30.07.10

Update: il femminicidio non è un brand: sono vite da salvare, non imprese da far arricchire e non guerre da legittimare!

Post in Pensatoio & Omicidi sociali & Fem/Activism at 09:52 :: 點閱次數 (53)


http://3.bp.blogspot.com/_sqKoYrble2g/TEPG_LrFBhI/AAAAAAAAAQQ/SSss8Vshi3k/s1600/1426.jpg

Clara, nella nostra mailing list, ci manda dal Messico un aggiornamento sulla mail bombing alla azienda che voleva lanciare sul mercato prodotti cosmetici con nomi che richiamavano i femminicidi di Ciudad Juarez.

"Sono sempre Clara dal Messico. Volevo aggiornarvi rispetto alla campagna di Mac-Rodarte: evidentemente la campagna di mail bombing sta raccogliendo dei frutti, perché stanno rispondendo (in varie lingue) ad ogni mail di protesta che ricevono dicendo di aver cambiato il nome dei prodotti e di volersi impegnare non solo con i famosi 100.000 dollari ma anche con campagne a lunga gettata contro il femminicidio. A me sembra tutta una operazione mediatica ben orchestrata: l'hanno sparata grossa, hanno suscitato reazioni un po' ovunque (by the way, Internazionale ha ripreso l'articolo dell'Universal), loro variano leggermente la campagna e fanno il gesto plateale della donazione. Un altro modo per ottenere una bella pubblicità.

Ma non è solo a fini commerciali che viene sfruttata l'immagine della donna. Guardate
la copertina del Times di questa settimana: È ovviamente una foto da brividi, le atrocità sulle donne sotto il regime talebano sono indicibili, ma avete notato il titolo? ("Cosa succederebbe se lasciassimo l'Afghanistan"). Quindi sfruttamento delle atrocità subite dalle donne non solo a fini commerciali ma anche a fini politici e propagandistici. Non se ne può proprio più..."

Noi ricordiamo che da quando l'occidente ha invaso con le sue truppe l'afghanistan, come ci dicono le attiviste di Rawa, le donne hanno perduto diritti civili e recentemente hanno ottenuto una legge che obbliga le donne sposate ad avere raporti sessuali con i propri coniugi pena la tortura e il digiuno.

30.07.10

Identikit dei cyber-stalkers: lo squadrismo!

Post in Pensatoio & Omicidi sociali & Fem/Activism at 08:14 :: 點閱次數 (46)

http://t2.gstatic.com/images?q=tbn:Z0xCvICcyDlsVM:http://semplicementestalking.files.wordpress.com/2010/05/cyberstalking.jpg&t=1Abbiamo già parlato di come individuare e difendersi dal singolo cyber stalker. Ma capita, talvolta che i cyber stalkers siano più d’uno, agiscano di comune accordo, allo scopo di perseguitarvi, intimidirvi, diffamarvi, minacciarvi, farvi violenza. In questo caso per comodità definiremo il fenomeno: squadrismo.

Lo squadrismo è una aggressione sistematica, istigata, progettata e organizzata ai danni di qualcuno che taluni ritengono meritare la “vendetta” o la "punizione" dei cyberstalkers.

In termini legali non troverete nulla che si riferisca a questa parola in rapporto a queste finalità. L’aggressione di gruppo, finanche lo stupro di gruppo, viene ancora addebitato al “branco” in rapporto alla responsabilità dei singoli. Nei procedimenti separati, per esempio, ci si riferisce allo stupro di gruppo attribuendo pene diverse a seconda di chi ha compiuto una penetrazione, di chi l’ha compiuta ma non è arrivato all’orgasmo, di chi non è riuscito a compierla e di chi faceva solo il palo per badare che non arrivasse qualcuno. Come se tra tutti questi ruoli ci fosse differenza rispetto alla finalità che si proponevano.

Lo stesso si fa con il bullismo o ancora peggio con il mobbing, quella pratica costante che i cyberstalkers compiono per limitare l’azione e la parola di qualcuno quando vogliono estrometterlo da alcuni spazi del web.

La natura e la provenienza dei cyber stalkers può essere varia. Ci possono essere varie deliranti ragioni per le quali un gruppo di cyberstalkers vi prende di mira.

A noi sembra interessante riflettere intanto su alcune eventualità per capire assieme a voi chi potremmo incontrare sul web.

Una delle cose che bisogna sapere quando si parla di web è che tutti possono transitarvi. Potreste trovare persone condannate, violente, sotto processo per varie ragioni, che sul web parlano, si esprimono, come mai farebbero in una piazza qualsiasi del mondo reale.

Internet è perciò il luogo ideale nel quale alcune persone si insediano e vivono quella vita che sul piano reale sono impossibilitati a vivere come vorrebbero.

