Skip to content


I lavavetri, il pacchetto sicurezza e la violenza di genere

Qualunque persona ragionevole non riuscirebbe a trovare un
nesso tra questi due capitoli dell’emergenza sociale, a meno di non
rintracciarlo nel bel mezzo delle numerose prove di incapacità di tanti inetti
legislatori e sceriffi dell’ultima ora. Ma agosto, si sa, è un gran bel momento
per farsi prendere a colpi dal sole o per portare avanti vendette private
sottoforma di provvedimenti dell’ordine pubblico (anche a Catania quest’estate
il prefetto ha avuto il suo bel da fare. La persecuzione delle prostitute è
stata una delle guerre più efficiente ed efficace degli ultimi 60
anni – peggio che quelle alla mafia  perché si sa che in Sicilia di prostitute si può morire o almeno
questo è quello che il prefetto evidentemente pensa -).

Come immagino saprete bene a Firenze (è prossima – il 22 settembre – la
manifestazione contro il provvedimento
) è successo che il sindaco ha deciso di
fare la guerra ai lavavetri. Voci di popolo mormorano che tutto sia partito dal
fatto che la moglie di un noto esponente della giunta fiorentina sia stata
“disturbata” da uno di loro. Opinioni politiche diffuse
dicono poi che il problema starebbe nel fatto che le imprese, il
commercio, i bottegai insomma, sono tutti in crisi e che non sapendo
dare risposte sul caro affitti (che per un negozio in centro a Firenze
è una gran botta), sulle tasse e sul calo vendite dovuto principalmente
alla povertà della gente e alla diminuzione del turismo pagante, si
concentrano tutti sulla concorrenza dei cinesi e degli stranieri in
genere (fossero anche ambulanti abusivi che vendono cartoline con la
foto di Mao stampata sopra).

Non potendo però prendersela spessissimo con le imprese dei cinesi che pagano regolarmente tutto in contanti e "contribuiscono" in un modo o nell'altro a risollevare l'economia cittadina, arriva la decisione di fare pagare tutto il danno e di far diventare capriespiatori di un disegno repressivo, immaginato per tranquillizzare moderati imprenditori ed esercenti, i poveri lavavetri. L’idea è piaciuta tanto al ministro che a quel
punto ha pensato: Eureka! Perché mai fermarsi ai lavavetri quando in un colpo
solo possiamo levare di mezzo quegli accattoni che chiedono l’elemosina, gli
immigrati che vendono abusivamente robe nelle piazze e quegli sporcaccioni dei
graffitari? Ma possiamo fare anche di meglio: perché non pensare anche ad una
soluzione per chi fa rapine, viola il domicilio di chicchessia?

E giusto per
rendere
un cicinino etica e accettabile la questione ci piazziamo in mezzo le
femmine che sono sempre utili a giustificare guerre e aggressioni. Facciamo
finta di salvarle da stronzi che le hanno aggredite e ci inventiamo una cosa "originale" che si chiama
custodia cautelare che si potrà gestire in “campi attrezzati (…) e
costantemente vigilati”. Così i lavavetri avranno il piacere di stare in questi
meravigliosi campi attrezzati (da costruire e previsti per l’occasione) assieme
a graffitari (o artisti di strada) e stupratori di bassa lega.

In fondo ci
vuole
solo un po’ di genio e di lungimiranza per capire il grandioso valore di
una scelta del genere e soprattutto per intuire quale sommerso legame possa
unire gente che per bisogno sta all’acqua e al vento per guadagnare due euri
facendosi umiliare e mortificare da chiunque, gente che sempre per bisogno
monta e smonta cartoni con merce da vendere sottoponendosi a balletti
repressivi che a Firenze sono molto noti (con la polizia municipale a pigliarli
o farli scappare e a fargli la posta), persone che colorano punti morti delle
città, pareti grigie lasciate in eredità dalle fabbriche morte e dallo smog, e
quell’altra gente che massacra donne, mogli e figlie stuprandole o picchiandole
dalla mattina alla sera. Come abbiamo fatto a non capirlo prima? Sono
perfettamente uguali. Identici proprio.

