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Se fai la puttana per mantenere tuo marito, è tutto okay!

Lezione di pedagogia mediatica. Cosa fanno sempre i media? Ti dicono che puttana è brutto, che escort è l’equivalente di fetenzia parlamentare e che comunque sia se una donna vende la ciccia per autosostentarsi comunque va redenta, e pentiti e vai a fare piuttosto la badante.

Poi: che si dice degli uomini che restano disoccupati? Che sono poveri diavoli, ed è vero, per carità, noi siamo solidali. Lo siamo tutt*. Ma poi capita anche frequentemente che uno trasforma la disperazione nel motivo per dar legnate alla moglie o per ammazzarla e allora sui giornali cosa dicono? Che lui, povero uomo, era un po’ depresso, e che lei, la stronza, sicuramente una megera, stava attaccata al vil denaro per cui l’allontanarsi da un uomo sì manesco determinava la sua bocciatura sociale. Ma come, tu, oh moglie, te ne vai in un momento di difficoltà? Oh, grande tradimento. Piuttosto è meglio che lui ti ammazzi e si suicidi conseguentemente, ché non è proprio storia che tu possa vivere e farti i cazzi tuoi senza sprofondare nella sua incapacità di reagire, di sbracciarsi e lavorare, di farsi il culo a fare qualche altra cosa.

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Uomini che odiano le donne (antifemministi reply)

Gli squadristi e i cyberstalkers, quelli che limitano la nostra libertà di espressione, che copiano e clonano siti e blog femministi per censurarne il pensiero, che lo fanno sistematicamente, in modo organizzato, con una complicità in associazione tra vari individui, al nostro post [LEGGI] che informa su quello che succede (e che non sostituisce affatto ogni altra azione che abbiamo compiuto e compiamo per denunciare quello che accade, ché c’è una differenza tra “controinformazione” e squadrismo arrogante, cyberstalking molesto che include le intimidazioni e gli insulti che nel corso del tempo abbiamo ricevuto) rispondono così:

E si, infatti, con la protervia e l’arroganza di sempre immaginano di poter dire che “basta al femminismo lo diciamo noi”. Obiettivo è il nostro AZZERAMENTO finale (la soluzione finale?). Come scritto QUI.

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Ma che noia ‘sti antifemministi! (Del piano di rinascita neomaschilista!)

Update: le reazioni degli antifemministi a questo post.

Com’è possibile che non ci sia un solo luogo in cui questi ultracorpi arrivano a tenere banco sugli stessi argomenti di sempre. Burocrazia e numeri, spostare l’attenzione, un po’ più in là, le cifre delle statistiche delle donne morte, che pure se gliele contiamo in faccia una a una per loro sono sempre troppo poche e allora dicono che quando proprio non gli riesce di negare che quel cadavere è di femmina che se l’è cercata e che è colpa sua perché – vado a memoria e cito la nota pagina fasulla gestita da maschilisti, misogini e padri separati No alla violenza sulle Donne – lei compirebbe atti così orribili da indurlo a fare una follia.

Li trovi ovunque e sono sempre gli stessi nomi. Vanno da Lorella Zanardo, poi sul blog Un altro genere di Comunicazione, poi da Loredana Lipperini, poi vanno da MenoePausa, poi vengono da noi e qui sbattono duro perché li ricacciamo fuori, ma altri arrivano, poi passano dal blog gestito dall’uomo che non è un antifemminista, lo chiamano maschiopentito, poi passano dal gruppo facebook di Maschile Plurale, poi li vedi a commentare su un articolo del Fatto Quotidiano, Poi gira che ti rigira, non si sa perché, tornano da noi e li ricacciamo fuori dalle ovaie. E vanno avanti così da anni e anni e se nessuno li paga per fare la via crucis delle sette sorelle e dei fratelli intelligenti che stanno in giro per il web non si capisce di che cosa campano.