D’altro canto ad un condannato non si nega l’uso di un mezzo di comunicazione, un telefono, la possibilità di scrivere una lettera, di socializzare.

Il problema consiste però nel fatto che internet, per le caratteristiche di velocità dei social network nella condivisione di spazi, di ricevere e dare informazioni, di possibilità di accedere l’uno nella vita dell’altro, mette queste persone nelle condizioni di poter nuovamente nuocere attraverso il mezzo che usano.

Nel web, luogo naturale nel quale possono insediarsi e agire questo tipo di persone, potreste trovare, per esempio, condannati per pedofilia nell'atto di impegnarsi, ovviamente con account diversi dal proprio nome, a seppellire le notizie sul proprio caso, a diffondere opinioni bizzarre sulla pedofilia, a contrastare chiunque lotti apertamente contro questo fenomeno.

Diteci: voi dareste mai una rubrica su un quotidiano o su una rete televisiva al signor tizio condannato per pedofilia o al signor caio condannato per aver massacrato di botte la moglie? Su internet siamo su questo piano. Anche il condannato per pedofilia o violenza sulle donne potrebbe avere il suo spazio, ben mimetizzato, di diffusione delle sue "idee". Quelle idee potrebbero diventare una cultura e quella cultura potrebbe tradursi perfino in convinzioni che ispirano regole per la gestione dell'intera società.

 (Continua)

30.07.10

Ladyfilmine, il film sulla Ladyfest

Post in Autoproduzioni & Vedere & Fem/Activism at 04:03 :: 點閱次數 (79)


http://ladyradiolina.blogs.teknusi.org/files/2010/05/131305-ladyfest.jpg

Lo scorso anno a Roma si è fatta la Ladyfest, un appuntamento ricchissimo di iniziative e meraviglioso nella sostanza politica che ha messo in gioco. Giulia Vallicelli ne ha realizzato un film, che potete vedere e votare per intero QUI. Noi andiamo a vedercelo. Fate lo stesso.

Seguono la sinossi del video e una breve biografia di Giulia. 

Ladyfilmine è un’istantanea sulla prima edizione romana del Ladyfest: un festival musicale, politico ed artistico no-profit, che nel corso degli ultimi dieci anni, con oltre cento edizioni internazionali, è arrivato a coprire la maggior parte dei continenti senza soluzione di continuità, in una prospettiva neo-femminista non istituzionale.
Uno sguardo diretto sui retroscena organizzativi ed emotivi del festival, che nella capitale ha scelto di arricchire il suo percorso con la complicità inedita della scena queer: quattro giorni in quattro luoghi dell’attivismo culturale più spontaneo, accompagnati da quattro voci di "ladies" decise a riappropriarsi degli spazi di espressione che in Italia percepiscono come angusti.
Attraverso l'accostamento della pellicola in bianco e nero ai colori del video digitale, Ladyfilmine restituisce le atmosfere del Ladyfest Roma alternando l'intimità diaristica degli home movies, che rievoca stagioni del femminismo passato, all'osservazione partecipata del documentario sociale e musicale contemporaneo.

Giulia Vallicelli nasce a Roma nel 1979 e da quattro anni vive e lavora a Milano nell’ambito della produzione televisiva, frequentando anche la Scuola di Cinema, Televisione e Nuovi Media della Fondazione Scuole Civiche. Ha un passato nella produzione musicale femminile indipendente ed un presente di cineamatrice in super8 e altri formati a passo ridotto.
Ladyfilmine è il suo primo documentario.

29.07.10

Identikit di un cyber-stalker

Post in Pensatoio & Omicidi sociali & Fem/Activism at 16:28 :: 點閱次數 (293)

http://www.justshoregirls.com/images/blog/cyberstalking.jpgIl cyber stalker è uno stalker che vi molesta e vi perseguita via web. Può essere una persona che già conoscete o può essere, come nel caso che preferiamo descrivervi, una persona nella quale vi siete semplicemente imbattute vostro malgrado nel web. Se paragonate il web al mondo reale potete immaginare che i luoghi del web, quelli che voi frequentate, sono luoghi che lo stalker invade allo scopo di molestarvi.

Lo stalker innanzitutto individua in chiunque tra voi una persona con la quale crede di avere chissà quale rapporto. Non importa se voi non lo considerate nemmeno, se la vostra vita reale è fatta di mille altre persone, se lui vi fa proprio schifo, ribrezzo, vomito. Per il cyber stalker non conta quello che voi pensate di lui. Non conta il vostro parere perché lui è un violento e non conosce la parola consensualità. Per lui conta solo quello che c’è nella sua testa.

