Confabuliamo e cospiriamo con Sgrunt e vengono fuori un paio di immagini che possiamo così riassumere: come ci vedono all'estero e come siamo fatti male noi.
All'estero non siamo proprio ben visti. Sarà per questo che "su Vanity Fair di qualche settimana fa un lettore ha inviato una foto di un cartellone pubblicitario affiso sui muri del Lower East Side di New York. Fin qui nulla di strano, peccato che ci fosse la foto del nostro (nostro?) premier con sotto scritto “All we go for younger meat!!!” (A tutti piace la carne fresca)…"
Siamo a Roma, città di santi, eroi, festini a base di escort e cocaina, stupratori in passamontagna, etc etc. Qualche tempo fa vengono affissi un bel po' di manifesti e spunta un bel profilo su facebook rispondente al nome di una fantomatica agenzia a nome Michael W Colletti. Sul River Blog se ne parla così:
Ne hanno stuprata un'altra. A Roma, un tizio in passamontagna con il solito coltello, che parlava in italiano, ha aggredito e stuprato
una ragazza mentre parcheggiava la macchina nel suo garage. Come già è
accaduto poco tempo fa ad un'altra donna a proposito della quale
avevamo parlato, non senza una ragione, di stupro di Stato.
La notizia proprio in questi giorni in cui si è votato il
pacchetto sicurezza con le sue ronde sponsorizzate per "salvare le nostre donne" e per perseguitare gli stranieri, ha l'effetto di una bomba.
Roma,
città governata da fascisti che tanto se la sono cantata e suonata
sulla sicurezza e che non hanno beccato quasi nessun stupratore, salvo
aver fatto passare le pene dell'inferno a qualche rumeno per fare
propaganda sulla pelle delle donne.
Roma,
capitale degli stupratori italiani che godono di totale impunità,
protetti dalla retorica che individua negli stranieri tutti i
criminali possibili.
Roma,
città nella quale le notizie sulle donne assassinate dai mariti passano
in ultima pagina perchè non rientrano nel programma politico della
maggioranza.
Valgono gli stessi motivi, la stessa analisi e gli stessi dati che abbiamo già descritto QUI.
Bisogna
fare qualcosa. Bisogna smetterla di offrire legittimazioni culturali a puttanieri
che costruiscono cultura dello stupro. Bisogna smetterla di fare
speculazioni sulla pelle delle donne.
Tutta la nostra solidarietà alla ragazza che ha subìto lo stupro!
Nota bene: la ministra carfagna, dopo aver appoggiato le ronde, aver tagliato fondi ai centri antiviolenza, aver fatto
dichiarazioni che legittimavano l'omofobia, aver parlato di "decoro" e
di prostitute trascurando di nominare gli "utilizzatori finali", aver
espresso opinioni contrarie a proposito di contraccezione, di difesa della 194, di corsi di educazione sessuale nelle scuole, aver trascurato i dati della violenza in famiglia a proposito della quale nulla è stato fatto (il numeretto di telefono non serve a niente, se non ad impiegare altre ragazze precarie in call center),
aver consigliato alle donne di essere pensionabili secondo il credo
della confindustria e flessibili e disoccupate per soddisfare gli
interessi di chi non ha il minimo rispetto per le donne, in qualunque
condizione esse siano, aver recitato a memoria il mantra
dio-patria-famiglia ora - dichiarando tutta l'impotenza di uno stato
che ha appena varato un pacchetto sicurezza basato sulla balla dello
straniero stupratore e cattivo, con tutto il carico di inutili ronde -
annuncia che promuoverà corsi di autodifesa per
donne. Come se servissero solo quelli, senza nessun investimento
culturale, mentre in giro c'e' chi convince tutti che le donne possono essere trattate da "utensili".
Alla ministra bisognerebbe chiedere di leggere il decalogo per donne stuprate
e di ammettere di non saperne niente, di avere totalmente fallito, di
essersi assunta la responsabilità di tante vite di donne che ha
lasciato sole, senza una sola iniziativa politica utile a sostenerle. La ministra dovrebbe dimettersi.