Sono squadristi e siamo così stanche di dover ogni giorno riaffermare una verità che sfugge perché fanno di tutto per distorcerla e poi collaborano oramai pure le riviste femminili e metti un articolo, a firma di una donna, che gira che ti rigira, ti parla di crisi d’abbandono del maschio e della sua scarsa capacità di sopportazione e poi ci infila a forza quei poveri padri separati che se non li si infila oramai lo sanno, o per la pagnotta, o per il fatto che sono stanche pure loro di essere subissate di commenti, infine cedono, si lasciano usare e usano e dicono, e affermano e nascondono, e si rendono colluse, complici, perché di collusione qui si tratta.

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MLVD: E’ ora di fare un Movimento (autogestito) di Lotta contro la Violenza sulle Donne!

Io volevo dire che Emlou Aresu ce la ricordiamo tutt*. Proprio a partire dal suo delitto ha avuto inizio la campagna dei lenzuoli contro la violenza sulle donne. Il suo assassino è stato assolto, per incapacità di intendere e volere, mandato in ospedale psichiatrico per cinque anni e poi basta, fine, stop. Così dice la stampa.

Lei era una donna, madre, persona, che si era svegliata per andare a lavorare e si è trovata di fronte un tizio che frequentava una palestra nazi, armato dei suoi pugni fino ai capelli e dopo aver litigato con la sua fidanzata la madre disse di averlo visto uscire con l’intenzione espressa di beccare una donna qualunque e fargliela pagare.

Emlou Aresu è una donna morta in quanto donna. Lui l’ha incontrata e le ha massacrato la faccia di pugni. L’ha lasciata lì, per terra, in una strada di Milano, e oggi si comunica al mondo che una donna non può vedersi riconosciuta dallo Stato quella violenza che le ha tolto la vita. Oggi si è stabilito che basta fingersi pazzo per essere compreso tra quelli da capire, assolvere, e basta.

Sarei un po’ stanca di vedere offesa perfino la memoria delle donne uccise o che tutto si misuri in una diatriba intellettual/giuridica su cosa sia meglio farne dei carnefici. Non mi interessa neppure entrare nel merito della legislazione, ché io sono convinta che la violenza maschile sia una costruzione culturale, fatta di legittimazione, omertà, complicità, negazionismo, banalizzazione, depistamenti esattamente come la mafia e come la mafia andrebbe trattata.

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Care, alla violenza degli uomini si risponde con l’autodifesa!

Un punto di vista. Con la sua disponibilità a farci ripubblicare, da MenoePausa, un post che racconta la violenza sulle adolescenti, sulle donne, il modo in cui la società organizza la reazione e il perdono a vantaggio del carnefice e a reprimere la reazione della vittima. Buona lettura!

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Continua a farmi male ripensare a certi dettagli della mia vita o di quella di mia figlia. Cose grandi e piccole, sommate, che diventano una montagna di sporcizia che hai sempre bisogno di lavarti via di dosso.

Un ricordo: c’era quel tale che alla terza ora delle medie, in coincidenza con la sua pausa al cesso, è andato da mia figlia e l’ha bloccata al muro. Le ha preso la mano e gliel’ha messa sul suo cazzo. “Se lo dici in giro io dico che me l’ha preso in bocca!“. Un tredicenne, uno stupratore in erba, uno stronzetto, un bullo, uno che i genitori li avrei io fulminati con un solo sguardo, che solo a immaginare come sarebbe finita se lei avesse deciso di andare lì dal preside, e denunciare e poi subire gli improperi di quella tal famiglia, con madre e padre a dire che lei era la puttana e lui il baldo giovine, di cazzo-munito e anche di una sorta di copertura familistica amorale che tutto gli ha permesso e ha sostenuto, se solo lei avesse deciso di fare quella cosa lì, e io l’avrei di certo sostenuta e oltre, avrebbe sì patito e poi sarebbe stata costretta infine a cambiare scuola.

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#19 – Gli uomini violenti fanno strage di donne e bambini!

Sono #19 le vittime di violenza maschile per il 2012. Sono #19 perché noi contiamo anche le vittime di strage familiare, quelle in cui l’uomo si vendica sulla ex moglie ammazzandole il figlio e quel figlio è vittima della stessa violenza. Così come lo sono le donne, conviventi, mogli, ex, madri, che vengono ammazzate da un familiare sempre malato, sempre depresso, o troppo stanco ed egoista per prendersi cura di loro. Vittime, di tanti tipi e tutte uguali nella sorte perché alla fine condividono quell’ultimo respiro, l’ultimo sguardo su un uomo violento che le ha bruciate vive, le ha strangolate, accoltellate, buttate vie come immondizia. Sono vittime di qualunque età e in ogni caso.