Il suo comportamento può essere schizofrenico: un momento vi regala uno smile, l’attimo dopo vi insulta e vi diffama come peggio non potrebbe fare, poi pretende nuovamente che voi apprezziate la sua presenza.

Essere chiare, mai ambigue, mai rivolte a lui ma rivolte ad una generalità di soggetti non conta. Per lui tutto quello che fate è riferito al suo ombelico. Il suo egocentrismo è tale che non ritiene minimamente che possa esistere qualcosa di più interessante a parte lui.

Allo stesso modo il suo egoismo è enorme perché non gli importa quanto e come influisca nella vita della persona che perseguita.

Per esempio: minacciarla in più modi è sicuramente qualcosa che procura ansia, timore e che induce al cambiamento di abitudini.

Ma vediamo più nel dettaglio come può esercitarsi lo stalking via web.

Uno stalker che vuole perseguitarvi raramente si presenta con la sua faccia. In genere si intrufola nei vostri ambienti, forum, mailing list, profilo e gruppi facebook con un account fasullo.

Vi controlla in modo indiretto, poi vi fa sapere che lui c’è e che voi non potrete liberarvi di lui. Ritiene così di avervi in suo potere. Lui controlla tutto quello che vi riguarda, non lascia che voi abbiate un solo luogo in cui potrete restare senza subire la sua presenza. Così dovrete limitare le vostre chiacchiere con i vostri conoscenti, dovrete fare attenzione a non pubblicare foto che potrebbe usare per schedarvi e darvi in pasto ad altri del suo stampo, a non svelare mai nulla che possa servire a violare la vostra privacy e dovrete rinunciare a vivere il web liberamente, senza un burqa elettronico che il vostro stalker vi ha costretto ad indossare.

 (Continua)

29.07.10

Il pistolero

Post in Pensatoio & Omicidi sociali & Fem/Activism at 07:56 :: 點閱次數 (260)

Silvana e Rita non ci sono più. Rispettivamente figlia e madre. La sorella Vincenza è stata ferita ed è in gravissime condizioni. Nella loro casa è entrato l'ex di Vincenza, già denunciato per molestie, che ha ritenuto di dover fare piazza pulita di tutte le donne della famiglia. Uno sterminio, una strage, un femminicidio come tanti ne avvengono ogni giorno in italia.

I giornali, ovvio, noncuranti delle cifre e dei tanti segnali che attraverso lo stalking gli ex manifestano per spingersi inesorabilmente in direzione dell'omicidio premeditato, parlano ancora una volta di follia e raptus

Vorremmo essere molto gentili e dire tante parole piene di buon senso con documenti alla mano e con i numeri che dimostrano che i giornali sono scritti da una razza di microcefali minchioni che di mestiere dovrebbero fare i lustrascarpe, con tutto il rispetto per i lustrascarpe.

Vorremmo avere la pazienza di elencarvi ogni nome, ogni storia delle 20? 21? 22? donne morte ammazzate da maschi feroci solo nel mese di luglio. Senza contare i tentati omicidi, le donne bruciate vive che sono in prognosi riservata in ospedale e quelle che hanno riportato ferite gravissime e solo per culo respirano ancora. Senza contare le decine e decine di donne massacrate di persecuzioni, minacce, percosse, stupri e mille altre delicatissime attenzioni che certi maschi violenti dedicano alle donne delle quali vogliono vendicarsi.

Vorremmo dirvi che è un'emergenza, che tutte le donne si sentono in pericolo, che non c'è tempo da perdere, che bisogna fare qualcosa SUBITO. Ma non ne abbiamo la forza. Non ora.

Mandiamo solamente un messaggio breve e speriamo chiaro ai fottuti maschi violenti e ai giornalisti lobotomizzati che istigano odio contro le donne e che giustificano ogni femminicida:

Andate a fare in culo!

--->>>Bollettino di guerra per leggere il bollettino delle violenze maschili su donne e bambini

29.07.10

Bologna 2 agosto: Presidio per Faith e Ngom

Post in Omicidi sociali & Fem/Activism & Iniziative at 07:51 :: 點閱次數 (87)


http://noinonsiamocomplici.noblogs.org/gallery/5927/donne_nigeriane_2.jpg

Da Noi non siamo complici:

PACCHETTO SICUREZZA?

La questura bolognese condanna a morte

una donna che si ribella a uno stupro

Il 20 luglio la questura di Bologna ha deportato una ragazza nigeriana di 23 anni, Faith, proprio nel Paese dove era stata condannata a morte per aver reagito  ad un tentativo di stupro da parte di un uomo ricco e potente.