Ore fa mi sono svegliata pensando a quello che mi è ancora permesso fare. Tra leggi razziali, divieti per i writers, obbligo di consumo, ordinanze per il decoro, norme per la "sicurezza" del premier e regolamenti per censurare i blog, non mi resta molto altro.
Faccio uno sforzo di immaginazione e tento di capire cosa posso fare in concreto.
Se per esempio la mia amica straniera viene deportata nei campi di concentramento italiani o in quelli libici come prima cosa mi scappa di oppormi. Se intervengo personalmente e dico allo sbirro che è una merda disumana c'e' la resistenza a pubblico ufficiale e mi becco la galera. Se scendo in piazza a manifestare "pacificamente" sono una *facinorosa* che vuole rovinare il clima di "pace e serenità" che regna in questa disney italy per allocchi. Se manifesto da sola, che so, attaccando un volantino sulla porta del ministro, così per non disturbare nessun altro, mi arrestano come anarchica insurrezionalista. Se faccio una critical mass mi tolgono i punti dalla patente. Se ne parlo su facebook con gli amici mi chiudono l'account. Se ne scrivo su internet c'e' la privacy, l'oblio, e il rispetto al diritto del premier a cagare in santa pace perchè le lamentele lo fanno diventare stitico. Se lo scrivo sul mio diario c'ho da stare attenta che nel frattempo non ci sia qualcuno che ha piazzato una telecamera che riprende il mio studio. Posso parlare senza fare rumore. Come i pesci. Muovo soltanto la bocca. Sperando che non mettano in strada ronde che leggano il labiale.
Se cammino con un cartello addosso mi denunciano per pubblicità non autorizzata. Se mi porto appresso due coperchi per fare rumore mi arrestano per schiamazzi. Se espongo una bandiera, uno striscione alla mia finestra mi multano perchè non posso interrompere la coerenza urbanistica della città e lo considerano come un panno steso. Se vado in giro nuda mi portano alla neuro. Se vado in giro in minigonna e non ho fatto la liposuzione mi portano alla sezione clonazione immagine veline. Se faccio un volantino e lo fotocopio per farlo leggere ai miei amici mi accusano di stampa clandestina. Se scrivo una lettera a gente che non conosco per dire loro come la penso diventa violazione della privacy (può farlo solo il premier per spedirci in casa il suo album di famiglia ante escort).
Potrei scrivere a quelli che conosco. Alla vecchia maniera. Con francobollo e tutto l'occorrente. Sempre che le poste non abbiano direttive per bannare i soggetti che scrivono lettere politicizzate. Ci sarebbe da procurarsi gli indirizzi e i numeri civici. Ma in questa epoca di social network, che se te lo spengono non sai neppure come comunicare, già ricordarsi qualche numero di telefono degli amici più cari è un miracolo.
Credo che allo stato attuale bisogna seriamente considerare l'idea che un movimento d'opinione che abbia una finalità considerata eversiva (la libertà per vivere, pensare, manifestare opinioni, circolare liberamente senza che qualcuno ti prenda le impronte digitali e biometriche) debba dotarsi di nuove pratiche.
Sempre che il ministro sacconi, quello dell'obbligo al nutrimento artificiale post englaro, non faccia una proposta di legge che riguardi il settore corporeo dei vivi dovremmo forse avere la libertà di ruttare, scorreggiare, scaccolare, sputare.
Un movimento antifascista, antirazzista in questi tempi bui avrà una ottima scorta di bibite gassate, mangerà molti fagioli e broccoli, terrà le caccole in serbo per i momenti di battaglia e imparerà a scrivere sulla pavimentazione stradale con gli sputi.
Un graffito è reato. Uno sputo sulla parete forse ancora non lo è. Pensate alla soddisfazione di scrivere a furia di sputi giallastri (quelli fatti di nicotina sono i migliori, indelebili): "Governo clandestino".