In pochi giorni dall’ultima donna ammazzata dal suo ex fidanzato, la quindicesima per il 2012, eccone ancora, una lista interminabile, e c’è quell’uomo che allo stesso modo del protagonista del film “Un giorno perfetto” ha voluto privare la ex moglie di suo figlio. L’ha preso e l’ha lanciato nel Tevere, un bimbo di 16 mesi, mai più trovato. Ovviamente tra i quotidiani è Libero che ha accolto la versione della lobby dei padri separati per cui quel gesto sarebbe stato spinto dalla rabbia per non aver potuto ottenere l’affido del bambino. Tutta colpa delle femministe, tuonano nelle pagine facebook gestite da chi giusto per questa nostra attenzione nei confronti delle vittime di violenza maschile invoca il Tso nei nostri confronti e pianifica da tempo di azzerare la nostra opinione e di ridurci al silenzio, tutta colpa delle leggi femministe. Invece loro promuovono l’affido condiviso anche per dare un figlio in affido ad un uomo così, certamente poco equilibrato, certamente non adatto, certamente violento, certamente uno stronzo assassino. Quindi come al solito la costante non è “povero figlio”, povero bambino indifeso che ha pagato per la miserabile legittimazione che un uomo del genere aveva ottenuto chissà dove e chissà come, convinto di far bene in quel suo piano di vendetta. Siamo al “povero padre”, povero lui, povero egli che sarebbe stato “costretto” a prendere la vita di un bambino di 16 mesi e a buttarla nel cesso. Ma si, e cosa aspettarci di più se siamo in mano a questi integralisti autoritari che invocano le false malattie psichiatriche per mettere spalle al muro le madri che vogliono difendere i bambini da uomini del genere.

Poi a Palermo hanno trovato il corpo di una donna uccisa, una straniera, una di cui non si conosce il nome, una che non possiamo neppure conteggiare tra le vittime di femminicidio giacché nessuno ne parla perché non interessa. Che se si dice chi l’ha uccisa allora siamo a #20.

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Sulla Sentenza della Corte di Cassazione “sullo stupro di gruppo”

Leila ci segnala questo suo intervento (grazie!) sul tema sul quale si dibatte da giorni, tentando di dirimere la questione legalese e burocratica e di fare spazio a quello che ci interessa, ovvero le vittime di stupro delle quali in questi giorni abbiamo parlato in poch*, ma davvero in poch*. Lo condividiamo qui. Da Aut Aut Pisa. Buona lettura!

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Sulla Sentenza della Corte di Cassazione “sullo stupro di gruppo”…

Leggendo i commenti, gli articoli, dopo la diffusione della sentenza n 4377/12 della terza sezione penale della Corte di Cassazione, come donna mi sono sentita in dover esprimere un parere, un’opinione, politica.
Prima di far questo però come persona che queste cose (le sentenze)le studia proverò a fare un po’ di chiarezza sull’accaduto, non per spiegare qualcosa a qualcuno che non ritengo in grado di capire, come molti autori degli articoli e dei commenti sembra abbiano voluto fare, ma perché credo fortemente nella condivisione del sapere come forma di lotta, e perché credo che divincolarsi tra i cavilli giuridici non sia cosa facile per nessuno.

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Palermo: chi marcia per la “vita” marcia per la morte!

Da due anni a Palermo si fa la “Marcia per la Vita“. Con il patrocinio di Comune, provincia e regione, sfilano associazioni antiabortiste e fasciste a difesa di quella che chiamano “vita” fin dal primo momento del concepimento.

Ricordo che Palermo è la città in cui Forza Nuova ebbe il coraggio di inviare alle redazioni dei giornali dei bambolotti insanguinati per dare il proprio messaggio antiabortista. Come dire, non è propriamente una città laica. E già mi sorprende che al posto di una santa per le processioni non scelgano un lieto bambiniello in sembianze embrionali, giusto per ribadire le marcette catto/fasciste a privare le donne della libertà di scelta.