Faith era stata rinchiusa nel Centro di identificazione ed espulsione (Cie) di via Mattei a Bologna, dopo che i vicini avevano chiamato la polizia sentendo le sue grida di aiuto perchè un  uomo cercava di violentarla. 

La polizia ha pensato bene di arrestare lei solo perché non aveva il permesso di soggiorno. Dopo due settimane di detenzione è stata rimpatriata in Nigeria, dove potrebbe essere impiccata a breve da un governo corrotto e complice del peggior colonialismo occidentale.

E questo nonostante avesse già presentato domanda di asilo politico. 

Benché l’Italia sia uno dei paesi promotori della moratoria contro la pena di morte, lo stato razzista italiano non ha esitato a consegnare ai suoi assassini una donna che ha saputo reagire alla violenza maschile, una donna da cui tutte abbiamo tanto da imparare. 

Dopo questa vicenda, che segue purtroppo tante altre analoghe, sarebbe ora che ci si chiedesse di che genere di sicurezza blaterino i politici e perchè dovremmo delegare a questa gente e ai loro servitori in divisa la protezione delle nostre vite.

La deportazione di Faith è un monito contro tutte le donne che si ribellano alla violenza maschile.

 (Continua)

29.07.10

Bravi ragazzi e la rettifica alle 48 ore come arma di censura

Post in Pensatoio & Omicidi sociali & Anticlero/Antifa at 05:05 :: 點閱次數 (116)

Oggi abbiamo due notizie curiose. Svastichella, quello accusato di aver accoltellato un ragazzo gay, è stato arrestato assieme ad altri 20 individui per questioni di traffico di droga. A tal proposito il nostro amico Riccardo ci spiega per filo e per segno quali sono i valori "veri" ai quali un giovane fascista si ispira.

Poi c'è un altro ragazzo, uno degli otto accusati per lo stupro della ragazzina di Montalto di Castro. Uno degli otto ai quali chissà perchè il sindaco della città aveva dato migliaia di euro dei contribuenti per pagargli le spese legali mentre la cittadina, salvo poche e distinte anime, si distingueva per essere il luogo in cui una ragazzina stuprata viene messa al rogo come strega che turba l'equilibrio della popolazione locale. Questo ragazzo è stato ora arrestato per stalking nei confronti dell'ex fidanzata

Il giornale della Tuscia dice:

"L’arrestato, estremamente geloso, la seguiva praticamente ovunque per accertarsi di quello che facesse e dopo che la storia tra i due era arrivata al capolinea, non si era dato per vinto e aveva iniziato a minacciare di morte lei e la figlia, terrorizzando la poveretta con promesse di maltrattamenti."

e aggiunge:

"Ora, considerando che il giovane è già sotto processo con l’accusa di violenza sessuale, le sua situazione si fa estremamente complessa."

Vorremmo ora chiedere alla cittadina di Montalto di Castro se anche in questo caso si attiverà la difesa ad oltranza dell'accusato e la condanna della "presunta" vittima. Vorremmo sapere dal sindaco se intende sborsare altri soldi dei contribuenti per pagare un sovrappiù di spese legali a copertura di questa ulteriore "complicazione".

N.B. Se ora fosse già applicabile l'articolo della legge sulle intercettazioni che vuole obbligare i/le blogger alla pubblicazione delle rettifiche entro e non oltre le 48 ore (pena il pagamento di una multa fino a 12.500 euro) siamo certe che giungerebbero al nostro indirizzo mail richieste di rettifica FALSE (come è già avvenuto) di maschilisti che attivano account FALSI su gmail, hotmail o altri client free per la posta online, sulle quali non avremmo modo e tempo di fare le giuste considerazioni per evitare di soddisfare il loro ego e/o per verificare che si tratti di richieste reali. La rettifica richiesta entro le 48 ore è un'arma di censura per gente senza scrupoli che millanta identità altrui, inventa falsi account e false mail pur di intimidire e state certe che accanto al trolling e al cyberstalking nei modi che insieme abbiamo imparato a conoscere ci sarà una nuova forma di molestia fatta di minacce per procura, ovvero di minacce che si servono di una legge sciocca e inadeguata proprio per indurre quelle come noi al totale silenzio. Credeteci sulla parola, è quello che avverrà.