Immaginate l'effetto di disturbo che potrebbe avere un coro di rutti ben assestati durante un comizio di borghezio. Non ci possono certo arrestare per problemi di aerofagia. Immaginate ancora l'effetto disgregante che avrebbe una scorreggia puzzolente in un bel raduno di destra. Uno, cinque, dieci, cento persone che scorreggiano e avvelenano le delicate narici degli squadristi ancora prima che questi vi prendano a sprangate perchè avevate una medaglietta a forma di un quarto di luna al collo e quelli l'hanno scambiata per una falce senza il martello. Immaginate infine la potenza devastante di una caccola lanciata (pollice e indice per dare la spinta) al passaggio delle ronde.
E per finire c'e' sempre la nostra arma segreta. Noi donne abbiamo tanto di quel sangue mestruale da poter scrivere sulle strade l'intera divina commedia dantesca. Milioni di frammenti di ovuli espulsi per macchiare i simboli del neo nazifascismo. Per sporcare di rosso qualunque cosa possa arrivare in altri Stati. I soldi, per esempio. Perchè se circolano i soldi e circola anche il sangue, davvero non si capisce perchè non debbano circolare le persone e le idee...
Dalla Lista Sexyshock il 2° step di riflessione dei soggetti che organizzano la Mayday a proposito dell'episodio di violenza contro una ragazza (che vi prendeva parte) avvenuto a margine della manifestazione:
Quest'anno la Mayday ci ha ricordato quanto siamo vulnerabili, quanto abbiamo il fianco scoperto alle contraddizioni più dolorose, anche ai rapporti di forza e ai meccanismi di controllo che tentano di ridurre le donne a corpi vittimizzati.
Le donne e gli uomini che animano la Mayday in questi dieci anni hanno prodotto incessantemente analisi e pratiche politiche di confronto sulla precarietà, sui conflitti nel lavoro, sulla gentrificazione delle città, con una attitudine libertaria, antisessista, pink, con la forte connotazione femminile delle presenze e delle pratiche politiche che ora ci danno l’orgoglio e gli strumenti da cui partire per reagire.
Abbiamo deciso di indagare le pratiche collettive che possano aiutarci a disinnescare i meccanismi della violenza di genere nei nostri luoghi.
Vorremmo invitarti a costruire insieme, a settembre 2009, una due giorni di assemblee, presentazione di materiali, dibattiti, focus group e proposte concrete sul tema della violenza di genere.
Riteniamo importante animare uno spazio politico aperto e condiviso per dibattere, e pensiamo non sia più rinviabile, sul tema del sessismo.
L’obiettivo è la socializzazione delle pratiche concrete che possano rendere i nostri luoghi ambienti più accoglienti e reattivi di fronte alla violenza sessista.
Crediamo che per fare ciò sia necessario mettere in campo l'intelligenza collettiva del movimento.
Abbiamo costruito la mailing list transgender@gnumerica.org e la categoria GENERI sul blog del nodo milanese della Mayday
per tenere una traccia pubblica dell'evolversi della riflessione, ma soprattutto per diffondere e distribuire le pratiche che elaboreremo collettivamente per costruire in modo condiviso l'appuntamento di settembre.
Ti chiediamo di iscriverti alla lista o di arricchire il blog con riflessioni, materiali, articoli, suggerimenti e commenti.
Un paiodi articoli che parlano di Beth Ditto, cantante rock indie, punk, obesa, lesbica, femminista. La sua immagine - della quale lei è orgogliosa - non è ritoccata in photoshop e lei ha una voce strepitosa.
La critica al manifesto sessista, che pare sarà anche la copertina del loro cd, del rapper noyz narcos con tutta la squadra di produzione Truceklan, come era prevedibile ha suscitato una discussione che va avanti in diversi forum. Noyz narcos ha - per così dire - chiesto scusa [trovate tutta la storia, il manifesto e descrizioni di vari paraculamenti QUI]. Tuttavia i Trucefan sono gasati e scatenati e tutti quei soggetti che si nutrono di un certo "immaginario" si sono sentiti toccati peggio che gli avessero offeso la madre.