Ricordo anche che a Palermo non esiste un luogo in cui si possa realizzare l’interruzione di gravidanza senza incorrere in obiettori di ogni genere e che nei pochi consultori le professioniste fanno quello che possono in presenza di mille ostruzionismi e mille impedimenti. A Palermo non esiste una informazione di base che possa ragionare con le adolescenti per metterle al riparo da gravidanze indesiderate, per aiutarle ad affrontare la sessualità in modo consapevole. Hanno dovuto ovviare le ragazze del Collettivo Malefimmine con un opuscolo informativo distribuito davanti alle scuole e diffuso dove hanno potuto (potete scaricarlo online DA QUI). Hanno dovuto cercare informazioni e condividerle le ragazze del Centro sociale Ex Carcere, perché evidentemente non c’è nulla che dica ad una ragazza di quella città dove si trova un consultorio o come prevenire una gravidanza (Info disponibili online QUI).

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Campagna fake: La pillola abortiva è un dono di Dio!

Clara, dalla nostra mailing list:

Avete visto la nuova campagna di Diesel women che sta destando tanto scalpore in tutto il mondo e che difende la pillola abortiva?
http://www.womenonwaves.org/attachment-2338-es.html. Si tratta di una falsa campagna pubblicitaria, dietro la quale c’è l’organizzazione olandese Women on Wave, che da anni diffonde l’aborto medico nei paesi in cui l’aborto è proibito. L’obiettivo della campagna fake è la stessa Diesel che viola i diritti delle lavoratrici. Su http://dieselforwomen.com/ trovate tutte le spiegazioni.

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Troppo silenzio degli uomini: la violenza sessuale è maschile!

Il clamore della sentenza della Cassazione ha fatto danni e mietuto vittime un po’ ovunque sia nella disinformazione più totale che nella troppa informazione da abuso di cavilli burocratici.

Ieri era tutto un pullulare di notizie false e fuorvianti: buona parte dei media mainstream hanno purtroppo rilanciato la notizia che per il reato dello stupro di gruppo non si dovesse più andare in galera a cui è seguito il solito “vergogna, vergogna, buuu” da social network buttato un po’ lì, tanto a fare i leoni dietro un monitor siamo buoni tutti e del resto, se l’hanno scritto su faccialibro noi ci fidiamo ciecamente e lo diamo per scontato che è andata proprio così.

Ma quello che mi ha stupito di più sono gli espertoni di legge, quasi tutti di sesso maschile a dire il vero, che si sono prodigati in ampie e precise spiegazioni alle illetterate e ignoranti donzelle loro lettrici per cui la legge va applicata così e così e chissenefrega se voi siete laureate in giurisprudenza quanto noi, ve lo spieghiamo noi perchè siamo maschi e di queste cose ne sappiamo più di voi.

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Bologna: c’è un uomo che trascina un corpo (di donna)!

Senti, Anthony de Luca, ti chiami così, no? Io non lo so chi sei, cosa fai, anzi ho trovato il tuo sito, non male, devo dire, un sacco di culi e cosce aperte, quell’estetica da bona quasi moribonda, legata a un cesso o ad una vasca da bagno, ci vedi emergenze igieniche e si capisce dal fatto che poi la vedi immersa nell’immondizia (e in basso ti dedichiamo il perché di un tuo calendario), quella serie di foto di donne in gabbia o morte after rape immerse in simboli di non so che, delle quali ti interessa esclusivamente immortalare i culi, belli, certo, per carità, che mi fanno pensare in parte al riprodursi di un immaginario vecchio e altrimenti alla staticità alienata di chi le donne le considera così, e insomma si, ho visto che a Bologna hai preso una modella (QUI tutte le immagini), che s’è spogliata, l’hai infilata in un sacco, trasparente, perché si potessero notare tutti i dettagli, coerentemente in ogni caso agli altri tuoi progetti perché tante tue modelle le ho viste avvolte in vari sacchi, e poi l’hai trascinata sulla neve, ché io ti chiederei il risarcimento danni in caso di polmonite, a meno che tu non mi dica che quel sacco dell’immondizia era una roba termica, e qui mi sfugge il nesso o non c’arrivo io, ché l’arte un po’ mi sfugge certe volte e non si critica, lo so, ma per davvero, se mi spieghi, che mi volevi un po’ significare:

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#15 – Ne hanno uccisa un’altra, ed è anche un mio problema!

