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L’Affaire #MaschilePlurale: tutti sconfitti!

In questi ultimi mesi sono state tante le chiacchiere attorno ad una accusa di presunta violenza nei confronti di un membro di Maschile Plurale. Si sono espresse voci di persone vicine alla ragazza, lei stessa è intervenuta in una occasione e poi altri hanno partecipato ad un dibattito veramente surreale in cui secondo alcun* esisteva già una vittima e un colpevole. Noi abbiamo sempre sostenuto che ci rifiutiamo di emettere sentenze a priori e troviamo curioso che antisessisti/e siano tanto ben disposti nei confronti di modalità così giustizialiste. Abbiamo più volte scritto, inoltre, che in questa discussione mancava una voce, quella che dovrebbe essere accolta in nome della presunzione di innocenza e che ha tutto il diritto di essere ascoltata esattamente quanto quella della ragazza. Così riceviamo e pubblichiamo questo scritto che arriva proprio dalla persona accusata, nella speranza che possa favorire una discussione un po’ più laica e che si trovi il modo di spiegare, a chi vorrebbe spedirlo in esilio, che ci sono più modi per affrontare una situazione così complessa. Vorremmo perciò riferirci alla sofferenza di lei con tanta comprensione e vicinanza, allo stesso modo, però, comprendiamo lo stato d’animo di chi esprime le parole che riportiamo sotto. Buona lettura!

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Sono io quello di Maschile plurale accusato da una mia ex compagna di aver agito violenza su di lei. Non è per provare a convincere qualcuno/a dell’infondatezza di tali accuse che ho deciso di prendere adesso la parola. Considero, anzi, non solo per nulla sorprendente, ma perfino giusto che una certa sensazione di dubbio rimanga, sempre e comunque, anche in chi leggesse queste mie righe con animo il meno pregiudizialmente ostile. Ho passato molti anni a dire che nessun uomo può pretendere di essere considerato immune da possibili comportamenti violenti, e non ho assolutamente cambiato idea in questi mesi. Tante persone in quest’ultimo, surreale periodo mi hanno detto: non crederò mai che uno come te abbia davvero potuto commettere gli atti di cui è accusato. A tutte ho risposto: ti ringrazio ma ti sbagli, in un ambito come quello della violenza maschile sulle donne non può esistere sulla faccia della terra alcun uomo, neppure il più insospettabile, che di fronte all’accusa di una donna possa essere considerato a priori incolpevole. Da sempre la penso così. Tutto quello che ho sempre pensato della violenza maschile sulle donne non è cambiato di una virgola a causa di questa vicenda.

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Il discorso israeliano sulla violenza sessuale emerge nell’assalto a Gaza

Da Sguardi Sui Generis:

Pubblichiamo la traduzione di un articolo apparso oggi sul sito Maam News Agency a firma Alex Shams.

Una donna indossa solo una bandiera israeliana durante una manifestazione di fronte alle Nazioni Unite, 28 Luglio 2014 a New York. (AFP / Stan Honda)

Mentre le bombe cadevano su Gaza nelle ultime quattro settimane, un’altra guerra era in corso, con in palio i cuori e le menti del pubblico globale.
Anche se meno letale, questa guerra di parole offre uno sguardo eloquente sui cambiamenti in corso tra gli intellettuali mainstream israeliani e sionisti, rivelando che ciò che gli esperti sostengono è una visione del mondo sionista sempre più violentemente razzista e sessista.
Diana Buttu, avvocato palestinese ed ex membro del gruppo di negoziatori dell’Olp, ha detto a Ma’an che, da quando è iniziato l’assalto israeliano, è stata sommersa da centinaia di e-mail cariche di odio e minacce violente. Anche se lei è “abituata” a ricevere odio per posta, ha detto che il tono e la quantità era “senza precedenti”.
“In passato ricevevo messaggi in cui mi chiamavano pazza o fuori di testa, ma ora dicono cose come ‘dobbiamo uccidere tutta la feccia musulmana’, senza scordare i gruppi organizzati di israeliani che inviano regolarmente messaggi di posta elettronica per insultarmi.”

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L’autonomia e il senso del percorso di Maschile Plurale, per me

di Stefano Ciccone (da Maschile Plurale)

Le ultime settimane hanno visto molte polemiche attorno a Maschile plurale. Nella discussione sono però emerse alcune questioni generali su come affrontare la violenza maschile contro le donne, su che ruolo abbiano gli uomini in questo e, in modo ancor più radicale, se abbia senso o meno l’esistenza di un gruppo come Maschile Plurale e un impegno maschile “contro il patriarcato”.

Molte scelte e riflessioni sono state frutto di un confronto tra noi ma in questo caso parlerò soprattutto a titolo personale.

La discussione si è sviluppata su piani diversi: innanzitutto a partire da una donna che ha affermato di aver subito comportamenti psicologicamente violenti da un uomo di maschile plurale durante la loro precedente relazione: come avrebbe dovuto affrontare MP questa vicenda? La reazione degli uomini di questa rete è stata adeguata?

In seguito, si è contestato a MP di non aver tempestivamente cancellato dallo spazio Facebook un intervento esterno che commentava la vicenda di un uomo che aveva ucciso la moglie e due figli con una lettura “psicologica” considerata giustificazionista. Si è contestato a MP di non presidiare con tempestività il proprio spazio Facebook giungendo a ipotizzare che questa gestione fosse indice di una scarsa determinazione nella condanna della violenza maschile.

Il punto politico.

Qual è il “punto politico” di questa discussione? Il punto politico non può ovviamente essere la valutazione di cosa sia accaduto in una relazione tra due persone (di cui nessuno conosce i contorni, ma a cui al tempo stesso tutti fanno riferimento, molti conoscono i nomi per vie traverse…).

Il punto è che la risposta di maschile plurale dovesse essere presa “con più forza, energia e determinazione”? E come si misura questa determinazione?

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