“Dacci oggi il nostro Papi quotidiano” parte da una premessa: tutte abbiamo avuto un Papi e forse più d’uno. Chi scrive nel suddetto blog vi racconta di ministri, banchieri, sindacalisti, manager, politici ma anche professori, impiegati, datori di lavoro di serie B. Uomini normali che avendo un minimo potere e le idee chiare su come esercitarlo diventano Papi e Papetti di vario genere. Accade talvolta però che incontrano le donne sbagliate.
Il blog è collettivo.
C’e’ l’utilizzata finale, ideatrice e madrina del blog, che non ha nulla della velina, niente gambe lunghe, capelli mai biondi e lisci, comunque vittima di episodi di papitudine selvaggia finiti nei modi che lei vi spiegherà.
Si tratta di una giornalista. Parla degli utilizzatori finali come delle sue migliori fonti e non può rifiutarsi di incontrarli.
C’e’ la ragazza immagine. Lamenta di essere notata prima come donna e poi come persona e parla di un prezzo. Quello da pagare agli uomini per l’emancipazione perché, come lei dice, “se sei donna sei sempre prima di tutto una immagine”.
C’e’ la marchettara intellettuale. Lavora in co.pro, co.co.co e vende intelligenza, estro, ingegno, competenza. Nel suo mondo però la precarietà si traduce in ricatti e papeggiamenti vari. “Se non gliela dai non ti assumono o ti fanno scadere il contratto. Meglio: non te lo rinnovano o te lo rinnovano solo fino a che tu sei attraente e disponibile.” – afferma la marchettara intellettuale. Così, tra una marchetta e l’altra ci racconterà le sue avventure.
Le tre signore hanno già cominciato a dirci un sacco di cose interessanti. Abbiamo già le prime quattro puntate de “In nome dei lavoratori” e la prima parte de “Il capo”.
Vi invitiamo a seguirle. Pare che leggeremo cose incredibili che neppure avreste immaginato potessero accadere.
Buona lettura e fateci sapere se vi è piaciuto!
Qualcuno ci spiegherà prima o poi come si concilia quanto potete leggere più giù con gli interventi moralizzatori di chi vieta l'insegnamento corretto - parlando di sesso consensuale e senza umiliazioni - della educazione sessuale nelle scuole [come accade a milano] o di chi parla di escort e mondi affini limitando la faccenda ai Papi con ruoli pubblici molto evidenti. Non è così e voi tutte lo sapete bene. Perciò vi invito a seguire le disavventure di alcune donne che stanno raccontando le loro storie nel blog: "Dacci oggi un Papi quotidiano". Fino ad ora potete trovare l'utilizzata finale, la ragazza immagine e la marchettara intellettuale.
A testimonianza della crescente inquietudine che le storiacce su escort e cocaina e festicciuole e papponcelli
suscitano nei bassifondi vipparoli più malfamati, ecco che proprio
negli ultimi giorni sulla Costa Smeralda ha preso il via in grande
stile la tradizionale parata di lussuosi esclusivissimi trenini-puttantour brigìttebardòbardò; e direi che non poteva esserci battesimo migliore, più appropriato, per questa estate vipparola dal sapore più che mai lucignolesco
(adesso che la cuccagna bordello-festaiola culi tette viagra coca
champagne passera a buon mercato sta assumendo una dimensione
conclamata, direi quasi ideologica, orgogliosamente spudorata, “embè, vi piacerebbe pure a voi, no? poveri cenciosi comunisti invidiosi, attaccateve ar cazzo!”), non poteva esserci battesimo più appropriato, dicevo, del concorso miss Culetto d’oro (eh?) patrocinato da Lele Mora,
Ieri il Papi ha attraversato un pezzo d'italia. S'e' preso fischi a napoli e li ha presi anche a viareggio. Una delle prime cose che ho pensato dopo aver fatto nuovamente la conta dei morti, molti stranieri, vittime della tragedia si riferiva alla sicura visita da shock economy del premier che sente odore di business e ricostruzione lontano un miglio e piomba su ciascuna di queste situazioni per militarizzare, espugnare, togliere poteri agli enti locali, con il suo carico di curatori di look, di scene strappalacrime, frasi ad effetto che augurano buon divertimento nei bei campeggi lager della protezione civile.