E io lo so che questo non è il primo pensiero che vi porterete dietro per tutta la giornata. Siete presissim* di guai e debiti e precarietà e obiettivi da raggiungere e figlie e figli e la sopravvivenza e le cazzate che sparano i politici e chi vi bussa fuori dalla porta per chiedere l’affitto e poi ci sono i compagni e le compagne che oggi andranno a manifestazione, per rivendicare il diritto all’esistenza, e quei compagni e le compagne che stanno in galera, a sbarre o ai domiciliari, ché sempre di galera si tratta, per aver lottato per una giusta causa. Lo so. Io lo so che non è la prima cosa che vi verrà in mente, oggi, quando tenterete di immaginare la vita altrove, di guardare il cielo, la parte più lontana che nessuno può vedere, quella fatta di libertà che si respirano bene, di prima mattina, nel pomeriggio e sera, di vedere il mondo, tutto intero, e pensarlo come un figlio, da proteggere e abbracciare, da coccolare con una cantilena lieve, affinché possa resistere e respirare e cospirare in un tutt’uno con i nostri corpi…

Io lo so che la vita è così difficile, ma anche bella, sapete, perché non c’è nulla di più bello della passione che leggo negli occhi di quelle amiche e amici che hanno muscoli provati e un meraviglioso cervello e splendore diffuso che contamina e fa crescere chiunque si avvicini, anche di poco, perfino quelli che non vogliono essere contagiati dal virus dell’intelligenza. Lo so che avete altre priorità, che le violenze che subiamo sono tante e non riguardano solo il corpo o quello che ne resta quando l’hanno frantumato, fatto a pezzi, reso cavia di tutte le mortificazioni che sappiamo. Tutto questo, io, lo so.

Ma oggi c’è una donna che non avrà respiro, non potrà andare a lavorare, l’ennesima spirata per possesso, violenza e prevaricazione. Aveva preso l’auto, probabilmente alla mattina presto, ché faceva freddo, era partita per andare a guadagnarsi il pane, però s’è vista lui, il fidanzato, quello che non voleva più vedere, che l’ha aspettata, inseguita e braccata. L’ha fermata e chissà se lei s’aspettava quella cosa, se gli ha creduto mentre le diceva che volava solo parlarle, voleva solo dirle che l’amava, invece le ha sparato, molti colpi, per essere sicuro che morisse, poi è morto pure lui, il fottutissimo stronzo, quella merda umana, chè non si possono usare termini pietosi verso chi immagina di essere dio a togliere la vita ad una donna che fino a poche ore fa respirava e camminava, e lì bisogna chiedersi chi consegna le armi a questi uomini.

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Spot razzista: i creativi incompresi e lo straniero!

Ce l’ha segnala Marris (Grazie!). Una pubblicità razzista che riproduce tutti gli stereotipi classici delle vecchie campagne d’etiopia o d’abbissinia di epoca mussoliniana. L’immigrato brutto, pure un po’ scemo e sborrone, che con occhio allucinato, tanto per costruire di lui una immagine comunque “diversa”, dove diversità non è una bella cosa, dall’uomo bianco e maybe vicentino.

Un uomo così attinge dagli stereotipi lombrosiani, da quell’intento che vuole contribuire alla creazione di un immaginario che lascia credere allo straniero come brutto, sporco e cattivo, pericoloso per i bimbi e per le donne o comunque uno da ridicolizzare.

La pubblicità è stata realizzata per conto di una palestra che immancabilmente mette a fianco al brutto anche una bella figa che non fa mai male. Come dire che quel bel pezzo di carne fresca comunque non è roba per lui, il nero, l’immigrato. E questa cosa delle palestre che si pubblicizzano ammiccando agli uomini e comunicando il fatto che lì dentro troveranno tanta pappa giovane è già una costante.

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