Che altro è questo provvedimento se non l’ulteriore esempio
di una repressione organizzata che fa tutto in uno e spazza via il disagio sociale e lo ricaccia
dentro un “campo attrezzato e vigilato” (Ma che sarà mai? Altri lager? Campi di
lavoro? Quelli di sterminio non vogliamo costruirli?) per il quale saranno
stanziati altri fondi sottratti allo stato sociale e saranno soddisfatte le
pretese di altre imprese edili amiche degli amici? Cosa può mai essere questa
attenzione – secondo una visione così “moderna” (e sono sarcastica) – verso chi
molesta le donne se non la ratifica idiota di provvedimenti europei che
obbligano gli stati membri a mettersi in pari sulle questioni di violenza di
genere (leggete i comunicati del Mit, delle donne del forum Prc e dei giuristi
democratici
su questo)?

Perché su questa questione (come su quella degli
immigrati) non c’e’ la minima voglia di ragionare per disegnare un futuro
culturalmente ricostruttivo di una ferita che continua a sanguinare e che
nessuno ha mai mostrato di voler neppure medicare in superficie. Come se per
una coltellata allo stomaco qualcuno si mostrasse solidale buttandoci sopra due
gocce di saliva per togliere lo sporco di sangue che cola, perché si sa, il
sangue non è mai bello da vedere, sia esso quello delle donne che muoiono a
decine ogni giorno o quello dei lavavetri. Quindi meglio chiudere tutto il
chiudibile e cazziare le femmine che hanno bisogno di essere rieducate a stare
zitte, a badare alla famiglia, a non battere ciglio se vengono uccise. Chiudere
tutt* dentro e piazzare un po’ di verde – qualche giardinetto, una rotatoria
qua e la’ – per dare ai posteri la dimensione di una civiltà “sana”. Diventa
quindi ancora attualissima la battaglia dell’MCTF al quale continuo ad
invitarvi di aderire. Sai mai riuscissimo ad evitare la nascita di un altro
genio come il Ministro Amato. 🙂

 

Suggerimenti di lettura: "Sorvegliare e Punire" di Michel Foucault

La foto è "rubata" da Qui 

Posted in Corpi, Fem/Activism, Omicidi sociali.


2 Responses

Stay in touch with the conversation, subscribe to the RSS feed for comments on this post.

  1. Mario says

    Intanto a Venezia, dove non ci sono i lavavetri, se la pigliano coi piccioni… Battutaccia a parte, anch’io sono rimasto perplesso di fronte a un vertice a Palazzo Chigi dove s’è parlato di lavavetri e di mafia, buttando tutto nello stesso pentolone. Anch’io ho visto un ragazzino che ci provava con una ragazza polacca che avrà avuto otto anni più di lui e – pur visibilmente eccitato – continuava a ripetere che LUI, LUI stava in Italia da quando è nato. Forse dovrebbe provare a viaggiare…

  2. Denise says

    Se ne parla, soprattutto, sugli autobus. La gente usa espressioni come “questa è casa nostra”. Il pregiudizio è il common sense.
    Che si pensi un attimo però. Non stiamo qui ad auspicare una rivoluzione ecumenico-filantropica, ma speriamo che ciascuno, tra sé e sé, guardi in faccia le sue insofferenze e si chieda perché. Poi, che sappia togliersi i suoi panni per mettersi addosso quelli degli altri. Di quei poveracci, per esempio. E provi a immaginare – dico solo immaginare- cosa si prova.
    Il common sense è totalitario. Quello italiano è cattolico, eppure guarda un pò che controsensi: si è buoni cristiani solo tra le mura della propria casa. Fuori si è ottusamente ciechi, si assolutizza il proprio egocentrismo, il particolare assurge arbitrariamente a universale.
    Che il borghese medio abbia fortuna, nel senso che fa l’impiegato al comune o alle poste, questo non va scambiato con qualche merito morale speciale. E’ italiano, di buona famiglia, ha studiato (perché ha avuto la possibilità materiale di farlo).
    Riconoscere l’appartenenza al rango dell'”umano” solo a chi ha avuto “fortuna” è…disumano.