I viareggini però purtroppo per berlusconi non sono morti tutti e hanno ancora case per ospitare gli sfollati. Così le tende della protezione civile restano a chi le ha montate e berlusconi non ha luoghi nei quali sfilare e non ha vecchiette con le quali inscenare farse odontoiatriche.
I toscani sono un popolo bello tosto e quando sentono che berlusconi pagherà le case crollate sanno bene che tanto poi i soldi non spunteranno e che le seconde case certamente non entreranno in un altro decretone che darà ampi poteri al capo della protezione civile per toglierli all'amministrazione locale.
C'e' tutto l'interesse a mantenere solida l'immagine delle ferrovie che solo poco tempo fa licenziava Dante de Angelis perchè aveva denunciato nella trasmissione Report [video e aggiornamenti] i gravi problemi di sicurezza che investivano il trasporto ferroviario.
Un incidente del genere è accaduto solo qualche settimana fa nei pressi di Prato e si è sfiorata la tragedia per un attimo.
Quello che resta della terribile notte a viareggio potete vederlo in un video di Federico Micali e Yuri Parrettini.
E fa un po' senso sapere che proprio nel momento in cui nessuno (stavolta) può giocare a scarica barile con le responsabilità della faccenda giacchè non si tratta di un evento "naturale" e anche dire che il vagone era tedesco e che il gas era dell'uganda e che il macchinista era forse meridionale non giustifica certo la approvazione immediata del decreto sicurezza antimmigrati.
Per questo governo la sicurezza si realizza attraverso la persecuzione razziale. Talvolta giustificata sulla pelle delle donne. Proprio ieri una donna è stata stuprata a bologna da un signore che viaggiava in bmw. A meno che non inventino una squadra a cavallo così è dimostrata tutta l'inutilità delle ronde. Nulla si fa invece per dare sicurezza a chi è senza reddito, senza casa.
Nulla si fa per garantire sicurezza ai lavoratori, a chi viaggia in treno, a chi viaggia in autostrada.
Il governo depenalizza, quasi annulla le sanzioni, per le aziende che non mettono in sicurezza il lavoro dei propri dipendenti che muoiono come mosche.
Il governo concede alle aziende di trasporti in tir di viaggiare a tutte le ore e di fare profitto sulla pelle degli autisti e dei poveri cristi che incappano nella loro stanchezza quando avviene un incidente.
Il governo giustifica la privatizzazione delle ferrovie, l'enorme stipendio dei manager, gli investimenti sull'alta velocità, lo smantellamento delle reti periferiche e la totale trascuratezza di tutte le reti che non rappresentano un gran guadagno.
Io viaggio spesso. Faccio su e giù per l'italia e preferisco il treno perchè mi sembrava più sicuro, perchè costa meno dell'aereo, perchè incontro tante persone ed ognuna di loro per me è una storia nuova da ricordare.
Negli ultimi anni partire dalla sicilia o arrivare nell'isola è una avventura che non sai mai come finisce.
Ci sono biglietterie che staccano biglietti con date sbagliate, per treni già pieni, costringendo la gente a vere e proprie sommosse fino a che non arrivano altri vagoni.
Ci sono treni nei quali si rischia di morire asfissiati perchè la cosiddetta aria condizionata è rotta e dentro gli scompartimenti entra solo fumo nero puzzolente e nauseabondo.