29.07.10

Mille e uno modi per deresponsabilizzare uno stupratore

Post in Pensatoio & Omicidi sociali & Fem/Activism at 01:20 :: 點閱次數 (274)


http://4.bp.blogspot.com/_R0gxUDGMuJk/SX2MafGH4yI/AAAAAAAABjk/5jL78_jkGDo/s400/Stupro1.jpg

Ancora un collage di una discussione che viene dalla nostra mailing list (iscrivetevi e venite a parlarne con noi :)) a proposito di un articolo della Stampa che parla di uno stupro:

1° intervento]

Innanzitutto, in rosso viene segnalata la sezione in cui ci si trova, che è appunto quella della cronaca. Più in basso troviamo data, trattino, sottotitolo dell'articolo. Potrebbe essere violenza sessuale a torino? Stupro di due donne? No, il titoletto è "SOCCORSE DAI CARABINIERI".
Si dà risalto così non alla vicenda accaduta alle due ragazze, ma all'intervento prestato dalle forze dell'ordine.
Andando a leggere il brillante articolo ci si accorge poi che in realtà il violentatore si è presumibilmente fatto prendere dal panico e ha buttato fuori dall'auto le due, che ovviamente hanno fermato dei passanti e chiamato i carabinieri.

Queste sono le altre perle dell'articolo (tra l'altro i refusi di ortografia non si contano):

"Le due ragazze, 18 e 19 anni, hanno conosciuto il giovane, 20 anni, mentre si stavano divertendo in un locale, bevendo alcol."

"Dopo aver passato la serata (e la nottata insieme a loro) l’uomo si è offerto di portarle a casa in macchina intorno alle 6.30 e le due fanciulle hanno accettato, pur essendo già notevolmente ’brillè."

"Durante il tragitto il ragazzo si è fermato davanti ad un venditore di panini e bibite: ha offerto alle due altra birra. Lui si è limitato a dare qualche sorsata, le ragazze invece ne hanno bevuta una quantità maggiore."

 (Continua)

29.07.10

Il femminicidio non è un brand: sono vite da salvare, non imprese da far arricchire!

Post in Omicidi sociali & Fem/Activism at 00:04 :: 點閱次數 (207)


http://3.bp.blogspot.com/_sqKoYrble2g/TEPG_LrFBhI/AAAAAAAAAQQ/SSss8Vshi3k/s1600/1426.jpg

Clara ci segnala nella nostra mailing list un fatto del quale si sta parlando molto in messico. Una azienda di cosmetici ha deciso di lanciare una nuova linea di prodotti con nomi che sono ispirati alla dinamica del femminicidio di Ciudad Juarez. Tutto ciò appare a molte donne, e non solo, una banalizzazione del problema ed è per questo che è partita una protesta alla quale l'azienda risponde dicendo che donerà dei soldi a delle organizzazioni che lottano contro il femminicidio. QUI trovate una petizione internazionale e sotto trovate la proposta di messaggio da inviare all'azienda così come ce la fa pervenire Clara.

>>>^^^<<<

L'impresa canadiense  MAC-Rodarte, che opera nel settore cosmetico, vuole lanciare per metà settembre una campagna pubblicitaria ispirata a Ciudad Juárez e ai femminicidi. Nomi come "Juárez", "Ghosttown", "Factory", "Bordertown", "Sleepwalker" (sonnambule = prostitute) sono solo alcuni dei nomi usati per i nuovi prodotti. Il look delle modelle è un look cadaverico, grottesco, quasi vampiresco. È indubbiamente un'operazione mediatica, che punta ad ottenere la massima proiezione (anche se negativa) alla campagna e all'impresa. Davanti a questo tentativo maldestro di banalizzare il problema e di speculare sulle donne assassinate e scomparse, vi invito ad entrare nella pagina dell'impresa e a copiare & incollare la seguente lettera:

Ho saputo della vostra nuova campagna pubblicitaria di cosmetici ispirata a Ciudad Juárez.


I femminicidi a Ciudad Juárez, Chih. (Messico) non sono una frivolità: negli ultimi 17 anni sono scomparse e morte più di 1000 donne e bambine a causa di questo terribile fenomeno e non esiste una ragione plausibile per farne oggetto di una campagna pubblicitaria ed utilizzarle a fini commerciali.


Se credete che pur attraverso una pubblicità negativa otterrete una proiezione mediatica e, di conseguenza, un aumento delle vendite, vi sbagliate di grosso: da parte mia NON COMPRERÒ MAI, NON REGALERÒ NÉ CONSIGLIERÒ I VOSTRI PRODOTTI.


E se credete di poter lavare le vostre coscienze donando 100 mila dollari o qualunque altra somma ad organizzazioni che lottano contro il femminicidio, vi sbagliate ancor di più.

 

 (Continua)

28.07.10

La reazione mascolinista e la violenza contro le donne

Post in Omicidi sociali & Fem/Activism & Scritti critici & Misoginie at 07:47 :: 點閱次數 (302)

http://ladyradiolina.blogs.teknusi.org/files/2010/07/imm.jpg

L'articolo originale in francese ["La réaction masculiniste et les violences contre les femmes" del quale via avevamo parlato nel post sulla guerra alle madri (2°)] è leggibile qui: http://www.topicsandroses.com/spip.php?article465

Si tratta di un documento prodotto da un collettivo canadese maschile contro il sessismo.

