche salate, se violi la norma pro/decoro, e questa cosa tocca sia le prostitute che i clienti, a discrezione del sindaco che emette questi provvedimenti.

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#Milano #12Aprile presidio festante: #MoltoPiùDi194

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#MoltoPiùDi194
H.15 Colonne di S.Lorenzo

Il 12 aprile a milano ci sarà il corteo del comitato NO-194, gruppo di estremisti cattolici fanatici che vogliono abolire la legge 194, che regola il diritto all’aborto. Inoltre sono contrari all’eutanasia, alla sessualità libera e non riproduttiva e all’omosessualità, ma difendono come unico modello di famiglia quello tradizionale, composta solo da uomo e donna uniti nel sacro vincolo del matrimonio.
La legge 194 viene già svuotata di gran parte del suo senso dall’altissimo tasso di obiettori di coscienza, che rendono difficilissimo abortire. Basti pensare che in Lombardia il 68% dei ginecologi, il 50% degli anestesisti e il 40% del restante personale sanitario si dichiara obiettore.
Rendere illegale l’aborto non significa cancellarlo.
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Appello per la liberazione dei corpi e del dissenso politico

Da Quaderni.SanPrecario.Info:

Proponiamo all’attenzione di tutte/i questo appello firmato da alcuni intellettuali e attivisti europei e non solo per denunciare il clima  di crescente intimidazione e repressione presente in Italia e in Europa. Clamoroso è il caso della lotta in Val di Susa, dove attualmente quattro giovani sono sottoposti a un regime carcerario di isolamento, accusati di “terrorismo”, e 54 persone si trovano sotto processo per aver manifestato,  in forme diverse, il loro dissenso contro il proseguo dei lavori per l’Alta Velocità  a cui da venti anni si oppongono le comunità della zona. Non basta: altri episodi diffusi di repressione del dissenso e del diritto a manifestare ci allarmano grandemente.

Promotori di tale iniziativa sono gli iscritti alla lista Effimera, variegata realtà di ricerca e di pensiero internazionale, nata dopo l’esperienza di UniNomade 2.0. Chiediamo a tutti coloro che hanno a cuore la libertà di espressione e di critica di appoggiare questa presa di parola che ha lo scopo di ribadire il diritto all’autodeterminazione dei corpi e dei territori al di fuori delle imposizioni e delle logiche del capitalismo finanziario contemporaneo.

Per firmare: appello.contro.repressione@gmail.com

Segue l’appello in italiano, inglese, francese, tedesco, spagnolo con l’elenco dei primi firmatari.

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Foucault, in una lezione tenuta nel 1978 al Collège de France, scrive che oggi l’arte del governare “ha per bersaglio la popolazione, per forma principale di sapere l’economia politica, per strumenti tecnici essenziali
i dispositivi di sicurezza”. Se questo è il piano dentro il quale ci muoviamo, oggi stiamo assistendo ad un salto di qualità dei dispositivi di sicurezza. Osserviamo una complessiva e sottile involuzione autoritaria della società italiana ed europea, dove il conflitto viene patologizzato e interiorizzato e vige la repressione di ogni politica affermativa e di ogni pratica di autonoma gestione di corpi, relazioni, territori. In particolare, ci allarma e ci preoccupa il clima di controllo di un neocapitalismo particolarmente violento nei confronti degli attivisti del movimento No Tav in Val di Susa. Quattro giovani, Claudio, Chiara, Mattia e Niccolò, sono da dicembre in carcere accusati di terrorismo. Altri 54 attivisti No Tav sono sotto processo per i fatti relativi alle manifestazioni del 27/6 e del 3/7/2011, attualmente in corso presso la IV Sezione del Tribunale di Torino, in condizioni in cui, come denunciato pubblicamente dagli avvocati della difesa, si consta “l’oggettiva impossibilità di garantire, nelle attuali condizioni, un sereno e concreto esercizio del diritto di difesa”.

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