Ci sono treni con cuccette sporchissime, bagni con merda galleggiante, animali morti negli scompartimenti, porte rotte e impiegati a lingua lunga che leccano l'azienda trattando i passeggeri da animali. Tutto ciò senza considerare gli enormi ritardi, la traballante fragilità dei treni bestiame diretti al sud e le molestie dell'impiegato viscido che ti invita ad andarlo a trovare o a pernottare dentro il suo scompartimento se il tuo posto a sedere è rotto e può provocarti una lesione permanente alla schiena.
Sono cose vere. Le ho vissute tutte. La bellezza di queste vicende sta tutta nelle compagne di viaggio che ho trovato. Meridionali (la meraviglia!) come me, attrezzate per superare a nuoto lo stretto e per sopravvivere per almeno un paio di guerre, armate di trucchi e strumenti che possono essere anche letali per i nemici.
La migliore fu una signora siciliana che non aveva molta capacità di deambulazione. Perciò si portava appresso un martello, pronta ad usarlo per qualunque evenienza.
Fu la volta in cui trovammo un animale morto, la porta scassata e non ci lasciarono usare le cuccette. La signora con martello assieme ad una mamma con bambino furono ospitate in uno scompartimento da due signori nordafricani che mollarono il loro bel posto per restare in piedi tutto il viaggio (venti ore). Non ci riuscì neppure di farli sedere nei posti lasciati vuoti dalle due signore perchè avevano paura di disturbarci.
Io e altre tre impavide donne restammo di guardia, dandoci il cambio e tracciando di noi profili assolutamente incredibili, ma forse, proprio per questo, molto veri.
Arrivare in sicilia o allontanarsi da essa è un'avventura. Lo sanno tutt* i/le sicilian*. Nessun trasporto interno decente. Solo gli autobus, i mezzi personali, in una terra senza strade decenti, con ponti che crollano per il cemento depotenziato e con imprese edili che si arricchiscono scaricando la responsabilità delle tragedie su una cosa astratta e campagnola che ancora viene chiamata mafia.
E' mortaPina Bausch. Era bravissima. Meravigliosa. Il video è tratto dal film di Almodovar "Parla con lei" per il quale la Bausch ha curato le coreografie. In qualche scena c'e' lei che balla assieme ad un'altra ballerina per comporre una particolare rappresentazione del sentire al femminile.
Nel suoteatro danza lei ha spesso regalato narrazioni di donne. Il ballo che vedete sopra si esprime per simbolismi. Donne che vivono cieche, senza comprensione delle cose, sbattendo contro muri prima di realizzare i percorsi da intraprendere.
Era magra Pina, una ballerina che non aveva niente a che fare con le starlette delle varie scosse dei telequiz televisivi. Era sensualissima Pina. Ed è la sensualità che in fondo fa l'arte. Perchè l'arte non è sculettamento, arrapamento, ma è quella cosa che ti smuove le viscere, che ti commuove, che ti riempie, che ti lascia senza fiato, che ti nutre.
E' la sua sensualità che ci mancherà e la sua arte. La sua passione e il suo corpo vero.
Pina Bausch l'ho vista ballare a Palermo in un'altra epoca. Quando all'amministrazione c'era Orlando e in città si respirava cultura. Tra le tante cose si faceva un festival, '900, meraviglioso.
Poi arrivò la destra e Pina Bausch, che a Palermo era anche venuta ad abitare per un po', fu sostituita da sasa' selvaggio e dalle rappresentazioni di "amici" della de filippi. Palermo non è più la stessa. Si respira poco, si respira male, e le rare fonti di ossigeno rischiano di essere duramente represse.
Una città nella quale a Pina Bausch si preferisce sasa' selvaggio, e gli amici della defilippi, con tutto il rispetto per gli uni e per gli altri, è una città pacchiana e senza anima che rinuncia persino alle proprie radici culturali mediterranee, alla sperimentazione e all'amore che c'era per le arti in genere per soppiantarlo con un berlusconismo che trasforma tutto in cenere.
Ci mancherai Pina e in fondo ci mancavi già. E grazie!
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