Ringraziamo Olympe per aver scovato questo ottimo materiale e per averlo tradotto in pochissimo tempo:

(nota: alcune parti molto specifiche sulla situazione canadese sono state tralasciate nella traduzione, gli/le interessate/i possono fare riferimento all'originale)

La reazione mascolinista e la violenza contro le donne

In questa conferenza, svoltasi davanti al Consiglio federale della Federazione interprofessionale della sanità del Quebec il 6 dicembre 2007, all’occasione della commemorazione del tristemente celebre “massacro del Politecnico” (compiuto da un pazzo assassino che voleva dimostrare il suo odio nei confronti del femminismo ammazzando quattordici donne), l’autore dimostra come il mascolinismo, il quale si fonda sul malessere identitario che sarebbe generato negli uomini dalle rivendicazioni di parità tra uomini e donne e dei diritti delle donne, sia un discorso di destra: un integralismo che bisogna analizzare politicamente e globalmente, e non come una resistenza psicologica e personale. Inoltre, in quest’occasione, l’autore analizza diverse manifestazioni della resistenza antifemminista nell’ambito della sanità.

Voglio innanzitutto ringraziarvi per l’immenso onore che fate a un semplice militante come me nell’invitarmi qui. La FIQ è un sindacato modello in Quebec per ciò che riguarda la sua pratica rispettosa dello spazio delle donne e allo stesso modo solidale circa le rivendicazioni pertinenti.

 (Continua)

28.07.10

Cari confratelli: circa l'uso di Indymedia!

Post in Fem/Activism & Muro del Riso & Satira at 06:21 :: 點閱次數 (231)

La Pas è una malattia inventata dal nostro compagno d'armi Richard Gardner. Passato per la germania nazista nel '31 egli approdò in america dove potè sperimentare in casa sua, da solo e senza nessuno strumento di rilevazione scientifica, una ideuzza che gli sarebbe stata utile per tirare a campare negli anni a venire.

Disse nientemeno che i bambini che non vogliono stare con un padre violento, che li terrorizza, beve, abusa di loro o picchia la loro madre, sono "indotti" a pensare codeste cose perchè la femmina di casa è pazza.

Così mister gardner riuscì a sbarcare il lunario, si pubblicò a spese sue qualche libro con le sue strampalate teorie e cominciò ad essere chiamato da processati con l'accusa di pedofilia sui figlioli per consulenze sul tema. 500 dollari a botta non devono essere pochi anche se non gli sono serviti a riservargli un migliore destino giacchè si suicidò squartandosi con un coltello in età avanzata.

Queste cose le sappiamo io mammeta e tu e non le dobbiamo fare conoscere agli altri. Invece agli altri dobbiamo dire che la Pas è una signora malattia, che le femmine sono tutte pazze, che i bambini che ci accusano di violenza sono pazzi pure loro e alla fin fine ce li facciamo affidare e così li convinciamo ben bene che quello che hanno visto e vissuto era tutto un sogno.

Un sogno era, 'u capisti picciriddu? E non ti arrischiare di dire niente di diverso perchè senno' ti faccio una pas come te la dico io.

Insomma, cari miei confratelli, la questione è rischiosa ma ce la possiamo fare. Si compone di tanto convincimento e tanta buona volontà. Ripetetevi a preghiera tutte le notti che quando avete ammazzato di legnate vostra mugghiera era cosa falsa. Le botte erano false, i lividi erano falsi e pure il sangue che ci usciva dalla testa e dal naso era falso. Rosso fuoco ma falso. Un falso colorato insomma.

 (Continua)

28.07.10

Colori e grigiori

Post in Pensatoio & Omicidi sociali at 05:11 :: 點閱次數 (211)

http://www.spassolandia.net/e107_plugins/autogallery/Gallery/Illusioni%20ottiche/arcobaleno_digitale.JPGA volte provo una tenerezza frammista a pena per alcuni bambini. E compatisco un poco i loro genitori.
Mi capita quando cammino nei centri commerciali, uno dei luoghi meno consoni ad una famiglia in cui vi sono bambini piccoli.

Eppure i centri commerciali pullulano di passeggini (mi è capitato anche di assistere allo sfioramento di uno scontro frontale tra culle, e dubito che quest'ultime fossero munite di air-bag), di mamme che trascinano bimbi che si rifiutano di camminare adeguandosi ai ritmi "adulti", di papà i quali, esauriti i diversivi del gelato-giro sulla mini ruota panoramica con vista dall'alto di Zara e H&M-Chupa Chups-sorpresa non meglio identificata, non sanno più cosa estrarre dal cilindro e sopportano i capricci dei loro piccoli.

I quali, magari, vorrebbero stare anzi a casa di qualche amichetto/a, o in un giardino, a correre o a giocare a palla, sporcandosi di erba e terra. O semplicemente poter stare all'aria aperta, tra i suoni e i rumori del mondo reale, sottratti all'artificiale sottofondo sonoro tipico di questi luoghi dedicati alle spese, necessarie e non, dei grandi.

In quei momenti spero che se un giorno dovessi avere dei figli, i fotogrammi della nostra vita possano essere molto differenti da quelli appena scorsi davanti ai miei occhi.

Mi capita di provare simili sensazioni anche quando sono sulla spiaggia, e mi accorgo che quella che dovrebbe essere una giornata divertente e rilassante per tutti, diventa una sfida all'ultimo strillo tra bambini agitati, mamme che urlano divieti senza preoccuparsi minimamente di spiegarne la motivazione, papà che nel frattempo non tolgono lo sguardo dal giornale e ogni tanto scuotono la testa e danno una voce, tanto per affermare la propria autorità.

Tristi e consunti giochi di ruolo, in cui la regola principale è la totale assenza di comunicazione reciproca, in cui nessuno si diverte e ognuno accumula non punti ma tensioni. Tutti perdenti alla fine...

Davanti a scenari di questo tipo mi passa davvero la voglia di avere una famiglia. Poi ricomincio a pensare che forse a me non accadrebbe, ma il pericolo, seppure remoto considerati i miei anticorpi naturali, di ritrovarmi imprigionata (e di imprigionare eventuali figli) in determinati meccanismi mi incute un considerevole timore.

Quando invece sono con la famiglia di S. i pensieri sui progetti futuri abbandonano quella tinta grigia di cui erano intrisi.

S. e M. hanno due figli, Mattia e Alessia, di cinque e tre anni.

Non posso non riconoscere a questa coppia un'abilità e un'intelligenza particolari nel relazionarsi ai loro piccoli. L'amore che provano per loro si avverte tangibilmente, e credo che la sicurezza e la serenità di questi due bambini trovi fondamenta proprio in quell'affetto da cui sono costantemente circondati e protetti.

Hanno una stanza piuttosto grande e ben fornita di giochi, libri e pupazzi, dove trascorrono molto tempo a giocare tra di loro o con gli altri bambini dell'asilo.

Ogni tanto Mattia, che oramai parla molto e bene, dice una frase che ti spiazza, t'intenerisce e ti sorprende, e non lascia dubbio alcuno sulla sua intelligenza e sensibilità.

 (Continua)

28.07.10

Toscana, culla della misoginia

Post in Pensatoio & Omicidi sociali & Misoginie & Satira at 03:37 :: 點閱次數 (259)


http://s3.amazonaws.com/lcp/rincones/myfiles/misoginia.jpg

Prima che qualche analfabeta si precipiti allarmato a defecare un suo in-dotto post sul gravissimo reato di "vilipendio del granducato" specifico che si tratta di satira. C'ho fatto pure la categoria apposita, a scanso di equivoci, per quelli più enciclopedicamente toccati da qualche grave forma di malleus maleficarum intramuscolo e anche in vena.

Si badi bene, non è un invito al dialogo con analfabeti e defecatori che sono sempre osservati, denunciati e giudicati altamente lesivi per l'armonia del nostro presente.

Si tratta dunque del bel clima della terra verdeggiante che mi è capitato di intravedere qualche volta e di apprezzare per le sue splendide zanzare tigre, le meravigliose zone non bonificate e l'umido che ti trapana le ossa fino al midollo. Puoi incontrare tanta meraviglia e tante persone piene di un grande senso dell'umorismo.

 (Continua)

28.07.10

Stuprarne una per educarne cento

Post in Corpi & Pensatoio at 00:37 :: 點閱次數 (291)

A commento del comunicato del Collettivo Lesbico Goditive Generose, a proposito della sentenza della corte costituzionale che decide che stupri contro donne e bambini siano reati "minori" alla mafia, Milena scrive:

"la rilevanza collettiva c'è eccome e c'è pure il pericolo permanente. ma dove vivono questi della corte costituzionale? non lo sanno che lo stupro è un'arma di guerra, che serve a intimidire e minacciare migliaia di donne e che per ognuna che è stata stuprata cento altre vengono educate alla sottomissione sessuale?"

Questo apre una lunga riflessione che sta coinvolgendo tante donne, anche nella nostra mailing list, tutte combattute, tutte in qualche modo coinvolte da questa sentenza. Perchè tra tutti i concetti descritti nelle motivazioni della sentenza quella che riduce lo stupro ad un fatto giuridicamente "personale", ovvero una cosa che riguarda solo me e me soltanto e perciò un po' meno della mafia, un po' meno di altri episodi di criminalità, ha lasciato tutte abbastanza basite.

Dice il collettivo lesbico che si tratta di violenza di genere, non riguarda soltanto una donna, la vittima di quel momento, ma riguarda tutte. E' una guerra contro un intero genere e l'obiettivo è la sottomissione, la schiavitù, l'intimidazione, il ricatto, l'annientamento di un genere per assoggettarlo ad un altro, quello etero e maschile. D'altronde la violenza contro le donne in quanto donne si chiama femminicidio ed è una violenza sistematica che relega le donne all'ultimo gradino sociale per sfruttarle e piegarle al volere di chi domina e prevarica.

 (Continua)

27.07.10

Sulla sentenza della corte costituzionale: "Siamo offese. I delitti sessuali sono delitti di genere!"

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Di questa questione abbiamo parlato QUI. QUI i comunicati Udi. QUI l'opinione dei giuristi democratici, gruppo di ricerca generi e famiglie. Questo è un comunicato dal catanese Collettivo lesbico Goditive generose:

La Corte Costituzionale ha stabilito che nei procedimenti per violenza sessuale, atti sessuali con minorenni e prostituzione minorile, anche quando sussistono gravi indizi di colpevolezza, la custodia in carcere dell’indagato non è più obbligatoria. Sarà il giudice a decidere.

Si legge nella sentenza n. 265 del 21 luglio 2010: “Per quanto odiosi e riprovevoli, i fatti che integrano i delitti in questione ben possono essere e in effetti spesso sono meramente individuali e tali, per le loro connotazioni, da non postulare esigenze cautelari affrontabili solo e rigidamente con la misura massima [carcerazione preventiva]”. Inoltre, secondo la Corte Costituzionale, non si possono equiparare i delitti sessuali (meramente individuali e la cui pericolosità non è permanente) ai delitti di mafia (di rilevanza collettiva e pericolosità permanente) , per i quali è previsto il carcere obbligatorio.

La norma sopracitata, sempre secondo la Corte, sarebbe in contrasto con gli articoli 3 (uguaglianza davanti alla legge), 13 (libertà personale) e 27 (funzione della pena) della Costituzione.

SIAMO OFFESE DA QUESTA SENTENZA. Troviamo aberrante che si considerino delitti “odiosi e riprovevoli” come lo sturpo e la pedofilia, meno pericolosi di altri solo perché “spesso meramente individuali”. I delitti di mafia sono pericolosi perché mettono in pericolo la convivenza e la sicurezza collettiva? Noi, come donne e lesbiche, sentiamo che la convivenza e la sicurezza collettiva è fortemente minacciata dai delitti di violenza a sfondo sessuale, anche quando il delitto colpisce una sola di noi. Ci schieriamo parte civile con le nostre organizzazioni solidali con le donne vittime di violenza – non per buonismo – ma perché ognuna di noi è colpita dalla violenza perpetuata su ciascun’altra. I DELITTI SESSUALI SONO DELITTI DI GENERE! Non ci stancheremo di dirlo e ripeterlo. Non riguardano i singoli individui/e, riguardano la prevaricazione di un genere (quello maschile) sull’altro (femminile). Si vuole ridurre ancora una volta un delitto che riguarda tutti e tutte a un fatto privato tra due soggetti. NON CI STIAMO!

Ci chiediamo inoltre a chi questa sentenza possa portare giovamento. Nessun uomo o donna di buon senso può onestamente sostenere che un presunto stupratore – laddove esistano “gravi indizi di colpevolezza” – non meriti il carcere (preventivo) come misura efficace per allontanare immediatamente il carnefice dalla sua vittima. Lasciare il presunto reo a piede libero… alimenta la percezione che violentare donne o minorenni, indurre minori alla prostituzione non sia un delitto grave. È invece un fatto gravissimo! Ci viene il sospetto che qualcuno tema un sovraffollamento delle carceri italiane, alla luce delle denunce di pedofilia che hanno colpito alcuni preti cattolici e delle dichiarazioni del Vaticano di timida presa di distanza dalle azioni di pedofilia di alcuni suoi prelati, non più affidati al giudizio degli alti papaveri della Chiesa ma alla giustizia penale italiana. Si vuole evitare che si svuotino gli oratori e si riempiano le già straripanti prigioni italiane?

La violenza sessuale non è un reato come un altro, è uno specifico odioso reato di GENERE. Noi lo sappiamo bene. E gli uomini?